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Speciale PlayStation Now

Dubbi e prospettive del gioco in streaming di Sony e Gaikai

speciale PlayStation Now
Articolo a cura di
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nel corso del Consumer Electronic Show di Las Vegas, Sony ha finalmente presentato il suo servizio di gioco in streaming che quest'anno debutterà in America. PlayStation Now sarà quindi il punto d'approdo di un'operazione cominciata nel luglio del 2012, quando Sony ha acquistato Gaikai per 380 milioni di dollari. In verità la società esperta in cloud ha già lavorato al sistema che permette di giocare su PlayStation Vita con una Ps4, tramite Remote Play; ma in questo caso prospettive e mire sono ben diverse. PlayStation Now sarà infatti un servizio disponibile non solo su tutte le console, ma anche su Smartphone, Tablet e su tutti i televisori della gamma Bravia, grazie al quale gli utenti avranno accesso ad un'ampia libreria di titoli Ps3.
A sentire il fermento che si è creato sulla rete in seguito all'ufficializzazione di PlayStation Now, sembra quasi di esser tornati ai tempi di OnLive (era il 2009), con predizioni più o meno fataliste sul futuro del gaming e sulla diffusione capillare dei titoli a marchio PlayStation, anche in quei salotti in cui i videogame non sono ancora entrati neppure “di sfuggita”.
É proprio la storia del già citato servizio che dovrebbe invece ispirare molte più cautele, assieme alla consapevolezza dell'enorme distanza fra la qualità delle infrastrutture americane e quelle europee, che almeno per noi utenti del vecchio continente non lascia intravedere prospettive troppo rosee. Siamo davvero sicuri, insomma, che PlayStation Now sia il futuro del gaming?

Quale futuro?

Da un certo punto di vista, PlayStation Now risponde ad una ben precisa esigenza di continuità che è diventata sempre più pressante in ambito console. Al passaggio da una generazione all'altra, infatti, la libreria di titoli così faticosamente costruita nel corso degli anni, viene completamente spazzata via dall'assenza di retrocompatibilità. E del resto il cambio radicale delle architetture hardware ha reso davvero impossibile, fino ad oggi, il supporto dei titoli sviluppati sulle vecchie console, se non con soluzioni costose e mai troppo comode.
Uno dei punti di forza del mondo PC (o delle Steam Machine, a dirla seguendo le mode del momento), è proprio la possibilità di accedere ad una libreria sostanzialmente immensa e in crescita costante. Con PlayStation Now, Sony sembra quindi inseguire il sogno di un'eredità ludica che sia anche fondamento delle epoche future: e a conti fatti è questo l'aspetto più affascinante del servizio di streaming. Parla chiaro, in tal senso, la demo del CES, in cui si potevano giocare le quattro esclusive più importanti di quest'anno, da The Last of Us a Beyond, passando per God of War: Ascension e Puppeteer. Titoli fortemente caratterizzanti e che un'azienda non può permettersi di “perdere per strada”: idealmente l'accesso anche “tardivo” a questi prodotti, ma più in generale ai grandi capolavori dei bei tempi andati, potrebbe generare buoni guadagni sulla lunga distanza, innescando magari un “circolo virtuoso” per cui anche al momento del lancio i prezzi potrebbero essere più bassi, vista la possibilità di ammortizzare i costi nel corso di un ciclo vitale più lungo.
Sony, insomma, dimostra ancora una volta di volersi avvicinare al modello di Steam, “mimando” tutti i grandi passi compiuti dalla piattaforma di Valve (dall'introduzione di una “libreria” software sempre accessibile, alla grande eterogeneità dell'offerta che passa dagli investimenti sui team indipendenti).
Al di là di questa affascinante prospettiva, tuttavia, è molto difficile ipotizzare una diffusione capillare ed un'ampia soddisfazione da parte del pubblico. I problemi principali di ogni servizio di gioco in streaming sono, come sempre, due: la compressione video e la necessità di appoggiarsi su un'infrastruttura di rete efficace e funzionale.
Per quanto riguarda il primo aspetto, dobbiamo ammettere che già Gaikai ci ha stupito in positivo, proprio grazie al Remote Play di PsVita. L'algoritmo di compressione del segnale video, in quel caso, è apparso molto buono, ma il tutto si riferiva ovviamente alla ridotta diagonale del portatile Sony. Sulle TV da salotto, che facilmente raggiungono e superano i 40'', i risultati qualitativi potrebbero essere ben più modesti. Sony promette un segnale a 720p, ma gli artifici saranno sicuramente visibili. Nell'epoca dei TV ultra-definiti, degli schermi OLED e dell'avvento del 4K, chi si accontenterà della compressione e della qualità di PlayStation Now?
Insomma, esattamente a chi si rivolge il servizio Sony? I gamer incalliti, con tutta probabilità, non riusciranno ad accettare questi compromessi, e piuttosto che giocare al top, eludendo anche l'inevitabile input lag (che comunque sembra -ci dicono dal CES- incredibilmente ridotto), preferiranno tirare fuori le vecchie console dalla soffitta. Per loro potrebbe avere più senso giocare ai titoli della libreria Ps3 su Vita o su un Tablet (ma con un Dualshock 3 in mano!): ma lo spauracchio del “gaming everywhere” ci sembra francamente uno sfizio da tecnomani.
PlayStation Now, insomma, sembrerebbe dedicato soprattutto a quell'utenza tutt'altro che affezionata ai videogiochi, che potrà trovarsi a contatto con le esclusive Sony semplicemente acquistando un televisore, o sul proprio iPad. Anche in questo caso c'è da chiedersi quanto utenti del genere decideranno di investire nel servizio di acquisto o noleggio: i prezzi restano ancora avvolti nel mistero, e rappresentano un aspetto fondamentale per poter giudicare con più cognizione di causa. Per il momento, spiace sapere che chi già possiede i titoli PlayStation 3, fisicamente o in formato digitale, non li potrà giocare da PlayStation Now se non li acquisterà nuovamente. Speriamo che in futuro questa situazione possa cambiare, perchè avere accesso alla propria libreria di classici potrebbe essere comunque piacevole per i fedelissimi del brand.

