Top 5: I migliori videogiochi Cyberpunk

In attesa dell'uscita di Deus Ex Mankind Divived, scopriamo insieme quali sono le migliori produzioni Cyberpunk degli ultimi anni.

speciale Top 5: I migliori videogiochi Cyberpunk
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

È quasi giunto il momento della release di Deus Ex: Mankind Divided, e già in molti sono pronti a dar una lucidata ai loro innesti biomeccanici per immergersi nel suo fantastico mondo cyberpunk.  Vi siete mai chiesti, tuttavia, cosa s'intende con questa espressione? Facciamo un esempio: immaginate, in questi giorni di caldo torrido in cui le ghiandole sudorifere sono messe a dura prova, di poter all'occorrenza trasformare il vostro braccio in un ventilatore portatile, o che nel vostro corpo venga inserito un comodo sistema di refrigerazione per combattere l'arsura. Ecco, in un futuro di stampo "cyberpunk" (parola che deriva dal connubio tra cibernetica e punk) tutto ciò sarebbe possibile. Uno degli aspetti fondamentali della corrente letteraria che per prima ha concepito - a metà degli anni '80 - l'estetica Cyberpunk, difatti, consiste proprio nell'idea che siano possibili modifiche fisiche e celebrali dell'essere umano, attraverso impianti meccanici che lo potenzino e lo migliorino. L'ideologia cyberpunk non si limita soltanto al percorso di perfezionamento dell'uomo, ma va ben oltre, e s'interessa di altri, importanti elementi teorici quali il ruolo della tecnologia nella società, l'alienazione dell'individuo, la distopia futuribile e la tecnocrazia. Sia la letteratura che il cinema sono stati fagocitati da questo movimento avanguardista, ed il gaming, a sua volta, non è stato certo da meno: nell'attesa del ritorno di Adam Jensen (e di avere maggiori notizie sull'ormai leggendario Cyberpunk 2077 di CD Projekt), scopriamo allora insieme quali sono per noi i 5 videogiochi più recenti capaci di delineare un credibile e rigoroso universo futuristico.

DEUS EX: HUMAN REVOLUTION

Sorprendente summa dell'immaginario cyberpunk, Human Revolution  è già divenuto un classico a tutti gli effetti. Terzo capitolo della serie Deus Ex, l'opera targata Eidos si presentò nel 2011 come un FPS con fortissimi innesti da RPG, in cui prevaleva l'avanzamento silenzioso e quieto rispetto alla caotica baraonda di proiettili. A colpire più di ogni altra caratteristica della prima avventura di Adam Jensen (che non vediamo l'ora di rincontrare in Mankind Divided) è la grandiosa potenza figurativa del mondo di gioco. Human Revolution si ambienta in un setting che incornicia una sorta di "epoca d'oro" della nanotecnologia, dove, grazie all'utilizzo di arti e componenti neurali e biomeccaniche, l'uomo può superare i confini della caducità e della mortalità per elevarsi ad un livello superiore. Filosofia avanguardista, tecnofobia, esistenzialismo, umanità alla deriva, vincoli morali e confini sociali: Human Revolution è tutto questo e molto altro ancora. Traendo spunto dalla visionarietà di matrice più schiettamente cyberpunk, il titolo compie così un ulteriore passo nell'evoluzione di questa corrente artistica, ed architetta una delle migliori rappresentazioni futuristiche mai apparse nel medium videoludico.
 
REMEMBER ME

Conosciamo tutti il talento narrativo dei ragazzi di DONTNOD Entertainment, esploso col fragore di un tornado in quell'inatteso capolavoro che è Life is Strange. Avevamo però avuto qualche chiara avvisaglia della loro abilità anche alcuni anni prima, nel sottovalutato Remember Me, gioco d'azione in terza persona che ci vedeva impersonare l'impavida Nilin, alla ricerca del suo passato nelle strade di Neo Parigi, tra l'opulenza ed il degrado. Il regime distopico di Remember Me sfrutta gli innesti neurali per cancellare le esperienze più dolorose di ogni uomo, a patto, ovviamente, di aver abbastanza denaro da poterselo permettere: un'utopia che degenera molto in fretta, raccontando così l'eterna lotta tra necessità e moralità, sviluppo tecnologico e limiti etici. Remember Me possiede dunque il pregio di imbastire una narrazione strabordante di spunti di riflessione, parlando dell'invadenza delle corporazioni nelle menti dei pazienti e della manipolazione delle loro memorie, che influisce, di conseguenza, anche sulla loro individualità. La qualità della sceneggiatura e l'imponenza della bellissima Neo Parigi, edificata con un'estetica cyberpunk diversa dai soliti canoni, sono senza dubbio i punti cardine di un gioco che, fin dal titolo, chiede meritatamente a gran voce di essere ricordato.  

