Speciale Videogiochi in Canadà

Un viaggio in Canada per scoprire le realtà di settore e le facilitazioni per startup e aziende

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Articolo a cura di
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Quando giochiamo, parliamo o scriviamo di videogiochi, non sempre teniamo in considerazione tutte le tappe del processo produttivo. E non parliamo solo di quelle quelle necessarie per creare e sviluppare il gioco in sé ma, a monte, gli sforzi indispensabili per formare un team partendo dall’idea e dalla visione creativa del singolo sviluppatore. Questa settimana cambieremo registro, sfruttando una ghiotta occasione gentilmente concessa dal Governo Canadese, che ha organizzato un press tour molto diverso dai classici a cui siamo (e siete) abituati. Una settimana tra Montréal, Toronto e Vancouver, per osservare da vicino (e sponsorizzare - dato che ci hanno recapitato un bel volantino “Invest in Canada”) il “modello d’imprenditoria digitale canadese”. Nel corso di un super-accelerato “five-days-trip” visiteremo una ventina abbondate di software house. Tutto per avere un’idea più chiara di come, da questa parte dell’oceano, gli organismi statali supportino la creatività e l’inventiva, finanziando i progetti più interessanti. Per una settimana, dunque, non si parlerà solo di videogiochi in senso stretto (qui, a leggere il programma, non ce ne faranno vedere), ma anche di parte di quell’universo che si cela troppo spesso “dietro le quinte”. In questo diario di viaggio vi racconteremo un'esperienza nuova anche per noi, tentando di approfondire gli aspetti economici della produzione canadese.

Why Canada?

