Speciale La mitologia di God of War

Ecco come il videogioco di Santa Monica Studios ha reintepretato i miti e gli dei greci

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

La classificazione Pegi non mente: il 18+ da sempre affibbiato a God of War è sinonimo di violenza e brutalità, che non fa sconti a nessuno nemmeno a Zeus e la sua feconda discendenza. Se i Santa Monica Studios avessero fatto lo stesso con i Santi cristiani o gli spiriti shintoisti saremmo dalle parti della blasfemia e della scomunica (vero Dante's Inferno?), ma visto che le divinità olimpiche non sono più adorate in nessun luogo della Magna Grecia non dovrebbero esserci problemi a staccare la testa a Zeus o impalare il suo sodale Ares...
A poche ore dalla pubblicazione dell'hands on e dell'intervista in merito all'attesissimo God of War Ascension, diamo uno sguardo al pantheon greco, ai suoi dei e i suoi eroi, per vedere come sono stati trasposti nella saga videoludica di Sony. Nonostante le significative deviazioni dalla classicità, la mitologia di God of War riesce quasi sempre a raccordarsi con il mito originario attraverso interessanti parallelismi.
Cominciamo proprio dal protagonista, il semidio Kratos...

L'eroe

Kratos non assomiglia per niente al classico eroe dell'Iliade dall'armatura lucidata come quella di Paride qui sopra e sempre pronto a dispensare lezioni sull'onore. Nossignore, Kratos è un uomo "asciutto", tutto d'un pezzo, non ha armatura (almeno nei primi episodi), non ha maschera, non ha capelli. Il suo corpo è cosparso di tatuaggi, una pratica poco comune nel mondo classico.
La sua imponenza (2 metri di muscoli) esalta la violenza delle sue imprese, la dilaniante scalata all'Olimpo. La sua guerra è una guerra solitaria che non ha eguali nella mitologia: l'Iliade vede le polis contrapposte alla rivale Troia, l'Odissea racconta di Ulisse ma anche dei guerrieri partiti con lui da Itaca, gli Argonauti furono 50 eroi al comando di Giasone partiti per recuperare il Vello d'Oro. L'unico eroe che può vantare un simile curriculum è Asterix...ehr Ercole, il quale fu sottoposto alle famose dodici fatiche al termine delle quali avrebbe ottenuto l'immortalità. La tredicesima ce la racconta God of War III nel tragico epilogo tra lui e Kratos, come a dire in questo branco (divino) non c'è spazio per due leoni!
Il Kratos del videogioco non ha ovviamente nulla a che vedere con il Cratos mitologico, se non l'essere entrambi personificazione della potenza: nel mito Cratos è colui che insorge assieme a Zeus contro i Titani, nel videogioco il dio del fulmine è il nemico supremo da sconfiggere; nel mito Cratos incatena Prometeo alla rupe, nel videogioco Kratos lo libererà. Ma sopratutto Kratos è inizialmente un semplice umano, generale dell'esercito spartano; solo con il secondo episodio realizza la sua natura di semi-dio in quanto nato dall'ennesima scappatella di Zeus con la mortale Callisto, la quale purtroppo non ha alcun legame con il bel mito legato alla nascita dell'Orsa Maggiore.

