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Rainbow Six Siege - Presente e Futuro

Al netto di tre aggiornamenti già pubblicati, ed in attesa del primo DLC in arrivo a febbraio, facciamo il punto della situazione sullo sparatutto tattico targato Ubisoft. Cos'è cambiato in questi mesi?

speciale Rainbow Six Siege - Presente e Futuro
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Era sicuramente uno dei titoli più attesi di fine 2015: raccogliendo consensi già a partire dall'annuncio ufficiale, Rainbow Six Siege aveva stuzzicato tutti gli appassionati di FPS ormai fiaccati dalla schizofrenica formula di gioco "brevettata" da COD. Presentandosi come il capostipite di una nuova generazione di sparatutto tattici, intransigente e dedicato ai giocatori più duri, lo shooter targato Ubisoft ci aveva fatto sognare. Eppure a dicembre, quando si è presentato sul mercato accompagnato dal forte entusiamo per una proposta nuova e coraggiosa, il gioco ha attirato le critiche di molti.
Le lamentele non riguardavano sicuramente il concept del gioco, validissimo ed intrigante, ma erano rivolte soprattutto all'aspetto contenutistico. Ci si aspettava, insomma, un titolo più vario, solido, ma sopratutto longevo. Il numero ridotto di Operatori e la scelta di non permettere una libera personalizzazione dei loadout, ha rischiato di far perdere appeal alla produzione troppo in fretta. Se si considera la presenza di personaggi non proprio bilanciati (Tachanka, per esempio), di un matchmaking troppo casuale (che non tiene conto delle statistiche dei giocatori nel momento della creazione della partita) e di server "ballerini", si capisce da dove sia nato un certo malumore nella community, che a gran voce ha chiesto la risoluzione di questi problemi, troppo evidenti per essere trascurati.
A dirla tutta Ubisoft si è messa di buona lena a lavorare sul prodotto, annunciando per altro i primi DLC che dovrebbero risollevare il titolo dal punto di vista della quantità di contenuti. A circa due mesi dall' uscita (trovate qui la nostra recensione) è quindi il momento di tornare sui server, per capire come stanno procedendo i lavori e quali sono le prospettive per il futuro, dopo che il team ha deciso di fare la cosa più importante di tutte: ascoltare la community.

Il presente

Se avete pensato di avvicinarvi oggi a Rainbow Six Siege, cominciate a rasserenarvi. La situazione odierna è ben diversa da quella che avevamo registrato al lancio: tra dicembre e gennaio, Ubisoft ha pubblicato infatti tre 3 aggiornamenti sicuramente importanti, che hanno modificano l'approccio al gioco persino in termini di gameplay.
Il 16 dicembre è stata distribuita la patch 1.1, che ha introdotto finalmente il ban automatico dalla partita per quei giocatori che si divertono ad uccidere i propri compagni di squadra in maniera completamente volontaria. Importante anche la riduzione del tempo per rilevare i difensori, passato da 5 a 2 secondi, cosi da ridurre drasticamente le spawn-kill.
Le patch 1.2 e 1.3, arrivate a gennaio, hanno invece sistemato i problemi che affliggevano il matchmaking ed hanno corretto piccoli bug presenti in alcune mappe. In particolare è stata migliorata la qualità delle partite PvP, grazie ad un abbinamento di avversari di pari livello, insieme ad un sistema che aumenta la probabilità di abbinare un gruppo di giocatori ad una party delle stesse dimensioni.
È stato inoltre assicurato che il sistema di matchmaking proverà ad abbinare giocatori che utilizzano lo stesso centro dati, in modo tale da abbattere i problemi di ping e, più in generale, di lag.
Infine, è stata aggiunta una configurazione che permette di attivare un'opzione insta-kill per i difensori che vanno al di fuori della loro zona durante la fase di preparazione.
Ma a livello pratico, cosa è cambiato? Dopo diverse ore di gioco post-patch possiamo tranquillamente dire che la giocabilità non ha subito variazioni: il gameplay e l'approccio alle partite rimangono quelli classici. I problemi di matchmaking e di server sembrano essere parzialmente risolti, con la concreta riduzione di fenomeni di lag; un aspetto da non sottovalutare, dato che al lancio era ormai routine per i giocatori imbattersi in partite letteralmente ingiocabili.
Complice anche l'aumento del tickrate (ovvero la frequenza di refresh dei server), che è stato raddoppiato da 30 a 60 volte al secondo, è migliorata in maniera netta la registrazione dei colpi, rendendo la partita più fluida, godibile e meno soggetta a strani episodi nei quali i nostri avversarsi non morivano nonostante li avessimo crivellati di colpi. Questa miglioria è stata in un primo momento testata su PC, e verrà espansa su console il 20 gennaio.
Superati (o quasi) i problemi legati all'infrastruttura, parliamo del resto.

