Speciale Largo all'Avanguardia

E se la colpa fosse anche dei videogiocatori?

speciale Largo all'Avanguardia
Articolo a cura di
Francesco Serino Francesco Serino ha videogiocato tanto e a tutto, posseduto due diversi Tamagotchi e abbandonato un Furby in autostrada. Mentre cresceva i pixel rimpicciolivano, mentre leggeva ha iniziato a scrivere. E ora eccolo qua, dopo un salto nello spaziotempo atterra su Everyeye, ma già da tempo è su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

... “Tu gli dai la stessa storia tanto lui non c’ha memoria”, cantavano gli Skiantos nel brano Largo all'Avanguardia, aggiungendo due strofe più giù “Me mi piace giocare giocando coi giochi, ne ho pochi ma buoni”. Nulla di questa canzone aveva a che fare con i videogiochi, ma oggi l'urlo di Freak Antoni, la provocazione, si sposa perfettamente con il nostro hobby preferito. L'idea che gira è che forse è arrivato finalmente il momento di dire basta, all'ignoranza che dilaga, ai vostri masochistici acquisti, che spesso si traducono in lamenti di dolore da forum, e improvvisi abbandoni, che trasformano convintissimi hardcore gamer in incerti collezionisti di francobolli. Siete stati abbindolati, sì abbindolati, ingannati, traditi, fregati, e sicuramente un po' di colpa ce l'abbiamo anche noi che lavoriamo a cavallo della barricata, tra passione e professionalità: siamo stati troppo impegnati a parlare della portata principale, i giochi, e ci siamo dimenticati dell'aspetto decadente del ristorante, di quello che accadeva intorno a noi, intorno a voi, fino a quando le ragnatele non hanno iniziato a cadere nel nostro piatto, costringendoci finalmente ad alzare lo sguardo e a realizzare che...

SEI COLPEVOLE!

Non importa se è un gioco si rivelerà bello o brutto, non importa se chi lo ha fatto ci ha messo il cuore o è tutto frutto di un freddo calcolo quantistico: mesi prima dell'uscita il pubblico ha già deciso se comprarlo o meno, nella loro testa probabilmente gli hanno persino già dato un voto, barricato da tanta di quella sicurezza che nessuna recensione “professionale” riuscirà mai scalfire. E non si tratta soltanto di una semplice intenzione all'acquisto, come accadeva quando tutto stava già andando in vacca. Ora, con la diabolica idea del pre-order, si acquista un titolo anche sei mesi prima della sua uscita, e per quanto sia possibile tirarsi indietro in qualsiasi momento, farlo per scelta e non per cause di forze maggiori (mancanza di soldi per esempio...) è una preziosa libertà che ci prendiamo sempre più raramente. Vi siete lamentati di cose davvero insulse, avete fatto scoppiare casini enormi per pratiche sicuramente poco gentili ma decisamente secondarie, avete persino vomitato offese ai singoli sviluppatori sui social più popolari, evitando accuratamente di fare l'unica cosa sensata: smetterla di preordinare. Quali diritti può pretendere chi li rifiuta a prescindere? Sessanta o più Euro gettati nella fontana dei desideri, sperando ogni volta che la scommessa frutti bene, vi pare un atteggiamento accettabile? Eppure è quello che accade, divenendo gioco dopo gioco pratica sempre più comune. Per rendere più appetibile anche ai mal fidati l'amo dei pre-order, i publisher pasturano con esche di poco conto, ma che fanno luccicare gli occhi meno aguzzi: “A chi preordina in regalo due brutte missioni da 10 minuti l'una, la rarissima arma tigrata che non vale più nulla dopo un'ora di gameplay, gli stivali della morte color violetto e la moto che invece di vroom vroom fa sguish sguish!”. Come si può resistere a cotanta nerdità?