I compagni dell'eroe

Kratos non ha amici, solo nemici. Di tanto in tanto, però, fa la conoscenza di alcuni eroi, volti noti dell'antichità attraverso cui si impartivano lezioni morali ai figli. Eppure alcuni hanno perso l'ardore e l'astuzia che li contraddistingueva...
I tre che abbiamo scelto compaiono in God of War II e rispondono al nome di Teseo, Perseo e Prometeo. Le rispettive storielle dovreste conoscerle tutti, ma una rinfrescata alla memoria fa sempre bene.
Teseo si recò a Creta per sconfiggere il minotauro che il re Minosse aveva fatto rinchiudere nel celebre labirinto eretto da Dedalo. Sull'isola si innamorò di Arianna, la figlia del Re, che lo aiutò ad uscire dall'intricato dungeon (passatemi il termine!) donandogli una matassa di filo. Per la cronaca Teseo fuggì dall'isola con la fanciulla, ma da perfetto casanova l'abbandonò sull'isola di Nasso! In God of War l'eroe aspetta Kratos al cancello dei Destrieri del Tempo per decidere finalmente chi è il guerriero più valoroso della Grecia; il suo corpo acciaccato lo tradisce e Kratos non ci pensa due volte ad aprirsi la via fracassandogli il cranio in mezzo ai battenti del cancello!
Anche Perseo appare nel videogioco per Playstation 2 come un vecchio che ha ormai perso il senno: è in cerca delle Parche per riportare in vita l'amata Andromeda, ma è ucciso da Kratos presso il tempio di tempio di Atropo. Il mito racconta che Perseo incontrò la moglie Andromeda dopo aver decapitato la Gorgone Medusa mentre vagava per la terra degli Etiopi: la madre di Andromeda, Cassiopea, aveva esaltato la sua bellezza come superiore a quella delle ninfe del mare; Poseidone adirato aveva richiesto il sacrificio di Andromeda per placare l'ira delle ninfe, ma Perseo la salvò uccidendo il mostro marino incaricato di sbranarla. Il mito prosegue raccontandoci delle difficoltà che ebbe Perseo nello sposare Andromeda, in quanto avversato dalla suocera (un classico!) e da altri spasimanti, ma non ci dice nulla in merito alla morte della ragazza e il tentativo di sottrarla alla morte descritto nel videogioco.
Infine, Prometeo è colui che sottrae il fuoco agli dei. Egli non è uomo, ma un Titano eppure guarda con simpatia ai mortali tanto da consegnare loro il fuoco e con esso la civiltà. Zeus non prende bene tale gesto e lo incatena sulla cima di una montagna, esposto alle intemperie e alle beccate di un aquila che gli dilania il petto, prontamente ricresciuto durante ogni notte. Un vero strazio!
Secondo Eschilo fu Ercole a liberare Prometeo trafiggendo l'aquila con una freccia, mentre secondo God of War fu Kratos a liberarlo sull'isola ghiacciata di Tifone. Prometeo poco dopo si sacrificherà dandosi fuoco e le sue ceneri rinvigoriranno il protagonista!

Le divinità

Dai banchi del liceo dovremmo aver compreso come le divinità greche soffrano le stesse passioni umane. C'è chi è vanitoso, chi guerrafondaio, chi pigrone: sono tali e quali a noi, solo che a volte le loro reazioni sono amplificati e i comportamenti esagerati. L'idea che le divinità intervengano direttamente sui destini dei mortali, parteggiando talvolta con l'uno o l'altro schieramento, è già presente nell'Iliade e ripescata con curiosità nel videogioco God of War.
Kratos è sempre consigliato da Atena, la quale lo considera suo protetto; ella conosce l'intera verità sullo spartano ed è disposta a morire pur di preservarlo dalla vendetta contro il padre Zeus. Ma non tutti gli dei sono dalla parte dello spartano: alcuni lo hanno tormentato sin dalla giovinezza come Poseidone, altri prima si sono mostrati benevoli nei suoi confronti per poi tradirlo: è il caso di Ares, il dio della guerra, colui che ha ucciso la moglie Lysandra e la figlia Calliope mentre i due combattevano al fianco. Zeus è il grande tessitore di tutta la trilogia: nel primo episodio appare brevemente, mentre è il boss finale del secondo e del terzo.
Il character design di Ares e Zeus risponde ad una partizione voluta da designer Charlie Wen di 10% umano e 90% elementale. Questo significa che alle fattezze antropomorfe si è aggiunto un certo grado di traslucenza, occhi spiritati, capelli trattati con tinture non di questo mondo. Siamo palesemente lontani dalla bellezza delle forme classiche così ricercate da Fidia, Michelangelo o Canova, quanto prossimi a un grado di crudeltà, attitudine bad-ass che noi riconduciamo alla mitologia nordica. Le "treccine" di Zeus parlano chiaro...

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