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Watch Dogs 2: Di nudità, violenza e libertà di espressione

Watch Dogs 2 è finito nell'occhio del ciclone gli scorsi giorni per alcune scene di nudo. I videogiochi non sono ancora pronti per il grande pubblico?

speciale Watch Dogs 2: Di nudità, violenza e libertà di espressione
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Di sessualità, violenza e censura nei videogiochi si parla ormai in maniera costante, anche se troppo spesso le discussioni ci sembrano inutili e frivole, infarcite di perbenismi e frasi fatte che difficilmente riescono a smuovere la coscienza critica dei degli interlocutori arroccati su posizioni inamovibili. Nel tentativo di salvaguardare le fasce di giocatori più giovani, "incitate" dal mercato a giocare con titoli ultra violenti, si è ormai oltrepassato il labile confine che divide le giuste proteste dalle lamentele aizzate solo per il puerile gusto di attirare attenzioni. La causa è da ricercarsi ovviamente nella crescita del medium videoludico, che negli ultimi anni ha raggiunto un pubblico vastissimo, tanto da insidiarsi, senza nessuna distinzione, in tutte le fasce di età.
Eppure le polemiche sulla violenza e sui contenuti non adatti ai giovani esistono ormai da anni: Mortal Kombat, Carmageddon, GTA -solo per citare i primi nomi che ci vengono in mente- sono infatti sempre stati nell'occhio del ciclone e, ad eccezione di qualche vittoria da parte di chi inneggia alla censura, questo genere di titoli, che fa della ferocia e della volgarità il suo tratto distintivo, continua ad essere parecchio apprezzato, fregandosene altamente di tutti quei proclami "politically correct" che li vorrebbero privare delle loro caratteristiche di spicco.
Avrete capito, insomma, che in questo articolo non sosterremo che la violenza o la volgarità dovrebbero essere moderate o addirittura rimosse completamente dai videogiochi; anzi, secondo noi vale la regola per cui la crescita del videogame, come strumento di comunicazione, passa anche da qui: passa dall'investire un pedone con la macchina, passa dalle torture di Trevor in GTA, passa dagli eccessi di Genital Jousting. Passa, insomma, attraverso la libertà che qualunque sviluppatore dovrebbe avere: quella di creare il videogioco che desidera senza alcuna forma di limitazione.

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La scintilla che ha fatto divampare l'ennesima diatriba scaturisce dal recente Watch Dogs 2 e da alcuni scatti e video osé trapelati in rete. L'utente Goron2000 dopo aver "accidentalmente" ucciso una prostituta facendo esplodere una tubatura del gas, si è avvicinato al corpo della malcapitata, notando un render particolarmente realistico degli organi femminili. Da qui la brillante idea di scattare uno screenshot e pubblicarlo su Twitter attraverso il sistema di sharing interno al Playstation Network.
La reazione di Sony, a questo punto, non si è fatta attendere, ed ha inflitto a Goron2000 un ban di sette giorni a causa di una violazione del codice di condotta stipulato con l'accettazione dell'EULA (accordo di licenza con l'utente finale). Che vi piaccia o meno, infatti, quando usufruite dei servizi del Playstation Network dovete necessariamente aver accettato alcune regole che Sony impone: regolamentazioni stabilite dal buon senso, nella maggioranza dei casi, come l'impossibilità di rendere pubblici contenuti particolarmente volgari.
A questo punto, l'utenza indignata ha iniziato a cercare situazioni provocanti all'interno di Watch Dogs 2 e a diffonderne gli screen in rete. Nel titolo Ubisoft, infatti, una simile tipologia di contenuti non è certo una rarità, e in men che non si dica Youtube e Twitter sono stati inondati di filmati in cui hippie con il pene al vento urinano sui muri e donne completamente nude giocano con l'hula-hop.

Da qui in poi lo stesso pubblico di internet si è spaccato in due: da una parte c'è chi critica Sony per aver chiuso temporaneamente un account di un giocatore "senza colpe", e dall'altra chi ovviamente non accetta la volgarità gratuita del titolo Ubisoft. Tutti insomma hanno qualcosa di cui lamentarsi.
Dal canto nostro, come spettatori di questa bagarre, però, siamo rimasti davvero interdetti, soprattutto a causa delle reazioni delle due aziende: Sony, invece di far rispettare chiarissime condizioni di utilizzo, ha subito annullato il ban, mentre Ubisoft ha ceduto alle lamentele dell'utenza, e piuttosto che rivendicare la libertà di inserire in un titolo classificato 18+ qualsiasi elemento (anche scabroso) che passi per la testa del team, si è persino scusata per i contenuti sconvenienti presenti in Watch Dogs 2, pubblicando una patch che ha rimosso del tutto le nudità. Una gran bella lezione di maturità.

