Speciale Il popolo di Columbia

Uno sguardo alla contorta umanità di Columbia

speciale Il popolo di Columbia
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

"The devil's in the details", dicono in America, per sottolineare quanto sia difficile prevedere le complicazioni che derivano da piccole cose infinitesimali. Ma noi non siamo così catastrofisti; anzi, ribaltiamo quest'espressione idiomatica per spostarci sul fronte creativo, convinti che anche l'estro sia nei dettagli. E in quanto a minuzie, il Bioshock Infinite di Irrational Games ha davvero molto da insegnare a tante altre produzioni moderne. La cura riposta nella costruzione dell'ambientazione va ben oltre le prospettive incantevoli di Columbia: arriva infatti a delineare tutta la cultura di questo "popolo del cielo", fino a raccontarci in fondo una bellissima Ucronia.
Columbia è una città isolata, lontana dal mondo, che ha raccolto enormi masse di una popolazione generalmente incolta, attirata dal mito del progresso e legata ad un'impostazione sociale basata sul lavoro agreste. Su queste basi hanno lavorato Ken Levine ed il team di Irrational, per immaginare quale sarebbe potuto essere un approdo alternativo di quell'evoluzione culturale che ha portato alla fondazione dei valori americani. Columbia, quindi, è il ritratto di un'altra America, la lucida caricatura di un popolo fatto di contraddizioni. E proprio in questo sta la sua eccezionalità.

Sword, Key and Scroll

Come saprete se avete letto il nostro approfondito Hands-On, a Columbia si entra dopo un battesimo forzato. Il devoto pastore del culto di Compton ci immerge nell'acqua benedetta dal profeta, e ci lascia entrare nella società dei nuovi.
Quando riapriamo gli occhi, di fronte a noi vediamo tre enormi statue. Sono i padri fondatori degli Stati Uniti d'America: Washington, Franklin e Jefferson. Ognuno porge all'avventore occasionale un oggetto, simbolo della virtù che rappresenta.
Washington brandisce una spada, simbolo della forza, della decisione che recide, del genio militare.
Franklin ha un'immensa chiave, che rappresenta l'acume scientifico, la conoscenza delle leggi della natura.
Jefferson ha una pergamena: è il simbolo dell'intelligenza pura, della dialettica, della cultura.
Sono questi i tre valori che l'uomo di Columbia ammira e venera, cercandoli nei propri leader ed in un percorso di miglioramento spirituale. Si tratta di una sorta di religione civile, basata sull'adorazione dei fondatori, tanto diffusa che ascoltando la gente per strada si sentono persino conversazioni che confermano quanto questo simbolismo sia radicato: "E' molto forte nella Spada, ma un po' carente nella chiave, per quel che è il mio modesto parere".

"A Columbia ci sono persino dei gruppi estremisti, evidentemente epigoni del Ku Klus Klan. I membri della Confraternita del Corvo, ad esempio, portano gli stessi cappucci acuminati dei sobillatori che tutti conosciamo, ma invece di un costume bianco la tunica è nera, corvina appunto"

Sullo sfondo di questa "devozione civica", che splende sul volto dei "buoni cittadini", ci sono però le storture di una società che si è evoluta dalle radici culturali del tardo '800, ed ha mantenuto molto di quel bigottismo rurale che caratterizzava a quei tempi ampi strati della popolazione degli stati centrali dell'America. E allora ecco che in una società della virtù non c'è comunque posto per i neri, né per gli irlandesi, ritenuti buoni solo per il lavori più umili, emarginati, costretti ad usare bagni e fontanelle diverse da quelle dei bianchi.
A Columbia ci sono persino dei gruppi estremisti, evidentemente epigoni del Ku Klus Klan. I membri della Confraternita del Corvo, ad esempio, portano gli stessi cappucci acuminati dei sobillatori che tutti conosciamo, ma invece di un costume bianco la tunica è nera, corvina appunto. Questa strana setta, con cui avremo a che fare nei primi momenti dell'avventura, ha pure inventato una sua "trinità alternativa", riconoscendo una simbologia altra rispetto a quella ufficiale. La Spada è l'unico segno riconosciuto che venerano, simbolo della forza e della liberazione. E poi c'è il corvo, che simboleggia un occhio vigile in grado di sorvegliare tutta la città. Infine: la Bara, a testimonianza del peso dei peccati dell'uomo. I sacerdoti della confraternita si muovono trascinando una lugubre cassa da morto sulle spalle, brandendo uno spadino acuminato, e costantemente seguiti da un stormo di corvi.
Gli estremismi sembrano comuni, a Columbia. Oltre agli adoratori dei corvi, anche gli anarchici della Vox Populi vogliono sovvertire l'ordine a tutti i costi. Quello che era nato come un movimento di protesta contro la xenofobia dei "fondatori", è ben presto sfuggito al controllo dei suoi stessi iniziati. Adesso i seguaci della Vox Populi sono pronti a tutto, assaltano e depredano le strade di Columbia. Daisy Fitzroy è il leader degli insurrezionalisti, colei che ha strangolato Lady Compton rendendo orfana la figlia del profeta.
E insomma non c'è da fidarsi di nessuno, a Columbia: i fondatori nascondono una xenofobia razzista dietro ad un buonismo di facciata, mentre altri agiscono animati da nobili ideali, e finiscono per ridursi alla stregua di criminali da strada. Altri ancora hanno completamente perso il senno, in preda al più tremendo dei fanatismi religiosi. Forse è meglio cercare i pochi esponenti di una borghesia illuminata, crescita grazie alle logiche del commercio, attenta alla produttività, industriosa: incarnata forse dal quel Jeremiah Frink che con le sue industrie rigurgita per le strade di Columbia meraviglie meccaniche ed ingranaggi perfetti. E' grazie a lui che esiste il Voxophone, strumento miracoloso per registrare la voce, o i brevi film in bianco e nero che raccontano a somme linee la storia di Columbia. La partenza, la presa netta di posizione nei confronti delle politiche governative, e poi la secessione e la fuga nei cieli: tutto filtrato attraverso le pellicole mute della Fink Manifactures. Jeremiah sarà un benefattore della città, oppure in fondo dobbiamo guardarci anche da lui, come abbiamo fatto da Frank Fontaine? Ditecelo, per cortesia.

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