Speciale Video Games History 2010

Una visita all'evento di Monza

Articolo a cura di
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Anche quest’anno si rinnova l’appuntamento con Video Games History, giunto alla quarta edizione. L’evento, organizzato da Federico Salerno e i ragazzi di gamescollection.it, ha avuto luogo presso L’Urban Center di Monza e ha attirato decine tra appassionati e curiosi per ammirare una ricostruzione fedele della storia del videogioco dagli anni ’70 ai giorni nostri.
Oltre all’esposizione ad alto tasso di retrogaming ci sono state tante altre novità interessanti.
Ripercorriamo insieme un giornata trascorsa in compagnia dei ricordi ma con un occhio ben saldo sul presente.

Arrivo e saluti

L’Urban Center di Monza è un edificio moderno che sorge nelle vicinanze della stazione ferroviaria. Appena entrati si tenta di capire dove andare, un po’ attirati dalla musica di qualche vecchio videogioco, proveniente dal piano superiore, ma con lo sguardo rapito dalla mostra, visibile dall’ingresso poiché collocata al piano inferiore ed osservabile dall’altro grazie alla trasparenza dell’area laterale del pavimento dell’atrio.
La curiosità per la musica prende il sopravvento e ci si avventura verso l’altro per ritrovarsi in un’ampia sala nella quale Mario Morandi, celebre conduttore di Radio Game, sta scaldando il motore per proporre dell’ottimo accompagnamento musicale durante la giornata.
A lati è presente lo stand di MSI, partner e sponsor dell’evento, con in mostra tutti i nuovi prodotti che arriveranno sugli scaffali dei negozi entro la stagione natalizia; daremo un’occhiata più da vicino alla proposta del produttore asiatico in un articolo dedicato.
Il resto della stanza è occupato dai banchi di numerosi negozi specializzati in retrogaming che già dalle prime ore d’apertura vengono presi d’assalto dagli appassionati in cerca del pezzo mancante alla loro collezione di cartucce per Super Famicom o di quel Sega Saturn bianco nipponico da lungo tempo desiderato.
L’atmosfera è carica e si discute di qualunque titolo possa tornare alla memoria, magari cercandolo tra quelli in vendita per ridare un’occhiata alle schermate poste sul retro della confezione.
Anche le postazioni per i tornei che si svolgeranno nel pomeriggio sono già state allestite, con numerose file di monitor e console pronte ad accogliere gli sfidanti.

La mostra

Ovviamente non può mancare un giro alla mostra che offre uno spaccato ricco e particolareggiato di qual’è stata l’evoluzione hardware e software dagli albori del videogioco fino all’attuale generazione.
Si inizia con teche sigillate che ospitano alcuni pezzi veramente rari, come il Love Tester prodotto da Nintendo nel lontano 1969, quando la compagnia era ancora concentrata sulla produzione di giocattoli e la fervida mente di Gunpei Yokoi ideava oggetti tanto particolari quanto di successo.
Per rimanere in casa Nintendo è stato possibile osservare un esemplare dell’ormai celebre cartuccia World Championship del 1990, utilizzata per degli speciali tornei e donata in premio solamente ai vincitori.
Proseguendo nella sezione non interattiva della mostra si potevano osservare numerosi computer del passato, in particolare Spectrum, così come un Vectrex completamente accessoriato mantenuto in condizioni perfette.
La sezione interattiva ha permesso a veterani e curiosi la prova diretta di numerose console, tra le quali un Virtual Boy, noto flop di Nintendo, ma anche di macchine più recenti, tra le quali spiccano un PC Engine, un Megadrive, un NeoGeo e un Dreamcast.
Chiudono l’esposizione numerose vetrine a più scaffali che hanno fatto brillare gli occhi di ogni appassionato che si rispetti: in ognuna erano presenti tutte le macchine più rappresentative, partendo dagli albori, con Pong e i primi Atari, progredendo fino a ai 16 Bit ed arrivando alla generazione precedente all’attuale, con un bell’esemplare di Xbox bianca nipponica marchiata Panzer Dragoon.
Sicuramente si è trattato di una ricostruzione ampia e e preziosa, con esemplari scelti con gusto e un’ottima conoscenza del mondo dei videogiochi, sin dalle sue radici.

Il terzo polo

L’area a fianco dell’esposizione era dedicata ad un mix tra passato e moderno: entrando si veniva subito accolti dall’atmosfera rock del nuovo Guitar Hero: Warriors Of Rock, affiancato da due postazioni dotate di volante e sedile da corsa per poter provare il nuovo F1 2010 di Codemasters.
Il resto della stanza era invece dedicato a giochi e console del passato, con postazioni per sfidarsi a Super Smash Bros. Melee per GameCube, noto per l’agonismo che genera con quattro giocatori in contemporanea, ed altre di Street Fighter IV.
Era poi presente una sezione dedicata agli sparatutto con una particolare predilezione per i bullet hell, giocabili con i numerosi arcade stick messi a disposizione dagli organizzatori.

La conferenza

Nel pomeriggio è stata organizzata una conferenza decisamente interessante, avente come protagonisti numerosi esponenti del passato di una realtà italiana importante qual’è The Games Machine.
Bonaventura di Bello, Stefano Gallarini, Paolo Besser e numerosi altri hanno intrattenuto i presenti parlando degli albori della loro carriera nel giornalismo di settore, spiegando come si sono avvicinati a quel mondo e tracciando una linea che cerca di demarcare le motivazioni del ritardo dell’industria videoludica italiana rispetto agli altri paesi europei.
Ne è nata una certezza: la pirateria dilagante degli anni ’80, figlia di un buco legislativo incredibile in materia di protezione dei diritti d’autore, ha di fatto frenato un mercato che altrimenti sarebbe cresciuto allo stesso ritmo del resto d’Europa, bloccando la produzione italiana che, cosa ben nota, è sempre esistita e resiste solo a grazie a piccole realtà che con tenacia continuano a produrre software ludico nel nostro paese.

Il party

La giornata si è chiusa con una festa all’ultimo piano dello Urban Center, che ospita un bar con vista su Monza decisamente piacevole.
Tra un aperitivo e un po’ di musica i presenti hanno avuto modo di discutere in un ambiente rilassato degli argomenti più disparati, spesso però legati al gaming tanto del passato quanto del presente, riallacciando vecchie amicizie o creandone di nuove, all’insegna della passione per il videogioco che continua a spingerci a lavorare, informarci e giocare, malgrado gli anni che passano e la frenesia del mercato moderno.

Video Games History Video Games History si è confermato anche quest’anno come un appuntamento immancabile tanto per gli appassionati quanto per i curiosi che solo recentemente si stanno avvicinando al media videogioco. Speriamo ovviamente che il prossimo anno ci si possa ritrovare nuovamente a discutere sul passato, presente e futuro dell’industria videoludica, senza dimenticare quanto visto, provato e giocato ma sempre con l’occhio verso il futuro di questo mondo. Per questo ringraziamo Federico Salerno e i ragazzi di gamescollection.it, augurando loro buon lavoro e complimentandoci per quello che sono riusciti a creare in questi anni.