Le migliori colonne sonore dei videogiochi (Parte 2)

Con Kingdom Hearts e Silent Hills si chiude il nostro speciale dedicato alle migliori colonne sonore dei videogiochi.

speciale Le migliori colonne sonore dei videogiochi (Parte 2)
Articolo a cura di
Dario Bianchi Dario Bianchi Accanito videogiocatore dall'età di 6 anni, Dario adora le emozioni e le forti suggestioni trasmesse dal mezzo videoludico. Quando non impugna un pad si dedica alla lettura, alla birra e al rock, accompagnato dalla sua amata Fender Telecaster! Lo trovate su Facebook e Twitter.

Ben ritrovati cari lettori con la seconda (e ultima) parte del nostro speciale dedicato ad una delle tante, possibili Top 5 delle colonne sonore del mondo videoludico, un argomento cha abbiamo iniziato a trattare in un articolo pubblicato nelle scorse settimane su queste pagine, la cui sezione "commenti" è stata letteralmente invasa dalle vostre preferenze e dai vostri pareri su quelle che erano le posizioni più basse della classifica da me stilata. Altro giro, altra corsa quindi, ma mi raccomando: tenete sempre bene a mente che la chart qui proposta è del tutto personale, e che i criteri di selezione si sono concentrati sulla straordinaria capacità della musica di riuscire ad evocare dinanzi ai nostri occhi i "panorami interiori" che ciascuno di noi conserva dentro di sé, donando così una fisionomia alle proprie emozioni più intime.
Non è una selezione delle colonne sonore che maggiormente hanno segnato il medium durante la sua storia quindi, per un articolo che vuole essere assolutamente "umile", riconoscendo di aver escluso nomi fondamentali del panorama videoludico contemporaneo, ma che vuol puntare soprattutto a condividere con voi l'entusiasmo e l'interesse per una delle componenti fondamentali nell'economia del successo di un videogioco, spesso posta in secondo piano in sede di dibattito tra appassionati. La musica è un'arte che unisce, alla ricerca di note sempre nuove che magari non si conoscevano, ma che d'improvviso avvertiamo risuonare potenti in noi: una sensazione di sorpresa e di scoperta che solo quest'arte può regalare. Buona lettura e buon ascolto quindi: ci si legge tra i commenti, sono certo che avrete molto da dire, alcuni addirittura da rimproverare. Io vi leggo tutti e spero di poter ricevere da parte vostra tanti consigli relativi a singoli brani o intere OST che proprio non conosco, così come spero alcuni di voi avranno occasione di arricchire il proprio bagaglio personale con melodie che prima non avevano mai incontrato. Nel frattempo, ecco a voi le prime due posizioni del podio.

