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Speciale Tomb Raider - Il mare del Diavolo

Scopriamo insieme l'ambientazione del nuovo Action Adventure firmato Crystal Dynamics

speciale Tomb Raider - Il mare del Diavolo
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Continua il nostro coverage esclusivo dedicato al titolo più atteso del 2013, quel Tomb Raider che promette di essere uno degli Action Adventure più solidi di tutta la generazione. Uno degli aspetti più affascinanti della produzione Crystal Dynamics è senza ombra di dubbio legato all'ambientazione ed alla mitologia di riferimento. Alla regina Himiko ed al regno Yamatai abbiamo dedicato un approfondimento che potete trovare a questo indirizzo. Qui vogliamo invece analizzare più nel dettaglio il setting della prima avventura di questa nuova Lara Croft. Come i più attenti di voi sapranno, la nave della bella archeologa naufraga sulle coste di un'isola che si trova nel Mare del Diavolo. Un lembo d'oceano il cui nome basta a scoraggiare marinai e naviganti. Eppure la giovane Lara è convinta che sia proprio questa famigerata reputazione ad aver tenuto esploratori e archeologi lontani dal mistero dell'antica civiltà Giapponese. Ecco perché insiste così tanto per cambiare rotta...

Sparizioni misteriose

Charles Berlitz è un linguista americano noto per le sue attenzioni ai fenomeni paranormali, che tanto minuziosamente ha descritto in saggi brevi e libri più strutturati. La sua carriera di indagatore del mistero comincia nel 1969 con una dissertazione sul mistero di Atlantide, e procede di lì in avanti per quasi trent'anni, nel corso dei quali Charles ha discusso -fra le altre cose- dell'arca perduta su monte Ararat e del mistero di Roswell.
Uno dei suoi libri più famosi, pubblicato nel 1974, si intitola “Bermuda, il Triangolo maledetto”: è proprio da qui che nasce la triste fama di quella porzione dell'Oceano Atlantico che rappresenta uno dei più grandi misteri nel nostro immaginario collettivo.
É di qualche anno più tardi (1989) un'altra pubblicazione, ben meno nota: The Dragon's Triangle. In questo saggio Berlitz identificava un'altra zona altrettanto pericolosa, posizionata alla stessa latitudine ma vicina alle coste del Giappone.
Questa striscia di acque, chiamata anche il Mare del Diavolo, non è seconda al più famoso Triangolo delle Bermuda in quanto a pericolosità e mistero. Si può dire anzi che sia quasi il suo equivalente nel Pacifico.
L'area si estende dalle coste del continente nipponico e le isole di Bonin, e già a partire dagli anni '50 si registrano le prime misteriose sparizioni. Ben nove navi di grossa stazza e numerosi aeromobili sono spariti fra il 1952 ed il 1955, anno in cui le autorità Giapponesi hanno ufficialmente dichiarato pericolosa quest'area a circa 110 chilometri dalle coste del paese del Sol Levante. Per indagare sull'effettiva pericolosità della zona, pare che il governo abbia inviato una nave militare con a bordo molti scienziati, la Kayo Maru n. 5, che tristemente non ha più fatto ritorno.
Ovviamente tutte queste informazioni vanno assimilate con il beneficio del dubbio, vista la relativa imperscrutabilità delle fonti e delle operazioni governative giapponesi a meno di un decennio dalla fine della seconda guerra mondiale. Ci sono molti studiosi che sostengono che le navi scomparse fossero dei semplici pescherecci, male equipaggiati e tutt'altro che pronti ad affrontare zone di mare impervio.
Perché almeno su questo punto, tutti sembrano concordare: avvicinandosi alle Filippine, la navigazione nel “Mare del Diavolo” diventa complessa e pericolosa. Le correnti di superficie si muovono in direzione opposta rispetto a quelle sottomarine, e l'attività vulcanica e sismica è elevatissima.
Qualcuno sostiene anche che ci siano fenomeni elettromagnetici che disturbano le comunicazioni radio, dovuti al fatto che il nord geografico coincide con quello magnetico. In verità la “linea agonica”, ovvero quella linea immaginaria su cui si dispongono i punti con declinazione magnetica pari a zero, si muove nel tempo, anche se piuttosto lentamente. Attualmente la Florida (al largo delle cui coste si trova il Triangolo delle Bermuda) è in effetti molto vicina a questa linea, ed è plausibile che all'interno dell'ambia fascia di oceano del Triangolo del Dragone ci siano punti con questa proprietà. Ma anche senza scomodare i fenomeni elettromagnetici, è proprio l'intensa attività vulcanica che caratterizza questa zona, tanto che proprio la Mayo Maru n. 5 era chiamata ad indagare sul vulcano sottomarino Myōjin-shō. Le scosse telluriche e le eruzioni devono aver contribuito a dare il nome al Dragon's Triangle, già conosciuto nelle antiche leggende risalenti al 1000 p.e.v..

Un'illustrazione dedicata al Mare del Diavolo, di Erik Schumacher e Eduardo Lopez, apparsa su SlashTree


Sia quel che sia, nel nuovo Tomb Raider la brutalità del mare è trasmessa in maniera lampante. Nelle cut scene che danno il via all'avventura, ma anche grazie alle molte inquadrature che si soffermano ad esaminare le coste dell'isola. Le onde gonfie e scusi si infrangono su una spiaggia costellata di guglie rocciose, massi aguzzi: come i denti affilati di un enorme mostre marino, fra le cui cavità riposano relitti rigurgitati dal mare. Saprete tutti che, all'inizio dell'avventura, Lara trova anche un vecchio aereo precipitato sull'isola da chissà quanto, e più avanti, fra i vari documenti recuperati dall'archeologa, si trovano anche quelli dell'equipaggio di una nave nazista. I deliri vergati su questi diari parlano di entità misteriose, forze sovrumane, e probabilmente si ricollegano con la ben nota attenzione del terzo reich nei confronti dei fenomeni paranormali (che ha influenzato molte opere di genere, da Indiana Jones a Hellboy, passando per Capitan America).
Ovviamente anche in Tomb Raider un sottile e strisciante misticismo torna a mescolarsi con le vicende, e senza ombra di dubbio il Mare del Diavolo è un'ambientazione perfetta. Meno nota alle masse, vanta un'abbondante letteratura a riguardo e studi interessanti, e chiunque può approfondire in autonomia l'argomento. Tomb Raider gioca anche su questo fronte sul non detto e sui sottintesi, riuscendo a rendere molto evocativa l'ambientazione.