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Proviamo il colorato sparatutto per Nintendo Switch

Speciale I quadri di sangue e carne di Suda 51

Un viaggio alla scoperta del passato di Goichi Suda, alias Suda51: da Killer 7 a No More Heroes, passando per Contact e Michigan Report from Hell: tutte le opere del game designer giapponese.

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Ho provato una vaga delusione, stemperata dall'esaltazione maniacale che ancora adesso provo anticipando le notti purulente e virulente di Bloodborne, quando è stato annunciato Let it Die, la nuova produzione di Grasshopper Manufacture che ha sostituito l'assai più promettente Lily Bergamo.
Non si tratta di un cambio di titolo per la stessa opera ma di un videogioco nuovo: un free-to-play le cui dinamiche ludiche e l'atmosfera che sbrodola sangue potrebbero essere interessanti, sempre che amiate giocare solo online. Io no, sono rigorosamente single-player anche in giochi che richiederebbero una cooperazione o che sarebbero godibili con gli amici e i nemici di internet. Tuttavia è indicativo che io giochi da solo, con grande fatica e massima soddisfazione, le missioni della Gilda di Monster Hunter.
Insomma, sarò un vetusto giocatore, ma dell'online-gaming non me ne importa nulla, poiché tramite le sue implicazioni sociali e economiche mi riporta alla realtà dalla quale i videogame dovrebbero invece astrarmi.
Conoscendo il ritmo intenso con cui Suda 51 produce videogiochi sono convinto che le idee più "singolari" di Lily Bergamo finiranno in un altro lavoro, ma la sottile malinconia di saltare un videogame Grasshopper per le mie idiosincrasie di giocatore continua a permanere.
Così, dopo avere terminato quell'immenso e così piccolo gioiello che è Valiant Hearts in una manciata di ore e realizzando con mestizia che fondamentalmente non avrò nulla di nuovo da giocare prima che esca l'espansione di Dark Souls II, mi lancio in un viaggio nelle opere passate di Goichi Suda.
Guardando la mia libreria di videogiochi non è detto che non inserisca qualche antico dischetto nelle console di altri tempi, per rivivere l'arte che scaturirebbe dallo schermo.
Suda 51 è un artista dal talento visionario e lisergico che fonde sensualità e raccapriccio in meraviglianti quadri interattivi di sangue e carne elettronici che sono pittura magnifica anche quando penalizzati da una giocabilità ripetitiva e contorta.
Suda 51 è l'Andy Warhol dei videogiochi, che ha trasformato la staticità delle opere di quest'ultimo in frenesia ipercinetica, mantenendone i colori e l'irriverenza.

Michigan Report from Hell

Un videogame che avevo quasi dimenticato, arrivato in Europa nel 2005 per Playstation 2. Mi è tornato in mente mentre giocavo ad Outlast e dovevo accendere la telecamera per approfittare del visore notturno e percepire qualcosa di orrendo nelle tenebre. In Michigan tutta l'azione si svolge dal punto di vista di un operatore televisivo della leggendaria ZaKa TV: attraverso lo sguardo della sua telecamera proseguiamo in un'indagine sovrannaturale riguardante il sorgere di una nebbia che trasforma gli esseri umani in mutazioni abominevoli.
Escludendo la possibilità di dare una spallata inutile non si combatte quasi mai, dobbiamo fare in modo che sia la cronista che riprendiamo a sparare colpi o a resistere. Spessissimo la cronista muore e viene sostituita da un'altra, così che si deve evitare ogni tipo di affezione. Anche le indagini si svolgono riprendendo alcuni oggetti da cui la giornalista trae le proprie conclusioni. Affascinante il complotto paranoico e la possibilità di creare in tempo reale immagini etiche, erotiche o immorali. Ricordo che inizialmente lo ritenni frustrante e ingiocabile, poi mi abituai alle sue meccaniche. Da rivalutare come Survival Horror originale e profetico.