E infatti non si può, e si corre a preordinare, altrimenti oh, me lo hanno giurato e rigiurato, gliene arrivano pochi e al day-one non lo trovo... cazzate, ecco cosa sono. È sufficiente cambiare bottega, scegliere una catena di negozi più grande della catena di negozi precedente, e ne troverete sicuramente una valanga. Comprare sulla fiducia è sbagliato e controproducente, per noi/voi appassionati e per i videogiochi tutti. Anche se siamo obbligati all'illazione, non abbiamo prove ma a pensar male spesso ci si azzecca, vi invitiamo a riflettere sugli ultimi controversi giochi usciti: Destiny per esempio è un ottimo titolo ma poverissimo di contenuti, e chi può dire che questa stitichezza non sia proprio figlia del record di preordini fatto registrare dal gioco Bungie? I bug di Assassin's Creed Unity non potrebbero provenire proprio dalla certezza di Ubisoft di vendere, a prescindere dalla qualità, l'ennesimo seguito della sua serie più popolare? A proposito...

VADO SUL SICURO, SICURO?

Fatemi girare un'altra frittata: non è che la mancanza di coraggio di cui spesso si accusano gli sviluppatori, non sia in realtà la mancanza di coraggio degli acquirenti? È vero che la crisi ci ha reso tutti consumatori più cinici, che cercano insomma di ridurre al minimo il rischio, ma affidare i nostri risparmi all'ennesimo seguito di un seguito (...di un seguito, di un seguito) non è certo un modo furbo per ridurre le probabilità di una possibile delusione, anzi. Voi direte, ma come faccio io a buttare i miei soldi in un titolo di cui conosco così poco? Esattamente come fai per informarti sui titoli di cui ti obbligano a interessarti: streaming dedicati e siti specializzati. D'altronde l'informazione ce la mettiamo noi (e questa può essere naturalmente più o meno valida, a seconda dei casi), ma la scaltrezza e la curiosità per interessarvi all'argomento dovete mettercela voi. Potete incolpare il vicino di banco quanto volete, ma se le classifiche premiano sempre gli stessi nomi la colpa è soltanto di chi i giochi li compra. Inutile scaricare tutto sui giganti dell'industria che non investono in originalità, se poi questa non ripaga gli sforzi al botteghino è inutile far partire l'ennesimo flame o la solita inutile raccolta firme online. Ed è inutile anche minacciare le persone coinvolte quando le cose non vanno come previsto. Ogni software house ha il sacrosanto diritto di sbagliare, e un acquisto avventato non può giustificare gli insulti personali o le minacce che quotidianamente tramite i social network vengono inviate alle parti in causa. Sembra quasi una questione di tradimento: “il ventesimo Call of Duty non mi è piaciuto, qualcuno deve pagarla!”. Non è questo il rapporto che ci deve essere tra un videogiocatore e una software house; certo l'affetto può starci, la fiducia anche, ma essere cechi d'amore porta sempre al disastro (e ad essere scambiati per degli stupidi). Chi sviluppa giochi (o anche console) non vi deve nulla, e voi non dovete nulla a loro. Quegli stronzi (è affettuoso, naturalmente...) devono guadagnarselo il vostro rispetto, e se le cose non vanno come devono, hasta la byebye (cit.) e si guarda alla concorrenza, e a tutto il resto che offre il mercato (e che non è mai poco). Ma sentirsi offesi o addirittura minacciati, ma dai che senso ha? Noi abbiamo un solo modo per votare cosa riteniamo giusto e cosa riteniamo sbagliato, ed è aprire o meno il portafoglio. È importante farlo sempre con il sale in zucca, e magari supportare con un acquisto diretto (non con l'usato su cui il negoziante ricarica la solita mostruosità) chi ci piace davvero. Perché l'usato non è sempre così vantaggioso come può sembrare, ma fa parte di un altro giro vizioso fatto di angoscianti carotine magiche e tossiche schede a punti. Il risultato qual è? Non prestiamo né scambiamo più i giochi, preferiamo vederli svalutare come decapottabili in Siberia piuttosto che darci a del sano baratto di qualità, proprio come ai vecchi tempi. Per ogni gioco valutato 5 Euro c'è sicuramente qualche amico pronto a scambiarne un altro, o a darvi il doppio perché tanto al negozio dove lo avete permutato lo comprerebbe al triplo. Ridurre gli acquisti per farne di più oculati, di più pesanti e perché no, addirittura politici, senza rinunciare a un sufficiente numero di giochi grazie alla rete di amici videogiocatori... non suona male. E voi, non vi sentite un po' in colpa? Parliamone.