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Partiamo dalla questione più semplice. Tralasciando le discussioni legate all'efficacia del sistema (in Italia, a differenza di altri paesi, non è c'è un divieto legislativo per la vendita di contenuti videoludici alle fasce di pubblico non adatte), Watch Dogs 2 è un prodotto con classificazione 18+. Al suo interno, quindi, possono essere presenti i contenuti più disparati: dalle uccisioni gratuite, alle scene di nudo e alla volgarità più spinta. Il nocciolo della questione è che tutti questi elementi detengono il medesimo diritto di coesistere in una qualsiasi produzione che rifletta appieno l'idea del suo sviluppatore, in special modo se la loro presenza è chiaramente indicata sul retrocopertina. Bisognerebbe insomma cercare di far capire al grande pubblico, ossia a quello che non bazzica tutti i giorni sui siti specializzati e che assaggia i videogiochi solo quando gli capitano sotto mano, che, al pari di qualsiasi altro media audiovisivo, esistono opere dedicate a un'utenza adulta, con tematiche molto forti, e altre che invece sono indirizzate ai giocatori più giovani. È una regola che vale sia per i film sia per qualsiasi altro prodotto, dalle semplici illustrazioni, arrivando finanche ai libri. La vera crescita del medium, il superamento di quello scalino che sembra sempre invalicabile, arriverà quando agli sviluppatori verrà concesso di inserire nelle proprie produzioni qualsiasi dettaglio abbiano in mente, senza limitazione alcuna. A quel punto sarà compito degli organi preposti stabilire cosa sia adatto ai minori e cosa non lo sia, sollevando i creatori di simili contenuti da ogni altra responsabilità.
E, badate bene, il discorso si può estendere anche in altre direzioni. Capita, a volte, di incontrare resistenze incomprensibili, legate all'antipatia per personaggi che vengono considerati stereotipati e poco rappresentativi delle alterità. È sicuramente importante, quindi, che il mondo dei videogiochi abbia la voglia di non raffigurare soltanto il "pensiero dominate", specialmente se questa rappresenta la sincera volontà dei team di sviluppo. E invece pare proprio che i videogames, oggi, siano costretti ad accontentare tutti, tanto che molte produzioni rinunciano ad inscenare protagonisti ben caratterizzati e sfaccettati proprio per evitare questo tipo di polemiche.
Anche se nel vostro shooter preferito non fosse selezionabile un personaggio femminile, oppure il classico omaccione caucasico, la "libertà" espressiva degli sceneggiatori non dovrebbe comunque essere messa sotto processo: occorre andare oltre il concetto di stereotipo o di perbenismo che accontenti le masse, per dare piena fiducia all'operato degli sviluppatori. La presenza di un eroe specifico, con i suoi tratti e le sue caratteristiche peculiari (che rifuggono quindi dai canoni tipificati), potrebbe dar vita, del resto, ad una storia pienamente coerente con il personaggio che impersoneremo: una vicenda studiata quindi appositamente per raccontarne le imprese e gli sviluppi psicologici, che risulterebbero allora molto più elaborati e approfonditi di quelli appartenenti a qualsiasi, banale alter ego generico. Per cercare qualcuno che ultimamente ha ignorato ogni tipo di critica proseguendo a testa alta per la sua strada, bisogna guardare, ancora una volta, all'estero, in quella piccola terra felice chiamata CD Projekt, che ha regalato al mondo una perla come The Witcher, dove nudità, volgarità e maschilismo sono sempre sulla cresta dell'onda, perfettamente mescolati in un mondo di gioco credibile e coeso, che sfrutta questi elementi a suo favore senza aver alcuna paura di esporli.

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Ubisoft ha invece di nuovo avuto timore delle reazioni dei giocatori (era già successo con Assassin's Creed), tirando il freno a mano e tornando pavidamente sui propri passi. Watch Dogs 2, quindi, è stato patchato e la famosa vagina completamente censurata. La possibilità di uccidere qualsiasi innocente, di sparare ai poliziotti o di sbrindellare con un lanciagranate un cane che corre felice nel parco resterà, di contro, alla portata del giocatore, quasi a ricordarci che non è la violenza il vero problema, ma il sesso. Una visione che francamente ci lascia abbastanza sconcertati.
Da tutta questa assurda faccenda sopraggiunge anche un messaggio piuttosto strano: l'idea che basti alzare la voce per convincere un publisher a rimuovere un elemento scomodo, censurando di fatto il lavoro di designer e sviluppatori. Una situazione spiacevole che crea precedenti indubbiamente pericolosi.
Perché, a questo punto, non insistere anche su altri fronti? Perché pensare che una donna nuda possa offendere determinate fasce di pubblico, mentre e un commento volgare (spiato da una conversazione privata su cellulare) non intaccherebbe la sensibilità di altre?

Watch Dogs 2 è ricolmo di battute sconce, di dialoghi e situazioni che non sono certo indirizzati verso utenti più giovani, tra cui, ad esempio, NPC che propongono rapporti orali in cambio di importanti informazioni. Ognuno di questi suddetti elementi rischia di ledere l'emotività dei giocatori più impressionabili, ma non per questo merita di essere modificato, nascosto, censurato: perché fa parte di una creazione coerente, di un mondo virtuale che possiede quei connotati specifici. E che dovrebbe restare, probabilmente, assai più libero da preconcetti rispetto a quello reale nel quale viviamo.

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