Rise of The Kasai

Dopo undici anni dalla pubblicazione, arriva in Europa il seguito di The Mark of Kri, nell'abito digitale in alta definizione confezionato da Sony

speciale Rise of The Kasai
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    Disponibile per:
  • Ps2
  • PS4

Dopo undici anni arriva in Europa il seguito di The Mark of Kri, nell'abito digitale in alta definizione confezionato da Sony per il suo negozio online di Playstation 4. Ci sarebbe da saltare di gioia, poiché la prima impresa di Rau e del suo corvo è un videogame che non si scorda, ancora oggi godibile e ammirabile. Ma il condizionale è d'obbligo, trattando di questo secondo episodio sviluppato da BottleRocket Entertainment: poiché si tratta di un'opera sfiorita, nella quale appassiscono tutte le intuizioni e le idee di The Mark of Kri e il cui unico valore è quello di dimostrare come sia fragile, anzi effimera, la linea che divide un capolavoro da un fallimento. Fin dall'inizio del gioco veniamo catapultati nel ricordo del prequel e il sistema di combattimento appare identico a quello che fu così stimolante nel 2002. Ma quando ci assalgono immediatamente orde di nemici in quella che dovrebbe essere un' introduzione ecco che l'incanto cede ad un annoiato stupore, perché ogni approccio tattico appare superfluo e si agisce sfogando una caotica forza bruta, falcidiando i nemici senza nessuna strategia.

E' possibile agire sotto il manto silenzioso dell'invisibilità, tuttavia questa possibilità appare superflua fino dall'inizio, quanto invece in The Mark of Kri era fondamentale per sopravvivere. C'è anche il modo di sbirciare (tramite il corvo, o gli occhi spettrali dei morti a seconda dei personaggi utilizzati) la fisionomia dei livelli, ma questi sono così lineari e elementari nella loro struttura che anche questa attività risulta più tediosa che utile. In The Mark of Kri le ambientazioni non sono un capolavoro di architettura strutturale ma consentono movimenti molteplici e differenti, in Rise of The Kasai invece c'è una piattezza desolante che penalizza ognuno dei tredici livelli; questi tra l'altro appaiono più poveri di particolari e artisticamente assai meno suggestivi del gioco di tre anni prima.

Non siamo soli

Durante i due filoni narrativi ambientati dieci anni prima e dopo The Mark of Kri non siamo mai soli, ma accompagnati da una spalla che turba il senso d'avventura e immedesimazione per una pessima intelligenza artificiale. I compagni non alimentano che una varietà illusoria e talvolta risultano davvero fastidiosi con la loro sciocca presenza di attori mai necessari: talvolta troppo presenti altre inspiegabilmente assenti. E' rarissimo percepire un senso di pericolo, l'ansia per quello che ci attende, la tensione della scoperta. Ci possiamo meravigliare al cospetto della comparsa di un boss ma tutto il resto è l'inferno della ripetizione e della banalità. Rau, eri un grande eroe solitario e dovevi restare tale! Tua sorella Tati, Baumusu e Griz sono niente più che insipide distrazioni. Probabilmente tanta sciatteria è dovuta alle travagliate vicende di BottleRocket Entertainment, uno studio formato da molti degli elementi che lavorarono a The Mark of Kri. All'epoca subì il licenziamento da parte di Namco per la quale stava lavorando ad un nuovo Splatterhouse, ma nella storia dei videogiochi le avventure professionali tormentate hanno portato a lavori nei quali era almeno ravvisabile l'ombra di un'ambizione estintasi dolorosamente tra le difficoltà. Qui non c'è neanche quella. Cercando di essere il più obiettivo possibile, poiché la delusione personale di chi scrive, da sempre innamorato di The Mark of Kri, può annebbiare gli occhi e inasprire il cuore, ho provato a valutare Rise of The Kasai nel suo ambito storico del 2005, quando uscì sulle Playstation 2 americane. Ma niente da fare, il gioco mi è piaciuto ancora di meno perché nello stesso anno uscirono capolavori dell'azione e del disegno come God of War e Devil May Cry 3, e chi lo giocò all'epoca dovette compararlo inevitabilmente a queste due opere.

Rise of The Kasai Per concludere (perché i grandi giochi meritano tante parole, te le chiedono e le alimentano, mentre quelli brutti ti tagliano la lingua e ti colmano di mestizia): c’è qualcosa di buono in Rise of the Kasai? A mio parere nulla, a parte essere caduto finora nel dimenticatoio e la nuova possibilità di essere giocato per curiosità, se volete spendere quasi quindici euro. Il fardello più pesante che grava su questo titolo è quello di avere destinato all’estinzione ciò che fu realizzato con il magnifico The Mark of Kri, macchiando del grigio dell’insufficienza quella che avrebbe potuto essere una grande saga.