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Il ritorno di The Mark of Kri

Spulciando il catalogo delle vecchie glorie arrivate su Ps4 dai tempi della PlayStation 2, si (ri)scopre un action game originale e ancora oggi interessante, dal destino purtroppo sfortunato.

speciale The Mark of Kri
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps2
  • PS4

Ci sono videogiochi ai quali il tempo morde spietato la caviglia, facendoli inciampare nella palude dell'oblio, affogare nell'oceano della noia o bruciare tra le fiamme della delusione. Videogiochi che sarebbero dovuti restare reclusi nell'intimo spazio della memoria e laggiù conservati con rispetto e amore, rammentando cosa significò giocarli al tempo dell'uscita. Rivisitare opere elettroniche del passato è un'attività che può essere luttuosa, come recarsi in un cimitero dove le idee riposano in pace.
Nel cimitero dei videogiochi dei tempi che furono, in una sezione periferica assai meno curata e percorsa dai visitatori, c'è una tomba recentemente restaurata e abbellita: quella di The Mark of Kri, una delle preziose reliquie ludiche del passato di Playstation 2 rilanciate su Playstation 4. Sosto quindi nei suoi pressi come un viaggiatore romantico e mi chiedo perché avessi dimenticato l'avventura di Rau e del suo rapace. Non se lo meritava davvero: l'opera di Sony è vissuta sotto un'amara stella, maltrattata e ingiustamente rimossa dalla memoria collettiva dei videogiocatori invece che essere celebrata in tutta la sua originale e innovativa grandezza. Mi sconvolge inoltre che The Mark of Kri abbia avuto un seguito uscito nel 2005 intitolato Rise of the Kasai, e che questo non sia mai stato distribuito in Europa; sarà davvero stato così brutto o era troppo avanti sui tempi? Non lo so, mi piacerebbe scoprirlo e soprattutto vivere il seguito di questa singolare, sfuggente epopea.

Il Marchio in HD

Il lavoro svolto per teletrasportare The Mark of Kri sul mercato digitale di Playstation 4 dona al gioco una pulita brillantezza che esalta la strana bellezza degli scenari, un arcaico splendore che viene tuttavia a mancare del tutto durante le scene animate, una ragnatela inguardabile e nebbiosa di pixel. Si tratta di un gioco d'azione e avventura in terza persona disegnato nella maniera di un cartone animato il cui stile proviene dalla scuola di Don Bluth, autore tra l'altro di Fievel sbarca in America, Brisby e il segreto di Nihm e del film-videogame Dragon's Lair. Tuttavia ai tratti di un disegno immediatamente riconoscibile come americano sono miscelati con arte chimerica alcuni elementi stilistici provenienti da tradizioni pittoriche e figurative diverse e distanti. Vi si colgono le forme animali e mostruose della scultura lignea dei Maori, le stesse tinte sporcate dal sole della Tahiti dipinta da Gauguin, la nebbiosa umidità che emana dalla rappresentazioni cinesi di una natura ostica e selvaggia e la violenza barbarica dei fumetti di Conan disegnati da John Buscema.
Ancora oggi le giungle tra la cui vegetazione sorgono i ruderi di gigantesche teste di bestie, le foreste di alberi immani affondati nella bruma, il nevoso castello tra le cui gelide mura sorge l'albero incantato, le rovine quasi-greche tra le acque di un mare quieto, sono luoghi che meritano di essere esplorati e ammirati. Ma non è un piacere esclusivamente estetico quello che si ricava dalla rilettura di The Mark of Kri, poiché è sul fronte ludico che si provano le maggiori soddisfazioni.

