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TGS 2010

Speciale TGS - Best of the Show

Si spengono le luci sull'ultima kermesse nipponica: quale è lo stato dell'industria giapponese?

speciale TGS - Best of the Show
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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Alla domenica pomeriggio, quando i pavimenti del Tokyo Game Show sono calpestati da migliaia di appassionati per le ultime ore dell'evento, il popolare sito nipponico Inside Games può tirare un sospiro di sollievo e dichiarare concluso il coverage della manifestazione.
E dedicarsi a un po' di sano gossip, interpretando i suoi giornalisti come vincenti paparazzi. Scorgono dietro il cartone e compensato del megastand di Yakuza of the End il produttore della serie Sega, Toshihiro Nagoshi, intendo a concedersi una pausa. Il primo scatto finito sulla scrivania del caporedattore di Inside Games ritrae il fashion game designer mentre si massaggia l'ugola, evidentemente prostrata da presentazioni e incontri con i fans. Un secondo lo vede a guardarsi attorno con aria divertita e infine una terza fotografia lo immortala sdraiato sulla moquette del palchetto a fissare con lo sguardo perso i viali di Kamurocho semidistrutti. Finalmente il riposo agognato.

Visioni d'Oriente

Dei miti dell'industria videoludica giapponese, Nagoshi era senza dubbio quello che doveva dimostrare meno. E non per nulla si è adagiato sugli allori e ha trasformato un reddito sicuro come la serie Yakuza stravolgendola dalle fondamenta, reinterpretando l'ex free roming come una specie di survival shooter. Lo hanno soprannominato scherzosamente Yakuza of the Dead, riferendosi alla popolare serie arcade The House of the Dead, e il paragone certo appare azzeccato, tra migliaia di impiegati, vigili urbani, donne in gonnella, teppisti di periferia trasformati in zombie da falcidiare con le armi più improbabili (l'intero spettro bellico va da una due colpi a un tank corazzato).
Più che un mero spin off, una revisione dal taglio palesemente caricaturale di una serie che si è nutrita di lotte cruenti e una sceneggiatura ben ponderata: ora si sveglia dal letargo della ciclicità e dell'assenza di innovazione con una interessantissima parodia.
Ma non è solo di Sega il recente rovesciare il tavolo del the, in quanto proprio dell'intera industria nipponica. Nella tradizione nipponica, abituata a figure maschili forti al limite del "pater familias", rovesciare il tavolo ove si mangia è l'usanza estrema di quel marito e padre che dimostra di non gustare la proposta culinaria della moglie. La cena è da rifare! Nessuna obiezione.
Verosimilmente l'industria nipponica ha capito che quanto propinato negli ultimi anni è robaccia, non degna dei loro standard qualitativi, fonte di parecchi scontenti specialmente all'estero. E se la tendenza, cara specialmente a Capcom (per ribadire il suo amore verso gli sviluppatori occidentali ha annunciato di aver acquisito i Blue Castle Games, responsabili di Dead Rising 2, e affidato loro pure del lavoro extra nella forma del DLC Dead Rising 2 Case: West), viene portata avanti con intense collaborazioni, come quella che ha visto Devil May Cry finire nelle mani dei Ninja Theory di Enslaved e Heavenly Sword, Neverdead dalle parti di Rebellion, è innegabile che i designer più avveduti hanno infine capito che la pietanza andava rifatta, anche a costo di mandare in frantumi il raffinatissimo piatto di porcellana.
E succede quindi che l'evento mediatico più importante dell'anno per la scena giapponese, il Tokyo Game Show appunto, sia l'imponente vetrina del rilancio della stessa industria, che abbandona giochini da due soldi per Wii (quest'anno davvero assenti le console Nintendo, eccezion fatta per i videogame Level-5) per pensare a titoli d'ampio respiro e dalla ritrovata vocazione globale. Quella tipica dei Final Fantasy: prodotti pensati per il trastullo del fan dagli occhi a mandorla, che tuttavia -proprio perchè appaiono titoli curati e dettagliati- riescono a far breccia nei cuori di americani ed europei, marine e calciatori fin nel midollo.
Succede quindi che Electronic Arts chieda a Mikami e Suda 51 di fare un gioco insieme, lasciandogli carta bianca nelle scelte artistiche (ed esce Shadow of the Damned). Ecco, questo è proprio l'inverso della tendenza sopra richiamata, e la cosa fa nascere una osservazione: non è vero che alle software house manca il talento, è vero piuttosto che mancano i finanziamenti grazie ai quali sperimentare nuove IP e apportare novità alle serie più celebri. A Sega, giusto per fare un esempio, dovrebbe mancare il budget per un nuovo Valkyria Chronicles per Playstation 3, tant'è che insiste su un terzo capitolo portatile, la cui realizzazione chiede poco tempo ma non consente al tempo stesso significativi passi avanti. Sarà per un'altra volta!
Il talento resiste nei tenaci compatti di game designer a Tokyo e a Osaka, così come il gusto loro per le marcate innovazioni, per le idee davvero all'avanguardia: la sperimentazione nipponica datata 2010 si chiama Kinect. Bizzarramente il Move della connazionale Sony non desta particolari entusiasmi (basta citare il buco nell'acqua del goliardico Kung Fu Rider di SCEJ) e un lancio nipponico fissato per la fine di Ottobre non raccoglie l'interesse di stampa specializzata e pubblico. Al contrario la periferica Microsoft sembra essere stata adottata da molti sviluppatori, che ne hanno fatto usi certamente differenti rispetto ai colleghi d'oltreoceano: alla coccolosità di Kinectanimals rispondono con l'acciaioso Steel Battalion, all'impeto gioioso di Kinect Adventure rispondono con l'horror Haunt. Confronti estremi che vogliono soltanto affermare che i giapponesi hanno imparato dai propri errori, hanno ripreso i contatti con l'ambiente occidentale e hanno una gran voglia di sperimentare.
Sei fatti sapranno confrontare le nostre ipotesi per i videogiochi si aprirà una sfida e un confronto davvero interessante.

