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Speciale New 3DS

A metà fra un restyle e una nuova console, Nintendo annuncia New 3DS

speciale New 3DS
Articolo a cura di
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ne arriva un altro: si chiama New 3DS e giunge sul mercato giapponese il prossimo 11 Ottobre, al prezzo di 16,000 yen (circa 115€) nella sua versione standard, e 18,800 yen (135€) per l'edizione XL.
Nintendo l'ha annunciato a sorpresa nel corso di un direct, anticipando a conti fatti quel fermento tutto nipponico che già si avverte per il TGS, e lasciando a bocca aperta più di un giocatore.
Dietro al reveal dell'ennesima riedizione di una console ancora vendutissima, si nasconde infatti un po' di confusione, che rende sempre più difficile capire quale sia la direzione che la casa di Kyoto è intenzionata a prendere per il futuro.
Col senno di poi ci sembra quasi più comprensibile il lancio del 2DS, versione “povera” della console portatile: plasticosa, resistente e più economica, e insomma perfetta per tutte quelle fasce di pubblico poco attente alla qualità, e per i tanti ragazzini che hanno bisogno di una console “da battaglia” da infilare nello zaino di scuola.
Questo New 3DS, invece, è molto più difficile da collocare: resta a metà fra il restyle del vecchio hardware ed una console tutta nuova, che una volta di più sottolinea le preoccupate cautele di Nintendo nei confronti dei salti generazionali.

Generazioni

Le prime avvisaglie di questo atteggiamento molto prudente nei confronti del cambio di hardware sono arrivate ai tempi dell'annuncio del Wii U. Non era solo il nome della console a destare il sospetto che Nintendo volesse sottolineare in maniera decisa e perentoria la continuità con la sua console precedente, ma il fatto che nel corso della conferenza di presentazione, l'hardware non venne praticamente mai mostrato. Più che una nuova macchina, insomma, il Wii U era stato presentato come un “upgrade”, quasi fosse un nuovo accessorio, un oggetto che avrebbe dovuto “aggiornare” la precedente console in maniera naturale.
Fu una strategia comunicativa completamente sbagliata, come in seguito ebbero modo di ammettere anche Miyamoto e Reggie Fils-Aime, che pesò in parte anche sulla percezione della macchina da parte di certe fasce di pubblico.
Ma fu una strategia che rispondeva ad un precisa preoccupazione: quella cioè di delineare un passaggio meno traumatico possibile dal vecchio Wii al suo successore. Un passaggio che, nell'intenzione dell'azienda, avrebbe dovuto evitare in tutti i modi di ridurre drasticamente la base installata.
Badate bene: non è una preoccupazione da poco. Quello del mantenimento della propria fetta di utenza è stato anzi un enorme problema persino per Sony, Microsoft e per tutti i publisher che hanno proposto i loro prodotti su Ps3 e 360. Visto che il mercato console, diversamente da quello PC, procede per generazioni, ogni 5 o 6 anni si passa idealmente da un mercato ampio e diffuso, ad un mercato invece integralmente nuovo, vuoto, da ricostruire.
Insomma: da 80 milioni di base installata globale ad una quantità davvero irrisoria. Capite quindi perchè ci troviamo assaliti ancora adesso, a quasi un anno dal salto generazionale, assaliti da titoli cross-gen? Con l'aumento degli investimenti legati alle produzioni, perdere un bacino di utenti così radicato e attivo sarebbe un suicidio economico per molte software house.
Le cose cambieranno forse con la prossima generazione (magari con un'architettura tutta orientata al cloud gaming), ma il problema non poteva essere sottovalutato, un paio di anni fa: soprattutto da una Nintendo che doveva giocoforza proporre miglioramenti sul piano tecnologico (se non altro, l'Alta Definizione).

Nuovo o non nuovo?

Il salto generazionale dal Wii al Wii U, comunque, è stato gestito in maniera un po' tormentata, anche se per fortuna, dopo qualche mese di incertezza, la console si prepara ad un autunno e poi ad un 2015 davvero eccezionali.
E con il DS? Come fare? Qui le cose potrebbero essere ancora più complicate, viste le forze che minacciano il gaming portatile ed il fisiologico calo di interesse degli utenti occidentali nei confronti delle consoline tascabili.
C'è da dire che neppure in questo caso l'azienda di Kyoto sembra aver gestito le cose nel migliore dei modi. Il New 3DS è, di fatto, una nuova console.
Non tanto perchè ci siano, sulla scocca, un secondo micro-pad analogico chiamato C-Stick e due pulsanti dorsali, e neppure perché lo standard NFC permetta l'interazione con le statuine Amiibo (del resto le funzionalità ad esse legate restano accessorie). Il punto è che il nuovo hardware avrà delle componenti che garantiranno maggiore velocità e potenza: sfruttate non solo - come Nintendo ha inizialmente comunicato - per la navigazione nei menù ed il download, ma anche per certi titoli che gireranno esclusivamente sulla nuova console.
Il primo esempio è Xenoblade Chronicles: riedizione del capolavoro già disponibile su Wii, in arrivo solo ed esclusivamente su New 3DS.
In molti sono rimasti addolorati da questa decisione: alcuni si preoccupano per la confusione che potrebbe crearsi al momento della vendita della console, altri temono che Nintendo indirizzerà tutte le sue produzioni First Party verso la nuova macchina, costringendo implicitamente i fan a cambiare console.
Il punto è che Nintendo dovrebbe farlo. Tutti gli investimenti produttivi della casa madre devono di fatto cercare di spostare l'utenza, se nelle sue intenzioni c'è un maggior coinvolgimento delle terze parti nel supporto della macchina.

