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Speciale Satoru Iwata: un grande presidente

Un visionario, un combattente, un rivoluzionario, e un grande presidente. Satoru Iwata ha cambiato la Nintendo senza mai rinnegarne il passato. Ecco la sua storia, dagli inizi fino agli ultimi giorni.

speciale Satoru Iwata: un grande presidente
Articolo a cura di
Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Il suo primo videogame non aveva grafica, non c'erano sprite colorati che zompettavano allegri per mondi spensierati e leggeri. Il suo primo videogame era formato da semplici numeri, che apparivano su un calcolatore e che stabilivano chi stava vincendo questa stramba simulazione di baseball dove non si vedevano mazze né palla. Satoru Iwata lo ricorda con affetto: "Non si può dire che era un gioco brutto, semplicemente perché non c'era davvero nulla da vedere. Eppure, osservare i miei compagni che si divertivano, che ridevano, mi fece capire che quello era il mio futuro. Da grande volevo fare videogiochi", ha raccontato in un'intervista alla BBC alcuni anni fa. Erano i tempi del liceo di Sapporo, una delle città più grandi del Giappone, su a nord, nell'isola di Hokkaido. Erano gli anni '60 ma da quelle parti non c'erano Woodstock e i Doors. "L'unica cosa che mi interessava erano i computer". Satoru Iwata è morto. Se ne è andato, come già saprete, per un tumore alle vie biliari. Shakespeare diceva che un uomo è davvero grande solo quando diventa immortale, quando quello che ha fatto in vita riecheggia anche dopo la sua morte. Tra trent'anni, tra cinquanta, tra cento, ricorderemo ancora Satoru Iwata? Avremo ancora a mente il suo irresistibile sorriso, i suoi modi gentili, la sua voglia di cambiare il mondo dei videogame? Probabilmente no. Ma questo non significa che Iwata non sia stato un grande. Quello che ha fatto in Nintendo in questi circa quindici anni è stato immenso, importante, fragoroso. Completato il liceo, Satoru Iwata si laurea in Computer Science, o Informatica se preferite, presso il Tokyo Institute of Technology. Diventa un programmatore e comincia subito a lavorare per HAL Laboratories, un piccolo team di sviluppo fondato nel 1980 da Hiroji Iwasaki il cui nome è un evidente omaggio al computer di 2001: Odissea nello spazio. Qui Iwata contribuisce a creare alcuni importanti titoli degli anni '80 e ‘90 come Balloon Fight, EarthBound e, ovviamente, Kirby. HAL nel frattempo diventa un collaboratore sempre più stretto e fidato di Nintendo: pur rimanendo indipendente, spesso produce titoli su commissione. Ad HAL, ad esempio, Nintendo affida lo sviluppo del primo capitolo di Super Smash Bros per Nintendo 64. Nel corso degli anni, il ruolo di Iwata si fa sempre più dirigenziale e meno operativo. Diventa Producer, gestendo progetti importanti e penetrando sempre più all'interno delle meccaniche Nintendo. Nel 2000 entra nell'azienda di Hiroshi Yamauchi, che lo tiene al suo fianco per un paio d'anni prima di affidargli il ruolo di Presidente, nel 2002.

Una svolta epocale

La nomina di Iwata come CEO di Nintendo è stata fondamentale per l'azienda di Kyoto. Fu una vera rivoluzione. Cambiò tutto. Nintendo passava da cent'anni vissuti come una compagnia a conduzione familiare a un futuro dove a tenere le redini è un piccolo signore giapponese di 42 anni, con uno sguardo vispo e un volto sempre sorridente: per la prima volta, Nintendo non è nelle mani di uno Yamauchi. Iwata, lentamente ma con decisione, cambia il volto dell'azienda. E deve subito mettere le prime toppe: il GameCube, uscito nel 2001, non sta andando bene. Le vendite scarseggiano e, nonostante uno zoccolo durissimo di seguaci, il distacco rispetto a PlayStation 2 è enorme. Bisogna anche creare un erede per il Game Boy Advance, qualcosa che porti i videogame portatili di Nintendo nel futuro. Iwata ha un'idea, una convinzione: Nintendo è unica, non deve cercare di competere con gli altri allo stesso livello. "Se ci rivolgiamo sempre alle stesse persone, se facciamo videogame sempre per gli stessi giocatori, i videogame non saranno mai in grado di esprimere tutto il loro potenziale. Rimarremo una nicchia. Io voglio portare divertimento a più persone possibile", dirà qualche anno dopo in una conferenza alla GDC di San Francisco. Detto, fatto. Dopo GameCube e GBA, nasce una nuova Nintendo. Arrivano il Wii e il DS, e con loro Nintendo ritrova quel successo e quelle vendite che non vedeva da tempo: ancora oggi, Wii Sports, grazie all'uscita in bundle con la console, è il videogame più venduto di tutti i tempi.

Iwata ha la forza di cambiare, di capire che non ha senso competere con Sony e Microsoft sul loro stesso campo. Ma non perché Nintendo non fosse in grado (o almeno non solo), semplicemente perché quello, per lui, non era il futuro dei videogame. Tempo fa, Jenova Chen, creatore di The Journey, mi disse che i videogame sono come un buon fast food: puoi avere il miglior hamburger del mondo, ma sarà sempre un hamburger. Cinema, libri e musica invece sono ristoranti dove puoi mangiare quello che vuoi. Vero o no, Iwata probabilmente sarebbe stato d'accordo: lui voleva creare piatti prelibati per ogni palato, dall'appassionato che non vede l'ora di scoprire tutti i segreti di un nuovo Zelda alla pensionata che può tenersi in forma con Wii Fit. Tutti devono poter giocare a qualcosa: ecco il segreto di Iwata.

