Speciale Tatsumi Kimishima, cuore da... CEO

Conosciamo da vicino Tatsumi Kimishima, il nuovo Presidente di Nintendo e successore di Satoru Iwata. Tra banche, Pokémon e Stati Uniti, e quel desiderio di restare lontano dalla luce dei riflettori.

speciale Tatsumi Kimishima, cuore da... CEO
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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Tatsumi Kimishima è da qualche giorno il nuovo Presidente di Nintendo. In anticipo di un paio di settimane rispetto alla previsione vociferata secondo la quale il nome del successore di Satoru Iwatasarebbe stato comunicato nel corso di una riunione con gli investitori ad Ottobre, una nota dell'azienda ha sciolto ogni riserva, terminando qualsiasi speculazione e ponendo fine al periodo di transizione di Genyo Takeda e Shigeru Miyamoto, che rimangono comunque due importanti voci nel board dirigenziale, il primo per quanto riguarda la parte hardware (quindi Project NX), il secondo per il software (da Pikmin 4 ai titoli per smartphone con DeNA, passando per Intelligent System, Hal Laboratories, Project Sora e le collaborazioni esterne). Ora che le lacrime per la morte di Iwata si sono asciugate ed un nuovo timoniere ha preso il comando di Nintendo, siamo pronti per immaginare quale futuro attenda Nintendo, alle prese con un difficile momento di transizione al termine del quale dovrebbe trovarsi il tanto sospirato rilancio, in termini di vendite e di immagine.


"On my business card, in my mind and in my heart, I'm now a corporate president"

Potrebbero (ma non lo sono state!) essere queste le prime parole di Tatsumi Kimishima da Presidente di Nintendo. Scimmiottando la celebre citazione di Iwata allo speech tenuto in occasione della Game Developer Conference 2005, senza troppi giri di parole ammetterebbe la sua quasi totale estraneità dal contesto di sviluppo di giochi e forse anche dall'aver mai tenuto tra le mani un pad o un Game Boy. Rispetto alla frizzantezza ed al pionierismo di un Iwata o Miyamoto, che sono stati tra i fondatori dell'industria videoludico nipponica, il suo è un curriculum serio serissimo. Classe 1950, 10 anni in più del suo predecessore. Una laurea in legge e poi un paio di decenni abbondanti in una delle più importanti banche giapponese, la Sanwa Bank, Ltd. Nel 2000 la svolta: il nostro entra in Pokémon Company, a soli 4 anni dal debutto del fenomeno poké nel Sol Levante, mentre l'Occidente è appena stato contagiato da quella febbre nota come Pokémania. Resta poco in questa società, ma contribuisce senza dubbio a solidificarne le basi finanziarie, ponendo le premesse per la crescita degli anni a venire, assolutamente inattaccata da cambi di piattaforme e di età anagrafica degli allenatori. Sarà proprio Satoru Iwata, nel 2002, fresco di nomina a Presidente di Nintendo, a chiedere a di fare le valige e trasferirsi negli Stati Uniti, in sostituzione di Minoru Arakawa, genero di Hiroshi Yamauchi nonché Presidente della filiale americana sin dal lancio del Nintendo Entertainment System. Non sosta quasi per nulla sotto i riflettori, né si fa vedere sul palco dell'E3, lasciando campo libero a Reginald Fils-Aimé, che dal marketing passa direttamente alla presidenza, acclamato dal popolo di giocatori occidentali, forse precedentemente infastiditi da presidenti imposti oltreoceano, in un momento in cui con il debutto di Xbox il videogioco su console comincia a parlare anche e sopratutto in inglese. Dopo nemmeno 4 anni di presidenza, viene richiamato in Giappone. Ma per un'azienda come Nintendo che decide tutto in quel di Kyoto e lascia alle filiali nazionali il mero compito di adattare le strategie, non si tratta certo di una punizione quanto di una promozione. Iwata evidentemente riconosce le sue forti qualità manageriali, ma capisce anche come l'uomo preferisca una ruolo dietro le quinte piuttosto che le luci della ribalta. Il suo nuovo titolo è abbastanza enigmatico: Managing Director, cui si sommano incarichi direttivi in Amministrazione e Finanza. Mastica molti numeri e pochi videogiochi, ma anche grazie a lui le calcolatrici diventano roventi dopo il lancio di Nintendo DS e Wii, ripianando l'increscioso disavanzo dell'era Gamecube.


