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Speciale PSP Minis - Volume 1

Una prima carrellata dei Minis più interessanti

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MiniS è una collana di titoli a basso costo per PSP, disponibili esclusivamente sulla piattaforma online PlayStation Store, raggiungibile direttamente con la piccola console portatile o tramite PlayStation 3 e PC.
Prezzo budget, peso ridotto, immediatezza, varietà: sono queste le caratteristiche fondamentali dell'offerta della sezione miniS, pensata per allietare senza alcuna pretesa i momenti più noiosi della giornata del giocatore.
Con tanti titoli dei più disparati generi, usciti nel corso del primo mese di presenza del servizio, abbiamo deciso di prenderne alcuni e testarli a fondo, per offrirvi una serie di speciali.
Questo è il primo e vi proponiamo quattro titoli molto diversi tra loro: Fortix, Brainpipe, Breakquest e Fieldrunners.

Fortix

Oscure forze magiche hanno preso il regno di Fortiana, trasformando i suoi verdi pascoli in terre scure, desolate e prive di vita.
Il protagonista, Fortix, è un valoroso cavaliere, erede al trono del regno, ritornato per rivendicare la terra che gli spetta per diritto di nascita dal malvagio tiranno Xitrof e le sue feroci armate. Lo scopo della missione, di cui il giocatore si farà prontamente carico, sarà sottrarre al dominio dell'odiato nemico le dodici fortezze del Re padre in modo da spingerlo in ritirata.
La grezza trama nasconde un concept di gioco invero molto semplice, quasi banale, che richiama vistosamente quello del vecchissimo Qix e dei suoi innumerevoli cloni proposti nel corso degli anni in tutte le salse.
Il giocatore potrà muovere il cavaliere Fortix sul terreno di gioco e ogni volta che rinchiuderà con la sua traiettoria una porzione di territorio questo sarà aggiunto ai propri possedimenti e liberato dall'oscuro giogo del formidabile nemico, trasformandosi da landa desolata e morente in terra viva e rigogliosa. Ogni livello del titolo richiede la conquista, mediante la tecnica appena descritta, del forte nemico, posizionato solitamente al centro del campo.
Conquistare un forte non sarà ovviamente una passeggiata poiché, oltre a dover completare il livello entro un tempo limite, la costruzione sarà protetta da varie torri difensive che faranno fuoco appena il cavaliere lascerà i sui sicuri possedimenti: se il giocatore verrà colpito prima di chiudere la linea perderà una vita, esaurite le quali sarà inevitabilmente Game Over.
Per difenderci dall'artiglieria nemica, che terrà a debita distanza il nostro cavaliere, dovremo ricorrere a delle speciali catapulte, da attivare mediante la conquista di particolari zone segnate da un'ascia da battaglia.
Le torrette difensive non saranno inoltre gli unici ostacoli che incontreremo nel livello: draghi e pipistrelli ugualmente attaccheranno il giocatore e saranno immuni ai colpi delle catapulte. Per sconfiggerli bisognerà necessariamente ingabbiarli all'interno del nostro territorio.
A rendere il gameplay più vario e ragionato concorrono i vari tipi di terreni sui quali il nostro cavaliere dovrà passare: ad esempio, attraversare un terreno paludoso o un fiume rallenterà notevolmente la nostra andatura rispetto a quanto farebbe la terra battuta o un bel prato.
Da segnalare infine, sempre a favore della varietà di gioco, la presenza di numerosi potenziamenti, il cui ottenimento avviene con l'unica azione possibile nel titolo: la conquista del territorio. Catturarne una porzione di terreno segnata da uno speciale pentagramma magico attiverà infatti -in automatico- uno vari power-up presenti: si va dalla velocità aumentata allo stop del tempo, passando per l'eliminazione random di un mostro. E ancora: del tempo extra, invulnerabilità e vite aggiuntive.

Tecnicamente Fortix mostra tutti i limiti di un titolo di bassissimo budget, la grafica è scarna con un 2D purtroppo poco incisivo, ma funzionale al tipo di concept di gioco presentato. Tutto è essenziale, dalle animazioni ai sobri menù di gioco, passando per il semplice sonoro.
Buona invece la varietà delle mappe che presentano in ogni livello una morfologia diversa, ma avremmo preferito qualche variante dello stesso livello, in modo da evitare il ripetersi di una stessa tattica dopo il game over, costringendo il giocatore ad improvvisare.
Aggiungiamo doverosamente che il titolo è completamente in inglese, anche se ciò non dovrebbe risultare un problema per chi non mastica la lingua data la sua innata immediatezza e alla presenza di poche linee di testo.

