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L'invasione di Amazon

Il colosso di Seattle distribuisce gratuitamente Lumberyard, un motore grafico di ultima generazione pensato per sviluppare videogame di alto livello e per integrarsi con Twitch. Ecco come l'azienda di Jeff Bezos potrebbe cambiare il mercato dei videogame

speciale L'invasione di Amazon
Articolo a cura di
Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Partiamo dai fatti. Qualche anno fa, nel 2012, Amazon fonda gli Amazon Game Studios. Il colosso dell'e-commerce annuncia così, un po' in punta di piedi, che intende sviluppare videogame per dispositivi mobile, ovviamente partendo dalla sua linea di tablet Kindle Fire ma senza dimenticarsi di iOS, visto che l'iPhone è, oggi, la piattaforma gaming più grande del mondo. Il primo titolo si chiama Air Patriots e in seguito arrivano altri prodotti di secondaria importanza, come Lost Within e il divertente Tales from Deep Space. Negli studi intanto Amazon fa entrare talenti di rilievo assoluto, come Kim Swift, designer con un capolavoro come Portal nel curriculum, e Clint Hocking, dal team di Far Cry 2. Nel febbraio 2014 la famiglia si allarga quando Amazon brucia sul tempo Microsoft e acquista Double Helix Games, gli sviluppatori di Silent Hill: Homecoming, Killer Instinct e del remake di Strider. Poco tempo dopo, ad agosto 2014, Amazon acquista il servizio di streaming Twitch per 970 milioni di dollari, accelerando una trattativa che era stata avviata da tempo per paura dell'interferenza di Google, che nella sua scuderia aveva già un mostro dei video online come YouTube. Inizialmente molti pensano che Amazon voglia trasformare Twitch in un'alternativa a YouTube per combattere ad armi pari con Google, ma la realtà è che fin da subito Amazon ha sostenuto che Twitch era un assett chiave nella sua strategia di espansione nel mondo del gaming. Insomma, Amazon non vuole fare altro che questo: conquistare il mercato dei videogame e diventarne uno dei player principali. Nel frattempo arriva la Fire TV, uno scatolotto da attaccare alla televisione pensato principalmente per fare due cose: guardare i servizi di streaming video come Netflix o Amazon Video (che in Italia non è ancora disponibile), oppure giocare, grazie al pad venduto separatamente. Arriviamo alla scorsa estate. Crytek versa in cattivissime acque, il CryTek engine non basta e ci sono ritardi nello sviluppo: mancano i soldi, tanto che molti dei suoi dipendenti non percepiscono stipendio da mesi. Proprio quando l'azienda sembra ormai prossima al fallimento, arriva Amazon e per una cifra mai ufficialmente dichiarata (ma si parla di qualcosa compreso tra 50 e 70 milioni di dollari), l'azienda di Jeff Bezos salva baracca e burattini, assicurandosi però una licenza d'uso del motore i cui dettagli contrattuali sono ancora avvolti nel mistero. O meglio, lo erano fino a un paio di giorni fa. Perché l'ultimo annuncio a sorpresa di Amazon si chiama Lumberyard ed è un motore grafico basato sul CryEngine 3 che la compagnia americana vuole mettere a disposizione di tutti, ma proprio tutti. Chiunque abbia voglia di sviluppare un videogame può utilizzare Lumberyard senza pagare nemmeno un centesimo. Niet, zero, nisba: è tutto free, perché Amazon vuole bene al mondo intero. Anche se in realtà, leggendo con attenzione l'accordo di licenza per l'uso del motore, non è proprio così.