2) Kingdom Hearts

Medaglia d'argento per la celebre saga action/rpg nata dalla fervida mente di Tetsuya Nomura, il cui debutto risale oramai al lontano 2002. In una notte primaverile, in un cielo stellato, due dei mondi più affascinanti e vasti che il genere umano abbia mai partorito si incontrano, esplodendo in una polvere di cuori, svelando Kingdom Hearts, uno dei franchise più amati e longevi di tutti i tempi che ad oggi conta milioni di fan sparsi nel mondo. L'attesa spasmodica per un terzo capitolo che promette di concludere finalmente l'arco narrativo dedicato allo scontro tra Sora, Riku e Xehanort si fa sempre più insostenibile, con Square Enix impegnata a pubblicare nuove info con il contagocce, mentre Playstation 4 viene invasa da ben due ghiotte HD Collection che permetteranno sia ai veterani del brand che ai "novellini" di poter ripassare con calma l'intricatissima storyline dedicata ai Maestri del Keyblade. Tra capitoli "main" e un quantitativo imbarazzante di spin off spalmati su di una decina di piattaforme differenti, la saga di Kingdom Hearts viene da sempre apprezzata per l'utilizzo ponderato del materiale Disney di riferimento, per un ctast ben caratterizzato, per una sequela di colpi di scena al cardiopalma e per un gameplay collaudato, che diviene sempre più ricco di pubblicazione in pubblicazione.
Ma è impossibile non citare tra i punti di forza della saga la maestosa colonna sonora curata dall'artista giapponese Yoko Shimomura, capace di cristallizzare con il suo talento alcune tra le tracce più belle ed evocative di tutti i tempi, perfette per accompagnare concitate battaglie così come momenti più delicati e discreti, durante i quali i cuori dei protagonisti sono messi a dura prova dalla fame insaziabile degli Heartless e dei Nessuno
Quando torno con la mente a quel lontano 2002, con l'adorata Playstation 2 pronta a portare negli spazi limitati della mia camera infiniti universi di gioco, ripenso ai pomeriggi trascorsi in compagnia di Sora, Pippo e Paperino, impegnati nella ricerca di Re Topolino e degli amici dell'Isola del Destino Riku e Kairi, e la prima traccia che risuona prepotente nella testa e nel cuore è Traverse Town. Sprofondato nel buio della tempesta che ha colpito Destiny Island, Sora si risveglia confuso e spaesato nella silenziosa Città di Mezzo, un luogo di passaggio tra le strade dei mondi, ma anche un primo porto sicuro dopo i catastrofici eventi successivi all'invasione degli Heartless.
Un dolce e delicato swing risuona per le strade della colorata cittadina, con un sassofono a dettare il ritmo della melodia: con discrezione, sullo sfondo, le note del pianoforte e del contrabbasso scandiscono sinuose il tempo della confusione e dell'insicurezza, mentre ci aggiriamo in quel posto sconosciuto sentendoci persi chissà dove, lontani dai nostri affetti e dai nostri punti di riferimento, proprio come accade al giovane Sora. La malinconia ci culla mentre la curiosità ci assale: siamo in un porto interdimensionale, dove la luce soffusa che illumina le finestre delle case tutt'attorno suggerisce un'intimità e un "calore domestico" che ci sono stati di colpo strappati. Traverse Town ha la forma di un vuoto da colmare, un'assenza o una scomparsa improvvisa che ci colpiscono con forza ma non per questo ci impediscono di reagire, andando avanti e rialzandoci ancora più determinati di prima.
Una traccia assuefacente, che mi riporta di colpo indietro nel tempo, in un luogo del cuore che lo scorrere degli anni non potrà cancellare facilmente.

La grandezza dell'opera confezionata dalla Shimomura risiede non solo nella grande capacità dell'artista giapponese di spaziare su vari generi senza mai tradirne le singole peculiarità, ma soprattutto nel concepire una soundtrack che esalta la personalità di un numero impressionante di strumenti, collocandoli sempre nel posto giusto al momento giusto, creando melodie stratificate, che si sviluppano divenendo pian piano sempre più complesse. A tal proposito, esempio lampante è dato da Hollow Bastion, traccia che piomba letteralmente sul giocatore con un ritmo serrato e incalzante, a tratti inquietante: dinanzi all'enorme fortezza abbandonata un tempo dimora del saggio Ansem, non possiamo che provare soggezione nei confronti di un destino drammatico verso il quale corriamo a perdifiato.
Un pesante organo si staglia prepotente sulla scena, mentre strumenti a corda e a fiato si intersecano tessendo la tela di una melodia che ci cattura e ci stringe tra le sue spire: siamo ad un passo dalla fine, in un mondo dal quale la vita è stata prosciugata via, fagocitata dalla follia dell'oscurità che, latente, dimora dentro ogni cuore. Hollow Bastion rievoca il gelo e la disperazione di un urlo di rassegnazione, un grido che ancora risuona nelle stanze della fatiscente e gargantuesca costruzione.

Se siete fan della saga, o se avete giocato almeno un paio di titoli della serie, sono certo che questo momento un po' ve lo aspettavate. Perché se si parla di colonne sonore e di Kingdom Hearts allora non si può proprio fare a meno di chiamare in causa il "fil rouge" musicale del lungo viaggio di Sora e compagni, un brano iconico che accompagna ogni nuova uscita legata al brand. Parlo ovviamente della bellissima Dearly Beloved, theme che ci accoglie e ci culla nel menu principale del gioco oramai a partire dal lontano 2004: ogni nuovo tassello che Nomura aggiunge alla sua magnificente e complessa opera è accompagnato da un nuovo arrangiamento del brano in questione, sempre uguale a se stesso, eppure sempre capace di reinventarsi per mozzare il fiato dei giocatori, che in un batter d'occhio si sentono a casa.
Che preferiate l'essenziale versione originale, registrata tredici anni fa, o i movimenti molto più vivaci ed epici di quella presente in Birth By Sleep, oppure i più tenui e docili suoni delle tante "Reprise", Dearly Beloved rimane un componimento di incredibile personalità, distinguibile istantaneamente tra mille melodie, impossibile da dimenticare una volta ascoltato.
Dearly Beloved è affezione e amore convertiti in poche, caldissime note, è conforto e serenità, quiete e riposo; è osservare la terraferma dopo una notte trascorsa in balia della tempesta. È l'epica di sentimenti che tutti bramiamo provare almeno una volta nella vita, ma che non possiamo evocare a comando: in quelle fluttuanti note di piano, negli archi che, impetuosi, riempiono i polmoni delle singole battute, c'è tutta la tenerezza, la semplicità e l'audacia di un cuore che batte, che soffre e che ama, incurante dell'oscurità che lo minaccia. Perché i cuori, si sa, sono duri. "Il più delle volte non si spezzano. Si piegano soltanto."

