Speciale Il Miglior Gioco della Generazione - La Finale

Scoprite chi ha raggiunto la fase finale e votate.

Articolo a cura di
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ci siamo. Parte ufficialmente la fase finale del sondaggio che porterà la community di Everyeye.it ad eleggere il miglior gioco di questa lunghissima generazione.
Chi si fosse perso le "semifinali" può comunque dare un'occhiata ai risultati dei sondaggi che si sono tenuti sul nostro forum ufficiale (lo stesso in cui è già possibile votare il "gioco della gen"), e che sono serviti per selezionare -in ognuno dei quattro bienni in cui abbiamo suddiviso il ciclo vitale di Wii, PlayStation 3 e Xbox360- gli otto finalisti.
Ecco dunque un elenco dei titoli che hanno passato il turno e di quelli che per un soffio non ce l'hanno fatta.

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I Finalisti

THE LAST OF US

Era inevitabile che il capolavoro di Naughty Dog, grande favorito anche nel sondaggio per il Gioco dell'Anno, arrivasse diretto in finale. The Last of Us è una delle migliori espressioni dell'adventure game moderno, ma è anche un titolo di una bellezza selvaggia e abbacinante. Il racconto di un mondo alla deriva, interpretato in maniera semplicemente perfetta da protagonisti splendidamente caratterizzati, sfocia in una delle storie più tragiche, toccanti ed epiche che si sia mai "vissuta" in un videogioco.

GRAND THEFT AUTO 5

Rockstar Game infrange senza difficoltà tutti i record del quarto capitolo del suo Free-Roaming, consegnandoci un sequel immensamente più vasto, ma anche più vario, più vivace, e sostenuto da una sceneggiatura sempre sopra le righe. Parodia dell'intera società occidentale, spaccio universale delle deviate ossessioni del consumismo, ed al contempo parco giochi sinceramente inesauribile, GTA V è un prodotto gargantuesco, che riesce nell'impresa titanica di colmare quell'enorme "vuoto" in cui solitamente sprofondano tutti i sandbox. E' naturale, quindi, che anche l'avventura di Franklin, Michael e Trevor passi il turno.

RED DEAD REDEMPTION

Rockstar è una delle due software house che piazza in finale una coppia di titoli. Oltre a GTA, arriva quindi l'avventura di John Marston: quel Red Dead Redemption che nel 2010 ha riscritto le regole del free roaming, trasformandosi di colpo nella più epica e profonda rappresentazione videoludica del selvaggio west. Fulcro dell'esperienza di gioco, un rapporto con l'ambiente davvero tutto nuovo, in un dialogo costante e continuo con la natura brulla e selvaggia. Ma i meriti di Red Dead Redemption vanno ricercati anche in un impatto scenico veramente unico, e nella narrazione letteralmente da Oscar, il cui apice è rappresentato da un finale che rivaleggia ad armi pari con quello di The Last of Us per significati e soluzioni registiche. Davvero splendido.

HEAVY RAIN

Nel periodo che ha fatto immediatamente seguito all'uscita, Heavy Rain è stato letteralmente "massacrato" da chi lo additava come un semplice film interattivo, un lungo e continuo Quick Time Event. Si prende -ora che è uscito Beyond, proponendo una struttura molto meno convincente- una bella rivincita, arrivando direttamente in finale. Il merito più grande della produzione è stato senza ombra di dubbio quello di dimostrare quanto la performance di attori in carne ed ossa possa dare ai videogame di stampo narrativo, e quella di esplorare nuove soluzioni sul fronte del racconto.

UNCHARTED 2

Le preferenze degli utenti sembrano evidentemente orientate in favore di Sony, che piazza in finale ben quattro esclusive. Non poteva mancare, in effetti, Uncharted 2, un sincero capolavoro dell'action adventure. Migliorando enormemente la struttura inaugurata con Drake's Fortune, e superando invece il terzo capitolo sul fronte della narrazione e della sceneggiatura, Among Thieves resta ancora oggi una delle avventure più belle, appassionanti e trottanti di sempre. Bilanciatissimo, vario dal punto di vista delle soluzioni di level design, avvolto da quello spirito avventuroso "alla Indiana Jones" ma capace di mettere in scena momenti toccanti, Uncharted 2 è sicuramente uno dei prodotti più rappresentativi di questa generazione.

METAL GEAR SOLID 4

Kojima è sempre Kojima. Il quarto capitolo di Metal Gear Solid non sarà sicuramente il migliore, per via di una trama a tratti molto farraginosa e di una preponderanza a volte quasi schiacciante delle scene di intermezzo. Ma anche se resta lontanissimo rispetto all'eccellenza di Snake Eater, Guns of The Patriot sembra aver fatto breccia nel cuore dei giocatori. Sicuramente il personaggio di Solid Snake è stato caratterizzato in maniera molto forte, e i molti rimandi al primo episodio (da Shadow Moses alle nemesi riviste in versione femminile) sono bastati per rendere l'ultimo Metal Gear apprezzatissimo non solo dai fan.

