Speciale Visita a Rare

Un tour negli studi della software house di Banjo Kazooie

speciale Visita a Rare
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

A un'ora di macchina dall'industriale Birmingham si è già nel cuore della campagna inglese. Il verde degli alberi si combina con il giallognolo delle colture per un tocco autunnale che, purtroppo per loro, perdura tutto l'anno. Alcune volte piove a dirotto, altre il sole si concede un timido saluto; sbuca dalla perenne coltre di nubi che sovrasta campi e stradine da qui all'orizzonte.
Non sarà un posto caratteristico dove trascorrere le vacanze estive (almeno per chi è abituato al solleone delle nostre parti), ma grazie alla sua tranquillità eremitica è un posto ideale in cui lavorare. In lontananza le case, mattoni e tipica porta laccata, distano anni luce l'una dall'altra, mentre una cascatella artificiale s'accorda al sommesso rumoreggiare campestre.
Nel cuore della campagna inglese trova dimora anche il quartier generale di Rare, superstar del videogioco britannico. E' in questo setting che la compagnia ha lavorato nel corso degli ultimi 10 anni, barcamenandosi tra gli ultimi progetti con Nintendo e le prospettive dell'essere un first party Microsoft. Per molti la software house dopo i fasti di Super Nintendo e Nintendo 64 ha visto una generale mancanza di idee, sino allo scivolone finale di Kinect Sports, solamente una copia di - ironia della sorte - un videogioco Nintendo.
Molti ignorano il fatto che la Rare alle prese con Kinect Sports Season 2 è ben diversa da quella di un decennio fa guidata dai fratelli Stamper. Diverso personale, diverso studio di sviluppo, diversa finalità: a quel tempo rappresentava l'indispensabile volto europeo dell'austero gigante nipponico quale era (è?) Nintendo, mentre oggigiorno offre un solido sostegno a Microsoft. Lo dimostra la realizzazione del tool per gli Avatar e l'esperienza maturata su Kinect, periferica studiata e sperimentata sin dai primissimi prototipi (all'ingresso una teca ricorda tutte le fasi d'elaborazione dell'hardware).
Abbiamo visitato i loro uffici in occasione della presentazione di Kinect Sports Season 2, abbiamo ingurgitato i loro hamburger cotti sulla griglia e abbiamo parlato con gli attuali capoccia; come turisti in un luogo così pregno di storia del Videogioco, in cerca di indizi del futuro piuttosto che di polverosi cimeli del passato.

Visita alla fabbrica

Il parco è immenso e si confonde a perdita d'occhio con i campi a maggese. Chiediamo di fare un giro e ci caricano su un caddy da golf. Il tour esterno è una gimkana tra alberi, stradine campagnole e un placido laghetto artificiale. Attorno a quest'ultimo si sviluppano gli uffici organizzati in casupole interconnesse tra loro disposte tutte insieme a formare una "u". Ed è affacciati sullo specchio d'acqua che Scott Henson ci da il benvenuto. Chi è Scott Henson?
Stazza yankee e sorriso lesto è lo Studio Manager di Rare dallo scorso anno; segue il progetto Xbox sin dagli albori, conosce le esigenze del colosso di Redmond e sa quindi come oliare gli ingranaggi della talentuosa software house. Senza nessuno dei suoi stipendiati attorno ci confida che è un piacere recarsi al lavoro ogni mattina quando si ha a che fare con gente che nutre una reale passione per i videogiochi.
Certo, l'ambiente di sviluppo aiuta: dimostra spaziosità grazie alla presenza di ampie vetrate che ora
inquadrano una porzione di foresta ora l'ampia pianura descritta
nell'introduzione, sebbene non preveda ampie zone dove i game designer possano svagarsi e/o scambiare due chiacchiere come solito di molti studi americani. I due piani che ci hanno concesso di visitare offrono piccoli uffici intervallati da stanze più grosse dove abbiamo potuto testare con la massima libertà le diverse attività di Kinect Sports Season 2: moquette sui pavimenti, pareti tinta unita e arredamenti in mogano riempiono un ambiente privo di qualsiasi austerità.
Dove la forza lavoro di Rare si incontra è il refettorio, edificato al di sotto della terrazza panoramica, la cui conformazione bombata ben si sposa con le tavole rotonde ospitanti fino a quattro commensali. Lungo le pareti riconosciamo un paio di divanetti squadrati, un calcio balilla (estratto da alcuni ragazzotti nel dopopranzo) e l'immancabile teca dei cimeli. Data la storia della software house quest'ultima copre l'intero arco di storia videoludica, dalle prime cartucce per home computer quando ancora la compagnia si chiamava Ultimate (spicca un Jetpac per ZX Spectrum, recentemente convertito per Xbox Live Arcade) sino alla più recente produzione per la macchina Microsoft (una mensola vede stipati i videogiochi della serie Viva Pinata con sterminato merchandise). Gli anni di Nintendo sono ben documentati con un florilegio di scatole e scatolette marchiate Donkey Kong, tempestate qua e là da meno celebri videogiochi dell'era SNES/Nintendo 64 che ben documentano la visione europea di Rareware; una copia americana, una europea di Starfox Adventure con tre Gamecube di diversa tonalità salutano la casa di Kyoto e danno appuntamento a Microsoft per cui sviluppano anzitutto Grabbed by Ghoulies e Conker Live and Reloaded.

L'anonimo astro

Con Kinect Sports Rare si è proposta per la prima volta ad un pubblico familiare, escludendo clamorosamente lo zoccolo duro degli hardcore gamer. Già con Viva Pinata e Banjo Viti e Bulloni la vicinanza agli interessi dei più piccini era palese, segno di un nuovo percorso intrapreso verso nuove fasce di pubblico e conseguentemente nuovi brand. Proviamo allora a suggerire l'ipotesi di un gioco Kinect con protagonista Banjo, Conker o chi per esso: "i personaggi Rare occupano un grande posto nella nostra avventura, ci ricordano da dove veniamo. Tuttavia cerchiamo sempre di innovare, di creare videogiochi divertenti e non per forza correlati con un preciso genere o un personaggio".
Parole proferite da Craig Duncan, che in Rare non è certo un veterano essendosi unito alla truppa giusto in tempo per Kinect Sports Season 2 dopo un passato in Codemaster e Sumo Digital a realizzare racing game.
Prima Henson, ora Duncan: della Rare degli Stamper non è rimasto praticamente nulla. Giusto lo spirito, la consapevolezza di aver scritto in buona parte la storia del game design inglese. C'è un passato che ritorna come un fantasma, c'è Microsoft che li vuole impegnati in prima persona su Kinect. Sotto Nintendo la software house poteva offrire un significativo spaccato d'intuizione videoludica non appartenente al background della casa di Mario, ma sotto il gigante di Redmond tali sviluppatori sono solo una costellazione nell'universo dei Microsoft Game Studios. Rimasti ormai in pochi dopo la vendita di Bizarre, Bioware e Bungie.
Più che di Rare e del suo riciclo della forza lavoro il problema risiede nella scarsa redditività dei first party, le cui spese di mantenimento talvolta eccedono le rendite dei giochi. Certo con i 3 milioni di copie di Kinect Sports piazzate lo scorso anno e una analoga previsione di vendita per il secondo capitolo il problema sembra non interessare ai ragazzi inglesi.
I loro fan storici si permettono comunque di storcere il naso, ma noi siamo convinti che negli uffici interdetti ai giornalisti qualcosa bolle in pentola. Con un controller e non con Kinect. Magari per la prossima console casalinga di Microsoft...