Speciale Un anno di PlayStation Plus

Diamo uno sguardo approfondito agli ultimi dodici mesi della Instant Game Collection di PlayStation Plus e tiriamo le somme sulla qualità generale del servizio in abbonamento di Sony

Articolo a cura di
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Più di mille dollari. È questo il valore dei titoli che il servizio PlayStation Plus ha regalato ai suoi abbonati nel corso del 2015. E pensare che ogni mese si ripete la stessa identica storia: all'annuncio di quelli che saranno i titoli inseriti nella Instant Game Collection, un coro di voci urlanti si solleva per condannare le scelte di Sony. Che, ad onor del vero, ci sono sembrate spesso e volentieri interessanti e ben ponderate. I detrattori più spietati si lamentano per la "mancanza di produzioni Tripla A", ma in verità su PlayStation 3 si sono visti ottimi prodotti. A cominciare da God of War: Ascension, probabilmente il capitolo narrativamente meno convincente dell'epopea di Kratos, ma anche quello che ha tentato più coraggiosamente di riscrivere le meccaniche di gameplay, smussando le asperità di un combat system che era rimasto quasi immobile lungo l'arco della trilogia originale. E poi è arrivato Dishonored, capolavoro stealth di Arkhane Studio che nel 2016 riceverà un seguito, e Yakuza 4, uno degli ultimi baluardi dell'action di matrice orientale, free-roaming ispiratissimo intento ad indagare il mondo della malavita giapponese. Ma ancora, bisogna citare Twisted Metal e Mass Effect 2, Thief e Prototype 2, per un elenco che appare davvero difficile da criticare. Soprattutto se poi, all'interno della lista, si riscopre un'attenzione più che lodevole per quei prodotti un po' diversi dal solito, così attenti a valorizzare un'emotività lontana -e per questo preziosa- da quelle di action e sparatutto. E ci riferiamo a Rain, Chariot, Teslagrad, Papo & Yo: tutti esponenti di quella "rivoluzione" del digital delivery che negli ultimi anni di vita di PlayStation 3 ci ha regalato delle grandi perle del gaming alternativo.

Ecco: guardando al catalogo di titoli gratuiti arrivati su PlayStation 3, appare chiaro che Sony si sia impegnata a scegliere titoli rappresentativi di quella varietà di esperienze che ha fatto la fortuna della piattaforma nei mesi precedenti all'uscita di Ps4. Siamo ben certi che chiunque avesse qualcosa da recuperare, abbia trovato un numero di titoli sufficiente per ripagare più che abbondantemente l'investimento richiesto per l'abbonamento.Senza contare che grazie al Cross-Buy, alcuni dei giochi della Instant Game Collection si potevano scaricare anche su Ps4. È forse un dettaglio che in molti dimenticano, ma non c'è stato un singolo mese in cui sulla console dell'attuale generazione siano arrivati meno di tre prodotti (in qualche caso i giochi scaricabili erano persino quattro). Ci riferiamo in particolare al già citato Teslagrad, uno dei più ispirati platform bidimensionali degli ultimi tempi, oppure a Sound Shapes, esperimento ludico/musicale dal creatore di Everyday Shooter. L'ottimo Rogue Legacy era uno dei giochi da non lasciarsi sfuggire (anche se in verità l'abbiamo preferito in versione PsVita), così come OlliOlli 2 (imperdibile per i passionisti dell'arcade), lo spigoloso Counterspy, il particolarissimo Hohokum. E poi Futuridium (orgoglio tutto italiano), Entwined, Unmechanical.

Guardando "col senno di poi" l'elenco dei prodotti che Sony ha offerto ai suoi abbonati, molte delle lamentazioni del pubblico sembrano davvero esagerate. È vero che non si tratta di prodotti di massa, titoli sorretti da budget milionari e da campagne marketing in grado di stuzzicare le corde dell'Hype. Ma sono tutti giochi solidissimi, particolari, ispirati: interessanti anche sulla lunga distanza, che ogni appassionato dovrebbe giocare senza preoccuparsi del fotorealismo. Guardandoci indietro a quella che è stata l'offerta del Plus in questo lungo 2015, insomma, ci sentiamo di dare un consiglio: cercate di essere giocatori curiosi, di investire un po' di tempo per esplorare quelle che sono le meravigliose "alterità" di un mercato sempre più eterogeneo; cercate di mantenere una mente aperta a nuove tipologie di esperienze, perché proprio le scoperte inattese sono quelle più belle da conservare nella memoria e da condividere. Cercate, insomma, di vedere la Instant Game Collection come un'occasione per scoprire titoli che non avreste mai giocato altrimenti, invece che un abbonamento a cui chiedere prodotti che vorreste acquistare comunque. Bloccare un titolo nella vostra wishlist nella speranza che Sony lo scelga nel catalogo ormai molto corposo di prodotti Ps4 è il modo peggiore per approcciarsi al PlayStation Plus, nonché un sistema per evitare implicitamente di investire nelle vostre vere passioni. Semmai aspettate gli sconti (e anche quelli, con il Plus, sono tantissimi), e accettate di buon grado regali inattesi e curiosi.

Che poi, a dirla tutta, quest'anno sono arrivati Gauntlet (ancora disponibile nel corso di dicembre), la seconda stagione di The Walking Dead, Broken Age, Ground Zeroes, Limbo, lo smisurato Oddworld New 'n' Tasty, e poi Transistor, Apotheon, e Infamous: First Light. Un elenco in cui brillano un paio di capolavori indiscussi e tante proposte eccellenti. Lodevole anche l'impegno sul fronte PlayStation Vita. Anzi, lo definiremmo smisurato: le proposte del Plus possono quasi rifornire gli utilizzatori del portatile Sony per un anno intero, offrendogli grandi esclusive (da Murasaky Baby a Killzone Mercenaries) e titoli indie di spessore. Proprio su PsVita l'abbonamento assomiglia ad un servizio di noleggio onnicomprensivo, capace di saziare palate di ogni tipo interpretando al meglio le caratteristiche della piattaforma. Visto che Sony divide la sua offerta fra tre console, diremmo che è un risultato più che eccezionale. Senza contare il fatto che la "value proposition" del Plus, la sua ragion d'essere, non smette di essere legata al gioco online, allo spazio di archiviazione cloud per i salvataggi, e di recente anche all'arrivo degli sconti e dei vantaggi inseriti nel programma PlayStation Bonus, pensato esplicitamente per noi utenti italiani.

Per quest'ultima iniziativa dobbiamo ringraziare l'impegno della filiale nostrana di PlayStation. Nella speranza che la stabilità dei server e la reattività del sistema operativo possano migliorare il prossimo anno (si tratta di un servizio dovuto e che noi utenti dobbiamo chiedere a gran voce), l'augurio è quello che le isterie per i titoli della Instant Game Collection siano messe da parte: guardando agli ultimi dodici mesi, bisogna dire di averne viste delle belle. Se approcciato con il giusto spirito, il PlayStation Plus è un servizio che può renderci giocatori più curiosi e consapevoli.