A pagina seguente Everyeye designa il proprio Best of the Show
Nonostante appaia forte il desiderio di archiviare il coverage dell'evento con gli spunti di riflessione proposti nella pagina precedente (per quanto anteprime e speciali si rincorreranno sulle nostre pagine durante le settimane a venire), rinnoviamo la tradizione di assegnare un'ideale riconoscimento al videogame che più ci ha entusiasmato, che ha saputo meglio esprimere lo spirito della manifestazione e si prospetta un futuro blockbuster.
Non perdiamoci in chiacchiere e vediamo immediatamente le nomination.

Ninokuni DS

Da diversi anni l'evento Tokyo Game Show è sempre fonte di grandi novità per Level 5. Godendo di una platea d'affezionati che si conta a milioni, la casa di Fukuoka non può far altro che chiedere direttamente al pubblico dei giudizi sui titoli che hanno da venire.
L'edizione del 2010 ha visto le conferme di Inazuma Eleven Striker per Wii e The Little Battler per PSP, redivivi dopo gli annunci di un paio d'anni fa, ma sono stai i due Ninokuni a fare la parte del leone, e in particolare l'edizione DS. Sebbene la controparte Playstation 3 si offrisse per la prima volta giocabile e abbia ricevuto gran parte delle attenzioni della stampa internazionale per via della sua magnificenza grafica, è la versione Nintendo ad apparire più raffinata per via dell'uscita il prossimo Dicembre. I visitatori hanno potuto sbizzarrirsi con i combattimenti a turni e le magie scarabocchiate sul touch screen, mentre davanti a loro scorrevano le immagini delle cut scene firmate dallo Studio Ghibli e in sottofondo si udiva un meraviglioso brano cantato a dimostrazione dell'abilità del compositore Joe Hisaishi.

Haunt X Kinect

Dei cinque nuovi videogame presentati per Kinect da Microsoft, tutte invenzioni di game designer nipponici, scegliamo Haunt di Masaya Matsuura. Un horror che fa davvero poca paura, quasi una parodia dei classici survival, ma con una personalità unica che emerge già dal trailer proiettato al Tokyo Game Show.