E il bilanciamento?

Ci sembrava interessante scoprire quali fossero gli operatori più utilizzati dai giocatori, per capire come siamo messi in termini di bilanciamenti. Indagando sul web abbiamo scoperto che non esiste alcun dato che indichi un operatore più utilizzato rispetto agli altri. Un dato che testimonia una situazione di ottimo equilibrio dell'offerta complessiva. Seppur gli operatori siano pochi, le loro abilità sfociano in una vasta scelta di approcci all'azione, permettendo al giocatore (ed al team) di adattarsi alle mappe ed alle partite. Certo, vorremmo qualche operatore in più, ma siamo fiduciosi che i DLC già annunciati possano risolvere il problema.
Fatto sta che al di là della percezione dei giocatori, che fin dal giorno del lancio si sono lamentati, non c'è un dato o una statistica rilevante che sottolineai un problema sul fronte del bilanciamento. Ubisoft, di conseguenza, non ha ancora sentito la necessità di intervenire.

Chi sta giocando con costanza a Rainbow Six Siege si sarà sicuramente accorto quanto sia fastidioso vedere i compagni selezionati dal matchmaking uscire dalla partita e lasciare la propria squadra in inferiorità numerica. Vista la natura tattica del gioco, affrontare una partita anche solo in quattro contro cinque significa spesso andare in contro ad una sconfitta. Ci saremmo quindi aspettati l'introduzione di una penalità importante per gli utenti che escono delle partite volontariamente, invece la scelta è stata quella di un semplice ban temporale di 10 minuti; ma -attenzione- solo per quanto concerne le partite classificate, non quelle libere esenti da ogni tipo di provvedimento. Inutile dire che è una scelta che ci lascia un po' delusi, inspiegabile vista e considerata l'importanza di avere squadre bilanciate. Basterebbe semplicemente introdurre una riduzione della fama guadagnata ad ogni partita per togliere la voglia ai giocatori troppo "arrendevoli" di lasciare la partita prematuramente.

Il futuro

Cosa dobbiamo aspettarci dal 2016 di Siege? A febbraio inizierà la pubblicazione dei DLC, che porteranno finalmente nuove mappe e operatori.
Sarebbe bello vedere nuova modalità multiplayer con qualche spunto originale, dal momento che quelle proposte vengono giocate entrambe nella stessa maniera, riducendo di fatto l'effettiva varietà del pacchetto. Ubisoft potrebbe pensare anche a anche qualcosa che stimoli maggiormente i lupi solitari che vogliono cimentarsi con il single player, ad oggi troppo marginale per essere effettivamente considerato influente nell'economia di gioco.

Un altro aspetto che si dovrebbe inserire è il supporto ai clan. Che un gioco come questo non abbia una feature simile è quantomeno stravagante: un'opzione del genere darebbe molto più stimolo ai giocatori, e contribuirebbe a creare una community ancor più vasta e competitiva.
Probabilmente questo tipo di interventi arriveranno comunque dopo l'inverno: sembra chiaro che il team di sviluppo vuole anzitutto nuclearizzare le lamentele legate alla quantità di contenuti, e ci sembra comunque un approccio intelligente. Nella speranza che le aggiunte possano tenere alta l'attenzione della community e convincere la software house ad investire ancora in quello che è indiscutibilmente un prodotto dalle ottime potenzialità.

Rainbow Six Siege Il 2016 è iniziato bene per Rainbow Six Siege. Il gioco ha bisogno di un'iniezione di contenuti (di modalità ancor prima che di operatori), ma il continuo supporto di Ubisoft ha per lo meno ridotto i problemi legati all'infrastruttura server. Un intervento dovuto per un titolo dal forte spirito competitivo e agonistico. Aspettiamo di testare gli effetti delle patch sul lungo periodo, ma anche di provare i nuovi operatori e le nuove mappe. Se tutto andrà per il verso giusto, e se il team continuerà ad ascoltare la community, quella che fino a un mese fa sembrava un'occasione mancata potrebbe trasformarsi in una solida certezza.