Porno VR: la nuova frontiera dell'imbarazzo

L'arrivo della Realtà Virtuale ha aperto nuove prospettive all'industria pornografica. Un accorato racconto di disagio e mobili IKEA.

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Sarò sincero. Sebbene il mio look da fan del califfato sembri suggerire tutt'altro, sono uno che ha l'imbarazzo facile... un sacco. Avete presente quel classico momento da serata all'italiana, con genitori e figlio stretti sul divano a guardare un film "bollino arancione" quando, a un tratto, balena sullo schermo la classica scena "capezzolare"? Ecco, quando succedeva questo l'imberbe me del passato assumeva le camaleontiche fattezze di uno strano cuscino fischiettante, di un vivace color lambrusco.
Della serie "l'OctoCamo è per dilettanti".
Per questo avevo una mezza intenzione di scrivere il pezzo che state leggendo limitandomi al ruolo di narratore, magari attribuendo il merito della "ricerca" a un qualche cugino immaginario.
Poi la sconvolgente epifania: la stragrande maggioranza degli internauti, a prescindere da genere, credo, età e classe preferita a Overwatch (Genji dominat), ha rapporti più o meno frequenti con il lato osé della rete.
Quindi sì, ho guardato del porno in VR - per scopi puramente scientifici, sia chiaro - e sono qui per raccontarvi la mia esperienza. Mi chiedo perché l'80% di quello che scrivo faccia pensare a confessioni in stile "alcolisti anonimi".

Onanisti anonimi

"Ciao, sono Alessandro e ho il gomito del tennista... e no, non ho mai giocato a tennis".
Sin dall'alba dell'era VR, una parte consistente degli smanettoni (doppio senso assolutamente volontario) di tutto il mondo si sono chiesti come sarebbe stato "vivere" un porno utilizzando un visore per realtà virtuale.
E dato che anch'io, per qualche tempo, ho trovato collocazione in quel nutrito drappello, potete facilmente immaginare la mia risposta quando un amico e collega (rigidamente protetto da un accordo di non divulgazione) se n'è uscito con la proposta "Ma hai mai visto un porno in VR? Vuoi provare?".
Il tempo di un caffè e già ero pronto a calarmi, virtualmente parlando, le braghe per la scienza, ovviamente di fronte a un nutrito gruppo di testimoni ridanciani. Non senza una certa ansietta, tra l'altro, dato che il mio ospite si dimostrava particolarmente avaro nell'offrire dettagli sull'esperienza nella quale mi sarei calato di lì a poco.
A questo punto una precisazione di ordine tecnico. Malgrado la visione di un porno in VR non sia semplice - soprattutto dal punto di vista logistico - quanto quella di un tradizionale filmato hard, la fase di preparazione richiede al massimo un paio di minuti, e impone l'utilizzo di un apposito VR player (online se ne trovano diversi).
Ma torniamo al quid.
Trovata - faticosamente - una collocazione non invalidante su un'improbabile sedia a dondolo ergonomica, e inforcato l'headset di Oculus, ero pronto.

E vissero felici e contenti

Dopo qualche istante di buio, ecco balenare il logo della casa di produzione seguito dal classico disclaimer sull'età degli attori. Altri 15 secondi e mi ritrovo seduto nel salotto buono di una qualche villa losangelina, intento ad ascoltare le promettenti elucubrazioni di un'attraente brunetta, apparentemente molto interessata a scoprire vie d'accesso alternative al suo... cuore. Prima però, per ringraziarmi della cortese attenzione dimostrata durante tutta la conversazione - inevitabile, considerando la totale immobilità del mio avatar - la signorina mi chiede se può scendere a fare quattro chiacchiere al banco dei salumi. Annuisco energicamente, mentre la signorina scopre un addome scolpito che proprio non ricordavo di avere.
La "chiacchierata" coincide con una repentina impennata del mio livello di imbarazzo, mentre il sistema circolatorio fa il massimo per deviare il sangue verso viso e altre zone che non sto a spiegarvi. Particolarmente disagevole la dissociazione sensoriale causata dalla disarmonia tra quello che vedo e il resto del percepito, mentre la gentile donzella continua a dimostrare il suo apprezzamento per gli insaccati a km 0. Faccio onestamente fatica a trovare una collocazione alle mani che, considerando la presenza di una platea sogghignante, voglio tenere il più lontano possibile dal mio centro di gravità tantrico.
Il disagio comincia a farsi più intenso quando la ragazza decide che è il momento di giocare alla cavallina, così abbandono completamente l'azione e comincio a vagare con lo sguardo alla ricerca di punti di riferimento tratti dal catalogo IKEA.
Dopo aver indugiato un po' su uno scaffale Kallax di cui avrei un disperato bisogno (diamine, da quando i set porno sono così ben arredati?), mi rendo condo che la visuale è limitata a 180°, invece dei 360° che, in genere, caratterizzano le produzioni videoludiche in VR. Muovendo troppo la testa sul piano orizzontale si vedono i bordi dell'immagine, anche se la cosa non influisce in alcun modo sulla godibilità dell'esperienza, nel mio caso già intrinsecamente problematica.

Torno all'azione e... occavolo donna, quando diavolo sei arrivata quassù?
Comincio a provare un familiare bisogno di fischiettare, ho le mani che ormai vivono di vita propria e mi sento un po' come in quei sogni dove ci si ritrova nudi nel cortile delle elementari, quindi chiedo al mio carceriere virtuale di mandare avanti fino al "e vissero felici e contenti".
Detto fatto, finale a effetto, applausi in sala eeeee... luci accese.
Non lo farò mai più. Non con qualcuno nei dintorni.

Morale della favola

Malgrado le condizioni di visione, totalmente inadatte ad assecondare lo scopo primario di questo genere di produzioni, e la natura vergognosa del sottoscritto, devo dire che il porno in VR ha un suo perché. Come per la gran parte delle esperienza virtuali di qualità, l'immersione e la vicinanza all'azione sono tali da aumentare considerevolmente la presa sensoriale del prodotto, a volte in modi assolutamente disagevoli (in senso buono, credo). In generale, si tratta di un'esperienza strana e affascinante, da provare in assoluta solitudine e da non raccontare mai con un tasso alcolemico inferiore al "tanti saluti alla patente". Non sarà certo questo a convincervi - si spera - ad acquistare una periferica per la realtà virtuale, ma potrebbe rappresentare un buon incentivo all'esborso.
Sempre e comunque per il bene della scienza.