Speciale Rare Earth Elements

Il futuro può dipendere dal controllo delle estrazioni minerarie?

speciale Rare Earth Elements
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Wii U
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

In tempi di crisi economica e di generale riassestamento degli equilibri politici globali, è giusto forse interrogarsi su quali siano i grandi dubbi del nostro futuro. Anche se i media ne parlano solo marginalmente, coinvolti soprattutto dal teatrino delle starlette e della cronaca, ci sono fronti decisamente problematici che aprono prospettive inquietanti sulla stabilità del modello di sviluppo occidentale.
Una delle maggiori preoccupazioni di questi tempi riguarda i Rare Earth Elements. In pochi sanno che cosa siano e quale sia la loro importanza per il mantenimento del nostro stile di vita.

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REE

Con il termine Rare Earth Elements si identifica una serie di 17 elementi chimici, per lo più Lantanoidi, difficili da recuperare in natura, distribuiti irregolarmente in qualche giacimento sulla superficie del globo. Non esistono molte cave in cui vengono raccolti i Rare Earth Elements, anche perchè le operazioni di recupero sono piuttosto pericolose, estremamente costose, e fortemente nocive. Il costo eccessivo delle operazioni di recupero ed estrazione ha determinato nel corso degli anni una situazione che sta diventando decisamente pericolosa. La più grande miniera a cielo aperto in cui si raccolgono questi minerali si trova in Mongolia, una regione della Cina occidentale. La miniera di Baiyun Obo da sola produce il 77% dell'approvvigionamento mondiale di Rare Earth Elements. Anche gli altri principali siti minerari sono situati soprattutto in Cina, tant'è che la Repubblica Popolare Cinese ha un monopolio quasi indiscusso sulla produzione e sull'esportazione, controllando oltre il 97% della produzione mondiale.
Fin qui nulla di inquietante, se non fosse che i Rare Earth Elements sono di fatto indispensabili per il mantenimento del nostro stile di vita e della nostra sicurezza. Questi minerali sono di fatto utilizzati massicciamente per la produzione di moltissimi dispositivi tecnologici di consumo, dagli smartphone agli schermi dei nostri PC, ed hanno addirittura un forte impiego nella produzione di batterie e celle energetiche utilizzate nelle centrali che sfruttano fonti di energia rinnovabili (Wind Farm e impianti fotovoltaici).
Connettersi ad internet con il proprio telefonino, mandare un messaggio dall'altra parte del mondo, giocare con l'ultimo titolo uscito sull'App Store, sono per noi azioni ormai naturali, gesti quotidiani e imprescindibili. Questo tipo di tecnologia fa parte del nostro stile di vita. Ogni volta che estrarrete il vostro iPhone dalla tasca, ogni volta che accenderete il vostro schermo LED, dovrete pensare che la produzione di quei dispositivi dipende interamente da una singola nazione, e da operazioni minerarie così complesse e costose che neppure gli Stati Uniti hanno voluto avviare, nonostante abbiano qualche giacimento sul suolo nazionale.
Ma l'importanza dei Rare Earth Elements è ancora maggiore, se si considera il loro impiego nella produzione di tecnologie militari avanzate. L'esercito americano utilizza quotidianamente sistemi di puntamento missilistici di precisione, visori notturni, droni radiocomandati: tutte queste tecnologie sono costruite utilizzando i metalli rari estratti in Cina ed in alcune miniere del Sud Africa.
Come pensate che reagirebbe una forza militare come quella americana, se i Paesi che di fatto monopolizzano la produzione si rifiutassero di esportare i Rare Earth Elements o riducessero massicciamente le operazioni di estrazione?
E se questa ipotesi vi sembra in qualche maniera irreale, vi basti sapere che lo scorso marzo il presidente americano Barack Obama ha avviato, assieme al governo del Giappone ed all'Unione Europea, una causa contro le misure restrittive che la Cina ha imposto in materia di esportazioni dei REE.
Facendo appello alla World Trade Organization, il presidente ha affermato che l'America rivendica la libertà di crescita e sviluppo economico; una libertà che dipende interamente dai minerali prodotti in Cina. “Vogliamo aziende che producono Rare Earth Elements anche qui in America”, ha affermato Obama, “ma per avviarle abbiamo bisogno di avere accesso ai minerali che solo la Cina produce attualmente. Non avremmo nessuna obiezione se la Cina dimostrasse di lasciare il mercato libero di evolversi, ma attualmente la Repubblica Popolare Cinese ha dimostrato di voler controllare domanda e offerta”.


Le guerre moderne si combattono per il controllo del petrolio. Pensate a tutto il movimento generato dalla questione mediorientale. L'Iran controlla il 10% dei giacimenti petroliferi mondiali, e sappiamo tutti quale sia stato l'interesse politico per questo territorio e quanto ingente e distruttiva l'azione militare da esso scaturita.
Cosa succederebbe se si dovesse combattere una guerra contro un paese che controlla oltre il 97% della produzione di materiali indispensabili per il mantenimento del nostro stile di vita, lo sviluppo, la produzione di energie rinnovabili e la difesa militare?


Vi sembra uno scenario troppo fantasioso? Pensate che fronti di guerra e miniere siano fattori totalmente irrelati? In Congo gruppi militari armati guadagnano milioni di dollari vendendo minerali rari estratti dalle popolazioni locali, costrette a lavorare sotto la minaccia delle armi. Come potrebbe evolversi questa situazione?