Yamauchi al quadrato

10 anni più tardi scavalca Takeda e Miyamoto (i favoriti dai fan Nintendo) e diventa il nuovo Presidente di Nintendo. Inevitabile un confronto con il predecessore, l'amatissimo Satoru Iwata, il quale si era trovato benissimo sia nelle scarpe di programmatore di videogiochi, sia di presidente. Iwata è stato una persona unica, l'uomo giusto al momento giusto si direbbe: non ha l'aura del fondatore come uno Steve Jobs, ma nel corso della sua presidenza è passato con disinvoltura non comune attraverso vari ruoli, snocciolando un giorno grafici e cifre ad un meeting con gli investitori e il giorno dopo parlando con una banana durante un Nintendo Direct. Kimishima ha dalla sua una carriera di grande affidabilità e puntellata di pochissimi passi falsi, ma sembra avere pochissima cognizione di come si sviluppano i videogiochi (la sua presenza tra i credit di Metroid Prime e degli ultimi Mario Party sembra più atto dovuto al Presidente di Nintendo of America, che un segno di un minimo intervento nel corso dello sviluppo) e ancora meno di come si comunichi direttamente con i fan. Il suo profilo ricorda a questo punto Hiroshi Yamauchi piuttosto che lo stesso Iwata: una mentalità da business man, che però sa scegliersi con cura i collaboratori, a tutti i livelli, dalla finanza al marketing, dalla costruzione degli hardware allo sviluppo del software. Riconoscendo i propri limiti Tatsumi Kimishima potrebbe limitarsi ad intervenire alle riunioni con gli azionisti ed investitori, lasciando invece che siano i vari Miyamoto, Reggie o Shibata a comunicare direttamente con i fan: in questo modo non solo non verrebbe eliminato il fortunato format dei Nintendo Direct, ma si darebbe un forte spazio alle filiali locali, che Kimishima ha conosciuto dal di dentro, al contrario di Iwata rimasto sempre in Giappone nell'arco della sua carriera. Nulla vieta inoltre che attorno a Kimishima si formi un direttorio, coinvolto attivamente nelle decisioni strategiche dell'azienda: conscio di avere dalla sua mancanze sopratutto in termini di Ricerca & Sviluppo e programmazione, Takeda e Miyamoto più chissà quale altro giovane dirigente potrebbero avere più di una voce in capitolo, spartirsi il peso di eventuali passi falsi e portare avanti le richieste dei rispettivi dipartimenti. Un'altra ipotesi, avanzata dal quotidiano economico Nikkei, vede Kimishima come un "presidente di transizione": dall'alto dei suoi 65 anni (troppi secondo alcuni analisti) sarebbe chiamato a portare a compimento la visione già definita da Iwata per quanto riguarda gli ultimi mesi di Wii U e Nintendo 3DS, i primi videogiochi mobile con DeNA e sopratutto il lancio di Project NX. A lui, insomma, si chiederebbe una presidenza votata alla tattica ed alle decisioni nel breve periodo, nell'attesa che un nuovo assetto dirigenziale prenda forma ed emerga veramente una figura che come Iwata sappia coniugare gli aspetti finanziari a quelli dello sviluppo videoludico.

Nintendo La fumata bianca del 14 Settembre ha annunciato al mondo il nome del nuovo Presidente di Nintendo. Tatsumi Kimishima è da poche ore il successore di Satoru Iwata, scomparso improvvisamente lo scorso 13 Luglio. Kimishima è una scelta inusuale, sopratutto per la sua relativa estraneità all'ambito del videogame in senso lato. Non appare come una figura poliedrica quanto Iwata, ma più come un uomo integerrimo e rigoroso, alla Hiroshi Yamauchi. Tuttavia, scorrendo il suo curriculum, emergono diverse frecce al suo arco, delle quali il predecessore era sprovvisto: il suo passaggio in Pokémon Company gli ha senz'altro insegnato a gestire una compagnia che non sviluppa solamente videogiochi, ma ragiona in maniera cross-mediale come ha intenzione di essere la Nintendo dei prossimi anni (presente su smartphone e nei parchi di divertimento), mentre i lunghi anni trascorsi negli Stati Uniti prima con la banca Sanwa e poi da Presidente di Nintendo of America gli hanno dato una visione internazionale e forse la sensibilità per valorizzare più le filiali locali rispetto alla visione nippocentrica e centralista di Iwata. Il suo vero neo sembra nascondersi nella capacità comunicativa. In poche parole, Kimishima è una figura schiva e lontana dai riflettori, descritto con un uomo calmo e serio. Il futuro dei Nintendo Direct sembra insomma tutt'altro che certo: il fortunato format in live streaming potrebbe scomparire in virtù di conferenze in stile-E3 oppure incontri con la stampa nelle varie sedi locali; ma potrebbe anche concedere ancora più spazio ai producer dei vari team, allo stesso Miyamoto, piuttosto che a Reggie e Shibata. E 4 dopo il Digital Event pre-E3 i tempi ci sembrano maturi per un aggiornamento sui progetti in arrivo e magari qualche annuncio per quanto riguarda il 2016...