Speciale RetroLifting

Quando i vecchi titoli si rifanno il trucco

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Articolo a cura di
Adriano Della Corte Adriano Della Corte Da quando ha ricevuto in regalo il suo primo Gameboy all'età di 5 anni, non ha mai smesso di giocare. Grande appassionato di platform e di epiche avventure. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Gamecon, il salone del gioco e videogioco, apre il suo programma di discussione sul mondo videoludico con il consueto appuntamento dedicato al retrogaming. Il tema del dibattito di quest'anno è stato l'uso del rimodellamento grafico come sorta di "neo cosmesi" per riproporre sul mercato alcune vecchie glorie videoludiche passate. Gli ospiti presenti sono stati Gianpaolo Iglio, redattore di Game Republic e responsabile sud di AIOMI, Massimo Maglione e Adriano Bizzocco di Adventure Planet, società che si dedica alla distribuzione e divulgazione delle avventure grafiche, e Virginia Petrarca, editor di Game Pro. E' giusto modificare - ma alcune volte addirittura stravolgere - l'aspetto e le dinamiche di titolo originale, per renderlo più appetibile ad un pubblico giovane? Quali sono i "principi etici" che una software house dovrebbe rispettare affinché si mantenga intatto lo spirito dei giochi che sono passati alla storia?

La chirurgia plastica videoludica

Con il propagarsi del digital delivery come nuovo strumento di diffusione videoludica, molte case di sviluppo hanno trovato nelle maggiori piattaforme di distribuzione digitale un nuovo mezzo per ridiffondere alcuni titoli dei passati decenni, che rimangono tutt'oggi delle ottime esperienze videoludiche. Ma il solo riproporre i giochi con il comparto grafico originale, ormai nettamente superato, sembra non bastare per far sì che le ultime generazioni si interessino al prodotto. Una buona fetta di pubblico è abituato alla grafica attuale, e sembra quindi un passaggio obbligato riproporre titoli storici in una nuova veste estetica, come fosse un intervento di chirurgia plastica, che dovrebbe mantenere il contenuto principale, andando a modificare solo l'aspetto puramente esteriore. Ma è sempre così?
Non a caso uno dei titoli che ha ispirato il dibattito è The Secret of Monkey Island: Special Edition, una nuova versione ad alta definizione del capolavoro targato Lucas Arts, uscito di recente per Xbox Live. Il gioco stimola infatti il dubbio che un'operazione di rimodernamento di questo genere possa davvero mantenere intatto lo spirito del prodotto originale. Se da un punto di vista prettamente estetico il lavoro fatto è qualitativamente ottimo, con una migliore resa dei fondali e dei personaggi di gioco, sotto un punto di vista nostalgico, le cose non sono così rosee. Molti avranno notato l'ambiguità di voler mantenere la "scattosità" delle animazioni pur con le potenzialità tecniche moderne. Ed anche le dinamiche del gioco sono state nettamente stravolte durante l'adattamento, eliminando l'interfaccia Scumm, marchio di fabbrica di tutte le passate avventure grafiche Lucas Arts, per un più pratico (?) menù a comparsa. Le sembianze poi del personaggio protagonista del gioco, che nel titolo originale era solo abbozzato, dando al giocatore la libertà di immaginarsi un proprio Guybrush personale, vengono totalmente a mancare nella nuova vesione HD, dove un nuovo modello molto più cartoon spazza via ogni volontà immaginifica. Quali sono quindi le linee guida affinchè un restyling possa veramente essere utile ed interessante per questo nuovo mercato?

Migliorare la qualita?

C'è da dire che il caso di Monkey Island è solo un esempio in un quadro che è molto più vasto di quanto sembri. Il rimodellare l'aspetto grafico di un titolo infatti può dare la possibilità allo sviluppatore di portare alla luce la vera idea di gioco che aveva in mente, che era rimasta invece ingabbiata nella versione originale a causa dei limiti tecnici del tempo. Molti sono gli esempi concreti di titoli che grazie al remake, non solo hanno mantenuto intatta l'atmosfera ma addirittura si sono rinvigoriti, grazie ad una nuova nuova dimensione stilistica. Ad esempio Street Fighter Turbo II, pur mantenendo intatte le dinamiche dei classici Steet Fighter, grazie a nuovi sprites dei personaggi ad alta risoluzione ha nettamente alzato la qualità artistica del titolo Capcom.
Anche Prince of Persia, titolo stupefacente ai tempi della sua uscita, soprattuto grazie alle ottime animazioni del personaggio - cosa mai vista prima di allora - è riuscito ad migliorarsi con fondali molto ricchi di elementi architettonici, che vanno a sostituire i semplici fondali neri della versione del 1989, e che non intaccano -ma valorizzano- la struttura originaria.
Questi due titoli sono quindi due esempi positivi riguardanti il trend del restyling, dove le nuove tecnologie grafiche hanno potuto dare nuovo lustro ad ottimi prodotti.

O evidenziare i difetti?

Molto spesso però l'operazione estetica di alcuni titoli non fa altro che peggiorare le cose, soprattutto sui titoli che basano il loro successo su semplici elementi di gioco. Alcuni titoli, infatti, grazie ad una grafica povera riuscivano a focalizzare l'attenzione del giocatore tutta sul gameplay che, pur semplice e banale, coinvolgeva il giocatore. Esempio pratico è Lode Runner, titolo di Douglas E. Smith, che vedeva una semplice figura umana stilizzata percorrere i vari livelli per raccogliere le pepite d'oro. Con l'avvento del restyling, l'aggiunta di fondali più dettagliati, colori nettamente più vivaci e personaggi in grafica 3D, non ha fatto altro che portare a galla tutti i difetti della semplice struttura di gioco del titolo.
Nella visione dei relatori, anche l'evergreen Space Invaders, sempre valido nonostante i suoi ventuno anni alle spalle, non riesce a valorizzarsi con una nuova veste grafica. La versione HD appare un mero esercizio estetico, con superflui effetti grafici che non aggiungono nulla all'esperienza di gioco effettiva.

Gamecon Valutare il concetto di restyling sui capisaldi delle vecchie generazioni è - come si è visto - un arduo compito. A prescindere dalle critiche dei nostalgici "ad oltranza", i traguardi dell'applicazione di una neo cosmesi sono eterogenei, con ottimi risultati con alcuni titoli, capaci di ottenere una nuovo e accattivante aspetto pur rimanendo fedeli a se stessi, mentre decisamente altalenanti con altri, rischiando solamente di accentuare i loro limiti. Tutto dipende dalla volontà della casa di sviluppo di rimanere o meno fedele al progetto originale. Rimane tuttavia presente il dubbio "educativo" che queste nuove versioni portano con se, e che rigiriamo a voi lettori: per chi vuole veramente conoscere la storia videludica, conviene giocare ad un titolo che sia un ricordo passato e una presenza moderna allo stesso tempo - con tutti i rischi di un eventuale stravolgimento del background storico e concettuale - oppure spendere le proprie risorse in tempo e pazienza per procurarsi il titolo originale, che garantisce la fedeltà, ma che rischia di sentire il peso del tempo?