Se apprezzate tremendamente la saga di Kingdom Hearts e ritenete che molti, troppi pezzi di grande impatto siano stati trascurati in questa sede allora non temente: in occasione dell'imminente pubblicazione delle Collection 1.5 e 2.5 HD ReMix su Playstation 4 abbiamo in programma un articolo di approfondimento apposito sull'intera serie, nel quale spazieremo su tutti i titoli del brand e sulle loro bellissime colonne sonore. Rimanete sintonizzati quindi sulle nostre pagine per un altro intenso viaggio nel cuore della musica.

1) Silent Hill (serie)

Siamo giunti sul gradino più alto di questo nostro personalissimo podio.
La vetta è posta così in alto che il freddo e la nebbia ci avvolgono e quasi ci attanagliano, anche perché non siamo in un luogo qualunque cari signori, siamo appena giunti nella spettrale Silent Hill. La celebre saga survival horror targata Konami occupa un posto speciale nel mio cuore di videogiocatore accanito, un affetto e un legame indissolubili, mai scalfiti neanche dal lento declino a cui la software house giapponese ha condannato l'immortale serie nata nel 1999 in casa Sony.
Chi vi scrive a Silent Hill ci è letteralmente cresciuto, trascorrendovi l'infanzia e l'adolescenza, percorrendo le umide rive del fiume Toluca, visitando il marcescente Alchemilla Hospital, qualche volta deliziandosi con i simpaticissimi conigli rosa del luna-park locale. Il tempo scorre inesorabile, e con l'età quella che sembrava essere semplicemente una serie di titoli perfetti per spaventarsi al fianco di amici nelle buie notti di pioggia viene pian piano metabolizzata e messa a fuoco, rivelandosi come un'opera incredibilmente complessa, artisticamente ispirata, pioniera nel proporre al proprio pubblico tematiche scottanti e decisamente mature, che mai erano state trattate prima in un videogioco. L'eccellente realizzazione di una visione così avanguardista e coraggiosa è stata raggiunta anche grazie al contributo di un artista di indescrivibile valore, il maestro Akira Yamaoka. Mescolando saggiamente le suggestioni del rock, del trip hop, dell'industrial e del dark ambient, Yamaoka ha curato la colonna sonora di quasi tutti i capitoli della saga, contribuendo a tratteggiare la drammaticità e la vulnerabilità umana che affiorano dalle tragiche storie di Harry, James, Heather e di tutti gli altri sfortunati protagonisti ritrovatisi loro malgrado invischiati nella densa nebbia che ricopre la cittadina. Ai nostri lettori di lunga data certamente non sarà sfuggito lo speciale "Sulle note dell'orrore" che dedicammo ai momenti più emozionanti della prima trilogia di Silent Hill, considerata da molti il punto più alto della produzione relativa al brand: ecco che in questa sede abbiamo cercato di selezionare tracce diverse rispetto a quelle presenti nell'articolo citato, così da ampliare gli orizzonti della nostra ricerca emozionale. Uno dei momenti più galvanizzanti dell'intero arco narrativo della serie è certamente caratterizzato dal climax a cui assistiamo nel finale del primo, indimenticabile episodio: qualora siate riusciti a completare tutti gli obiettivi richiesti per ottenere l'ending migliore tra quelli possibili, Harry riuscirà ad abbattere l'Incubus, il maligno evocato attraverso il rito operato dalla folle Dahlia. I resti del demonio oramai morente consegneranno al protagonista una bambina ancora in fasce, quella Heather che diverrà poi eroina al centro degli eventi narrati in Silent Hill 3: mentre i superstiti del rito fuggono nella nebbia, le note di Tears of... accompagnano il giocatore, sciogliendo tutta l'adrenalina accumulata negli ultimi istanti di gioco.
La lenta ballata si apre con un intenso arpeggio di chitarra acustica, il cui suono viene disturbato da alcune frequenze che causano fruscii appena percettibili, ma che ricordano quelli delle vecchie radio impegnate ad intercettare la giusta frequenza. D'improvviso la drum machine fa il suo ingresso, seguita da dolci note di sintetizzatore che tratteggiano un'atmosfera oscura, malsana, sporca: al giocatore sembra proprio di ritrovarsi nel bel mezzo di un buio vicolo, illuminato dalla fioca luce di un lampione, circondato da ombre che celano chissà quali aberrazioni.
La nebbia è bassa, e ad ogni nostro movimento la nube cambia forma, morbida e sinuosa, quasi a volersi appiccicare al nostro corpo. Le atmosfere evocate dal brano sembrano quelle di un film noir, con alcune note di tromba che aleggiano discrete nell'aria, cadenzando il susseguirsi delle battute, affiancate da un intrecciarsi di tastiere che sembrano comporre una fitta rete composta da speranza e candore; la battaglia contro i propri demoni interiori ci ha sfiancati, l'orrore ha quasi annientato la nostra mente, eppure non siamo ancora vinti, mentre marciamo in una nebbia che ora ci appare un po' meno impenetrabile.