Azione Strategica

Si combatte "marchiando" i nemici con lo stick direzionale e affidandone così ognuno ad un tasto specifico, quindi cerchio, quadrato o croce. Quando i nemici ci accerchiano dobbiamo alternare gli attacchi muovendoci da uno all'altro con la pressione del tasto corrispondente. Un'operazione che dà vita a lente ma precise (e a tratti spettacolari) acrobazie marziali. Se attacchiamo un nemico isolato e lo puntiamo di conseguenza con un solo tasto possiamo utilizzare i due rimanenti per effettuare combo dall'esito più violento e letale. In una fase più avanzata del gioco, che ai tempi fu considerato breve ma oggi è nella media del genere (una decina di ore), potremo marchiare due o tre nemici con lo stesso pulsante grazie all'utilizzo di due nuove armi. Fondamentale il dosaggio delle parate se non si desidera precipitare troppo velocemente nel Game Over.
Non si lotta solo frontalmente in The Mark of Kri, e non va considerato assolutamente un gioco scervellato. Abbiamo la possibilità, anzi il dovere se vogliamo sopravvivere, di attaccare i nemici alle spalle e ucciderli con un solo colpo la cui animazione è aggraziata quanto sanguinaria. Solo miscelando un approccio diretto e insieme invisibile alla battaglia si possono eliminare i nemici senza soccombere facilmente ai loro ripetuti attacchi, frutto di un'intelligenza artificiale non troppo evoluta ma che risultano letali per il numero di chi li esegue. Per superare le insidie degli scenari muovendosi attraverso inquadrature pre-calcolate che tendono a nasconderle, bisognerebbe quindi conoscere e memorizzare la posizione e i movimenti dei nemici.

Per questo c'è il corvo dal becco di rapace, Kuzo, che accompagna Rau. Possiamo farlo volare verso posizioni tattiche e osservare l'ambiente in soggettiva tramite i suoi occhi di volatile, altra notevole idea ludica contenuta nel gioco. Avremo a disposizione anche un arco con le frecce contate, ma reperibili, che risulta utilissimo per sfoltire a distanza gruppi di antagonisti o arcieri in posizione elevata. Nell'alternanza di tutti questi elementi marziali giocare a The Mark of Kri non risulta mai noioso e la soddisfazione di superare i pericoli utilizzando il cervello insieme alla forza brutta provoca emozioni gratificanti. L'opera di Sony San Diego non è mai troppo difficile, tuttavia diventa insormontabile se la si affronta frettolosamente e con poco astuzia. Persino i salvataggi durante i livelli vanno ponderati in maniera strategica perché sono affidati alle rare pergamene che troviamo lungo la strada e che possiamo utilizzare quando ci garba. Salvare nel momento sbagliato potrebbe significare dovere ricominciare tutto il livello.

Un nuovo mondo estinto sul nascere

La mitologia, la trama, le musiche cangianti e l'atmosfera esotica e violenta di The Mark of Kri sono affascinanti e dispiace che si siano dissolte nel nulla dopo un sequel che non ho mai potuto giocare. Anche se quest'ultimo fosse riuscito male (le critiche non sono entusiasmanti), come il secondo Devil May Cry, un terzo episodio più elaborato avrebbe invece potuto scintillare e inaugurare una magnifica saga. Non posso che immaginare cosa significherebbe una giocabilità così ricca di spunti originali e una "lore" tanto suggestiva in una super-produzione contemporanea. Se fosse realizzata ad arte, mantenendo e sviluppando le idee di questo primo episodio, una terza puntata delle avventure di Rau potrebbe sbalordire il suo pubblico. Scaricare The Mark of Kri dal PSN costa 14,99 euro e se si considera che un gioco "mostruoso" in termini di ore come Rogue Galaxy ha lo stesso prezzo può nascerne un dispiacere nell'acquirente. Chi non lo giocò allora dovrebbe comunque provare e riscoprire questo gioiello quasi dimenticato, e chi lo visse con passione potrebbe desiderare ritrovarvi quelle antiche sfide e riscoprire il suo fascino. Rau non è, come qualcuno lo considera, il fratello sfortunato di Kratos, ma un grande guerriero afflitto da una maledizione che ne ha annebbiato la meritata fama, un eroe barbaro la cui vittoria si è rivelata una sconfitta. Il vero marchio di Kri che grava su questo videogioco è quello della tristezza per non averlo visto fiorire verso inimmaginabili altezze.