BIOSHOCK

La magia non è ripetuta con Bioshock Infinite, che solo a livello di narrazione ha saputo entusiasmare chi l'ha portato a termine. E invece il primo Bioshock è stato veramente un fulmine a ciel sereno: uno di quei First Person Shooter in grado di revisionare i tratti specifici del genere di appartenenza, fra i pochi che, all'epoca della sua uscita, puntava in maniera evidente sulla varietà e l'efficacia del gameplay. C'era poi Rapture, a fare la parte del leone: un bellissimo sogno andato a male, un'utopia marcita, costruita in maniera perfetta sul fronte scenico e artistico. L'ultimo tocco di classe? Quel forte messaggio meta-videoludico che è sopravvissuto anche in Infinite, ma che nel primo Bioshock rappresenta una delle rivelazioni più roboanti della recente storia videoludica.

MASS EFFECT

E infine resta il primo Mass Effect, forse l'unico capitolo della trilogia che sia stato universalmente apprezzato da tutti i giocatori. Prima della catastrofe produttiva di Bioware (quel periodo buio che include Dragon Age 2 e Star Wars The Old Republic), Mass Effect è stato il simbolo della rinascita integrale della science-fiction videoludica. Il mondo costruito dal team di sviluppo è ancora inarrivabile in fatto di estensione, densità, originalità. Il primo capitolo della saga, oltre ad essere un eccezionale RPG (e non, come i suoi seguiti, un "semplice" sparatutto), era ammantato dal fascino della scoperta come neppure le migliori serie di Star Trek, e inscenava, per la prima volta, un sistema di dialoghi e di scelte morali sinceramente convincente. Resta una pietra miliare dello sviluppo videoludico.

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Per un pelo

Dispiace ovviamente dover escludere dalle votazioni tanti dei titoli che sono stati nominati e hanno raggiunto dignitosamente le semifinali. Il rammarico più grande sarà però per i terzi classificati di ogni biennio, che per un soffio hanno visto sfumare la possibilità di raggiungere l'ultimo step.
Fra i quattro "quasi classificati", i due che sembravano abbastanza quotati erano Skyrim e The Walking Dead. L'RPG di Bethesda, anche al netto dei bug che lo affliggevano, rimane nel cuore come una delle esperienze più complesse e immersive nell'alveo del genere di appartenenza, superando senza sforzo il meno riuscito Oblivion: il merito è soprattutto di un lavoro di design incredibile, che ha reso il mondo di gioco vivo, pulsante, pieno di sorprese. Un viaggio incredibile, che vi consigliamo di vivere in prima persona.
Anche The Walking Dead è stato, per certi versi, una rivelazione: ha esplorato, al pari di Heavy Rain, il concetto di narrazione interattiva, avvicinandosi però ai modi ed allo stile del fumetto. Anche in quel caso la sceneggiatura ha fatto il grosso del lavoro, riuscendo a valorizzare anche la distribuzione episodica (è forse l'unico titolo che ha compiuto con successo questa impresa).
Gli altri due titoli che non ce l'hanno fatto sono Assassin's Creed 2 e Uncharted. Nathan drake si consolerà per essere comunque arrivato in finale con Among Thieves (e del resto il primo episodio era molto meno rifinito e sicuramente meno bilanciato), mentre Ubisoft vede sfumare la chance di aggiudicarsi il titolo. Ma poco gli importerà: Assassin's Creed è sicuramente uno dei brand più caratteristici e conosciuti di questa generazione, che ha saputo parlare a fasce di pubblico diversissime, spesso scontentando gli hardcore game per via di un evidente immobilismo, ma riuscendo sempre e comunque a raccontare storie coinvolgenti.

I grandi esclusi

Ci sono tanti di quei titoli che neppure si sono avvicinati alla fase finale, ma che hanno in qualche modo segnato questa generazione. E' un vero peccato ad esempio che nessun gioco targato Nintendo abbia passato il turno: l'incredibile Little King's Story non è neppure arrivato in semifinale, ma è senza ombra di dubbio l'assenza di Super Mario Galaxy che più dispiace. In un modo o nell'altro, prima di quella grande operazione di riscrittura che è Super Mario 3D World, Galaxy ha significato molto per il platform 3D, rappresentando forse l'unico baluardo del genere in una generazione che l'ha veramente bistrattato, riscoprendolo solo verso la fine del suo ciclo vitale. Anche Xenoblade avrebbe meritato di più: è di fatto il più grande testamento della scuola ruolistica orientale prima dell'arrivo di Bravely Deafult.
Peccato anche per Demon's Souls, che forse più del suo seguito ha rappresentato il manifesto dell'hardcore gaming dopo anni bui di titoli facilissimi e pensati per fette troppo ampie di pubblico.
E che ne è stato di Portal, vera e propria rivoluzione nell'ambito dei puzzle game: due titoli di una portata impressionante, che rimarranno per sempre negli annali del videogaming.
La classifica purtroppo è molto conservativa, con la predominanza di grandi blockbuster e nessuna menzione a quelle produzioni che hanno cercato soluzioni espressive diverse dal solito, come ad esempio il Journey di ThatGameCompany. Esclusi anche i prodotti sperimentali dei primi anni di vita (pensiamo a Mirror's Edge) che forse avrebbero meritato un po' più di attenzione.
Ma in fondo, quando si tratta di identificare un prodotto che simboleggi e giustifichi una generazione intera, non si può andare troppo per il sottile.