Speciale Le delusioni del 2012

Le delusioni del 2012 secondo l'utenza e la redazione

speciale Le delusioni del 2012
Articolo a cura di
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Recentemente sulle nostre pagine abbiamo fatto il bilancio di un 2012 scoppiettante dal punto di vista videoludico. I nostri articoli, rispettivamente dedicati alle Premiazioni degli Utenti (che hanno diligentemente votato tramite sondaggione aperto sul forum) ed alle Premiazioni della Redazione, hanno spesso mostrato -com’è giusto che sia- accordi e disaccordi, tratteggiando il profilo di quella che è stata un’annata di valore, anche se non sotto ogni punto di vista. Ma, mentre generi videoludici e riconoscimenti speciali hanno permesso di inquadrare piuttosto bene i risultati definitivi, ben meno definiti sono stati i contorni di due categorie dalla votazione aperta, dove a trapelare sono stati ancor più gusti e “simpatie” personali.
Per non venir meno al nostro dovere di critici ed analisti, siamo dunque intenzionati a focalizzarci sui giochi che hanno deluso e sorpreso redazione ed utenti nel corso di questo 2012, cercandone le motivazioni. Iniziando proprio dai primi, dove ricordiamo aver “trionfato” Resident Evil 6 (per l’utenza) e Kingdoms of Amalur: Reckoning (per la redazione), ecco quali sono state le più cocenti delusioni dell’annata videoludica appena trascorsa.
Ricordiamo brevemente che per “delusione” intendiamo una produzione che dopo innumerevoli promesse -e tanto hype- non si è rivelata all’altezza delle aspettative, in maniera piuttosto palese.

Le delusioni dei lettori

Nota: In questo paragrafo sono stati inseriti i cinque titoli più votati dagli utenti come delusione dell'anno nell'apposito Topic legato agli Everyeye.it User Award.

ASSASSIN’S CREED 3

Incredibile ma vero. Quasi sul filo di lana rispetto ad un quotatissimo Resident Evil 6 giunge, tra le delusioni dell’utenza, Assassin’s Creed III, ultimo capitolo della saga per questa generazione di console. Le motivazioni sono da ricercarsi soprattutto nella decisione del team di sviluppo di non toccare le meccaniche ludiche, eccezion fatta per le escursioni nella Frontiera e poco altro. I combattimenti rimangono perciò pressoché automatici e le missioni legate ad una concezione oramai stantia. Il concept cittadino dell’America durante Guerra d’Indipendenza, decisamente più lineare rispetto alle città rinascimentali o allo splendore di Acri, Gerusalemme e Damasco, non aiuta, così come un protagonista non sempre incisivo come Ezio e, soprattutto, Altair. In molti si aspettavano una rivoluzione (ed anche Ubisoft, a dire il vero, lo aveva lasciato intendere) ed invece si sono trovati di fronte ad una summa (riveduta e corretta) di quanto il brand aveva già fatto vedere, rimanendo a bocca asciutta.

MASS EFFECT 3

Poco dietro nei sondaggi un’altra bomba: Mass Effect 3. In questo caso i nostri lettori sono rimasti scottati anzitutto dalla totale deriva action del brand, che con questo terzo capitolo ha cannibalizzato quasi completamente le velleità ruolistiche (promesse peraltro da BioWare) per entrare appieno diritto nella vategoria dei Third Person Shooter. In secondo luogo tantissime sono state le lamentele prima per qualche bug che non permetteva il prosieguo all’interno dell’avventura (si veda l’Accademia Grissom) e poi -clamorosamente- per un finale che ha lasciato sconcertati buona parte degli acquirenti. Nonostante le espansioni, gli approfondimenti e quant’altro rilasciati da BioWare l’utenza si è letteralmente legata al dito “l’affronto”, votando Mass Effect 3 come uno dei videogame più deludenti del 2012.

FIFA 13

Piuttosto classica, tra le delusioni, la presenza del calcistico di turno. Le motivazioni, in questo particolare caso, sono nella stragrande maggioranza dei casi molto personali e spesso addirittura contrastanti. Nel sondare questa scelta da parte dell’utenza abbiamo però trovato un punto in comune su tutti: l’online gaming. Tra le tante aggiunte di valore pare infatti che i ragazzi di EA Sports si siano “dimenticati” che il netcode e quanto vi è collegato ha bisogno, anno dopo anno, di continui miglioramenti, specialmente in un videogame dove la competizione è tutto. Partendo dai problemi di connessione che hanno afflitto la produzione nei suoi primi mesi (specialmente su Playstation 3) la strada è tutta in salita: dalle disconnessioni non punite, ai cheater in modalità Ultimate sino alla mancanza dei filtri ed al famigerato effetto “momentum” sul quale, personalmente, preferiamo non esprimerci. Interessante comunque notare come uno dei videogame più venduti del 2013 (in Italia) sia stato votato come una delle prime tre delusioni dell‘anno!