Welcome to the Lumberyard

Cosa è esattamente Lumberyard, e soprattutto perché è importante per il nostro passatempo preferito? Si tratta di un motore grafico basato sulla tecnologia Crytek ma pesantemente modificato dalla stessa Amazon, che ha inserito tutta una serie di feature molto alla moda per integrare il mondo di gioco con Twitch. In qualunque momento, ad esempio, si potranno invitare i propri spettatori a unirsi alla partita di chi sta facendo il video con la semplice pressione di un pulsante. L'integrazione con Twitch non è l'unico asso nella manica di Lumberyard. C'è un nuovo netcode per il gioco online sviluppato da Double Helix e nel motore sono integrati tutti i servizi Web di Amazon, dal Cloud ai database fino a servizi come GameLift, che permette di raccogliere tutte le statistiche possibili e immagini dei giocatori durante una sessione multiplayer. E qui si arriva al punto centrale dell'offerta Amazon. Lumberyard è totalmente gratuito, nel senso che non solo si può scaricare senza pagare un centesimo ma non si dovranno nemmeno pagare royalties di alcun tipo ad Amazon una volta completato il gioco. Tutto questo, però, a una condizione: quella di usare i servizi Web di Amazon e non quelli dei rivali (in particolare i servizi Cloud di Microsoft e Google). Si possono utilizzare gli Amazon Web Services oppure i server e la tecnologia propria, ma se si va dai rivali, bisogna pagare. Inoltre Lumberyard e servizi annessi non possono essere utilizzati per realizzare una serie di sistemi legati alla sicurezza e alla salvaguardia della vita umana, come, ad esempio, dispositivi medici, sistemi per il controllo del traffico aereo, tecnologia militare oppure veicoli a guida autonomi, droni compresi. Una regola che decade solo nel caso la sopravvivenza della razza umana sia minacciata da un'invasione di zombi assetati di sangue. No, non stiamo scherzando: è scritto davvero nella licenza d'uso del motore grafico (leggete al punto 57.10 , qui).

L'attacco dei giganti

Insomma, con Lumberyard Amazon fa una mossa decisa nel mondo del gaming che conta, quello dei tripla A e delle produzioni ad alto budget. Il suo motore grafico è abbastanza potente da poter essere utilizzato anche per i titoli top, ma è scalabile e adattabile a qualsiasi livello e piattaforma. Ovviamente, per dare un giudizio dovremo aspettare di vedere cosa verrà prodotto con questo motore. Ma il fatto di renderlo totalmente gratuito è una dichiarazione d'intenti abbastanza chiara: Amazon ha grossi piani per il mondo del gaming e non vuole limitarsi a fare da spettatore come invece fanno Google e Apple. Del resto, il momento storico è assolutamente perfetto. Oggi, di fatto, il mercato delle console sta andando verso una sorta di monopolio. Microsoft sembra volersi sempre più defilare, concentrando tutti i suoi sforzi su Windows 10, che nel prossimo futuro potrebbe diventare sempre più importante nel mercato dei videogame. Nintendo come al solito gioca da sola e per capire effettivamente le potenzialità della casa di Super Mario dovremo aspettare che venga alzato il sipario su Project NX. Intanto, chi domina ormai quasi incontrastata è Sony e la sua PlayStation 4, forte di vendite in costante ascesa e di un distacco nei confronti delle rivali Xbox One e Wii U che sembra ormai incolmabile. C'è spazio per un nuovo protagonista. Anzi, c'è bisogno di un nuovo protagonista. Serve qualcuno che arrivi e scardini il sistema, come è già successo in passato, per portare avanti ed innovare. Come fece Sony con la prima PlayStation, o come fece Microsoft con la sua Xbox. Amazon potrebbe essere la compagnia giusta. Per tanti motivi. Pensate ad esempio a quello che è riuscita a fare nel mercato dell'home video. Anche se non disponibile in Italia, Amazon Video e Netflix hanno di fatto stravolto il nostro modo di vedere la tv. Amazon oggi produce alcune delle serie tv migliori, da Mozart in the Jungle a Transparent, da Vikings a Black Sail fino al recente Man in the High Castle. Sa perfettamente come si passa dal ruolo di distributore a quello di produttore di contenuti. E ha dalla sua potenzialità semplicemente inarrivabili per i rivali. Mentre il suo fondatore Jeff Bezos si diverte a lanciare razzi nello spazio per una nuova era dell'esplorazione che passa dai governi ai fondi privati, Amazon ha un giro d'affari di circa 107 miliardi di dollari l'anno. L'intera industria dei videogame, compreso il mobile, non arriva a quella cifra. I fondi, insomma, non mancano e a quanto pare nemmeno le idee. E se la prossima Sony fosse Amazon?