In definitiva Fortix è un titolo classico, dal concept di gioco semplice, senza troppe pretese, ma che tenta di inserire qualche nuovo elemento per rendere il gameplay più fresco e ragionato. La longevità non è elevata, anche se il livello di sfida non è certamente basso e impegnerà anche i giocatori più smaliziati.
Il costo, di 3,99 euro, potrebbe invogliare l'utente a dare una chance al titolo, magari per passare qualche oretta con un passatempo disimpegnato.

Voto: 6

Brainpipe

Il secondo titolo di questo speciale è lo stranissimo Brainpipe, definito dagli stessi creatori come un “tuffo nella non-umanità”.
Questo è un titolo che fa della particolarità e se vogliamo dell'unicità dell'esperienza il suo cavallo di battaglia; più che di gioco, infatti si dovrebbe parlare di viaggio mentale, un bombardamento continuo di colori sgargianti ed effetti sonori psichedelici.

Spiegare il tipo di prodotto con il quale il giocatore si sconterà non è semplice: sin dalla prima prova Brainpipe risulta infatti piuttosto banale, con una struttura ludica talmente esile che difficilmente potrà risultare soddisfacente per una larghissima fetta di pubblico.
Il titolo è in prima persona e l'utente controllerà una sorta di mirino in un viaggio all'interno dei collegamenti nervosi del cervello, ovvero un tunnel animato da impulsi elettrici e onde luminose. Lo scopo “ludico” del titolo è muovere il già citato mirino per evitare gli ostacoli che ci si pareranno dinnanzi e nel contempo recuperare alcuni frammenti bianchi.
I controlli sono ugualmente semplici ed essenziali: con l'analogico -molto sensibile- muoveremo il nostro mirino, mentre con il tasto X rallenteremo il tempo in modo da poter uscire illesi da situazioni particolarmente problematiche, dovute alla sempre crescente velocità di gioco.
Il vero obiettivo di Brainpipe -comunque- è proporre un viaggio unico e speciale, che riesca a far vibrare le corde dei nostri sensi, allontanandoci per un istante dalla razionalità e avvicinandoci di conseguenza a quella non-umanità paventata dagli sviluppatori.
In questo senso il titolo avrà un effetto diverso su ogni persona, variando a seconda di come questa lo approccerà: lo stato emotivo, la sensibilità, l'ambiente esterno, tutte queste cose incideranno notevolmente sull'esperienza finale.



Tecnicamente parlando poi il titolo è semplicissimo, ma sicuramente d'effetto per l'utente che ricerca uno stile visivo inusuale ed estremamente particolare. Le forme, i raggi, i vortici di luce e le scariche di colore si agitano sullo schermo della console confondendo e ammaliando il giocatore che avrà avuto la premura di indossare le cuffie, assolutamente necessarie per godere appieno dell'esperienza di Brainpipe.

In definitiva dobbiamo ammettere che l'offerta di Brainpipe è estremamente complessa da inquadrare: insoddisfacente dal punto di vista squisitamente ludico, ma tutto sommato convincente sotto il profilo “sensoriale”, il titolo potrà risultare interessante solo a quella fascia ristretta di pubblico alla ricerca di esperienze “diverse” e che abbia la volontà di aprire la propria mente, lasciandosi trasportare nel turbinio psichedelico creato dagli sviluppatori.
Pur non essendo un capolavoro nel “genere” delle esperienze alternative, il costo non eccessivo del prodotto potrebbe trasformarsi per l'utente interessato all'acquisto in un ragionevole rischio.
Per le ragioni esposte decidiamo di non assegnare un voto numerico a questo titolo, lasciando al lettore il compito di giudicare il livello della propria esperienza.
 
Voto: S.V.