NINJA GAIDEN 3

Quando un game designer abbandona il suo storico team intentando addirittura una causa legale è evidente che qualcosa, nei complessi ingranaggi della produzione videoludica, è andato storto. Il malcontento di Tomonobu Itagaki si è riversato tutto sul Team Ninja e su una delle sue produzioni più attese del 2012 - Ninja Gaiden 3. Pochissime armi (alcune aggiunte addirittura in DLC!), una narrazione scompaginata, gameplay povero di tecnicismi (e degli smembramenti simbolo della saga) ed, in ultimo, un multiplayer del tutto campato in aria non potevano che portare al baratro uno dei brand più popolari nel panorama degli action puri e frenetici, classificandolo per tutti come una delle maggiori delusioni del 2012. Un videogame che nemmeno la Limited Edition è riuscita a salvare - mostrando un Diorama sulla carta molto accattivante ma realizzato con estrema superficialità.

MAX PAYNE 3

Tra le delusioni più cocenti per i nostri lettori chiude, a sorpresa, Max Payne 3. Anche in questo caso le motivazioni sono poche ma significative, per un prodotto accolto comunque in maniera positiva dalla critica. I nostri aficionados, tanto per cominciare, non hanno apprezzato la caratterizzazione del personaggio e delle ambientazioni. Tutto il noir che ha da sempre caratterizzato la produzione si è perso, a fronte di un avvicinamento verso i canoni Rockstar degli ultimi anni. Nelle ambientazioni si è sostituito il fascino col degrado e nella caratterizzazione di Max il disagio interiore con il completo disadattamento sociale, presentando un protagonista in preda ad alcool ed antidolorifici in maniera ben più brutale e “fastidiosa” di quanto non fosse in passato. A non convincere i votanti anche la narrazione, non priva di buchi a causa di un racconto tramite flashback che spopola al giorno d’oggi ma appare anche estremamente difficile da sostenere. Chiude una più che condivisibile critica al comparto multigiocatore, stravolto in corso d’opera e completamente impalpabile. Alcuni, a margine, danno addirittura la colpa del fallimento al mantenimento delle stesse meccaniche che hanno reso famosa la serie oltre dieci anni fa; mentre altri vedono questo come uno dei pochi punti di pregio della produzione.

Le delusioni della Redazione

NINJA GAIDEN 3

Per quanto la dipartita di Itagaki non promettese bene, nemmeno noi della redazione potevamo completamente aspettarci quanto riscontrato in Ninja Gaiden 3. Sapevamo che non ci sarebbero stati gli smembramenti, sapevamo che il gameplay sarebbe stato facilitato e che i tanti Quick Time Event avrebbero sostituito i tecnicismi di cui i fan erano innamorati. Ma chi poteva immaginare, ad esempio, il livello narrativo imbarazzante al quale ci siamo trovati di fronte (Allevare cuccioli di dinosauro...). Oppure la vaporosità di un multiplayer competitivo totalmente superfluo. O ancora una caratterizzazione dei personaggi completamente inconsistente. In poche parole Ninja Gaiden 3, dopo il già noto Kingdoms of Amalur, è stata la nostra più grande delusione del 2012.

SYNDICATE

Dopo The Chronicles of Riddick e The Darkness Starbreeze Studios aveva riscosso la nostra incondizionata stima. Per questo, all’annuncio che avrebbe re-bootato un vecchio capolavoro come Syndicate non abbiamo potuto che esultare. Dalle prime prove e anche dalle prime ore di hands on, complici meccaniche intriganti, atmosfere misteriose ed un comparto tecnico di prim’ordine, il titolo si era fatto un’ottima pubblicità. Peccato che poi il tutto si sia risolto in una gigantesca bolla di sapone. Giocandoci a fondo ci siamo accorti che quella sensazione d’attesa per avvenimenti importanti, sentita sin dalle prime ore, non viene mai soddisfatta, lasciando ad un epilogo scontatissimo di pochi istanti l’onere di dare tutte le spiegazioni condensate in una sola. Il gameplay, recuperati i pochi poteri a disposizione, si fossilizza e non apre alcuna strada alternativa alle possibilità presentate sin dal principio. A questo triste mix dobbiamo unire una caratterizzazione di protagonisti e comprimari praticamente inesistente ed un multiplayer oltremodo problematico. La ricetta perfetta per una delusione; molto bella da vedere ma pur sempre tale.

