Gamesweek

Speciale Jay Run

Conosciamo una giovane software house italiana attiva su Android e iOS

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Nelle ultime settimane siamo stati a zonzo per mezza Italia presenziando a due importantissime fiere di settore, quali Lucca Comics & Games e Gamesweek. Abbiamo incontrato un marea di persone, appassionati di videogiochi (inclusi i nostri fedelissimi lettori) e addetti ai lavori. Tra questi ci sono moltissimi giovani sviluppatori, stanziati nel nostro paese e fieri di esserci.
Sappiamo quali ostacoli burocratici e quali mancanze rispetto ad altri Stati vi siano per chi vuole realizzare videogiochi in Italia (come ci ha peraltro ricordato la prima edizione della IGDS) ma i vari Dreampainters, Forge Replay, Milestone, Ubisoft ce la stanno mettendo tutta (in partnership con AESVI) per creare una valida filiera produttiva.
A questi nomi noti si sono aggiunti di recente i Jay Run, team briazolo attivo da poco più di un anno su piattaforme mobile. Sono in tutto sei ragazzi, dislocati in varie parti d'Italia, i quali si sono messi in società grazie all'interesse (finanziario sopratutto) di un anonimo investitore dell settore dell'abbigliamento.
Al momento hanno rilasciato su iOS e Android un puzzle game dall'esotico titolo Pandoorica, mentre a breve giungerà un endless run completamente tridimensionale. Ma non è tutto: come ci hanno rivelato, nel loro futuro c'è un progetto multiplayer massivo e un videogioco sviluppato attraverso l'Unreal Engine!

Pandoorica

Il primissimo videogioco sviluppato da Jay Run è un puzzle game a schermata fissa basato sulla rotazione dei "gear". La meccanica ricorda in parte l'Hexic di Pajitinov: attraverso il tocco il giocatore fa roteare gli ingranaggi presenti su schermo nel tentativo di combinarli con quelli del medesimo colore aggrappati agli ingranaggi limitrofi. Negli stage più avanzati è possibile cambiare di posto i gear o sfruttare la cromia di ulteriori ingranaggi posti negli interstizi dello schermo così da incrementare il punteggio a suon di combo. Come si dice in questi casi: è più difficile a dirsi che a farsi... Nella modalità Classic l'obiettivo è proprio quello di risolvere gli schemi proposti cercando di totalizzare il maggior punteggio possibile; l'Infinity è grossomodo simile, ma più disimpegnata, mentre il Time Attack (da sbloccare) propone un innalzamento di ritmo in virtù del tempo che scorre inesorabile.
Jay Run con Pandoorica ha collezionato un discreto debutto. La formula di gioco non è originalissima e il gameplay non sempre esaltante, ma lo stile dei menù, le sonorità africane e l'intuitività delle regole di gioco hanno convinto circa 30 mila acquirenti a sborsare i canonici 89 cent su iOS, mentre un numero assai minore su Android nonostante la gratuità dell'applicazione.

Spin Blow

Quale è il genere più in voga sugli attuali dispositivi mobile? Domanda banale, gli endless runner! Le maggiori hit degli ultimi dodici mesi hanno sempre avuto a che fare con un avatar corridore, una velocità ben superiore alle migliori prestazioni di Usain Bolt e l'indispensabile salto con tap sullo schermo. Anche i ragazzi di Jay Run si sono accorti del successo di questo sottogenere dei platform bidimensionali: sotto Natale uscirà infatti Spin Blow, secondo gioco della compagnia per Android e iOS. Il prezzo (non ancora ufficializzato) dovrebbe essere di circa 2 euro.
Alla base del gameplay vi sono dei curiosi fondamenti narrativi. Jakob è un ragazzino particolarmente curioso, che ama esplorare la natura attorno la propria casa e trafficare nel capanno degli attrezzi; malauguratamente un giorno preme un pulsante e...si ritrova ristretto in dimensioni. Ogni cosa appare gigantesca, un filo d'erba è un ostacolo insormontabile, una formica il nemico più temibile.
Non c'è il disincanto di Chibi Robo, ma un pericolo costante rappresentato da ragni, acari e coleotteri. La prospettiva di gioco è bidimensionale, ma è il motore grafico è interamente tridimensionale, novità di un certo peso per un genere che ha spesso sposato il 2d e gli sprite per mantenere elevato lo scrolling del livello. Il level design ricorda il platform Klonoa di Namco, manipolando la telecamera così da offrire un forte varietà al gameplay di gioco (oltre al salto, Jakob potrà imbracciare una aspira briciole ed usarla come arma!).
La longevità si prospetta mediamente elevata. Il gioco si concentrerà su 4 mondi iconici, costruiti attorno ad un ambiente ben preciso e con nemici esclusivi: 5 gli stage per ogni mondo e una sfida boss dulcis in fundo.

E in futuro?

Jay Run in quanto start-up è un progetto che al momento non genera ricavi; vive grazie ai soldi investiti dal finanziatore e in parte anche grazie alla sua percezione dell'industria videoludica. Con i primi progetti la loro ambizione è quella di misurarsi con generi diversi e piattaforme diverse: per ora ci sono i dispositivi mobile Apple e Google, nel 2013 molto probabilmente Steam e poi chissà, forse Playstation Vita e le console più tradizionali.
Durante la nostra chiacchierata siamo venuti a conoscenza anche di un paio di progetti futuri. Entrambi senza nome, uno dovrebbe essere sviluppato con licenza Unreal Engine 3, mentre l'altro dovrebbe spingere sul multiplayer online. Le meccaniche di quest'ultimo ci sono state in parte accennate: fino a 300 giocatori nel medesimo labirinto, visuale in prima persona, enigmi da affrontare e uno shop-in-game dal quale acquistare nuovi DLC. Nei prossimi mesi dovremmo essere in grado di unire queste informazioni sparse: è un nuovo Bomberman oppure un rpg alla The Elder Scrolls Arena?

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