Breakquest


lcuni dei lettori più grandicelli ricorderanno senz'altro Breakout, un videogioco popolarissimo alla fine degli anni settanta che diede vita ad un numero pressochè illimitato di cloni, che continuano tutt'oggi ad uscire senza soluzione di continuità su piattaforme mobile. Nel super-classico Atari lo scopo del giocatore è abbattere un muro di mattoncini, situato nella parte superiore dello schermo, con una palla, cercando di evitare che questa uscisse dalla schermata di gioco spostando una piccola barra nella parte inferiore dello schermo.
Breakquest recupera quel concept ormai classico e abusatissimo tentando nel contempo di renderlo più fresco ed interessante grazie all'introduzione di un accurato sistema fisico, una grande varietà di livelli e un campo da gioco molto ampio, grazie al generoso schermo della PSP.
Il primo ostacolo sarà rappresentato dal sistema di controllo con il quale il giocatore dovrà scontrarsi, essendo sulle prime difficile da padroneggiare con efficacia anche a causa dell'eccessiva sensibilità dello stick analogico. Con un po' di pratica, però, il gameplay risulterà decisamente più digeribile.
Chiave del gioco sarà il già citato sistema fisico che renderà realistico ogni rimbalzo e darà almeno inizialmente qualche grattacapo al giocatore che si ritroverà a dover calcolare sul momento la traiettoria del rimbalzo, spesso di difficile interpretazione a causa dei tanti detriti che talvolta circoleranno sullo schermo. Estremamente utile, in questo senso, la possibilità di aumentare la “gravità” sulla pallina e cambiarne dinamicamente la traiettoria con la semplice pressione del dorsale destro: questo, difficile da padroneggiare all'inizio, risulterà utilissimo e molto spesso una vera e propria salvezza.
Breakquest non riprende in fin dei conti solo il concept e lo stile generale dei giochi di una volta, ma anche la difficoltà. Esso è infatti un titolo duro ed impegnativo, ma anche soddisfacente senza il rischio di annoiare grazie alla grande varietà di situazioni che l'occhio “fisico” del giocatore dovrà interpretare: i blocchi sono legati a degli elastici, che tipo di rimbalzo dovrò aspettarmi?
L'alto livello di sfida metterà sulle prime a dura prova il giocatore che dovrà abituarsi al gameplay, ma fortunatamente in suo aiuto verranno i numerosissimi power up che inonderanno continuamente lo schermo: mitragliatrici, missili a ricerca, estensioni per la nostra “barra-navicella”, vite extra, multi-ball e molti altri. Imparare a distinguere i vari power up sarà necessario non solo per pensare in anticipo la prossima mossa o se vale la pena rischiare per prendere un determinato potenziamento, ma anche per evitare gli ugualmente numerosi malus che faranno tantissimi danni: palle ubriache, riduzione delle dimensioni della barra, movimento invertito o bloccato sono solo alcuni di quelli pensati dagli sviluppatori.
Il livello tecnico di questo titolo coniuga progresso e tributo al passato: il buon sistema fisico si sposa bene con l'impostazione retrò generale, senza forzature.
Il design dei livelli è molto buono, alternando livelli più anonimi a picchi di assoluta eccellenza (ad esempio quelli che richiamano vecchie glorie del passato sono fantastici), ma con ben cento livelli disponibili non si poteva pretendere una qualità sempre costante. Ottime le collisioni, sempre precise, mentre piuttosto piatto e poco convincente il sonoro.
 
Breakquest è un ottimo gioco “mordi e fuggi”: vario e mai banale, dal concept solido, perfettamente rodato e dal livello di sfida sempre elevato. Giocato con la testa si rivela soddisfacente e appagante, vi stupirete dopo qualche ora di gioco di come siano migliorati i vostri riflessi e la vostra “lettura” dei livelli.
Venduto a soli 2,99€ lo consigliamo a tutti i lettori alla ricerca di un titolo con il buon sapore di una volta. Quelli meno pazienti e meno accomodanti, invece, dovrebbero rivolgere il loro sguardo altrove.

