Speciale Pro Evolution Soccer 2016

La serie calcistica di Konami festeggia il ventesimo anniversario: con PES 2016 la casa giapponese è stata brava a costruire sulle ottime basi del predecessore, realizzando una nuova edizione che, almeno sul campo, convince ed entusiasma.

speciale Pro Evolution Soccer 2016
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  • PS4
  • Xbox One
Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Guida galattica per calciostoppisti: se in fondo a questa prima parte della recensione di PES 2016 non vedete un voto, non fatevi prendere dal panico. Abbiamo deciso di rimandare il fatidico numero all'ultima parte della review, che pubblicheremo tra qualche giorno quando avremo avuto modo di provare a fondo tutte le modalità online, che saranno disponibili solo al lancio del gioco, il 17 settembre. Siccome siamo dei tipi precisi, abbiamo anche deciso di dividere la recensione in tre parti. Nella prima puntata parleremo solo della giocabilità, di tutto quello che avviene sul terreno di gioco. Nella seconda puntata, che andrà in onda tra qualche giorno, ci concentreremo su tutte le modalità offline. Infine, nella terza e ultima parte, sarà la volta dell'online e di tutte le opzioni collegate.

Quanti sono venti anni? Quanto può cambiare la vita di una persona nell'arco di quattro lustri? Ricordo abbastanza bene la prima volta che provai International Superstar Soccer per il Super Nintendo. Fu uno degli ultimi titoli che acquistai per la console giapponese, ormai vicina alla pensione con l'arrivo delle nuove console a 32 bit di Sony e Sega. Avevamo questa tradizione, io e alcuni miei amici, di fare violentissimi tornei a Mario Kart dove in nome della gloria imperitura che poteva scaturire da una vittoria al fotofinish mettevamo a repentaglio tutto: studi, amicizie, amori, vita sociale. Quella settimana, prima di cominciare a correre tra cordoli e lanciarsi gusci di tartaruga, dissi una cosa del genere: "ehi, ho preso questo gioco che si chiama International Superstar Soccer, un gioco di calcio. No, non è FIFA. Ci facciamo una partita?". Quella notte non giocammo a Mario Kart. Siamo ancora lontani dall'idea di Pro Evolution Soccer, ma quell'ISS per Konami è l'inizio di qualcosa di davvero speciale. La casa giapponese entra insomma nell'arena delle simulazioni di calcio e lo fa con un intervento a gamba tesa su Electronic Arts e il suo FIFA, che seppur giovane già dominava il mercato console. In seguito Konami avrebbe diviso le due serie (International Superstar Soccer, durata però pochi anni, e Winning Eleven) con la nascita di ISS Pro che nel 2001 diventa ufficialmente Pro Evolution Soccer. Oggi, sul divano accanto a me mentre gioco a Pro Evolution Soccer 2016 c'è una figlia di dieci mesi. Vivo all'estero, i miei amici li sento via Skype, eppure ogni tanto riusciamo ancora a organizzare serate online con tornei e insulti annessi: passano gli anni, sì, ma PES rimane per noi un punto d'incontro, un modo per stare insieme. E dopo un po' di giorni passato con Pro Evolution Soccer 2016, sono certo che lo sarà ancora per molti anni a venire. Perché sì, anche se in fondo alla pagina non c'è un voto, posso dirvelo subito: Konami è stata brava a costruire sulle ottime basi del predecessore, realizzando una nuova edizione che, almeno sul campo, convince ed entusiasma.

Il gioco più bello del mondo

La storia, ormai, dovreste saperla. Konami ha preferito saltare un anno e ricominciare tutto da capo, utilizzando il nuovo Fox Engine per creare un videogame di calcio davvero all'altezza della potenza delle nuove console. PES 2015 non è stato proprio una sorpresa: fin dalle prime volte che l'abbiamo giocato si era intuito che la casa giapponese avesse fatto un lavoro sopra le righe. Il risultato lo dovreste ricordare: promozione a pieni voti, 110 e lode con bacio accademico e tutti sul divano a giocare. Konami però sa di aver perso terreno nei confronti di FIFA, e sa perfettamente che non sarà facile recuperarlo visto che l'avversario nel frattempo, pur inciampando qualche vola, continua a correre e soprattutto continua a supportare il suo FIFA con campagna di marketing e investimenti degni del miglior Abramovich. Al centro di questa rinascita di PES c'è una decisione, quella di passare parte delle competenze organizzative all'Europa e più precisamente agli uffici Konami a Windsor, alle porte di Londra. Qui, a due passi dal castello dove la regina va a passare le vacanze, la casa giapponese ha stabilito un ufficio che si occupa di diversi aspetti di PES e che funge da spalla al team PES Productions in Giappone che rimane, sia chiaro, l'unico responsabile dello sviluppo. "Vogliamo dare un gusto più europeo al gioco", ci ha raccontato l'anno scorso Adam Bhatti, "ma abbiamo bisogno di tempo per organizzarci: i primi risultati li vedrete solo con PES 2016".

