PS4 Pro: come girano i giochi sulla nuova console Sony

Durante uno speciale evento a Londra abbiamo visto le migliorie apportate da PlayStation 4 Pro ai giochi già in commercio e ai titoli in uscita.

speciale PS4 Pro: come girano i giochi sulla nuova console Sony
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Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

In latino la preposizione "pro" significa "a vantaggio, a favore di...", mentre in inglese può essere intesa come diminutivo di "professional", ossia di "professionale", "esperto". In entrambi i casi, il nome scelto per la nuova console Sony non poteva essere più adatto: Ps4 Pro è, infatti, non soltanto ancor più a beneficio dei giocatori ("for the players") di quanto non fosse il primo modello, ma altresì molto più potente. Una macchina da gioco che segna una svolta rivoluzionaria nel mondo dell'entertainment casalingo, rappresentando non tanto un cambio generazionale, quando un vero e proprio upgrade che espande le caratteristiche hardware della Ps4 standard per offrire agli utenti un'esperienza superiore, capace di sfruttare le potenzialità del 4K e dell'HDR. Nel bene o nel male, Playstation 4 Pro è pronta ad imporsi nella giungla del gaming col roboante ruggito delle sue specifiche tecniche: per festeggiare l'avvento, ormai imminente, del suo enfant PROdige, Sony ha quindi organizzato un gigantesco evento a Londra, durante il quale abbiamo avuto (ri)conferma della forza bruta della console, provando finalmente con mano le migliorie apportate sia ai prodotti già nelle nostre librerie sia a quelli di prossima uscita. Dopo ore e ore di test, possiamo confermarvelo: l'obiettivo cui PlayStation ambisce non è mai stato così ben "definito".

Prima ero cieco, e ora ci vedo

"The best place to play": Sony, senza mezzi termini, si propone di trasformare la propria macchina in un ecosistema ludico perfetto. A sostenerlo è il vice presidente Michael Denny, indubbiamente entusiasta della portata epocale di questo esordio: una grande scommessa per il colosso giapponese che, con grande anticipo rispetto alla concorrenza, ha il coraggio di inserire un "nuovo sistema" all'interno del ciclo vitale di una console, facendo coesistere entrambe le piattaforme in modo omogeneo e coeso. Il rischio è di incappare in un errore comunicativo: a quale fetta di pubblico si rivolge PRO? Soltanto a quei pochi che, oggigiorno, posseggono una televisione in 4K e in HDR? In realtà la nuova PlayStation 4 non cerca a tutti i costi un preciso target di riferimento, ma apre una finestra verso quello che, presumibilmente, presto diverrà il futuro dell'intrattenimento. E il futuro, in questo caso, assume i tratti di un realismo visivo senza precedenti, reso possibile dall'ultra HD e dall'High dynamic range. Più di ogni altra caratteristica, sembra proprio che sia quest'ultima feature a far davvero la differenza.
Con uno spiccato gusto per l'iperbole, il training manager Mike Somerset paragona l'avvento dell'HDR addirittura al passaggio dal bianco e nero al colore: una svolta che per lui ha lo stesso impatto di chi guarisce dall'acromatopsia (malattia oculare che impedisce di percepire qualunque colore) ed inizia a vedere finalmente il mondo con la sua vera palette cromatica.

Pur non condividendo interamente il sensazionalistico parallelismo, non possiamo negare che su schermo l'HDR doni alle immagini tutt'un altro tipo di vitalità: a beneficiarne sono, ovviamente, la luminosità e la colorazione. Per far comprendere adeguatamente le differenze che intercorrono con l'attuale "standard dynamic range" (SDR), Somerset ha posto al pubblico in sala l'esempio di una ripresa cinematografica: in studio, la qualità visiva che regista, attori e direttore della fotografia possono ammirare non sarà mai davvero la medesima di quella riversata su supporto ottico a causa della compressione video.
L'HDR permette invece di godere di una gamma maggiore di colori che avvicinano la resta su schermo a quella che l'occhio umano è in grado di percepire. Il tutto grazie al supporto di specifici pannelli che offrono un gradiente di luminosità finalmente rinnovato, aspetto che prima d'ora non è stato mai modificato sin dai tempi delle Tv CRT (cathode ray tube - le care vecchie televisioni "a tubo catodico", per intenderci). Il risultato è davvero incredibile: i giochi che fanno uso dell'HDR mostrano infatti scorci di una bellezza senza paragoni.
Un'area prima più scura diviene così maggiormente "limpida", chiara, luminescente: la volumetria delle geometrie acquista dunque una solida profondità, e le superfici su cui si infrange la luce filtrano i raggi con un realismo appariscente e fagocitante.

