Speciale Ryse - Figli della Lupa

Crytek si misura con la storia dell'Antica Roma. Ryse è a prova di Testuggine?

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    Disponibile per:
  • Pc
  • Xbox One
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Ryse: Son of Rome é l'unica nuova IP che Microsoft metterà in campo al lancio di Xbox One. Per certi versi rappresenta anche una prima volta per la casa di Redmond nel mondo degli action ad ambientazione storica, ragion per cui si é affidata a Crytek anche se probabilmente più per meriti tecnologici che di esperienza nel genere.
Per farla breve, Ryse alza in maniera impercettibile l'asticella del genere, ma pur attraverso una progressione lineare sa spremere a dovere l'hardware di Xbox One, portando il CryEngine 3 su console senza tagli né compromessi.
Se avete consultato le pagine di Everyeye in questi giorni, avrete sicuramente notato l'onnipresenza del logo del videogame Microsoft. E' per una buona ragione: il concorsone che vi permette di vincere una Xbox One e la copia del gioco. Un'occasione imperdibile per entrare appieno nella next gen senza scucire un centesimo!
In attesa di sapere chi si aggiudicherà l'ambito premio, aggiungiamo quest'oggi un nuovo tassello alla nostra disquisizione su Ryse: Son of Rome: vedremo infatti quali eventi storici hanno ispirato la software house teutonica e come questi sono stati combinati con la vicenda personale di Marius Titus. Ovviamente allo stato attuale non conosciamo interamente quali vicende e quali luoghi esplorerà il centurione, motivo per cui ci siamo concentrati sulla prima parte del gioco ambientata in Britannia (l'antico nome dell'Inghilterra) e sulla modalità secondaria Gladiator, un'avvincente Orda nientemeno che sulla sabbia del Colosseo!

Cane Nero magna bella Persica

Anche se qualche decennio prima già Giulio Cesare ci aveva messo gli occhi sopra, fu l'imperatore Claudio ad estendere i domini di Roma sull'isola nota al tempo come Britannia. Nel 43 d.C. fece sbarcare sull'isola 4 legioni che in breve tempo sbaragliarono le popolazioni locali, costruirono castra e fortificazioni e posero la capitale della neonata provincia appena più a Est dove sorge oggigiorno Londra.
La conquista proseguì negli anni immediatamente successivi. Sul piano militare i romani occuparono senza grossi problemi l'odierno Galles, mentre ebbero seri problemi ad assoggettare gli abitanti della Caledonia (oggi la chiameremmo Scozia): come narra anche l'ultimo albo di Asterix, qui i Pitti opposero fiera resistenza e fu l'imperatore Adriano nel 122 a gettare la spugna, costruendo un Vallo che rimase a baluardo dei confini settentrionali dell'Impero sino alla sua caduta.
I romani furono parecchio severi nei confronti dei culti locali, abolendo i violenti riti di druidi e sacerdotesse, imponendo al loro posto l'adorazione dell'imperatore. D'altra parte la provincia della Britannia fu un ottimo affare per Roma, dal momento che essa offrì un'enorme qualità di materie prime che poi venivano commerciate con tutti i popoli dell'Impero: oro, stagno, ferro, piombo, argento, marmo e perle. ££££!

La Giovanna d'Arco britannica

L'incendiario e folle imperatore Nerone si trovò a gestire la prima ribellione in grande stile dei britanni. Una donna di nome Boudica, di stirpe nobile ed umiliata dai romani (=stuprata), capeggiò la resistenza contro Roma che non riconobbe gli accordi siglati da suo padre, Prasutago secondo Tacito, Re Oswald secondo Crytek.
Fu guerra: Boudica convinse i propri sudditi e quelli delle tribù vicine a marciare contro gli accampamenti romani nel 60 d.C. Ci furono alcune vittorie, ma ci fu anche un massacro finale, nonostante i britanni ribelli fossero oltre 3 volte i legionari romani di Svetonio Paolino.
Per evitare di essere fatta prigioniera dai romani, Boudica bevve una fialetta di veleno, non prima di essere dipinta così da Cassio Dione Cocceiano: "Era una donna molto alta e dall'aspetto terrificante. Aveva gli occhi feroci e la voce aspra. Le chiome fulve le ricadevano in gran massa sui fianchi. Quanto all'abbigliamento, indossava invariabilmente una collana d'oro e una tunica variopinta. Il tutto era ricoperto da uno spesso mantello fermato da una spilla. Mentre parlava, teneva stretta una lancia che contribuiva a suscitare terrore in chiunque la guardasse".
Ecco Marius Titus, il protagonista di Ryse: Son of Rome, sbarca in Britannia proprio per sedare la ribellione di Boudica. La prima missione sembra proprio una replica dello sbarco in Normandia, ma con navi di legno, qualche secolo prima e su spiagge poste qualche chilometro più in là. Però le esplosioni ci sono, eccome!