Videogame liquidi

Non significa che Amazon domani avrà la sua console. Non ci sarà, molto probabilmente, una Amazon FireGamingMachineUltraDuoProTurboIntercooler. Ma è assai probabile che Amazon investirà sempre più nel settore, magari pubblicando i suoi primi titoli oppure creando nuovi servizi, un Netflix dei videogame. Se guardiamo al mercato, ai suoi numeri, la situazione è abbastanza chiara: i giochi su mobile (ovvero smartphone e tablet) hanno superato i videogame tradizionali. Dei circa 91,5 miliardi di dollari di valore del mercato dei videogiochi nel 2015, circa il 55% arrivava da titoli mobile. Apple e Google sono nella top 5 delle compagnie che hanno guadagnato più soldi, e questo senza aver mai realizzato un videogame né tantomeno spinto i loro prodotti pubblicamente come piattaforme gaming. Solo grazie a quel famoso 30% che Apple e Google guadagnano su ogni transazione che avviene nei loro app store. Stiamo andando insomma verso un futuro dove la piattaforma in sé avrà sempre meno importanza, dove probabilmente non ci sarà bisogno di avere chissà qualche potenza nella console di casa, perché tutto avverrà grazie al web e alla nuvola. Significa, in altre parole, che molto presto una Amazon Fire TV o una Apple TV potrebbero offrire esperienze gaming di altissimo livello: un tripla A, per usare un termine a noi tanto caro, un domani potrebbe arrivare su PlayStation 5 o su Fire TV, senza alcuna differenza in termini di resa tecnica. Questo è un passaggio fondamentale, che cambierà le carte in tavola. Non è escluso che potrebbe succedere nei videogame quello che sta già succedendo a film e serie tv: il mercato diventerà liquido, totalmente digitale e a vincere sarà chi produce i contenuti migliori, a prescindere dalla console. Electronic Arts ci sta provando con il suo Origin: l'idea di permettere di giocare a tutti i titoli del suo catalogo PC pagando un abbonamento mensile è esattamente la direzione verso cui si sta muovendo il mondo dell'intrattenimento. Una sorta di Netflix dei videogame, per intenderci. Questo passaggio al digitale significa anche che il ruolo di Amazon come sito di e-commerce di riferimento diventerà sempre più secondario nel mondo dei videogame. In un'ottica del genere, Amazon sa perfettamente che i soldi li farà chi produce i contenuti migliori, a prescindere dalla console. Come con i video: oggi ci si abbona ad Amazon Video perché si vuole vedere Man in the High Castle o Transparent o qualcun'altra delle serie tv esclusive prodotte da Amazon. Si compra la Fire TV di conseguenza, per accedere a quel servizio. In quest'ottica la mossa di Lumberyard e tutta la strategia adottata da Amazon negli ultimi anni prende forma e sostanza. La compagnia di Jeff Bezos sta partendo dalle basi, sta costruendo tutto l'ecosistema che gli servirà per produrre i propri contenuti di alto livello. Amazon Game Studios, Twitch, ora l'annuncio di Lumberyard: le basi ci sono. Ora, cara Amazon, è tempo di vedere i risultati.

Amazon Potrebbe essere davvero Amazon il prossimo grande nome dell’industria dell’intrattenimento elettronico? Non sappiamo ovviamente la risposta, ma è ovvio che a Seattle qualcosa bolle in pentola. Tutta la strategia degli ultimi due anni sembra andare verso una direzione precisa, quella della produzione di contenuti di qualità. Questo non significa necessariamente che Amazon avrà la sua console, ma certamente significa che Jeff Bezos e soci sono interessati agli sviluppi che avrà l’industria dell’intrattenimento e sono pronti a mangiarsi una fetta della torta. Su una cosa però crediamo ci siano pochi dubbi: questo è un momento di transizione, molto potrebbe cambiare nel mondo dei videogame nei prossimi anni. Non solo per l’arrivo della realtà virtuale o per il passaggio da supporti fisici a servizi digitali e applicazioni. Ma anche perché c’è spazio per nuovi protagonisti in quest’industria. Questa nuova generazione di console, nonostante ottimi risultati di vendita, non sembra in grado di reggere a lungo. Il mondo là fuori, tra risoluzioni Ultra HD, realtà virtuale e digital delivery, va a una velocità nettamente superiore e il distacco si fa sempre più pesante. Un distacco che lascia uno spazio che qualcuno potrebbe decidere di colmare.