Killer 7

Scritto insieme a Shinji Mikami, questo capolavoro di astrazione psicotica mi fece innamorare di Suda 51. Fu il primo suo lavoro che ebbi la fortuna di giocare e mi rammento ogni sensuale e violenta stramberia così come i carismatici sette killer della "famiglia Smith": un giovane punk, un ladro professionista, una ragazza con la camicia da notte imbrattata di sangue, un pistolero, un lottatore di wrestling, un atleta del circo e un afro-americano che è l'unico in grado di resuscitare le altre personalità quando muoiono.
I killer sembrano essere il frutto della psiche corrotta dalla follia di Harman Smith, un anziano paraplegico vestito da prete. Tanti anni fa scrissi che "solo chi porterà a termine il videogame potrà, almeno parzialmente, intuire la realtà che si nasconde dietro la personalità multipla dell'assassino sulla sedia a rotelle, poichè nel gioco labirintico della schizofrenia ogni ipotesi si autoconfuta, tranne una: non solo l'individuo è ingannato ma è necessario al sistema solo perchè è ingannabile e manipolabile".
Psichedelico e imperdibile sparatutto sui binari di un tunnel dell'orrore, Killer 7 contiene la scena di sesso più morbosa che abbia visto in un videogame: il rapporto violento e disperato, ma senza ostentazione di nudo, tra la sadica tutrice Samantha e Harman, tutto consumato su una sedia a rotelle.

Contact

Uno dei migliori videogame usciti per Nintendo DS e gioco di ruolo sui ruoli, non solo perché il protagonista guadagna costumi che ne alterano i parametri, l'aspetto e le abilità. E' un'indagine profonda "sul rapporto che si stabilisce ogni qualvolta si interpreta un personaggio elettronico di un qualsivoglia videogioco, con conseguenze che non sono circoscritte alla sfera ludica ma sconfinano nell'etica". I due schermi della console di Nintendo sono sfruttati in maniera geniale: in quello superiore controlliamo l'azione e gli spostamenti del personaggio principale, mentre nell'inferiore vediamo il laboratorio di uno scienziato "consapevole" della presenza del giocatore, al quale si rivolge direttamente. E' lo scienziato, in compagnia di un cane bianco che crede di essere un gatto, che sprona chi gioca ad aiutare il ragazzino sull'altro schermo e che gli chiede di non rivelare la sua presenza. Favolose le ambientazioni, soprattutto quella di un vecchio negozio di elettronica che ci fa penetrare all'interno della parodia di giochi retrò. Fatevi un favore, se non l'avete mai giocato, cercatelo ovunque e godetevelo durante quest'estate così avara di videogame.

No More Heroes

Poteva essere il gioco perfetto per Wii. Per chi ama i virtuosismi con il motion-controller probabilmente è stata una bella esperienza.
Malgrado la storia, i personaggi e l'ambientazione mi appassionassero, la fatica derivante da tutti quei gesti davanti allo schermo è stata troppa, così l'ho davvero apprezzato con un pad classico quando ne venne distribuito un remake per Playstation 3.
Come tutte le opere di Suda 51, No More Heroes è sospeso tra una dimensione anime-otaku e una rock '70 e ‘80, universi lontani che contribuiscono ad amplificare alla massima potenza il ritmo e la contemplazione all'interno dei suoi giochi.
No More Heroes e il suo seguito sono videogame stracolmi di elementi narrativi, di citazioni, di visioni, di giochi dentro il gioco. Rare sono le opere elettroniche con boss così carismatici e donne con un tasso di sensualità così rovente quanto oscuro.
Ritengo che l'erotismo di Suda 51 non sia materia grezza e volgare poiché non esalta le pulsioni maschili, al contrario ci fa sentire la nostra piccolezza e fragilità di uomini davanti ad un "eterno femmineo" che è mistero dalla profondità incommensurabile. C'è un elogio al voyeurismo che ci ammonisce, come fece Friedrich Nietzsche nel suo celebre aforisma, che se guardiamo nel abisso, l'abisso guarda in noi. In questo caso gli abissi sono gli occhi immensi delle donne di Suda 51, fosse pornografiche e mistiche dove il lucore impossibile di iridi dalla bellezza sconvolgente seducono il giocatore maschio più di ogni possibile nudità ostentata, affongandolo nel desiderio con la crudeltà di sirene senza amore. Non trovo maschilismo e misoginia nelle rappresentazioni femminili di Suda 51, ma una sconsolata e stupefatta poesia a stento celata da un'illusione d'ingenuità.

(continua)