Pokémon: le origini di un videogiocatore

20 anni fa i Pokémon debuttavano in Giappone. In occasione della pubblicazione di Rosso, Blu e Giallo su Virtual Console apriamo il cassetto dei ricordi e ritorniamo alle caldi Estati di fine anni '90.

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Venti anni fa, nel Febbraio 1996 (lo riscrivo in lettere: millenovecentonovantasei) in Giappone uscivano Pokémon versione Rossa e Pokémon versione Verde, JRPG per Game Boy sviluppato da un allora misconosciuta Game Freak (o comunque non ancora sposata alla causa Nintendo), basato sulla crescita, sulla lotta e sullo scambio di mostriciattoli tra i giocatori.
Nello stesso mese dello stesso anno si registrano due attentati terroristici, uno a Londra dove l'IRA fa saltare in aria un bus a due piani e uno in Israele ad opera dei kamikaze di Hamas; ma c'è spazio anche per la vittoria ai Grammy Awards di una giovanissima Alanis Morissette (a 21 anni sarà la più giovane, finché non arriverà una certa Taylor Swift) e per la prima vittoria del computer Deep Blue contro il campione di scacchi Kasparov (a Marzo il russo comunque si riprenderà la rivincita). Ma io nel Febbraio 1996 ero ancora un piccinino all'asilo e guardavo con aria disincantata al Settembre in cui avrei incominciato le scuole elementari, un futuro a leggere e far di conto. Il Game Boy - se ben ricordo - lo avrei ricevuto in regalo al compleanno successivo insieme alla cartuccia di Mario Golf, ma devo ammettere che non lo guardai più di tanto. Certo quando mamma e papà mi trascinavano nei centri commerciali quello scatolotto grigio era un vero toccasana: selezionavo il divanetto più comodo e possibilmente più lontano dalle sciure per immergermi nei campi verdi (in pendant con il colore dello schermo monocromatico) insieme all'idraulico che conoscevo a malapena.
Nel 1999, come è noto, Nintendo distribuirà Pokémon versione Rossa e Pokémon versione Blu in Europa, ed è qui che comincia la storia dei mostri tascabili oltre che la mia storia di videogiocatore...

Impara l'inglese coi Pokémon

La Prima Comunione è il momento in cui un bambino comincia a prendere consapevolezza delle proprie passioni e dato il coinvolgimento nella cerimonia e nel pranzo di tutto il parentado può avanzare pretese consistenti in termini di regali. Oggigiorno è sempre più l'occasione per fare dono del primo cellulare/smartphone, un modo per dare la responsabilità di gestire il credito e liberarsi un pochetto dalla morsa paterna, combinato a giochetti da mostrare agli amici e selfie pre-ubriacatura...
Ma nella Primavera del 1999 il mio unico desiderio alla Comunione era il videogioco dei Pokémon per Game Boy. Una pretesa modesta in confronto a televisori da cameretta o cellulari Omintel coi tasti colorati di molti miei compagni di scuola, ma in quel momento non potevo proprio resistere. Con il senno di poi avrei potuto giocare meglio le mie carte ed avanzare richieste più cospicue in quell'occasione, rimandando al compleanno in Luglio l'ambita cartuccia ma non potevo proprio aspettare...
La ricerca in effetti non fa facile. In assenza di Amazon ma per fortuna in presenza di un nonno molto paziente, setacciai con lui i negozi di tecnologia del circondario e l'unica cosa che riuscii a trovare fu Pokémon versione Gialla. In lingua inglese, perché Pokémon Rosso e Blu localizzati in italiano erano già belli che finiti e forse lassù in Germania (Nintendo of Europe) avevano chiesto una mano ai cugini nordamericani per rimpolpare gli scaffali. A 9 anni potevate immaginare quanto potesse essere basilare il mio livello di inglese, ma devo proprio ammettere che Pokémon Giallo è stato un validissimo insegnante d'anglofono, un po' come per i ragazzi più grandicelli è stato Final Fantasy VII...

Di scambi e di lotte

Della versione Verde esiste un prototipo, poi cassato in favore di Pokémon Blu

Snorlax è uno dei Pokèmon più conosciuti anche da chi non ha mai giocato ad un episodio del franchise

