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Speciale Tomb Raider - Multiplayer

Esploriamo a fondo l'online di Tomb Raider

speciale Tomb Raider - Multiplayer
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
 Roberto de Luca Roberto de Luca scopre il meraviglioso mondo dei videogame quando nel 1996 suo padre gli regala una Playstation nuova fiammante. Grande appassionato di qualsiasi cosa riguardi gli zombie, adora gli sparatutto in soggettiva, i tatuaggi ed il buon vino. Lo potete trovare su Facebook e su Google Plus.

Il recentissimo reboot di Tomb Raider ad opera di Crystal Dynamics ha ottenuto larghi consensi da parte di pubblico e critica specializzata, ricompensando le alte aspettative del popolo videoludico. Lara Croft è tornata più in forma che mai, in un’avventura ricca di azione e colpi di scena da cui difficilmente riuscirete a staccarvi. Ma la splendida campagna in single-player non è l’unica modalità che vi terrà impegnati; difatti un team differente da quello preposto allo sviluppo del titolo (in particolare Eidos Montreal) ha arricchito ulteriormente il pacchetto con una componente multiplayer che sfrutta gli stessi personaggi e gli stessi scenari della trama principale. La domanda sorge però spontanea: in un gioco che da sempre punta tutto sulla focalizzazione del plot, è davvero necessario implementare il multiplayer competitivo? Oppure il publisher ha semplicemente voluto seguire la corrente che nell’ultimo periodo sembra trascinare molti dei brand più famosi? Dopo aver provato a fondo il multigiocatore di Tomb Raider, siamo pronti a rispondere a queste domande, offrendovi un resoconto dettagliato con tutte le dovute conclusioni.

L’isola si popola di nuovo

La componente multigiocatore di Tomb Raider è un leggero riempitivo. Non paragonabile alle grandi produzioni multiplayer di questa generazione, si attesta su livelli appena discreti, proponendo uno svago leggero e divertente: un’occasione per immergersi qualche ora in più nelle splendide ambientazioni che caratterizzano il titolo. Il sistema oramai rodato di perks ed encomi approda anche sulla produzione Eidos Montreal, che attinge a piene mani da titoli ben più blasonati. Le squadre che si alternano negli ostici campi di battaglia sono due: i Sopravvissuti, di cui fanno parte anche Lara ed i suoi compagni, e i Solarii, prodi seguaci della Regina del Sole, tra le cui fila militano tutti i principali nemici incontrati durante la campagna. Il numero dei personaggi disponibili è a dir poco limitato: non sarà raro infatti trovare più di un “clone” durante la stessa partita, soprattutto durante quelle non classificate. Da questo si evince che la caratterizzazione estetica del giocatore è del tutto assente (un po’ come avveniva per la saga di Uncharted), ma è possibile acquistare nuove skin salendo di livello ed utilizzando i materiali recuperati dalle casse sparse qua e là per le mappe di gioco o racimolati ad ogni uccisione.
Ogni personaggio può vantare due capacità distinte, una offensiva ed una difensiva, atte a migliorare passivamente alcuni aspetti fondamentali come il raggio di rilevamento nemico, la velocità di ricarica o la riduzione dei danni subiti da frecce e proiettili. Non tutte le abilità saranno disponibili da subito, ma andranno pian piano sbloccate crescendo di livello, cosa che fortunatamente avviene in modo abbastanza naturale, partita dopo partita, grazie soprattutto ai numerosi encomi che premiano le azioni più disparate con preziosi punti esperienza. Ai livelli più alti (il level cap è 60) è possibile selezionare abilità quasi sovrannaturali che influiscono pesantemente sul proprio rendimento, destabilizzando però il bilanciamento. Come in ogni comparto multiplayer che si rispetti, pure in Tomb Raider le armi giocano un ruolo importante: nonostante anche in questo caso si possa notare una varietà di scelta piuttosto limitata, ogni bocca di fuoco si comporta dignitosamente, con l’unica pecca di un rinculo forse troppo sentito, che può dare qualche problema di mira. Non è possibile aggiungere mirini di precisione o modificare l’aspetto dell’armamentario, ma sono comunque applicabili due potenziamenti (uno per l’arma ed uno per i proiettili) per incrementare le proprie capacità offensive. Oltre alle classiche pistole, mitragliatrici e fucili a pompa, il gioco mette a disposizione il devastante arco impugnato da Lara nel single-player. Capace di uccidere gli avversari con un singolo colpo ben assestato e dotato di una potenza e di una precisione devastanti (controbilanciate solo dalla lentezza nello scoccare le frecce), l’arco risulta l’arma più utilizzata in assoluto, oltre che la variante più piacevole e riuscita dell’intera produzione. La presenza di quest'arma, tuttavia, rischia di sbilanciare l’esito di intere partite, dato che le altre bocche da fuoco non sono altrettanto letali. Non mancano armi speciali, come l’arco sportivo o la mitragliatrice gatling, nascoste a dovere negli anfratti di ogni mappa, che una volta impugnate liberano un’incredibile potenza di fuoco che inarrestabile si abbatte sui nemici circostanti.