I 100 della Valeria Victrix

Marius Titus trascorrerà la primissima parte dell'avventura oltre la Manica, avendo a che fare con Boudica e con il selvaggio Glott, regnante sulla parte settentrionale dell'isola. In ogni missione di gioco sarà circondato da tanti tantissimi legionari, quanti Xbox One ne riesce a calcolare: la Britannia è sempre stata una provincia agitata e anche se talvolta alcuni reggimenti erano trasferiti in zone più calde dell'Impero, il numero di legioni lì stanziate non scese mai sotto le 3. Queste erano nello specifico: la Legio IX Hispana, la quale scomparì misteriosamente nel 120 d.C. (come racconta Valerio Massimo Manfredi e ne cantano i Suidakra), la Legio XX Valeria Victrix, il cui simbolo era un pasciuto cinghiale, e la Legio II Augusta, una delle più antiche.
Ma da quanti uomini era composta una legione? A seguito della riforma voluta da Ottaviano Augusto ognuna delle 28 legioni era composta da circa 5.000 soldati, perlopiù italici, ma anche galli e in minima parte provinciali in possesso della cittadinanza romana. La legione era prevalentemente un corpo di fanteria: appena un centinaio erano infatti gli ufficiali a cavallo, con funzioni di messaggero, ricognizione e scorta personale del generale (Legatus Legionis). Quelli appiedati erano a loro volta distinti in 10 coorti, che a loro volta si articolavano in 6 centurie ciascuna.
100 uomini obbedienti in tutto e per tutto al centurione, come lo è Marius Titus a inizio di Ryse: Son of Rome. Il giocatore potrà, grazie all'intermediazione di Kinect, ordinare ai propri sottoposti la disposizione in formazione (come la formidabile testuggine), il lancio di frecce infuocate o dei pilum, che non è l'ossessione di Cetto La Qualunque, ma un giavellotto molto leggero e con una particolare predisposizione a conficcarsi nel terreno (così i nemici non potevano estrarlo e lanciarlo a loro volta!).

Quei colossali errori...

Nella modalità Gladiator si affrontano da soli o in compagnia di un amico orde di barbari pesantemente armati. Il setting è d'eccezione, ovvero l'Anfiteatro Flavio, il simbolo per eccellenza della Roma antica, capace di ospitare fino ad 80mila ultras di questo o di quel gladiatore.
L'ansia di accontentare la comune percezione dei videogiocatori a riguardo della romanità fa scadere tale ricostruzione digitale in almeno due errori. Uno piuttosto grave è riconducibile al fatto che sotto l'impero di Nerone e all'epoca della ribellione di Boudica tale costruzione non era ancora stata eretta: benchè il nome Colosseo derivi dal Colosso di Nerone, la scultura in bronzo alta 30 metri voluta dall'imperatore piromane, furono i successori Vespasiano e Tito a costruirlo.
Il secondo errore è di natura scenografica: in Ryse: Son of Rome al centro del terreno di lotta sorge nientemeno che una riproduzione gigante della statua di Ottaviano Augusto. Si tratta del cosiddetto Augusto Loricato, ritrovato nella Villa della moglie Livia Drusilla a Prima Porta e oggi in esposizione ai Musei Vaticani: per intenderci è quella che raffigura l'imperatore con il braccio destro sollevato (probabilmente in origine sosteneva una lancia) e indosso la corazza in pelle dei legionari (la cosiddetta lorica). Per quanto sia un magnifico esempio della scultura romana e rappresenti l'imperatore come guerriero vittorioso, è poco realistico ritrovarla nel bel mezzo di un teatro di lotte sanguinarie!

Si tratta di due errori che rischiano di svelare anzitempo una serie di imperdonabili buchi o leggerezze storiche disseminati in tutto l'arco del videogioco. E la mente non può che correre a simili cadute di stile da parte di Ridley Scott ne Il gladiatore. La Roma di Ryse é molto all'acqua di rose, errata e imperfetta quanto quella della pellicola con protagonista Russel Crowe. É evidente come il team di sviluppo si sia ispirato a Massimo Decimo Meridio sia nella ricostruzione della campagna militare in Britannia, sia nella modalità secondaria del Colosseo; è altrettanto evidente come l'enfasi su una rappresentazione epica, adulta e spettacolare rischi di scadere nel grottesco e nella forzatura a tutti i costi. Come abbiamo visto la conquista romana della Britannia è affascinante per eventi, personaggi e dinamiche: ha senso ridurre queste ricche fonti d'ispirazione con il pericolo di travisare in maniera eccessiva?

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