Sebbene l'HDR si renderà disponibile con un aggiornamento anche sulla PS4 base, sarà soprattutto PRO a garantirne la fruizione senza eccessivi compromessi di una caratteristica di questa portata, considerando il notevole gravo che comporta, inevitabilmente, sulla GPU. Forse l'immagine in HDR, se vista di primo acchito, potrebbe non apparire poi tanto rivoluzionaria come descritto fino ad ora: ma basta un rapidissimo confronto con uno schermo in SDR per accorgersi immediatamente dell'abissale distacco. Rimanendo dunque in tema di paragoni, possiamo sostenere che la differenza equivale approssimativamente a quella che intercorre tra la standard definition e l'HD: non a caso, l'high dynamic range proclama il definitivo abbandono di una gestione della luminosità e della gamma cromatica che apparteneva, come già abbiamo detto, al tubo catodico, sancendo in questo modo l'arrivo di un nuovo, impressionante standard estetico.
Ovviamente l'HDR non sarà applicato soltanto ai videogame: esistono infatti già dei servizi di streaming e broadcast (ricordiamo, con un po' di rammarico, che PRO non dispone di un lettore Blu-Ray 4K) tra cui Amazon e Netflix. Adibito alla gestione di applicazioni di tal genere è 1 GB di ram extra in DDR3, trapelato a sorpresa nei giorni scorsi, che si somma agli 8GB GDDR5 delle specifiche ufficiali: un supplemento di memoria che gestisce le applicazioni in background senza appesantire il calcolo computazionale, ora riservato totalmente al gaming.

In fondo, PRO è pur sempre una piattaforma da gioco, la più potente al momento presente nel panorama videoludico - come ci tiene a ribadire Sony con orgoglio e fermezza - nonché l'unica capace al giorno d'oggi di offrire uno scorcio di avanguardistici, ma ancora un tantino acerbi, traguardi tecnologici. Il merito risiede tutto nelle sue specifiche, che riassumiamo qui in breve:

- Chip Custom AMD Polaris
- CPU x86 ad 8 core fino a 2.1 ghz
- GPU con 36 CU a 911 mhz, che puo generare fino a 4.2 TFLOPS
- 8 GB di Ram GDDR5 con banda passante a 218 GB/S + 1 GB DDR3

Eppure, accantonate per un momento le fredde e impersonali numerazioni, alla prova del nove come impattano effettivamente simili caratteristiche sulle prestazioni dei titoli "Pro Ready"?

It's all about the game, and how you play it

Tra i giochi pronti per girare su PS4 PRO al momento della sua release trovano posto sia vecchie glorie del calibro di un redivivo The Last of Us, sia nuovi arrivi dalla bellezza disarmante come Horizon: Zero Dawn.
Allo Showfloor allestito da Sony abbiamo avuto occasione di provare con mano, o anche solo osservare in movimento, alcuni dei prodotti che sembrano essere stati maggiormente avvantaggiati dall'arrivo della console. Iniziamo proprio dall'ultima opera Guerrilla, che ha saputo generare un hype spropositato sin dal suo annuncio: buona parte delle motivazioni di tanto entusiasmo è dovuta ad un'art design che lascia senza fiato, e che nella gloria del 4K manda in visibilio qualsiasi bulbo oculare. Purtroppo abbiamo potuto assistere solo ad una brevissima demo hands-off, durante la quale ci sono state illustrate rapidamente le migliorie estetiche del gioco: pochi minuti sono stati però sufficienti per comprendere quanta meraviglia nasconda l'avventura post apocalittica di Aloy.

Il livello di dettaglio ci è parso inarrivabile, dalle venature delle vesti della ragazza agli innesti meccanici dei colossi cui dà la caccia e sui quali si arrampica: un veloce switch dalla versione full HD a quella in 4K (tramite upscaler) mostra uno scarto qualitativo sorprendente sia nei particolari ravvicinati, sia sugli elementi dello sfondo. Ma, ancora una volta, è l'uso dell'HDR a dare all'immagine una tridimensionalità poderosa, dai raggi crepuscolari del sole, che timidamente fanno capolino tra le nuvole, passando per i lens flare che avvolgono le bestie ipertecnologiche, fino alle foglie in lontananza che riacquistano un verde acceso, vibrante, accecante.
Anche in Days Gone, survival game a tema zombie in sviluppo presso SIE Bend Studio, la maggiore risoluzione (in 4K nativo, con una demo renderizzata appositamente per l'occasione) ammorbidisce le superfici sulla distanza e rende il quadro più pulito. Tuttavia ci pensa nuovamente l'HDR a cambiare i connotati del protagonista, il cui viso viene inondato di dettagli riportati letteralmente alla luce da una diversa luminosità e da un contrasto dall'impatto prepotente, al pari dei tanti piccoli particellari delle molotov, in mezzo alle quali danzano in agonia centinaia e centinaia di non morti. Una delle particolarità di spicco di PRO, comunque, consiste nella sua versatilità: non tutti i giochi, quindi, ne sfruttano le capacità allo stesso modo, bensì adoperano diverse soluzioni che provano ad adattarsi alle preferenze dell'utente. Uncharted 4, ad esempio, indiscusso capolavoro tecnico della PS4 standard, gira a 30 fps sulla nuova console utilizzando una risoluzione in 1440p nativa, upscalata in 4K, mentre The Last of Us ripropone le stesse opzioni per la fluidità presenti nella Remastered (a 30 o a 60 frame) ma incrementa la pulizia tramite il checkerboarding, renderizzando nativamente a 1800p: in questo caso, sebbene l'antialiasing compia un lavoro migliore rispetto alla versione "base" per current gen, il colpo d'occhio non ha comunque subito miglioramenti esponenziali, specialmente a causa di ombre ancora inopportunamente seghettate. Peculiare, invece, il caso di Rise of The Tomb Raider, mette a disposizione ben tre alternative opzioni grafiche per venire incontro alle esigenze dei singoli giocatori, avvicinandosi, almeno parzialmente, alla fruizione tipica dei personal computer.