Il lato oscuro di Tomb Raider

Il multiplayer comprende 4 modalità distinte, di cui Guerra tra Bande e Scontro Totale sono forse quelle meno riuscite. La prima è la classica rivisitazione dell’immancabile Deathmatch a squadre, in grado di supportare fino a 8 giocatori in contemporanea che lottano per portare a casa la vittoria accumulando più uccisioni dell’avversario; mentre Scontro Totale si ispira al “tutti contro tutti” dai ritmi incalzanti, agevolati dal respawn immediato e dalle contenute dimensioni delle mappe presenti. Entrambe le modalità hanno lo stesso punto debole, ossia la scarsa ispirazione dovuta probabilmente alle difficoltà riscontrate nel trasferire una tipologia multiplayer così comune in un titolo dalle complesse dinamiche di gioco come Tomb Raider. Tutto un altro discorso per quanto riguarda SOS e Soccorso, che rappresentano il punto forte del pacchetto. In SOS la squadra dei Sopravvissuti deve attivare tre ripetitori radio, che serviranno per inviare una richiesta d’aiuto. La squadra nemica, i Solarii, dovrà impedire con tutte le forze che questo accada, eliminando più superstiti possibili e recuperare dai loro corpi le batterie necessarie all’attivazione dei ripetitori. L’intera partita è suddivisa in tre round, che vedranno l’alternanza dei ruoli e la vittoria per accumulo di punti. In questa insolita modalità torna prepotentemente la necessità di collaborare con i propri compagni di squadra, avanzando uniti verso i principali obiettivi e difendendosi dagli assalitori con opportune strategie.
Le particolari strutture ambientali, dislocate sempre su più piani, non fanno altro che agevolare la cooperazione tra più giocatori, che possono posizionarsi nei punti chiave della mappa per coprire i compagni più esposti ai colpi nemici. Anche Soccorso, grazie ai ritmi meno serrati e una chiave di lettura leggermente più sistematica, riesce a coinvolgere i giocatori. In questa sorta di “cattura la bandiera” il team dei superstiti deve di rubare le scorte mediche in mano ai Solarii e portarle al campo base. Il personaggio che raccoglierà il prezioso contenitore però, non potrà per tutto il tragitto imbracciare l’arma, a meno che non lasci cadere il kit di soccorso. Mentre i sopravvissuti devono organizzarsi per scortare e proteggere il compagno più vulnerabile, i Solarii devono semplicemente eliminare tutti gli ostili, ma solo con attacchi corpo a corpo. Utilizzando le armi a distanza infatti, i sopravvissuti cadranno, ma potranno sempre essere rianimati dai propri amici e continuare la partita. Qui come nelle altre modalità è possibile attivare le tante trappole sparse per i livelli, come la corda che imprigiona il nemico a testa in giù o i crolli inaspettati delle strutture attivabili a distanza; per quanto stuzzicanti, questi elementi aggiuntivi si rivelano utili ai fini della partita solo in SOS e Soccorso, ossia le uniche due modalità che lasciano spazio al gioco di squadra. Peccato che proprio il tanto apprezzato gameplay nel single-player susciti qualche perplessità durante le sessioni online. Le azioni spettacolari intraprese non senza difficoltà da una Lara inesperta nella sua avventura (scalate e trasferimenti sulle zipline), mal si sposano con la frenesia dei combattimenti in rete, così che quando si compie un’azione del genere si è talmente esposti al fuoco nemico che il più delle volte si muore ancor prima di raggiungere l’obiettivo preposto. Eidos Montreal ha utilizzato persino le stesse animazioni della famosa archeologa, che riportate su avatar così diversi tra loro, faticano a convincere anche il più inesperto dei dilettanti. A questo si aggiunge un sistema di mira inefficace -condizionato anche dallo spropositato numero di proiettili che servono per mettere KO il proprio avversario- che finisce per tediare il videogiocatore, il quale annoiato tornerà più che volentieri all’avventura in singolo.

Poca varietà, poco divertimento

Novità non troppo positive anche quando si analizzano le mappe di gioco. Già solo il numero (5 in totale per 4 modalità) fa intuire la scarsa fantasia e dedizione del team di sviluppo, che non si è impegnato come avrebbe dovuto per offrire ai giocatori un’esperienza online degna di questo nome. Tutte le mappe mancano di una decente complessità strutturale, il che porta a memorizzarle perfettamente già dopo pochi minuti. Certo non mancano quelle più ispirate, come Sotterraneo: una fortezza nelle profondità dell’isola divisa in due da un sottomarino abbandonato, che allo scadere dei minuti collassa su sé stessa, mutando in tempo reale l’ambiente circostante. Bene anche Santuario: sacro luogo di meditazione attraversato da un placido fiumiciattolo, che ospita tra le mura del palazzo alcuni dei combattimenti più feroci del multiplayer.
Nonostante abbiano il merito di esplorare i più caratteristici luoghi dell’isola, gli ambienti preposti al multiplayer non riescono a trasmettere le stesse suggestioni provate nella campagna in singolo; complice anche un motore grafico profondamente alleggerito rispetto all’originale e un filtro anti-aliasing altalenante che finisce per “sporcare” inutilmente la scena visiva altrimenti buona. Le differenze sono forse un po’ troppo evidenti, soprattutto se consideriamo i limiti ambientali ed il modesto numero di giocatori che può ospitare una singola partita. Fortunatamente l’azione di gioco scorre fluida, senza incappare in problemi di connessione legati ad un netcode acerbo; se proprio non vedete l’ora di provare le modalità multigiocatore non vi sarà troppo difficile trovare partite in corso, data l’alta affluenza di giocatori più o meno navigati che popolano i server.

Tomb Raider Come avevamo già detto in precedenza, il multiplayer di Tomb Raider non aggiunge nulla di particolarmente significativo al pacchetto. La modesta offerta si riduce a sole 4 modalità di gioco, di cui due ampiamente superflue e non a caso ignorate dalla maggior parte dei videogiocatori collegati. A questo si aggiunge una mediocre personalizzazione del proprio armamento che nonostante si ispiri all’affermato sistema di ricompense e medaglie, non offre lo stesso assortimento di produzioni simili e di conseguenza non riesce ad appassionare. Impossibile definire questo comparto multiplayer un “riempitivo”, data la completezza dell’avventura di Crystal Dynamics, ma la modalità online tratterrà ben pochi giocatori dopo i primi mesi.