Primal torna su PlayStation 4

Sviluppato da SCE Cambridge Studio e pubblicato nel 2002 su PlayStation 2, Primal torna su PlayStation 4 con varie migliorie grafiche

speciale Primal torna su PlayStation 4
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4

Primal è una lunga, strana e contorta avventura. Un'epopea soprannaturale la cui bruttezza ricercata non la rende comunque un videogioco "brutto", riscattandola così dall'obsolescenza che ne annebbia i pregi. In quest'opera del 2002 per PS2 di SCE Cambridge Studio latita ogni sfumatura di grazia, tuttavia in essa c'è una gotica mostruosità che non lusinga i gusti del pubblico più assuefatto ad un'estetica da spot televisivo e che non scade mai nella palude frizzante di bollicine artificiali del "carino". Curioso e inquietante che proprio questa notevole, adeguata bruttezza sia stata rimossa dalla versione giapponese del gioco, dove alla protagonista trasformata in demone sono stati sovrapposti volti dal fascino più canonico e accettabile, snaturando di fatto la sua bestialità gotica. In Primal, disponibile ora sul negozio digitale di Playstation 4, ci sono corrispondenze con le idee narrative e le visioni filmiche di Clive Barker, purtroppo private di quella sensualità spinta, maledetta o liberatoria, che traspira dalle parole e dalle immagini dell'autore di Gioco Dannato e Nightbreed. L'horror di Primal è comunque diluito in un fantasy oscuro, che non sconvolge nemmeno durante gli episodi più tragici a causa di una regia poco ispirata nel trasmettere il pathos. Se ci pensiamo dopo però, a quello che è successo, comprendiamo la portata drammatica degli eventi e ci commuoviamo a posteriori. Talvolta durante il gioco sorridiamo, non sempre per l'imbarazzo di un'involontaria comicità dovuta ad animazioni grottesche, ma grazie ad una scrittura raffinata da commedia surreale, e ci ritroviamo meditativi dopo inaspettate derive filosofiche, psicologiche e sociologiche come se stessimo leggendo dei viaggi fantastici e allegorici di Gulliver.

Giocando a Primal

Primal è un gioco d'avventura in terza persona che ci pone nella condizione psicotica di controllare due personaggi, una barista di nome Jennifer "tutti mi chiamano Jen" e il petroso gargoyle chiamato Scree. La ragazza, o meglio il suo spirito, poiché il suo corpo giace comatoso in un ospedale in seguito ad un tragico evento iniziale, è stata trasportata in un'altra dimensione, squilibrata dalle mire del maligno. Toccherà a lei ristabilire l'ordine viaggiando per i quattro strani mondi di Oblivion, accompagnata dalla creatura rocciosa. Siamo costretti a cambiare personaggio per risolvere elementari enigmi ambientali attraverso zone molto vaste e articolate. E per combattere, perché possiamo farlo solo con Jen, salvo rarissime eccezioni. Il combattimento è gestito tramite la pressione dei tasti dorsali e oggi sorge inizialmente spontaneo utilizzarli alla Dark Souls, prima di scoprire la componente più arcade, quasi da picchiaduro, implementata nel gioco. Miscelando gli attacchi disponibili e mantenendo una ritmica coerente con le idee ludiche degli sviluppatori si possono incatenare combinazioni letali fino al colpo di grazia definitivo. Non si tratta di un combat-system raffinato, ma risulta comunque godibile con la pratica, e grazie alle mutazioni "mostruose" di Jen: soprattutto perché gli scontri non sono continui ma dosati con sapienza, tanto che Primal risulta un videogame più esplorativo che marziale. Sebbene i nemici cambino in ognuno dei quattro mondi, in ciascuno di questi ci sono solo due tipologie di avversari, e non tutti i boss sono degni di nota, sebbene il disegno di alcuni sia ispirato. La difficoltà dei combattimenti è comunque irrisoria, perché è difficilissimo che Jen possa morire, e la si può curare comodamente grazie al suo rapporto simbiotico con Scree, dal quale assorbe l'energia che la creatura recupera dai nemici sconfitti o da numerose pietre evanescenti sparse nel mondo di gioco. Si tratta di un universo quadripartito che può risultare tedioso come sorprendente: le terre notturne e gelide di Solum che tendono ad essere piatte e ripetitive salvo qualche raro panorama, la subacquea e piacevole Acquis, l'umida e feudale Aetha dal cielo grave di nubi e la vulcanica Volca. La vastità e la varietà delle quattro ambientazioni sono punti di forza di Primal, la cui soluzione richiede dalle quindici alle venti ore di gioco; ma per goderne bisogna lasciarsi sedurre dalla storia che vi è ambientata, e intravedere le idee dietro una realizzazione tecnica e artistica altalenante che i 16:9 e la veste in alta definizione denunciano con crudezza.

Se ci si lascia trasportare da queste cupe vicende di misteri e tragedie, se si colgono i particolari e i dettagli di ambientazioni che inizialmente possono sembrare vuote e ripetitive, se si osservano con attenzione le ferine o malvagie sembianze di corpi mai banali e ci si lascia avvolgere da un'oscura colonna sonora sinfonica e metallara, allora qualcosa scatta nella psiche ludica del giocatore e Primal si trasforma in un'avventura grandiosamente imperfetta ma godibile e appassionante ancora oggi al costo di 9 euro circa.

Primal non va dimenticato

L'importanza di Primal, la necessità che non venga dimenticato, va oltre il valore del titolo stesso. Primal imostra come l'eccellenza sia una cosa davvero rara, ma ciò non toglie che ci siano opere degne di attenzione malgrado gli evidenti difetti che, in questo caso, il tempo ha amplificato. C'è una grandezza anche nella mediocrità, ci sono idee che scavalcano il risultato brillando metafisiche come intenzione pura. Primal può essere considerato un fallimento e, se lo è, si tratta comunque di un'epica e onorevole sconfitta. E tra le ombre, con pazienza e amore, è possibile rivelare il lucore di una nobile, discreta vittoria.