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Ori and the Blind Forest - Definitive Edition

Per sancire il grande successo del suo Platform, Moon Studios pubblica una Definitive Edition che ha in verità il sapore di una Director's Cut.

speciale Ori and the Blind Forest - Definitive Edition
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Pc
  • Xbox One
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Quando si parla di Definitive Edition, in genere, si fa riferimento a quelle edizioni che contengono tutto, ma proprio tutto: l'avventura originale, i DLC pubblicati nei mesi precedenti, extra assortiti e, in molti casi, una grafica rimasterizzata per l'occasione. Una regola che per Ori and the Blind Forest: Definitive Edition non vale. A essere pignoli, potremmo considerare questa nuova edizione una Director's Cut: il gioco riveduto, corretto e ampliato dagli sviluppatori, a partire dal già ottimo materiale di partenza. Il titolo esce a un anno di distanza esatto dall'originale e la cosa ha fatto storcere il naso a qualcuno, soprattutto agli acquirenti della prima ora. Che non devono però temere: a loro sarà consentito acquistare questa edizione mettendoci semplicemente la differenza. E vissero tutti felici e contenti (o quasi, visto che non è possibile esportare i salvataggi dell'originale).

Il videogioco ritrovato

L'aveva già scritto a suo tempo il nostro Fossetti: "Ori riempie di gioia gli utenti d'altri tempi come i giocatori moderni". Se n'era accorta un po' tutta la critica videludica. Il platform di Moon Studios spiccava per qualità e direzione artistica. Qualcuno si era giustamente soffermato sull'introduzione, pochi minuti che condensavano tramite dissolvenze e un abile montaggio l'affettuosa quotidianità di Naru e Ori. Istanti che raccontavano l'incontro tra i due, l'impegno nel prendersi cura una dell'altro, uno dell'altra. Lo scorrere del tempo fino all'ora fatidica e inevitabile.
Ori si era staccato dall'Albero dello Spirito e trascinato dal vento si era posato vicino a Naru. La foresta di Nibel, un tempo accogliente e rigogliosa, nel corso del tempo si è trasformata in un luogo arido e inospitale. Qualcosa è cambiato e Ori, ormai orfano, è costretto a lasciare il nido materno per sopravvivere. L'avventura del giocatore ha inizio, ma è solo dopo l'incontro con Sein, spirito di luce che si appresta a fare da guida (e da arma) al nostro Ori, che il titolo Moon Studios inizia a svelare le prime meccaniche di gioco.

Hardcore o Casual?

L'originale Ori and the Blind Forest è un'opera ingannevole: la direzione artistica fiabesca fa pensare a un viaggio spensierato e idilliaco. Invece no, Ori and the Blind Forest è un gioco difficile, impegnativo, di quelli che a tratti ti vien voglia di lanciare il joypad dalla finestra. Un platform hardcore, un lupo travestito da agnello. Per smussare la cosa gli sviluppatori hanno inserito in questa Definitive Edition tre ulteriori livelli di difficoltà, oltre a quello normale. Quello difficile è decisamente per esperti, mentre la modalità "Una Vita" si commenta da sola e non la consiglieremmo nemmeno al nostro peggior nemico.

Però c'è sempre chi ama farsi del male, per cui ben vengano queste opzioni ulteriori. Tenete conto che pure la novella modalità facile non è esattamente una passeggiata, anche perché gran parte della difficoltà di Ori non sta tanto nell'aggressività dei nemici, quanto nell'estrema complessità di alcuni passaggi platform che richiedono una precisione da chirurgo. Il merito degli sviluppatori sta nell'essersi mantenuti sempre a un passo dalla frustrazione: Ori and the Blind Forest è un titolo impegnativo ma non sadico. Il trial & error, per quanto non del tutto ineccepibile, dà i suoi frutti e il sistema di salvataggio, che si regge sui checkpoint creati a piacere dall'utente, si incastra con intelligenza nella meccanica del "ritenta, sarai più fortunato".

Ori, Un Anno Dopo

Questa Director's Cut introduce inoltre due nuove aree da esplorare in lungo e in largo, contigue a quelle presenti nell'originale. Ori and the Blind Forest si poggia infatti su una struttura à la Metroid, per cui il backtracking è all'ordine del giorno e per esplorare a fondo le nuove aree sarà necessario sbloccare alcune abilità specifiche di Ori. Le nuove aree si concentrano su Naru e sul suo passato e aggiungono nuovi tasselli narrativi all'avventura.
A proposito di backtracking, gli sviluppatori sembrano aver fatto tesoro delle lamentele dei giocatori. Nell'originale il backtracking, per quanto non eccessivo, era affidato totalmente ai pellegrinaggi (e alla pazienza) del giocatore. In questa Definitive Edition i Pozzi dello Spirito, che prima servivano solo a salvare, diventano comodi teletrasporti per passare in men che non si dica da un punto all'altro dello scenario. Certo, ci si chiede perché la stessa funzionalità non sia stata inserita nell'originale, ma è meglio non farsi troppe domande. Si è posto rimedio anche all'impossibilità di visitare alcune zone specifiche per completarle al 100%, aspetto che aveva irritato più di qualche giocatore. A completare l'elenco delle aggiunte in-game, due nuove abilità a disposizione di Ori: lo scatto veloce - che una volta potenziato può anche danneggiare i nemici - e un nuovo strumento offensivo (Esplosione di luce), una granata che può essere scagliata contro gli avversari. Dal menu principale, invece, è possibile visionare tramite l'apposita modalità Teatro tutte le cutscene del gioco più una serie di trailer e illustrazioni.

Ori and the Blind Forest Ori and the Blind Forest, in questa edizione riveduta e corretta che sa più di Director's Cut che non di Definitive Edition, si dimostra indubbiamente più comprensivo nei confronti del giocatore. L'originale era un gioco impegnativo, a tratti sin troppo. Da questo punto di vista nulla è cambiato, certi passaggi richiedono tuttora un'attenzione notevole, ma è cosa buona e giusta che siano stati inseriti nuovi livelli di difficoltà, per accontentare sia gli avventurieri meno pazienti che quelli più masochisti. Ben venga anche il backtracking perfezionato e reso più veloce dai punti di teletrasporto, così come sono benvenute le nuove abilità a disposizione di Ori e le due inedite aree esplorabili che si soffermano sul passato di Naru. A un anno di distanza il titolo di Moon Studios non ha perso un briciolo della sua qualità: questa Definitive Edition è qui a testimoniarlo.

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