Speciale Until Dawn: le origini cinematografiche

Il titolo Supermassive Games riprende tematiche e ambientazioni di un sottogenere molto particolare dell'horror cinematografico, tanto iconico su celluloide quanto poco noto nel mondo del gaming: quello dei 'cabin the woods'.

speciale Until Dawn: le origini cinematografiche
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  • PS4

Che i videogiochi, negli ultimi anni, abbiano cercato sempre più di ricalcare la spettacolarità e le atmosfere del cinema è palese e, guardando ai progressi spiccioli della tecnica, anche normale: in alcuni casi siamo quasi al limite del fotorealismo ed è ormai possibile calare il videogiocatore in contesti piuttosto verosimili o, perché no, assai più spaventosi di quanto era possibile anche solo pochi anni fa. Tra i generi che hanno maggiormente goduto del boost grafico/sonoro degli ultimi anni non si possono non annoverare i titoli di matrice horror, di cui Until Dawn, in uscita il mese prossimo su PlayStation 4, è solo l'ultimo esponente. Prendendo in prestito certe dinamiche di gameplay dei titoli Quantic Dream, il survival horror di Supermassive Games sceglie una delle ambientazioni più care al cinema di genere, ma stranamente (almeno fino ad ora) snobbata dall'industria del gaming: quella della cosiddetta "cabin the woods". La casetta nel bosco, che fin dai tempi di Hänsel e Gretel e Cappucetto Rosso popola gli incubi fatati di tutti, nella quale trovano rifugio oscure presenze, folli assassini seriali... e immancabili ragazzetti in cerca di emozioni forti.

Sopravvivere fino all'alba successiva

Non sono certo le fosche ambientazioni boschive americane (che così tanta fiction di genere hanno ispirato nell'ultimo secolo) né le magioni spettrali a mancare all'appello nei videogiochi: basterebbe citare Alone in the Dark, il primo, mitico Resident Evil / Bio Hazard, Clock Tower o anche classici "vetusti"come Sweet Home... tuttavia raramente si è visto il concetto del "gruppo" in un survival horror così come in questa nuova esclusiva Sony. È proprio come nei film, tematiche tipicamente teen comprese: cotte, invidie, ripicche, riconciliazioni, sacrifici e tradimenti, oltre alle immancabili trovate sciocche, dall'animale selvatico alla motosega di turno. Raramente, dicevamo, abbiamo visto un titolo horror su console con meccaniche così vicine ai "cabin in the woods" cinematografici, e forse dovremmo addirittura tornare con la memoria a Siren per PS2, che in un certo qual modo riproponeva anch'esso un'architettura di gioco story-driven e basata sul butterfly effect, ovvero sulle conseguenze in sceneggiatura di particolari scelte adottate nel corso dell'avventura... seppur con un'ambientazione assai diversa. Insomma, con Until Dawn appare palese come l'intento sia quello di rifarsi più al cinema che ai videogiochi: anzi, in più occasioni al cinema da cassetta che ai "titoloni", con alcune influenze più che evidenti che vi andiamo a mostrare nei paragrafi successivi, in cui (ri)scopriremo i capisaldi del genere su celluloide, a partire dall'immortale La casa di Sam Raimi.

Introduzione a cura di Marco Lucio Papaleo


The Evil Dead

Negli ultimi tempi, complice l'esilarante trailer promozionale diffuso, si è parlato non poco di Ash vs Evil dead, ovvero la serie televisiva che vedrà il ritorno di Bruce Campbell nel ruolo del tanto agile quanto imbranato squarta-demoni protagonista della saga Evil dead.
Saga iniziata con quel cult della celluloide splatter che, intitolato dalle nostre parti La casa (1981) e diretto dallo stesso Sam Raimi che - futuro autore della trilogia Spider-man - ne ha poi curati anche i sequel La casa 2 (1987) e L'armata delle tenebre (1992), vide un gruppo di amici trasformati in sanguinarie creature zombesche dopo essere stati posseduti dalle diaboliche presenze involontariamente evocate leggendo i passaggi di un antico testo trovato nell'isolato cottage tra i boschi, dove erano andati a trascorrere il week-end.
Un esile plot che è stato omaggiato, in tempi recenti, all'interno del geniale Quella casa nel bosco (2012) di Drew Goddard, atto ad analizzare il genere horror e, allo stesso tempo, a relazionarlo all'eterno dilemma dell'umanità tramite una forte venatura di pessimismo; ma che, ovviamente, da quei primi anni Ottanta ad oggi non ha potuto fare a meno di influenzare uno sterminato campionario di imitazioni, anche per quanto riguarda soltanto l'utilizzo di una piccola abitazione nella foresta quale ambientazione.

