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Speciale Marketing d'altri tempi

Sfogliando vecchi giornali si trovano le pubblicità creative di un tempo che fu

speciale Marketing d'altri tempi
Articolo a cura di
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Da quanto tempo non c'è una pubblicità che ci «acchiappa»? Uno slogan che ci viene voglia di «citare». Non ci sono più gli uomini che non devono chiedere mai, né liscia gassata o, è tutto un fiorire di personaggi già noti che imitano se stessi, di tecnologie, di musiche già sentite.
Così scriveva qualche giorno fa Flavio Necchi su Repubblica, “imbeccato” da una di quelle pubblicità che più idiota non si può: studi dentistici che promettono prezzi moderati, ed un risparmio che aiuti a sopportare il peso dell'ultima patrimoniale.
A guardar bene, insomma, questa crisi della creatività che tanto fa lamentare anche noi giocatori potrebbe essere più estesa di quello che si pensi. Potrebbe essere che il “deficit culturale”, e la perdita di fiducia nella sagacia dell'utente, spinga tutti -sviluppatori, editori, e persino i copywriter- ad inseguire le banalità quotidiane, un indistinto “livello medio”, esplicitando a forza messaggi e metodologie di fruizione trite e scontate?
Nei ricordi di videogiocatori “antichi”, oltre ad un mercato molto più sensibile alle forme di sperimentazione, c'è anche in effetti una discreta quantità di pubblicità divertenti, accattivanti e intelligenti. Quasi tutte legate al boom delle riviste cartacee, quasi tutte vicine ad una filosofica comunicativa molto particolare, abbracciata soprattutto da Sony: la stessa che ci ha portato l'indimenticabile Double Life, Welcome to the Third Place e persino l'incompresa Golfers Vs. Pornstars.
Perdere tutta questa ricchezza comunicativa sarebbe veramente un peccato. Per questo motivo, in un ozioso pomeriggio di inizio 2013, siamo andati a cercare fra le vecchie riviste alcuni dei paginoni pubblicitari più brillanti dei tempi che furono.

Marketing d'altri tempi


La saga di formula uno non se l'è passata bene per qualche tempo, salvo poi esser stata recuperata con ottimi risultati da Codemasters. Ai tempi ogni edizione annuale era molto attesa. Qui si sottolinea l'assuefazione moderata che un gioco di corse è da sempre capace di generare. Nelle pagine dei giornali si trovano molte pubblicità simili, che insistono sullo stesso tema, come quella di Moto GP degli stessi anni.



Un altro Racing Game, ma sicuramente meno famoso degli altri che si incontrano fra le pagine delle vecchie riviste. Oggi, del resto, alla 24 ore di Le Mans sarebbe impossibile dedicare un singolo prodotto. Ma allora un'endurace che poteva essere giocata per 24 ore consecutivamente senza spegnere la console era un evento di un certo rilievo. Da qui, la condizione allucinata che sottolinea l'eccezionalità del prodotto.




Si resta sempre in ambito corsistico. Payoff molto banale ma setting e composizione molto indovinate.



Raro esempio di pubblicità "episodica". Una semplice domanda e riferimenti al gioco ridotti al minimo. Il messaggio ancora impossibile da cogliere, se non che quella parola, "rivoluzione", lascia presagire qualcosa di grande...



Ed infatti eccoci qui, esattamente un mese dopo sulle pagine dello stesso giornale (Ufficiale PlayStation Magazine). Quanti studi di comunicazione, oggi, utilizzerebbero con altrettanto coraggio un'iconografia non certo vicina alla "massa"?




Semplice ed efficace, ma al contempo misteriosa. Per Jak & Daxter si sarebbe potuto usare di tutto: panorami verdeggianti, il design accattivante dei protagonisti. E invece prevale il "non detto", il senso di mistero e di eccezionalità.



Un altro racing game. Stavolta il focus è su come il videogame sappia trasformare l'ambiente domestico, per farvi provare, anche in una camera con una pessima Abat-jour le emozioni della guida più estrema.



Elegante la trovata, un po' meno raffinato il setting. Il gioco, per chi lo ricorda, era il buon Airblade, una divertente rivisitazione futuristica degli skate game. Per titoli del genere, oggi, non c'è più posto.




Anche qui si gioca, se vogliamo, sull'opposizione fra vita vera e brivido garantito dal mondo virtuale. Pensare alle deformità della quotidianità diventa quindi uno stimolo per ribaltare l'invito alla prudenza, e correre ancora di più.



Kamasutra da bet'em up.



Un altro picchiaduro. Sta a voi scegliere se essere manichini in esposizione o farvi strada con determinazione. Notevole anche il secondo Payoff: "Concentrazione. Esercizio. Combattimento". Oggi sembra che invece la linea da seguire sia "Immediatezza e Disimpegno".




Il gioco non era un gran che, ma la pubblicità era sicuramente brillante.




Un altro esempio di come persino i titoli pensati per i più giovani potessero essere comunicati in maniera, se non estrosa, almeno insolita. I colori scuri ed i toni dark dell'immagine sono quanto di più distante possibile dal contesto di un platform dai cromatismi sgargianti. E pure il Payoff è di quelli insidiosi, tutt'altro che buonista.




Finiamo come avevamo iniziato: scherzando con l'economia. Ma Destruction Derby lo fa in maniera sicuramente più creativa dei dentisti dell'IMU.


Videogiochi Una gita inattesa fra le pagine di vecchie riviste riserva sempre qualche sorpresa. Se questo "remember yesterday" vi è piaciuto, vi invitiamo a riprendere dalla soffitta la vostra collezione di periodici, e segnalarci le pubblicità che più vi colpiscono. Lasciandovi rapire, nel frattempo, dai ricordi.