Maria rappresenta uno dei personaggi centrali nelle vicende che comporranno l'incubo di James Sunderland, richiamato a Silent Hill dalla lettera di una moglie (Mary) deceduta oramai anni prima, desiderosa di rincontrarlo in quel luogo dove il loro amore era un tempo fiorito.
Eppure, quella che il buon James si ritrova dinanzi non è decisamente la persona che ricordava: Maria è una donna forte, sensuale, a suo agio con una sessualità che non fatica mai a ostentare con grande malizia. Esattamente il contrario di quella Mary che il protagonista di Silent Hill 2 aveva assistito (o forse no?) durante tutto il corso di una lunga malattia, che lentamente aveva privato la donna della sua bellezza e della sua voglia di vivere. Frustrazioni, rancori e sensi di colpa sono le tristi e faticose emozioni condivise dalla coppia durante gli ultimi anni di vita di Mary, con James sull'orlo di una crisi fisica ed emotiva, adirato per un destino che lo aveva derubato della serenità e dell'amore maturati negli anni precedenti e che lo aveva quasi portato ad odiare sua moglie, egoisticamente vista come la colpevole di un idillio irrimediabilmente compromesso. È proprio dalle frustrazioni e dall'egoismo di James che, secondo molte teorie, nasce Maria, una creatura partorita dalle nebbie della lugubre cittadina, protagonista della mini avventura "Born From a Wish", che arricchiva la Director's cut di Silent Hill 2 donando al giocatore qualche retroscena in più sul personaggio.
Una donna priva di memoria, inspiegabilmente risvegliatasi in un lercio camerino dell'Heaven's Night, night club a pochi isolati dall'ospedale Alchemilla: pian piano Maria riuscirà a diradare la nebbia che le soffoca la mente, ricordando il volto di un certo James dal quale spera disperatamente di essere accettata, pur non ricordando con chiarezza il legame che li unisce. Rabbia, frustrazione, incomprensione e desideri irrealizzabili: tutte caratteristiche intrinseche dell'amore, della sua manifestazione meno convenzionale, meno "politicamente corretta".
Ma non v'è dubbio che amare significa anche confrontarsi con angoli oscuri del proprio cuore, anfratti sui quali punta a far luce la bellissima Love Psalm, un'esplosione di puro rock and roll che travolge l'ascoltatore proprio mentre osserva i credits di "Born from a wish". I suoni di più chitarre elettriche si intersecano, distorti e trasformati da chorus e delay: le strofe, lente e struggenti, si susseguono lasciando spazio alla potenza dello strumento impugnato da Yamaoka, pronto ad urlare in lunghi assoli.
Le note tirate, piegate fino allo sfinimento dal maestro parlano al cuore dell'ascoltatore, tratteggiando il profilo di un'insofferenza pronta ad esplodere, di una disperazione che vorrebbe essere urlata ma che rimane strozzata in gola. La metafora delle incomprensioni che si possono vivere in un rapporto di coppia, una "poesia religiosa" (questo è infatti un salmo) dedicata al più complesso e al più potente dei sentimenti umani, talmente forte da divenire a volte pericoloso, capace di avvelenare anche il più puro degli animi. Non è forse vero, James?