La terra dell’hockey e dello sciroppo d’acero, sorprendentemente, si posiziona terza nella produzione videoludica mondiale (un miliardo e mezzo di Euro all’anno di introiti), subito dietro Stati Uniti e Giappone. Tra il 1995 ed oggi, dev team stranieri e startup locali hanno “aperto” in terra canadese, facendo salire il conto degli “impiegati nel settore” alla vertiginosa cifra di sedicimila - su un totale di oltre quattrocentocinquanta aziende specializzate. Questo principalmente perché, a partire dalla seconda metà degli anni ’90, il connubio tra una politica aggressiva e lungimirante ed un terreno fertile per le nuove idee, hanno reso le tre regioni principali (Quebec, Ontario e British Columbia) tra le migliori al Mondo nel settore. E non a caso Montréal, Toronto e Vancouver ne sono capoluoghi.
Partendo da quest’ultima tutto ha inizio con l’acquisizione di Distinctive Software da parte di Electronic Arts, che trasferisce nella verdeggiante periferia di Vancouver quella che oggi conosciamo come EA Sports - uno dei quartier generali più grandi, evoluti e prolifici della gigantesca software house. Il loro esempio attira, negli anni a venire, moltissimi altri investitori (Nintendo, THQ, Microsoft, Activision), che stabiliscono sedi distaccate generando -ad oggi- a Vancouver oltre il 44% della produzione videoludica canadese. Ad attirare tutte queste aziende è prima di tutto il fattore economico: Vancouver è una delle metropoli con i più bassi costi del lavoro. Per un’azienda con quaranta dipendenti, ad esempio, gli esborsi annuali (tra stipendi, assicurazioni e quant’altro) sono “limitati” a circa 3.7 milioni di dollari; quando a San Francisco se ne contano ben 5.2 e a Tokyo addirittura sei. Ancor più vantaggioso il discorso degli affitti: se un metro quadro d’ufficio a Vancouver costa “solo” 34 dollari, spostandoci a Parigi si sfiorano i cento e a Londra l’astronomica cifra di 162. Osservando il “boom” e mirando ad espandere sempre più il settore, l’amministrazione pubblica di Vancouver ha iniziato ad offrire anche un rimborso del 40% sulle tasse, per qualsiasi azienda tech aprisse in loco. Non a caso oggi, secondo l’autorevole Startup Ecosystem Report, Vancouver è la nona miglior città al Mondo per avviare una startup nel settore tech. Volendo aggiungere, infine, qualche “nota di colore”, possiamo dire anche che la città è situata poche centinaia di miglia dal confine con gli Stati Uniti: solamente a due ore e mezza di macchina da Seattle, importante centro culturale e tecnologico statunistense. Lo spirito ambientalista dei canadesi e la vicinanza sia alla montagna che al mare hanno fatto il resto, rendendo Vancouver una delle città con la più alta qualità della vita.
All’equazione, come abbiamo detto, vanno però aggiunte anche Montréal e Toronto. La prima, osservando quanto stava succedendo sulla West Coast, decise di puntare forte sul “tax funding”, rimborsando da subito il 37.5% dell’imponibile per attirare investitori, ed allargando l’offerta addirittura ai singoli dipendenti che vi si trasferivano. Grosse aziende come Ubisoft ed Eidos vennero immediatamente attratte dall’offerta, stabilendosi in loco e creando centinaia di posti di lavoro; tanto da attirare persino le ire del governo britannico, che accusò il Quebec di una politica troppo aggressiva. Se questo modello, basato esclusivamente sul rimborso delle tasse, poteva andare bene per le grandi aziende con grandi capitali, per i piccoli sviluppatori indipendenti risultava una sorta di terno al lotto. Chi parte da zero ha bisogno a monte di capitali, di finanziamenti, ben prima di riuscire a pagare tasse e stipendi per essere successivamente rimborsato.
Ed è entrata in gioco proprio in questo senso la lungimiranza dell’Ontario che ha fatto da apripista al sistema attuale, integrato ai singoli “ecosistemi” locali. Tra il 2009 e il 2010, grazie all’Ontario Media Development Corporation vengono istituiti il Property Development Fund e l’Interactive Digital Media Fund: finanziamenti pubblici e privati atti ad aiutare le startup emergenti. Non a caso è proprio in Ontario che si sviluppano la maggior parte delle compagnie indipendenti più interessanti, con buoni successi nel settore mobile e in quello social. Ma non basta: in Ontario, cavalcando l’onda della grande tradizione nel visual design e nel 3D modelling che è propria del Canada (e soprattutto d Toronto), sono recentemente stati istituiti corsi specializzati per formare talenti, sviluppare il potenziale delle aziende e consentire la condivisione di nuovi traguardi e tecnologie, in maniera che tutti possano beneficiarne. Un modello preso poi ad esempio anche da Vancouver e Montréal, con la prima avvantaggiata dal suo primeggiare nell’industry televisiva e cinematografica (tanto da essere soprannominata la Hollywood canadese).
Anno dopo anno in Canada si sono sviluppati svariati sistemi di finanziamento, pubblici e privati, e sono stati istituiti tantissimi corsi di specializzazione (universitari e non) riguardo al mondo delle tecnologie. Quello che si è creato negli ultimi dieci anni è dunque un ambiente ideale per gli sviluppatori, che in un Paese molto tranquillo e “vivibile” trovano svariate e frizzanti realtà, pronte ad accoglierli e a stimolarli, creando costantemente nuove opportunità. Basti pensare che, a dispetto della crisi di quest’ultimo triennio, questo particolare settore in Canada è cresciuto dell’11% dal 2011 al 2012 e promette, in prospettiva, un ulteriore 17% in più per quest’anno fiscale. Del resto, produzioni di grande successo come Assassin’s Creed, FIFA, Madden, Deus Ex: Human Revolution e Fez arrivano tutte dal Canada.
Un sistema così tripartito (per non parlare di altre realtà “minori” come Halifax), tuttavia, non poteva essere regolato e sviluppato al meglio. Così il Governo Canadese, nel 2009, ha pensato al CMF - il “vero motivo” della nostra visita nel Paese delle Giubbe Rosse.