La vita è bella

Ma il cambio ancora più radicale Iwata lo ha fatto nella comunicazione, nel modo di gestire Nintendo. Si tratta di giochi, di gioia, di regalare felicità, di divertire la gente: ecco i videogame, e Nintendo deve essere uguale, deve essere un gioco. "Sul mio biglietto da visita sono un Presidente di una compagnia, nella testa sono uno sviluppatore di videogame, ma nel cuore sono e rimango un giocatore", diceva Iwata. La differenza con Hiroshi Yamauchi è tutta qui: Iwata era un giocatore, Yamauchi no. Yamauchi non concedeva mai interviste, non si faceva mai vedere alle fiere, trattava i videogame per quello che erano: merce da vendere. Non aveva la passione o la creatività di Miyamoto, ma solo tanto, tantissimo fiuto per gli affari. Non è un caso se la Nintendo, ai videogame, ci arriva solo di recente, dopo aver tentato la strada delle carte da gioco, dei giocattoli, degli alberghi a ore e persino aver fondato una compagnia di taxi. Yamauchi era un imprenditore, un grande imprenditore che fu capace di assicurarsi alcuni dei migliori talenti disponibili, come appunto il geniale Miyamoto. Guardi alla Nintendo di Yamauchi e pensi a una compagnia che aveva un padrone ben definito.

La Nintendo era la famiglia Yamauchi e viceversa, nel bene e nel male. Con Iwata però cambia tutto. Nintendo diventa dei giocatori, diventa nostra. Tutto quello che Iwata fa, lo fa per far felici i giocatori. Ogni sua iniziativa era rivolta ad avere un contatto diretto con il suo pubblico. Pensate alle interviste Iwata Asks, ai video dei Nintendo Direct, al fatto che quando Iwata doveva presentare un gioco, non lo faceva con un tono serio, come se dovesse venderci il futuro. No, lui lo faceva indossando dei baffi, chiacchierando con Super Mario, diventando un Mii, oppure prendendo a testate Reggie Fils-Aime per mostrare Super Smash Bros. Era tutto un gioco. Ed era fantastico.

Think different

Molti sono convinti che la bravura di un presidente di un'azienda si misuri solo in un modo: i risultati finanziari. Quello che conta, alla fine, sono i soldi. Valeva per Steve Jobs, per Henry Ford, valeva anche per Yamauchi o Iwata. Ma quando sei davvero un grande presidente, quando sei un visionario, un rivoluzionario, riesci a far passare i soldi in secondo piano: la gente ti guarderà perché sei un innovatore, non perché guadagni denaro a palate. Iwata ha cambiato il mondo dei videogame, ci ha costretti, tutti quanti, a fare i conti con il concetto di "casual gamer", un modo stupido per etichettare chi preferisce giocare a Wii Sports invece che a Call of Duty.

La verità è che i videogame non appartengono a nessuno: non sono miei, non sono tuoi, ma sono di tutti. Non c'è un modo giusto o sbagliato per essere un videogame: non c'è maggior dignità in un Uncharted che in un Mario Party. Iwata ne era convinto, e ha lavorato per questo obiettivo: creare videogame per divertire e far giocare chiunque, esattamente come fece con il suo simulatore di baseball a scuola. Eppure, fece tutto questo senza mai dimenticare che cosa fosse la Nintendo, i valori sui quali Yamauchi costruì una delle aziende più amate. Iwata rivoluzionò tutto, ma senza stravolgere il passato. Diede ancora più importanza al ruolo di Shigeru Miyamoto: il genio del creatore di Super Mario, le sue idee e la sua creatività, erano quelle che avevano dato forma alla Nintendo nel corso degli anni. E questa è una cosa che Iwata non voleva assolutamente cambiare.

Nintendo Quando sei un innovatore, gli altri ti seguiranno: il Wii ha dimostrato che c’era spazio per un nuovo modo di intendere i videogiochi. Ha dimostrato che c’era voglia di interagire con questi mondi virtuali in una maniera più diretta e personale. Gli altri hanno provato a inseguire: Kinect e Move sono arrivati come risposta al successo straripante del Wii. Ma hanno fallito, perché non c’era una visione dietro, solo la voglia di vendere un prodotto in più. Il Wii ha avuto il successo che ha avuto perché era il frutto di un’idea e di una visione, era l’espressione dell'impegno di centinaia di persone che lavoravano tutte insieme per raggiungere lo stesso obiettivo. Un traguardo che ogni azienda vorrebbe raggiungere. Sì, Satoru Iwata è stato un grande Presidente. E lo è stato anche nei momenti più difficili. Quando si è capito che il Wii U non funzionava, quando il 3DS ha cominciato a vendere di meno, quando per tre anni i conti della casa giapponese sono stati in rosso e Nintendo perdeva centinaia di milioni di dollari all’anno, Iwata si è tagliato lo stipendio. E ha obbligato tutti i suoi dirigenti a fare altrettanto: per dare un segnale, per ricordare a tutti che Nintendo è una cosa sola ed è più importante dei singoli. Oggi che i conti sono tornati a posto, oggi che si vendono più Amiibo che noccioline, l’azienda ha comunque capito che deve cambiare ancora. Iwata ha già tracciato le linee guida per il futuro: aprire agli smartphone, accelerare il lavoro su Project NX, che sarà sicuramente una console rivoluzionaria. Perché se sei un grande presidente non stai fermo, non copi gli altri, anticipi il futuro, non ti arrendi mai, nemmeno quando hai un tumore che ti sta portando via. Sì, Satoru Iwata è stato un grande Presidente.