La produzione di Yamaoka si impone soprattutto per la profonda importanza che la colonna sonora assume all'interno del processo creativo del singolo titolo, divenendone di fatto non un semplice elemento accessorio ma un aspetto determinante per il raggiungimento degli standard narrativi eccelsi proposti quantomeno nei primi quattro capitoli della serie. La colonna sonora diviene così una fucina preziosa, che contribuisce alla caratterizzazione di atmosfere ma anche e soprattutto di personalità profonde e fragili, che impareremo a conoscere durante le nostre lunghe camminate nella nebbia. Esempio lampante a tal proposito può essere ricercato nella traccia Letter - From the Lost Days, racchiusa nella OST di Silent Hill 3. Il terzo capitolo del brand, da un punto di vista musicale, si distingue per l'introduzione di pezzi non più esclusivamente strumentali, ma spesso accompagnati dalla calda e potente voce di Mary Elizabeth McGlinn, offrendo interpretazioni di grande intensità, proprio come quella di Letter - From the Lost Days.
Un morbido e sinuoso sintetizzatore, affiancato da un pianoforte, scandisce l'incedere lento e malinconico del brano, seguito dalla drum machine che non tarda ad irrompere nel panorama musicale della traccia. Una struggente lettera di amore e di speranza ad un ipotetico, futuro "se stesso", che potrebbe essere stata scritta proprio da Alessa Gillespie (motore degli eventi legati al misterioso "Ordine", responsabile degli orrori di Silent Hill) a Heater. Inutile evidenziare come il testo della canzone rivesta un ruolo di fondamentale importanza nel veicolare il forte impatto emotivo trasmesso all'ascolto, un messaggio universale che potrebbe serenamente essere isolato dagli eventi e dai personaggi di Silent Hill, per divenire esortazione e speranza rivolte ad ognuno di noi. Una lettera in cui dialoghiamo con un nostro "io" più maturo, più fragile, forse più insicuro, perso in una realtà che piano piano, con il passare degli anni, alle volte si dischiude sadica e fredda dinanzi ai nostri occhi. "We were put here on this earth, put here to feel joy" recitano i versi finali della missiva, un monito da tenere bene a mente, un mantra da conservare e da rispolverare ogni volta che le difficoltà, anche quelle potenzialmente più insormontabili, si parano sul nostro cammino, affannando anima e cuore. Una melodia che si trasforma in dialogo, preghiera senza un Dio, un brano che rompe le barriere del medium per il quale è stato concepito, assumendo una dignità e una potenza che lo rendono a tutti gli effetti componimento artistico. Questo è il più grande traguardo raggiunto da Akira Yamaoka nella sua lunga e proficua carriera, la scintilla di immensità che ha reso indimenticabile alcune delle OST più belle di tutti i tempi.

Siamo giunti al termine di questa nostra Top 5 cari lettori, e già immagino le vostre reazioni dopo aver viaggiato con me tra alcune delle colonne sonore più evocative del panorama videoludico: alcuni di voi concorderanno con parte delle scelte fatte, altri storceranno il naso per la selezione, molti altri urleranno addirittura indignati allo scandalo. "Dove diavolo sono finiti Koji Kondo e i suoi bellissimi componimenti legati alla saga di The Legend of Zelda?", "Com'è possibile che in questa classifica non sia presente quel mostro sacro di Nobuo Uematsu, che da sempre trasforma le nostre Fantasie Finali in viaggi indimenticabili?". La risposta è semplice: questi compositori immortali e dall'incredibile talento non ci sono! Assenti illustrissimi, verso i quali nutro grande rispetto e stima, così come gratitudine immensa per il loro lavoro: ma i principi alla base di questa Top 5 sono stati illustrati più volte, e grandi sacrifici sono stati necessari.
Nessuno la prenda a male quindi, il mio voleva essere un viaggio molto personale, e le emozioni si sa, sono squisitamente soggettive. La musica, qualsiasi essa sia, ci aiuta a farle affiorare, a farci interrogare così da conoscere un po' meglio quello che coviamo dentro, e che spesso non siamo capaci di mettere del tutto a fuoco. Quelle illustrate sono le OST che mi hanno colpito di più, le colonne sonore dei miei "panorami interiori", spesso idilliaci, spesso tormentati. A voi la parola quindi; attendo i vostri commenti ma soprattutto le vostre condivisioni, alla scoperta di nuove melodie che ci uniscano, ancora una volta, nella passione che nutriamo e condividiamo per quell'incredibile motore di emozioni che il videogioco è per noi.