Quelle case nel bosco

Piccola abitazione come quella in cui il massacra-campeggiatori Jason Voorhees custodisce gelosamente la testa mummificata della defunta madre ne L'assassino ti siede accanto (1981) di Steve Miner, sequel di Venerdì 13 (1980), oppure non distante dal capanno teatro della misteriosa malattia che contagia i protagonisti di Cabin fever (2002) di Eli Roth.
Per non parlare degli slasher The graveyard (2006) di Michael Feifer e La casa nel bosco (2011) di Kelly Smith, piuttosto distanti da vere e proprie derivazioni raimiane del calibro de Il soffio del diavolo (1989) di Charles Philip Moore e Dead snow (2009) di Tommy Wirkola; il primo riguardante un giovane ed i suoi amici alle prese con morti viventi e possessioni diaboliche nella vecchia casa di campagna in cui vennero uccisi i nonni, il secondo, invece, volto ad inscenare una vacanza sulla neve in una baita di montagna presto disturbata dall'arrivo di tutt'altro che pacifici soldati nazisti resuscitati.
Derivazioni raimiane come pure The cabin (1998) di Paul Klein, con maledizione legata all'anima di un innocente ucciso nel Medioevo rimasta intrappolata nello chalet dove vanno a divagarsi i consueti giovinastri, e Brain dead (2007), che, diretto dal Kevin Tenney già autore del riuscito proto-La casa La notte dei demoni (1988), tira in ballo una presenza aliena succhia-cervelli e capace di trasformare in zombi i comuni mortali (qui sei persone asserragliate in una casetta di montagna, tra cui due evasi e un predicatore).
Situazione simile a quella che vivono i vacanzieri di Extraterrestrial (2014) dei Vicious Brothers, terrorizzati da incontri ravvicinati del terzo tipo.
E che dire dei due bonaccioni montanari che, al contrario della combriccola di massacratori geneticamente mutati di Wrong turn - Il bosco ha fame (2003) di Rob Schmidt, pur essendo del tutto incapaci di fare del male al prossimo vengono involontariamente scambiati per pericolosissimi individui alla Leatherface e famiglia nell'ironico Tuck and Dale vs evil (2010) di Eli Craig?
Anch'essi non privi di fatiscenti dimore come quella in cui vengono ritrovate le due bambine scomparse de La madre (2013) di Andrés Muschietti o quella dove si risvegliano sei sconosciuti - senza ricordare chi siano e cosa sia accaduto al desolato ambiente che li circonda - in Open grave (2013) di Gonzalo López-Gallego.
Ci sarebbe poi da aggiungere Animal (2014) di Brett Simmons, con il suo misterioso predatore boschivo, ma non dimentichiamo che, al di là del remake ufficiale La casa (2013) di Fede Alvarez, l'esordio di Raimi ha avuto anche il suo dichiarato emulo tricolore: Hybris (2015) di Giuseppe Francesco Maione.

Until Dawn Con questo excursus sulla cinematografia di genere speriamo di avervi incuriosito quanto basta riguardo alle origini "filmiche" della nuova esclusiva Ps4, in arrivo il prossimo 26 agosto. Per ingannare l'attesa, potreste magari recuperare qualcuno dei lungometraggi che hanno fatto la storia delle "case nel bosco" (con particolare attenzione per l'eccezionale prova di Goddard). Per sapere se Supermassive Games avrà colto e traslato lo spirito dell'horror cinematografico, invece, restate sulle nostre pagine nelle prossime settimane.