Come Nainggolan

La prima e forse più importante novità di PES 2016 sta nel numero delle animazioni presenti. Konami ha triplicato il numero di movimenti possibili, aggiungendo anche un'infinità di animazioni di raccordo tra un movimento e l'altro. Tutto questo ha tre effetti fondamentali sul gioco. Il primo è che è ancora più bello da vedere e più esaltante da giocare.

Ci sono alcuni momenti in cui succedono cose che ti galvanizzano, che ti fanno sentire come quando da bambino segnavi al parco il tuo primo gol e correvi sotto una curva immaginaria di tifosi immaginari. Il secondo è che diventa ancora più realistico perché ora il gioco può scegliere tra un maggior numero di animazioni a seconda della situazione di gioco. Questo miglioramento è evidente nei contrasti, quando una spinta fa perdere l'equilibrio e vedi Iturbe che cerca di continuare a correre, arranca, scivola, ma si riprende e tiene il controllo della palla. Oppure quando su un tiro basso Buffon si tuffa di lato, allungando la mano di richiamo per prendere il pallone che subisce una deviazione involontaria verso l'alto. O ancora quando Pogba crossa d'esterno, da fermo, perché è la cosa più sensata da fare quando sei con le spalle alla bandierina del calcio d'angolo e non hai dove andare. Sono sensazioni, momenti, attimi, ma la qualità di queste nuovi animazione a tratti è davvero sublime. Il terzo effetto che hanno sul gioco è nel sistema di controllo, che diventa ancora più preciso, che permette di disegnare trame ancora più intricate che in passato. La qualità di queste animazioni e il suo impatto sulla giocabilità è evidente nei nuovi dribbling e situazioni uno contro uno: ci sono nuove finte, ma soprattutto le animazioni sono più coese, con meno inerzia. Si ha sempre il controllo della palla, anche durante i cambi di direzione: riuscire a fare una finta e vedere un difensore che scivola e perde l'equilibrio (sì, tipo la difesa del Bayern Monaco...) è una vera goduria. Non solo, dal punto di vista grafico non si può non apprezzare il lavoro svolto da Konami per dare ancora più personalità ai giocatori più forti. Oltre a volti riprodotti quasi alla perfezione (diciamo quasi perché ogni tanto qualche caduta c'è su giocatori di "seconda fascia", tipo De Sanctis alla Roma che sembra l'Ispettore Coliandro con la barba), i giocatori più importanti si muovono esattamente come fanno nella realtà. Certo, anche nei precedenti episodi molti dei giocatori più forti come Messi, Ronaldo e compagnia avevano animazioni ad hoc, e ci mancherebbe non fosse così. Ma in PES 2016 il numero di giocatori che hanno animazioni "proprie" è salito a dismisura, regalando così un coinvolgimento ancora maggiore. Vedere Nainggolan esibirsi in una delle sue famose scivolate e recuperare palla è una gioia per gli occhi.

