Warcraft: L'inizio - Impressioni di un Giocatore

Quella che state per leggere non è una recensione critica di Warcraft, quanto piuttosto un punto di vista differente su un film che ha come ambientazione uno degli universi videoludici più maestosi di sempre.

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Quella che state per leggere non è una recensione critica di Warcraft - L'inizio (dal momento che la review ufficiale potete trovarla come sempre nella sezione cinema di Everyeye.it), quanto piuttosto un punto di vista differente su un film che ha come ambientazione uno degli universi videoludici più maestosi di sempre. Da ormai più di venti anni Blizzard racconta le gesta epiche di orchi ed umani, della loro guerra eterna e delle loro rivalità, provando al contempo a offrire punti di vista differenti e in continuo mutamento sulle fazioni coinvolte. Una storia insomma ricca di colpi di scena che non era assolutamente facile riportare a schermo, e le stroncature arrivate un po' da ogni parte del mondo negli ultimi giorni confermano proprio questa difficoltà. Armato di coraggio e di fede cieca, ho lasciato perdere tutti le voci che gridavano al disastro, e accolto da una comoda poltrona dell'Odeon di Milano mi sono semplicemente lasciato trascinare nell'universo di Warcraft, ancora una volta.

Lok'tar Ogar

È bastato poco per entrare nel mood giusto. Appena le luci si sono spente e a schermo è apparso di prepotenza il logo Blizzard -con un cameo di Tracer, azzeccatissimo visto il periodo- ero già completamente avvolto dall'atmosfera giusta: esattamente come se avessi semplicemente avviato World of Warcraft dal launcher del gioco. I primi cinque minuti di film sono stati da arresto cardiaco. L'orda viene presentata in tutta la sua brutalità, con effetti speciali davvero eccellenti e una qualità indiscussa delle animazioni. Dallo schermo trasuda pura epicità e basta il prologo per non farmi capire letteralmente più nulla: per me, che ho passato intere giornate a combattere con il ferro e con la magia gli orchi, il film ce l'aveva già fatta. Quello era Warcraft, quella era l'epicità che volevo. Gul'Dan, Durotan, Orgrim DoomHammer e Black Hand erano pronti a raccontarmi l'origine dell'orda, degli avvenimenti che li hanno portati a scontrarsi con gli umani durante la prima grande guerra, e fremevo d'impazienza mentre la storia correva fin troppo velocemente. Un fan che va al cinema deve ricordarsi che la storia di Warcraft, sebbene ne venga qui ripresa una minima porzione, è davvero troppo vasta, e la necessità di adattarla al grande schermo ha costretto Duncan Jones ad apportare tagli brutali e modificare sensibilmente alcune parti del racconto. Senza entrare troppo nello specifico vi basti pensare che l'inizio dell'invasione di Azeroth, e tutto ciò che porta alla prima grande guerra tra orchi e umani, è qui racchiuso in due orette di film, troppo poche per narrare una decade di battaglie e lotte intestine tra gli orchi e spiegarne approfonditamente tutte le sfaccettature. Capita così che chi ha iniziato ad amare la saga con World of Warcraft riuscirà con difficoltà ad unire tutti i puntini, mentre all'occhio inesperto il tutto potrebbe sembrare eccessivamente caotico e confusionario. Eppure qualcosa di buono c'è. Duncan è riuscito a dipingere un esercito orchesco in modo eccellente, facendo emergere in più parti del film l'onore di questa straordinaria razza, i legami alle tradizioni e il vero spirito libero che da sempre ha contraddistinto la fazione dell'orda. Insomma, non stiamo parlando di uruk-hai nati per massacrare e depredare: stiamo parlando di guerrieri feroci ma a loro modo sensibili, con affetti per la terra natìa e i propri clan di appartenenza. Nonostante l'uso abbondante della CG, insomma, i personaggi orcheschi convincono appieno, con tratti caratteriali chiari e forse addirittura più riusciti delle loro controparti umane. Là, dove la magia della computer grafica non ha osato spingersi, ci hanno pensato le riproduzioni delle armature e delle armi di Stormwind a raccontare la lore del mondo di gioco; ma qui, tra gli attori in carne e ossa, qualcosa è andato decisamente storto. Più che vedere guerrieri leggendari pareva di avere a che fare con cosplayer di medio livello, con armature eccessivamente plasticose, sconnesse e goffamente ingombranti. Il giovanissimo Khadgar, così come un Medivh deludente e un Re davvero molto poco carismatico, hanno smorzato l'epicità del film, perdendosi spesso in battutine e scenette poco divertenti e lontane dalle atmosfere dell'era oscura che il lungometraggio racconta. La prima grande guerra rappresenta un periodo terribile per Azeroth e questo modo di fare dei personaggi, quasi strafottente, non ci ha convinto per nulla.

È verissimo che Warcraft, il videogioco, sa anche essere divertente e scanzonato in alcuni frangenti, ma sono momenti ritagliati appositamente per dare un po' di respiro al giocatore e non rappresentano mai parte integrante della narrazione, come invece succede nel film. Insomma, che l'adattamento non sia riuscito in tutto e per tutto, è evidente. Le leggerezze sono testimoniate anche dal lavoro svolto sul personaggio di Garona. Un protagonista dal background stravolto, che qui risulta troppo piatto se confrontato con l'immensa importanza che ha per la storia di Warcraft. La profondità degli eventi che lo interessano viene solo scalfita nel film: manca il saldo rapporto di amicizia con il giovane Khadgar, e sono stati cambiati altri elementi che, in un possibile sequel, potrebbero portare la storia del film a doversi allontanare pericolosamente da quella narrata dai romanzi e vista nei videogiochi.

Warcraft: L'inizio Warcraft - L'inzio si colloca temporalmente durante la prima grande guerra tra orchi e umani, ma si allontana dall'universo di Warcraft che l'ha generata, per accostarsi e fare l'occhiolino invece a un pubblico cresciuto a pane e WOW. Non è un caso se l'aspetto di Durotar è recuperato dall'MMO di casa Blizzard, e molte delle trovate inserite nel film sono studiate appositamente per stimolare l'interesse dei giocatori verso questo prodotto. Chi non è avvezzo alla serie farà molta fatica a mettere insieme i pezzi del puzzle, e potrebbe non gradire un film fantasy che butta troppi elementi narrativi nel calderone senza poi andarli a spiegare. I giocatori, dal canto loro, soprattutto i reduci di World of Warcraft, non devono temere: non solo queste due ore di film voleranno via velocemente ma, anzi, ad ogni nuova battaglia i ricordi viaggeranno velocemente ai raid e alle incursioni di gilda fatte con amici, in un misto tra nostalgia ed esaltazione che non potrà che lasciarli soddisfatti. Da un certo punto di vista, insomma, il film ha fatto centro: l'idea di costruire da zero un PG dell'orda per tornare in-game, e magari cercare eventuali collegamenti con il lungometraggio, continua a balenarmi in testa... World of Warcraft potrebbe a breve riprendere una buona quantità di subscriber.

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