CMF libera tutti

Il Canada Media Funding (www.cmf-fmc.ca) è stato istituito dal Department of Canadian Heritage nel 2009 e consiste in primis in tutta una serie di finanziamenti pubblici e privati per qualsiasi progetto tech. Che si tratti di semplici applicazioni software, videogiochi, piattaforme social e quant’altro non ha importanza: è sufficiente incontrare i prerequisiti richiesti. Bisogna, ad esempio, che la società abbia sede in Canada e paghi le tasse in Canada (anche se una parte verrà poi sempre rimborsata): dunque è essenziale che l’attività sia di tipo per-profit (l’esatto contrario di attività no-profit, che possono comunque collaborare ma ad una minima percentuale del progetto). E’ poi necessario che la proprietà intellettuale sia canadese, ovvero che la gestione economica, finanziaria ed organizzativa dell’azienda sia autoctona. Il progetto in sé, da presentarsi già in fase avanzata (l’idea non basta) ad una commissione specifica, deve infine incontrare due principali caratteristiche: innovazione e interattività. Una volta centrati tutti i requisiti di eleggibilità è possibile richiedere fino ad un milione di dollari di finanziamento, da distribuire in spese marketing, stipendi, ricerca e sviluppo e tante altre voci che gli addetti del settore ben conoscono. Ovviamente ci sono dei limiti, dato che, in molti casi, si tratta ancora di rimborsi. A livello di marketing, ad esempio, è necessario che il 75% delle spese sia attuato sul suolo canadese (l’annuale press tour agli studi EA di Vancouver ne è un esempio).
Il CMF, attraverso il suo sito, ci fa sapere che nel 2012 sono stati finanziati oltre seicento progetti -cento dei quali videoludici- per un totale di quasi trecento milioni di dollari. Per non parlare della moltitudine di corsi ed attività nata dalla collaborazione al progetto CMF di una lunghissima serie di istituzioni, tra le quali il Ministero della Cultura e diversi Atenei Universitari tra i più prestigiosi.
Nonostante queste premesse da favola non è tutto oro quello che luccica, come raccontano in un’intervista piuttosto recente i ragazzi di Polygon Entertaiment (Fez). Il primo problema consiste nella spartizione dei fondi. Il CMF è dedicato sia alle produzioni televisive che a quelle tecnologiche e videoludiche e la corsa per “accaparrarsi i posti” diventa sempre più feroce, rischiando di lasciare indietro qualche progetto interessante. Secondariamente c’è la questione burocratica. Rispetto agli anni novanta ed ai primi duemila la situazione è migliorata molto, ma alcuni (tra cui Polygon) ancora lamentano di dover star dietro a “troppe scartoffie” prima di riuscire ad ottenere rimborsi e finanziamenti. Per le grosse aziende questo non è un problema (ci sono legali appositamente assunti), ma per i piccoli sviluppatori indipendenti qualsiasi dispendio di tempo e denaro è potenzialmente molto pericoloso. Infine bisogna affrontare ancora una volta la “natura del finanziamento”. Ci sono fondi d’ingresso ma la maggior parte del denaro arriva ancora sotto forma di rimborsi - altra grande problematica per chi non possiede capitali. Dunque, per quanto le trombe squillino ad una prima ricerca in rete, scavando più a fondo qualche problematica (in un panorama comunque favoloso) sorge, e chissà se in questo nostro tour riusciremo a trovare qualche risposta a queste polemiche.

Canada Media Funding La situazione canadese, pur con qualche piccola riserva, appare veramente “fuori dal mondo” se osservata dall’Italia. Siamo al cospetto di un Paese che guarda veramente al presente ed al futuro, puntando in molte maniere interessati (e per certi versi innovative) al settore tecnologico. E lo fa già da oltre dieci anni, con risultati sotto gli occhi di tutti. Mentre stiamo per atterrare a Montréal, dunque, viene da chiedersi se mai, magar tra qualche decina d’anni, anche in Italia si possa pensare a qualcosa di vagamente simile. Certo... a guardarci attorno oggi la risposta appare piuttosto chiara.