Più in generale si prospetta un 2011 interessante per Kinect, un dodici mesi che può realmente rivelare le potenzialità della periferica e correggere quei piccoli difetti oggi imputabili a titoli non ancora capaci di calibrare l'interazione uomo-telecamera.

Asura's Wrath

Da Capcom e Cyber Connect (Naruto Ultimate Ninja Storm) arriva un misterioso action game, svelato in anteprima assoluta al Makuhari Messe di Chiba. Più che informazioni e rilievi di gameplay ha parlato un trailer fascinoso, tale da destare più di un interesse. Un gioco pesante dominato da colossi e lottatori dalla forza umana, tale da far impallidire Ken il Guerriero e Goku, calati in un contesto apocalittico, deserto, di lotte intestine. Per quanto gli elementi ludici attualmente si riducano a un paio di QTE e affini, la potenza delle immagini e il sapiente gioco d'inquadrature ha conosciuto apprezzamenti a destra e a manca.
Se non miglior gioco dello show, di sicuro miglior trailer...

The Last Guardian

Se provate a intervistare Fumito Ueda questo si ritrarrà imbarazzato, al massimo vi rivolgerà un delizioso sorrisino. Sembra quasi uno dei fragili e misteriosi personaggi dei suoi giochi. Affida a Twitter la personale delusione di fronte alla mancanza di The Last Guardian all'interno della lista dei best of the show compilata dai visitatori al termine dell'evento.
Lo consola un anch'esso escluso Hideo Kojima (che ha già promesso faville per l'edizione ventura) rispondendo al post, ma anche se non è stato esaltato dai fan, Ueda esce dal Tokyo Game Show rinfrancato. Con ben due titoli all'attivo il suo piccolo studio si appresta a vivere un 2011 infuocato tra il porting in HD e 3D di ICO e Shadow of the Colossus per Playstation 3, nonché la release nipponica di The Last Guardian nel corso delle vacanze natalizie.
Sony ci crede nella storia d'amicizia e empatia tra il bambino e la creatura mitologica, ma relega il gioco a un angoletto e a un misero trailer di breve durata messo insieme all'ultimo minuto (la conferma della presenza alla manifestazione è arrivata pochi giorni prima dell'apertura dei cancelli).

...ma il vero e unico vincitore è...

dmc

Qualcuno non l'ha presa bene, ma l'idea di affidare un ipotetico quinto episodio delle avventure di Devil May Cry agli inglesi di Ninja Theory ci è apparsa vincente.
Come ogni presa di posizione così forte porta con sé una iniziale contestazione che si trascinerà fino all'uscita nei negozi: un Dante ringiovanito, twilightizzato, ridefinito nel character design. Ma poi? Nient'altro ad apparire in netta contrapposizione con quanto Devil May Cry è stato fino ad ora.
Piuttosto questo reboot (ipotizziamo serie parallela, quindi niente prosecuzione di una trama che cominciava a diventare troppo arzigogolata e stanca), porta con sé una rinnovata visione dell'action game made in Capcom: graficamente è quel cel shading poroso e che fa molto comic americano (lo stesso motore di Enslaved con buona probabilità), mentre il carisma e la vena modaiola del protagonista vengono amplificate dal suo carattere ribelle e rivoluzionario (vedi quella sigaretta spenta sul viso di un cyborg).
Resta ancora da comprendere la validità dell'ambientazione, una Gotham City tamarra e un penitenziario in stile Arkham Asylum, ma il nuovo corso delle serie appare sin da ora capace di proporre novità sostanziose che il quarto capitolo non era stato in grado di esprimere, limitato e costretto a imitazione di Devil May Cry 3, superbo certo ma di una generazione addietro.
Nella speranza che il trattamento Dead Rising 2 possa fare solo bene a dmc, noi lo incoroniamo Best of the Show, perchè mette in risalto il carattere decisionista e coraggioso che contraddistingue la nuova visione del gaming nipponico uscito prepotentemente dal Tokyo Game Show 2010.