Nell'Estate 1999 la Pokémania dilagava. C'erano i videogiochi dei Pokémon, i cartoni animati dei Pokémon (ogni giorno alle 4 del pomeriggio), le figurine dei Pokémon e le magliette dei Pokémon. Mentre in Giappone il fenomeno è esploso in maniera graduale, aggiungendo media e merchandise in un secondo momento rispetto ai videogiochi, da noi quando furono lanciate le cartucce erano già pronte caterve di oggetti a corredo. In particolare i genitori ne furono totalmente impreparati e non capivano veramente cosa fossero questi mostriciattoli giapponesi: ricordo che mia madre leggeva tutti gli articoli dedicati al fenomeno che comparivano sui giornali femminili e poi mi faceva un sacco di domande a riguardo. Genitori di oggi, il rischio che possa accadere qualcosa di analogo con Yokai Watch per Nintendo 3DS è molto alto...
Io fui contagiato completamente dalla Pokèmania, complici anche due vicini di casa altrettanto appassionati, dotati sia di Game Boy (mattone nel mio caso, Pocket nel loro caso) sia di 3 mesi ininterrotti di vacanza. Quanto mi manca la noia appagante delle vacanze estive...
Ricordo che ci incontravamo la mattina alla recinzione tra le nostre case per condividere i progressi nel videogioco notturni, poi ci salutavamo per il pranzo; nel pomeriggio ci invitavamo a vicenda, in attesa che cominciasse la puntata del cartone; infine nei dopocena, quando il Sole tramontava verso le 10 ci incontravamo per gli ultimi scambi o le ultime lotte via cavo link. L'Estate del 1999 fu l'Estate in cui consumai il cavo link che permetteva il collegamento tra due Gameboy: i giochi dei Pokémon si basavano fortemente sullo scambio di mostri collezionati, facendo forza sulla complementarietà tra la versione Rossa e Blu, l'invito ad acchiapparli tutti e l'evoluzione di alcuni solamente via scambio. Ricordo che anche in un epoca pre-diffusione di Internet giravano alcuni trucchetti che permettevano di ottenere Mew (ma era davvero nel retro della motonave Anna?) oppure di clonare i Pokémon, spegnendo il Game Boy un secondo prima del termine dell'operazione. Il 90% delle volte funzionavano e regalavano soddisfazioni immense, specie perché così sia io che il mio vicino avevamo il possente Charizard o il simpatico Raichu (in Pokémon Giallo, in ossequio al cartone, Pikachu non voleva proprio evolversi: però dandolo ad un amico con Pokémon Rosso bastava una pietra fulmine per fargli cambiare idea); il 10% cancellavano il salvataggio ed era un boccone amaro, per cui spesso e volentieri si facevano scambi "riparatori" per avere dei backup.
Poi c'erano le lotte, i tentativi di scavalcare l'avversario schierando un proprio Pokémon verso il quale quello nemico aveva debolezza, la pressante necessità di vincere senza utilizzare strumenti e la competizione contro amici di cui ormai si conoscevano le tecniche a memoria. Con Pokémon Giallo mi ero posto l'obiettivo di far crescere i 6 Pokémon della mia squadra fino al level cap fissato al livello 100. Un'immensa soddisfazione quando ci sono riuscito, subito raggelata dall'imminente primo giorno di scuola della quinta Elementare...

A.D. 2016

In occasione del ventesimo anniversario laggiù in Giappone Nintendo ha pubblicato sulla Virtual Console di Nintendo 3DS Pokémon Rosso, Blu e Giallo, emulati paro paro agli originali eccezion fatta per l'implementazione di un sistema di scambia via wireless ed una perfetta integrazione con la Pokébanca, oltre che con i futuri Pokémon Sole e Luna. Abbiamo scaricato il piccolo pacchetto di dati e ci siamo lanciati per l'ennesima volta nel viaggio di formazione dell'allenatore poké, insieme al fido Bulbasaur così da avere facilmente ragione dei primi due capopalestra, Brock e Misty. Da un lato abbiamo constatato come vi siano moltissimi elementi ormai entrati nella cultura pop e nel linguaggio del web, ma anche capaci di imprimere una direzione originale a questi JRPG ripresa e rilanciata dai successivi capitoli, quali ad esempio la dimensione multiplayer competitiva/collaborativa, le similitudini con il mondo reale ed il viaggio di formazione che si plasma sulle vicende personali di ogni età (il bambino che diventa ragazzo, il ragazzo che diventa adulto, l'adulto che diventa genitore, ecc...).

Ma dall'altro ci siamo ritrovati di fronte a tutti i limiti di un classico del videogioco con 20 anni sul groppone come ad esempio una grafica molto stilizzata con molte limitazioni sul fronte della prospettiva ed elementi di gameplay che rallentano il ritmo di gioco (dopo tutti gli altri episodi ritrovarsi impossibilitati a correre è una grossa limitazione).
Ecco perchè dopo poche ore mi sono staccato dal gioco ed ho deciso di riconsegnarlo al cassetto dei ricordi felici d'infanzia. Anche perché tutte le generazioni successive sono state un calco dei capostipiti (ecco perché X e Y mi avevano lasciato un po' con l'amaro in bocca... una rivoluzione mancata), ma sopratutto perché i remake Rosso Fuoco e Verde Foglia sono molto più giocabili e graficamente accattivanti. Peccato solo che ancora non sono disponibili su Virtual Console...