Quando Sony decide di sviluppare un nuovo Uncharted su Ps4 e Microsoft mette in produzione un Gears of War per Xbox One, parte degli introiti che non saranno percepiti perché l'utenza delle nuove console non è tanto vasta quanto quella delle vecchie, è da considerarsi come un investimento per spostare gradualmente attenzione (del pubblico e quindi, sulla lunga distanza, dei publisher) verso l'hardware più recente.
E' un processo naturale che Nintendo dovrebbe seguire se vuole che l'aumento della Ram, il doppio analogico e i dorsali vengano avvertiti dalle terze parti come uno standard: perchè altrimenti il rischio è quello che tutte queste funzionalità diventino necessarie quanto il Circle Pad (utilizzato -vado a memoria e potrei sbagliarmi - da qualcosa come... quattro prodotti. Non fatemi le pulci, saranno una decina, ma insomma ci siamo capiti).
S'intenda che non c'è niente di male, nel New 3DS: è una console sicuramente interessante, sensibilmente migliore rispetto 3DS “normale”. Ha una batteria che permette una maggiore autonomia (dalle 3,5 alle 7 ore contro le 3-5 ore del vecchio modello), ma soprattutto che è estraibile e sostituibile facilmente. Ha l'alloggiamento per una scheda Mini-SD, e può essere connesso al PC (svolta epocale) per gestire i file di salvataggio.
Ha anche un browser più leggero, che supporta l'HTML5, ma di questo ci importa meno.
Invece accogliamo di buon occhio il miglioramento della tecnologia 3D (adesso l'effetto si percepirà anche inclinando un po' lo schermo), e l'arrivo di un sensore che, regolando la luminosità dello schermo in base a quella ambientale, dovrebbe ridurre gli sprechi energetici.
E' anche una console più colorata, non solo per via dei pulsanti frontali, ma per la presenza di cover intercambiabili (in Giappone, al lancio, saranno disponibili ben 38 modelli). Nel caso del DS normale, la versione “New” avrà persino uno schermo più grande (1.2 volte quello originale).

Ma la domanda che resta è la solita: perchè non passare direttamente ad un nuovo modello? La presenza di titoli assimilabili ai Tripla A (e non ai giochi e-shop del vecchio e dimenticabile Dsi) che girano esclusivamente sulla versione “new” di fatto crea una spaccatura enorme. Perché allora non pensare ad un restyle più massiccio, inserendo una seconda leva analogica di dimensioni non irrisorie, o disponendo i dorsali in maniera più comoda? Perché non considerare un nuovo design?
E' difficile capire quale sia l'elemento che più ha frenato la casa di Kyoto. Magari si tratta di un'azienda che teme di aver perso potere di convincimento sulle terze parti, e non può ancora rischiare un salto generazionale.
Magari si tratta invece di un sistema per far fare un piccolo balzo tecnico alla macchina senza far lievitare i costi per l'utente finale (non si sa mai, in tempi di crisi...).
O magari persiste ancora quella paura di allontanarsi troppo dall'utenza “non specializzata”, che farebbe fatica ad associare un design inedito ed un altro nome all'esperienza ludica con l'attuale 3DS.
Questo ricorso quasi ossessivo alla parola “new” (come unica alternativa, anche nella titolazione dei giochi, alla numerazione progressiva), mi sembra abbastanza identificativo della situazione, e penso che la terza ipotesi sia quella che più si avvicini alla verità.
Io non cedo che, sulla lunga distanza, questa possa rivelarsi una strategia vincente: l'idea che il popolo dei gamer più “casual” non possa essere educato, e crescere, e trovarsi sempre più addentro alle logiche del mercato, non porta a niente di buono; e se davvero un “balzo deciso” deve ridurre drasticamente il sostegno della massa, questa strategia sta solo ritardando l'arrivo di un momento inevitabile.
Nintendo e la sua Touch Generation, assieme a tutto il richiamo mediatico generato attorno alla Wii, hanno avuto il merito di ampliare a dismisura il bacino di persone che per un po' hanno gravitato nel mondo videoludico. Adesso è arrivato il momento di fare i conti, per tutti: anche per gli altri Hardware Manufature che di questo “boom” hanno beneficiato. E' arrivato il tempo di parlare a queste fasce di pubblico, e assicurarsi la loro fiducia, oppure lasciarle andare, nel caso in cui non si siano appassionate abbastanza, o abbiano già esaurito tutta la curiosità nei confronti del gaming.
Insomma, certe resistenze sono comprensibili, soprattutto perchè il mercato dei portatili è sempre più instabile, ma da Nintendo bisognerebbe aspettarsi un po' più di coraggio e perentorietà.
Il New 3DS rischia invece di creare un po' di scompiglio, scontentare chi non lo ritiene sufficientemente diverso dalla versione attuale ma vorrebbe giocare a Xenoblade e agli altri titoli esclusivi che arriveranno. E c'è pure la possibilità che gli sviluppatori non avvertano le nuove funzioni come uno standard, facendo fare alla console la fine del DSi.
Ciò detto, vista l'affezione del popolo nipponico per la macchina, e considerati i nomi in ballo, che il New 3DS si trasformi in un successo di vendite in terra natia mi sembra scontato.
La speranza è che, nel caso la macchina abbia una buona presa, Nintendo faccia cassa e, magari fra un paio d'anni, si presenti con una console tutta nuova. Sicuramente ha le capacità e l'inventiva per stupire ancora una volta.