MEDAL OF HONOR: WARFIGHTER

Danger Close era chiamata quest’anno a riscattarsi, dopo un reboot di Medal of Honor che aveva riscosso più critiche che elogi. Purtroppo il dev team statunitense, pur avvalendosi della consulenza dei famigerati Tier One Operator, non è riuscito nell’impresa, mostrando uno shooter con parecchi difetti reiterati, una linearità ancora troppo marcata (oltre ad un “effetto COD” sin troppo spinto) ed una longevità del tutto insoddisfacente per questa generazione sempre più esigente. Noi stessi, per quanto avevamo potuto vedere nel corso delle varie manifestazioni, siamo rimasti delusi: ci aspettavamo più pathos, più coinvolgimento; invece il team è andato a parare sul solito militarismo spicciolo, inserendo all’interno la confusa vicenda di un militare in conflitto con la sua famiglia per via della su professione. Ha reso meno amara la pillola un multiplayer dalle dinamiche interessanti, diverse dal solito. Purtroppo però anche da questo punto di vista gli aspri spunti di critica non sono mancati. Graficamente del Frostbite 2.0 non c’è traccia, ed in multigiocatore la definizione è talmente bassa da riconoscere a stento i nemici sovrapposti alle texture ambientali. Il netcode è apparso dal principio piuttosto problematico, le location poche, il supporto da parte del team stesso si è fatto dal primo istante desiderare e via discorrendo, per una delle delusioni più cocenti del 2012.

EPIC MICKEY 2: THE POWER OF TWO

Quando dietro ad una produzione ci sono nomi come quello di Warren Spector la fiducia, della stampa in primis, è del tutto incondizionata. Così, con grandi aspettative e forti delle buone premesse del primo episodio, ci siamo avvicinati ad Epic Mickey 2 che, grazie anche all’uscita su Playstation 3 ed Xbox 360 prometteva di essere tutto quello che il predecessore avrebbe voluto/dovuto ma non aveva potuto. Ci siamo invece trovati di fronte ad una brutta copia del precedente episodio: un titolo dove espedienti triti e ritriti sono stati sfruttati per sopperire ad una sostanziale mancanza di idee veramente nuove. Il carisma di Topolino & Co questa volta non è bastato a portare in auge un titolo piuttosto piatto e ripetitivo, che ha incredibilmente puntato molto più sulla quantità che sulla qualità. Se consideriamo che l’unica vera novità (la coop) può essere sfruttata solo in locale, che giocando in singolo la CPU è un continuo ostacolo e che, ultimo ma non meno importante, tutti i vecchi difetti sono rimasti identici in questo sequel (sistema di controllo impreciso ed assurda gestione della telecamera in primis), capiamo in maniera tangibile perché The Power of Two è tra le nostre delusioni del 2012.

DRAGON’S DOGMA

Chiude questa Top of the Flops in salsa videoludica un titolo sponsorizzato sin dal suo annuncio come “il nuovo Monster Hunter”. Trattasi, naturalmente, di Dragon’s Dogma, il cui vastissimo mondo di gioco, popolato da creature matodontiche, avrebbe dovuto divenire il nuovo parco giochi degli amanti del gioco di ruolo. Il titolo, pur innegabilmente ricco di potenzialità, si è invece rivelato molto fumo e poco arrosto, presentando anzitutto dinamiche di gameplay macchinose e disfunzionali (si veda l’arrampicata sui mostri), condite da un’implementazione dei controlli spesso raffazzonata. Uno dei tanti videogiochi dove il videoplayer viene letteralmente gettato nella mischia senza sapere bene cosa fare; continuamente bastonato da un sistema chiaramente fallace alla radice. Un titolo dove nemmeno la feature principale (lo scambio delle “pedine” -sorta di seguaci/sudditi- online tra i giocatori) ha funzionato al meglio, relegando la fruizione ad una microscopica nicchia di “puristi”. Considerando anche l’impietoso confronto tecnico con le produzioni uscite a ridosso del titolo Capcom, non potevamo che annoverarlo nella nostra lista nera.