TECHNOBABYLON

Il mondo di Technobabylon sembra la proiezione estrema di una tendenza che oggigiorno si fa sempre più invasiva: la necessità di essere "always online". Nell'opera firmata Wadjet Eye, infatti, gli esseri umani sono continuamente connessi al cyberspazio, a causa d'impianti genetici inseriti nel corpo sin dalla nascita, finendo così per essere esposti al pericolo ricorrente di hacking, che rischia di sconvolgere la percezione del reale e le personalità. Un futuro oscuro e perverso, visione inquietante e quasi profetica di un presente, a livello concettuale, purtroppo non molto dissimile. Avventura grafica di assoluto spessore, Technobabylon è il trionfo della tecnocrazia in negativo, crogiolo di suggestioni disparate, dalla filosofia al socialismo, dall'endemico spirito di ribellione alla psicologia. Nel mezzo, violenza, pulp, cannibalismo e sessualità multiforme: un universo cyberpunk così elaborato, al contempo saturo di cliché e profondamente originale, forse non lo avete mai visto.

HARD RESET

Sono i tratti noir a predominare in Hard Reset, shooter hardcore di recente approdato anche su console in versione Redux. Bezoar, la città in cui si ambienta il gioco, è un luogo dove a farla da padrone è il decadente grigiore della tecnologia, che si nutre dell'horror vacui di matrice barocca, declinato in toni futuristici. Hard Reset ha il sapore di un thriller fantascientifico, con un protagonista che si muove tra i fumi dello smog e il neon delle insegne cittadine, come se fosse un detective d'altri tempi che impugna non una 9 mm ma uno shotgun al plasma. Anche sul piano narrativo, la serie di colpi di scena da poliziesco sci-fi invita a riflettere sulla spersonalizzazione degli individui e sul loro ruolo in una società in cui le modifiche cibernetiche trasformano gli uomini nelle stesse macchine assassine contro cui sono costretti a lottare. Sebbene la sceneggiatura non approfondisca a dovere alcune interessanti tematiche, il team Flying Wild Hog è riuscito lo stesso confezionare un FPS in cui l'ambientazione cyberpunk risulta profondamente matura e tradizionale: è proprio in questo riconoscibile classicismo che risiede la sua grande forza comunicativa.

SHADOWRUN RETURNS

Al momento della sua uscita, nel 2013, Shadowrun Returns passò un po' in sordina: nonostante rappresentasse la fedele trasposizione videoludica dell'omonimo gioco di ruolo cartaceo, il GDR strategico di Harebrained Schemes non riuscì a ritagliarsi un posto nel cuore di fan e appassionati del genere. Eppure, l'amore del team per il materiale originale traspare da ogni pixel che compone l'atmosfera del gioco, impregnata di misticismo, magia e cyberpunk. Tra tutti i difetti imputabili alla produzione, di certo non possono annoverarsi né il design degli ambienti né la ricca, sfaccettata riproduzione in chiave digitale di una mitologia dai caratteri specifici e peculiari. Alla tecnologia si affiancano così negromanzia ed occultismo, ai fucili laser ed alle armature incantesimi e fireball: in Shadowrun Returns (e soprattutto nei suoi DLC Dragonfall e Hong Kong passato e futuro si mescolano, si contaminano e si confondono, creando un reame in bilico tra science fiction vecchia scuola e fantasy occidentale.

SPECIAL GUEST: ONI

È vero, come special guest per questa breve rassegna dedicata al cyberpunk avremmo potuto scegliere un mostro sacro del retrogame, come l'intramontabile System Shock (di cui è in sviluppo un remake/reboot) o l'altrettanto iconico Syndicate. Ma, alla fine, abbiamo preferito ricordare a voi lettori un titolo che non meritava di finire nel dimenticatoio in cui è purtroppo sprofondato da anni. Ovviamente stiamo parlando proprio di ONI, sviluppato da Bungie West ed uscito su PS2 nell'ormai preistorico 2001: un action game ibrido, che alternava sequenze shooter a combattimenti corpo a corpo, con una serie di tecniche di lotta da apprendere poco alla volta durante l'avventura. Chiaramente ispirato al celeberrimo Ghost in the Shell, ONI è a suo modo un piccolo classico di genere, in cui lo stile cyberpunk non possedeva i tratti pomposi e magniloquenti di opere come il già citato Deus Ex, bensì una direzione artistica figlia dell'asettico minimalismo scientifico: il tutto disegnato e narrato con un piglio "anime style" - soprattutto per l'epoca - davvero delizioso. 

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