L'altro aspetto da considerare, comunque, è la qualità delle connessioni. Per un'esperienza di gioco ottimale Sony chiede una connessione costante a 5Mbit. Idealmente un dato confortante, dal momento che è inferiore alla media nazionale. Non vogliamo discutere troppo su queste dichiarazioni, ricordando comunque a chiunque stia guardando i video su YouTube che le prove del CES sono tutt'altro che indicative della qualità finale. Come sempre il servizio dovrà confrontarsi con l'infrastruttura dei server del servizio, e mentre le grandi città americane non dovrebbero avere troppi problemi, in Europa e soprattutto in Italia la situazione potrebbe essere discretamente più problematica. Ammesso e non concesso che Sony decida di investire in server farm ben disposte sul territorio del vecchio continente, nello stivale possiamo aspettarci qualche problema a livello di latenza (vera e propria croce anche dei pro-player di MMO e MOBA). E' anche vero che la condizione delle connessioni nel Bel Paese è disastrosa, con dislivelli qualitativi impressionanti: zone raggiunte dalla fibra sono geograficamente molto vicine a cittadine in cui la velocità effettiva è nettamente inferiore rispetto a quella dichiarata dai provider, e nelle ore di punta 5Mbit possono essere una lontana utopia anche per chi paga i suoi 20 Mega al mese.
Anche in questo caso, quindi, prima di lasciarsi prendere dagli entusiasmi è bene usare un po' di cautela, in attesa fra l'altro di annunci ufficiali per l'arrivo del servizio in Europa, che potrebbe slittare anche al prossimo anno.
Il destino di PlayStation Now, in ogni caso, è ancora avvolto nelle nebbie. OnLine vivacchia da quasi quattro anni, ai margini di un mercato che ha dimostrato di preferire altre proposte. Magari anche il gioco in streaming di Sony potrebbe ritagliarsi un suo spazio, benché tutt'altro che determinante. Potrebbe però rappresentare, per certi utenti, una soglia d'ingresso nel mondo PlayStation, abituando famiglie e neogiocatori ad entrare in contatto con i franchise più famosi, e trasformandoli gradualmente in giocatori appassionati. Oppure potrebbe essere un buon modo per aggiungere qualche contenuto extra alla già densa offerta del PlayStation Plus: magari un titolo al mese da poter giocare in streaming, saggiando la qualità del servizio.
Si tratta insomma di un servizio che potenzialmente potrebbe collocarsi bene nell'ecosistema PlayStation, se non altro rendendolo più completo e accessibile. Resta da vedere, alla prova dei fatti, come si comporterà l'esperimento di Gaikai con connessioni e compressioni. Attendiamo pensosi.