Voto: 7.5

Fieldrunners


Fieldrunners appartiene ad un genere che sta vivendo un vero e proprio periodo d'oro, quello dei tower defence games, e che ultimamente è approdato su PSP con un buon numero di esponenti.
Il titolo che esaminiamo in questo paragrafo è la conversione dell'omonimo disponibile sull'iPhone di casa Apple, riproposto pressochè integralmente sulla piccola console di casa Sony.
Privo di una trama di fondo che giustificherà le nostre azioni, Fieldrunners si accontenta di divertire e impegnare il giocatore con il suo semplice gameplay, tipico del genere di appartenenza. Lo scopo del titolo è impedire ad ondate via via più numerose di nemici di entrare nella nostra base: per raggiungere questo obiettivo dovremo costruire delle torrette difensive sul campo scegliendone tra vari tipi, ognuna con le proprie caratteristiche uniche di gittata e potenza di fuoco.
Il titolo, completamente in inglese, presenta tre modalità: Classic, Extended ed Endless.
Nella prima dovremo respingere ben cento ondate di nemici con l'utilizzo di quattro diverse tipologie di torri, nella seconda -che condivide il medesimo obiettivo- avremo in aggiunta altri due tipi di torrette, mentre nell'ultima, come dice il nome stesso, dovremo affrontare infinite ondate di nemici per stabilire, e successivamente battere, il nostro record personale. Alla luce di questo è un peccato che non sia stata inserita una classifica online dove confrontare i nostri punteggi con i migliori del mondo.
Fortemente inquadrato nei canoni tipici del genere il problema principale del titolo è senza dubbio una sostanziale mancanza di elementi distintivi che lo elevino al di sopra della massa, cosa che, unita alla poca varietà di situazioni presentate, potrà minare alla lunga la longevità del titolo.
Fieldrunners rimane comunque un gioco impegnativo, capace di stimolare le capacità strategiche del giocatore restituendo per questo molta soddisfazione al raggiungimento della vittoria.
Per resistere alle numerosissime ondate bisognerà infatti scegliere con cura la forma da conferire alla struttura difensiva e le torrette da costruire, poichè ognuna avrà un'utilità diversa oltre ad un differente costo di costruzione e di potenziamento: meglio costruire molte torrette “economiche” oppure concentrarsi su poche, ma potenti? Qualsiasi sarà la strategia adottata bisognerà necessariamente fare i conti con le finanze, che non saranno certamente infinte; per guadagnare il denaro necessario ad ampliare il nostro arsenale non dovremo però far altro che abbattere i vari nemici che tenteranno di attraversare il campo di battaglia.

Il sistema di controllo rispetto alla versione originale risulta notevolmente più preciso, grazie all'utilizzo delle freccette direzionali e all'introduzione di una griglia sul campo di gioco. La mappatura dei restanti comandi è comoda ed intuitiva, a differenza di altri prodotti arrivati dal famoso “melafonino”.
Fieldrunners mantiene lo stesso gradevole comparto grafico della versione iPhone, un 2D di buon livello e un design generale curato. Le cinque mappe diponibili non brillano certamente per design, ma sono abbastanza varie e fanno da convincente sfondo alle feroci battaglie intraprese dal giocatore.
L'intelligenza artificiale dei nemici non stupisce più di tanto, alternando momenti di stupidità ad altri di convincente lucidià. Ad esempio capiterà spesso che i nemici tenteranno di prendere la via meno protetta, costringendo il giocatore a costruire per i suoi “ospiti” dei percorsi obbligati, chiudendo ogni possibile falla nella struttura difensiva.
 
Fedele ai canoni del genere di appartenenza, Fieldrunners non innova e non ci prova nemmeno, ma offre un'esperienza divertente ed impegnativa.
Dotato di un comparto grafico gradevole, di un gameplay collaudato e giovato da un sistema di controlli notevolmente migliore rispetto a quello della versione iPhone, Fieldrunners risulta, grazie al suo prezzo ridotto, una valida alternativa economica ai vari Crystal Defender e Pixeljunk Monster Deluxe.

Voto: 7

PSP Minis Ecco a voi la prima carrellata di titoli del nuovo servizio offerto da Sony all'utenza PSP: nonostante la loro natura a basso costo abbiamo trovato titoli globalmente di buon livello, sinceramente gradevoli per gli estimatori dei vari generi di appartenenza. Tra i prodotti esaminati abbiamo potuto anche cogliere i differenti approcci delle varie case di produzione: alcune hanno sfruttato questo canale privilegiato per provare a proporre qualcosa di nuovo, magari rischiando con concept molto particolari o provando ad innovare in quelli già abusati, mentre altre hanno preferito rimanere ancorate alla tradizione, accontentandosi della sicurezza di essere solo uno dei tanti, incapaci per questo di distinguersi dalla massa. Non perdetevi il prossimo speciale miniS, dedicato ai puzzle-games!