L'avventura di Lara, difatti, permette di scegliere sia la modalità "High frame rate", che punta, come suggerisce il nome, sull'incremento del frame rate tramite lo smoothing, sia l'"Enriched Visuals" (stabilizzata a 30 fotogrammi in 1080p) che arricchisce la scena con particolari prima esclusi (come il più intenso rigoglio delle piante rampicanti e le increspature delle rocce), sia ancora la "4K resolution" che aumenta esponenzialmente la risoluzione e imposta la fluidità a 30fps. Non mancano, infine, titoli che, pur senza clamorosi aggiornamenti visivi, possono giovarsi di un discreto boost nelle performance: Watch_Dogs 2, ed esempio, che su PS4 soffre di preoccupanti drop di frame quando si sfreccia a tutta velocità tra le strade (come evidenziato in un nostro recente provato), nell'edizione per PlayStation PRO sembra aver trovato invece un proprio equilibrio "prestazionale", senza oscillazioni fastidiose né pop up aggressivo.

Resta, in ultima istanza, da valutare il modo in cui la nuova PlayStation possa perfezionare l'esperienza della realtà virtuale: rimandiamo il giudizio finale ad una prova più completa e approfondita, ma ammettiamo di non essere rimasti particolarmente impressionati dalla qualità della demo VR proposta come esempio sull'hardware di PS4 PRO. Abbiamo effettuato una prova su una breve demo di Farpoint, shooter a metà tra l'horror e lo sci-fi, brandendo il maneggevole Playstation Aim Controller, che favoriva senza dubbio l'immersività nelle violente atmosfere dell'opera: peccato solo che la scialba risoluzione e l'aliasing onnipresente non ci abbiano dato l'impressione di star valorizzando appieno le feature tecniche di PRO, delle quali Sony sembra andare molto fiera. Se volete approfondire il significato dei termini tecnici utilizzati in questo articolo cliccate qui.

PlayStation 4 Pro Forse "PRO" è quello che PS4 avrebbe dovuto essere all'inizio, o forse è solo un'evoluzione "biotecnologica" di un sistema che nasce, cresce e si sviluppa in seno alle imposizioni del mercato. Qualunque sia la motivazione principale del suo concepimento, la figlia prediletta di mamma Sony sarà protagonista di un cambiamento importante nel modo di intendere il gaming su console. Non per le sole conquiste grafiche, ma anche per quelle strettamente simboliche: da un lato un concreto upgrade visivo, che si concentra su una maggiore pulizia della scena (sebbene resti abbastanza contenuto e prudente da non rappresentare un gap generazionale che ghettizzi i possessori di PS4), dall’altro una nuova concezione dell’intrattenimento casalingo, inteso non più come un ecosistema “chiuso” e rigido ma, similmente ad un PC, soggetto a possibili aggiornamenti sul piano hardware per adattarsi alle richieste dei giocatori più esigenti. La nitidezza donata dal 4K (sia nativo che upscalato) e la superba brillantezza dell’HDR dovrebbero comunque, da questo punto di vista, soddisfare anche i palati più raffinati. PRO non è, tuttavia, una console pensata unicamente per i fanatici voyeuristi del pixel, quanto piuttosto una piattaforma decisamente più malleabile della PS4 standard, ideata con l’intendo di offrire un’esperienza di gioco personalizzabile a seconda delle disponibilità (anche economiche) dei singoli utenti, lavorando non solo su risoluzione high-end o contrasti cromatici da capogiro, ma su fluidità, stabilità e potenza, con pochi, accettabili compromessi. PlayStation 4 PRO viene dunque al mondo per rivestire il delicato ruolo da apripista di un fondamentale mutamento nell'industria videoludica. E noi le diamo il benvenuto.