Questione di ritmo

La seconda cosa che colpisce di PES 2016 è il suo ritmo di gioco perfettamente bilanciato. L'approccio è realistico, verosimile: si vuole simulare il calcio, dare possibilità alla vostra fantasia di trasformarsi in realtà. Permette di ragionare, si adatta al vostro stile di gioco: potrete produrvi in una fitta rete di passaggi che farebbe felice anche Guardiola, oppure affidarvi a cambi di direzione e filtranti in verticale, per sorprendere in velocità l'avversario. In questo senso è fondamentale il sistema di controllo, che ha un grande pregio: PES, esattamente come il calcio giocato, diventa più complesso a mano a mano che sale il livello di abilità del giocatore e la voglia di costruire azioni sempre più complesse. In altre parole, il gioco Konami è perfetto nel farci gestire facilmente l'ordinaria amministrazione come i triangoli o i filtranti, ma per riuscire a fare un gol in rovesciata o un tiro al volo, oltre a una inevitabile dose di fortuna, ci vorrà molta abilità, bisognerà avere i tempi giusti e il giocatore giusto, colpire la palla dal lato corretto e dargli la giusta forza. Questa precisione del sistema di controllo si evince anche nel nuovo sistema di passaggi. Come in passato, potrete decidere tra passaggi completamente automatici oppure varie "gradazioni" di passaggi assistiti, sia normali che filtranti. Il filtrante assistito non sembra ancora funzionare a dovere: la palla va automaticamente al giocatore più vicino, ma è probabile che questo è un difetto che verrà risolto al giorno del lancio. Molto bene il passaggio manuale con L2, introdotto con successo già con PES 2015: si preme il tasto e compare una freccia che permette di indirizzare facilmente il pallone. Una via di mezzo, un'indicazione visiva su dove finirà la palla che sicuramente può aiutare i meno esperti a passare dall'automatico al (semi)manuale. Ma anche utilizzando il passaggio automatico, PES 2016 è preciso e affidabile, soprattutto se imparerete a dosare la forza del passaggio nel modo giusto. Certo, ogni tanto capiterà che la palla arriverà al giocatore sbagliato: voi volevate passarla a Toni e invece arriva a Gomez. Succede, ma rispetto al passato succede di meno e questo è un passo avanti significativo.

Tu non puoi passare

E la fase difensiva? Anche quella convince in pieno. Konami ha introdotto una importante novità in questo nuovo PES, che consiste nella possibilità di combattere per la posizione e l'anticipo in un cross o una palla alta. Si mantiene il controllo del giocatore, si cerca di posizionarlo davanti al difensore, ci si strattona e si lotta per cercare di colpire la palla di testa oppure controllarla. Un'aggiunta che può sembrare di secondo piano ma che garantisce ulteriore profondità e realismo. Tutta la gestione dei contrasti è molto ben curata. I giocatori lottano per ogni pallone e il gioco tiene in considerazione ovviamente la loro abilità ma anche e soprattutto peso, altezza, prestanza fisica. Insomma, è difficile che Messi, in un colpo di testa, abbia la meglio su Bonucci, e questo è ovviamente un bene perché ci costringe ancora più che in passato a conoscere i nostri giocatori e usare le loro abilità nel miglior modo possibile. L'altra novità si chiama "difesa perfetta" e in pratica consiste in un contrasto effettuato con il tempismo perfetto: in questo caso il gioco vi premia con un controllo palla praticamente immediato, che vi permette subito di impostare l'azione. In altre parole: se in passato poteva capitare di fare un contrasto perfetto e comunque perdere la palla per colpa di un rimbalzo di troppo, adesso il gioco è più attento a premiare la vostra bravura anche in difesa. Le nuove animazioni di cui parlavamo all'inizio migliorano anche il gioco in difesa. I contrasti sono gestiti in maniera più naturale, così come i cambi di direzione: c'è meno inerzia, e questo permette di avere maggior controllo sul giocatore.
Davvero splendida la gestione del raddoppio di marcatura, che come al solito si effettua premendo un tasto. La squadra accorcia e pressa il portatore di palla, rendendo più facile il recupero del pallone anche se bisogna fare attenzione a non esporsi troppo a filtranti o contropiedi. Visto che parliamo di difesa, una nota la meritano anche i portieri. Ogni anno il comunicato stampa di un nuovo PES parla di "IA dei portieri migliorata". Anche quest'anno non ha fatto eccezione ma stavolta il miglioramento c'è e si vede. Prima di tutto, adesso anche i portieri hanno animazioni ad hoc, proprio come le star, e un comportamento in campo che rispecchia, per quanto possibile, le controparti reali. Giocate col Bayern Monaco e vedrete Neuer usare spesso i piedi e uscire spesso dall'area piccola. Si chiama "Goalkeeper ID" e, per una volta, funziona davvero. In particolare ci ha convinto come il gioco gestire le uscite autonome dei portieri fuori dall'area: rispetto al passato il passo avanti è netto. Rimangono invece alcune incertezze su certi tipi di tiri, ma in generale il miglioramento è concreto. A proposito di Intelligenza Artificiale, qualche considerazione su quella degli avversari, che è sicuramente migliorata rispetto al passato ma che rimane ancora rivedibile. Tra i lati positivi, è bello notare come il gioco cerchi di riproporre lo stile delle squadre vere. Il Bayern gioca palla a terra, cercando il fraseggio e il dribbling per metterci in difficoltà. Altre squadre, come il West Ham, giocheranno molto chiuse dietro, provando i lanci lunghi e il contropiede. Peccato che a volte si presentino situazioni ai limiti dell'inverosimile, con portieri che diventano quasi imbattibili. Finire una partita con 20 tiri a favore e 3 contro ma pareggiare comunque 0 a 0 non è proprio il massimo: certo, può capitare, ma in PES 2016 ai livelli di difficoltà più alti capita un po' troppo spesso.

Lezioni di fisica

Ma l'assoluta protagonista di PES 2016 probabilmente è lei: la palla, la sfera, il pallone. Konami ha rivisto il modello fisico della palla e il risultato è davvero ottimo. Certe volte si avverte il "peso" di un tiro, l'efficacia di un contrasto, il tempismo perfetto di un'uscita proprio osservando il movimento della palla. È difficile da spiegare a parole, è un feeling, una sensazione, ma il risultato è un pallone che si muove sempre in maniera realistica, verosimile, anche quando schizza via per un contrasto o una deviazione involontaria, creando magari occasioni da gol degne del miglior gollonzo della Gialappa's. Il calcio, però, è anche questo e PES 2016 non fa eccezione. L'altra grande novità di questa nuova edizione di PES sono le condizioni meteo variabili (attenzione, per attivarle bisogna andare tra le impostazioni del campo da gioco e impostare le condizioni meteo su "casuale"). Si può iniziare la partita sotto al sole e finirla sotto la pioggia battente, con la fisica del pallone e il movimento dei giocatori che ne risentono. Sotto la pioggia pesante si possono creare pozze, la palla rimbalza meno, sotto una pioggia leggera invece può schizzare via acquistando velocità. Attenzione: non cambiano durante i 45 minuti. Significa che ogni tempo ha le sue condizioni meteo, per intenderci. Non sono esattamente dinamiche insomma, ma sono una gradita aggiunta che da maggiore realismo a certi match, considerato che poi il meteo tiene conto di luogo e periodo in cui si svolge la partita. Se giocate all'Old Trafford a dicembre, non aspettatevi il sole insomma.

Pro Evolution Soccer 2016 Lo diciamo senza mezzi termini: sul campo Pro Evolution Soccer 2016 ci ha convinto in pieno. È un bel miglioramento, una bella evoluzione delle ottime basi poste lo scorso anno. L’approccio realistico scelto da Konami rende possibile la costruzione di azioni sempre più complesse, che premiano la fantasia e la bravura del giocatore. Si migliora, costantemente, grazie anche a un sistema di controllo profondo e complesso, ma facile da assimilare. E le novità nelle animazioni, nella gestione dei dribbling con le nuove finte e il nuovo sistema 1 vs 1, unito alla possibilità di lottare per la posizione prima di un cross o una palla alta, danno ancora più spessore a un gioco già profondo e complesso. Anche i portieri, questa volta, hanno subito un miglioramento concreto che va oltre l’estetica delle nuove animazioni dedicate ai vari top player come Neuer o Buffon. Per chi ama il calcio questi sono dettagli che possono fare la differenza, che gasano tanto quanto un gol al volo o un’azione di prima costruita con precisione. Certo, rimangono alcuni problemi: primo tra tutti un’IA degli avversari non sempre all’altezza, ma sul campo PES 2016 è promosso a pieni voti. Dopo alcuni anni cupi, bisogna dare merito a Konami di aver ritrovato la strada giusta e di averlo fatto puntando sulla qualità e su quello che conta di più nel gioco del calcio: il campo. Ora è tempo di tornare negli spogliatoi: vi diamo appuntamento a tra qualche giorno, quando torneremo con la seconda puntata di questa review, dove parleremo di licenze, opzioni e modalità gioco offline.

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