Yakuza: Memorie di un Gaijin

Da bravi gaijin abbiamo intrapreso un viaggio, a passo svelto, attraverso i luoghi simbolo del crime drama targato SEGA.

speciale Yakuza: Memorie di un Gaijin
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  • Ps3
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Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Yakuza 0 è finalmente giunto anche nei nostri bistrattati lidi, dopo un'attesa che sembrava interminabile. In effetti, ogni capitolo dell'epico crime drama targato SEGA si è sempre contraddistinto per l'atteggiamento "ambiguo" tenuto dal publisher nei confronti dei territori occidentali. Solitamente, trascorrono molti anni prima che un episodio della saga riesca a superare i confini nipponici. Il motivo di un simile ritardo, va detto, è anche "colpa" dei nostri gusti artistici ed estetici, che rendono difficoltoso, per i prodotti provenienti dall'Oriente, penetrare il mercato nostrano. Ciò è ancor più vero quando si parla dell'opera di Toshihiro Nagoshi, nata e cresciuta all'ombra dei ciliegi in fiore e plasmata attorno ad una cultura che, per quanto tentiamo di scrutarla, continua sempre a sfuggirci. È questo, insomma, l'indescrivibile fascino del Giappone. E questa è anche la magia di Yakuza, una serie che ha dato tanto all'industria videoludica ma che, soprattutto, ha saputo lasciare un segno indelebile nel cuore dei giocatori. Il brand, oramai ultra decennale, è stato capace di conquistarci con la prismatica personalità di ogni singolo personaggio, tratteggiato tanto sotto il fragile profilo umano quanto sotto quello drammaticamente "animalesco". A far da contraltare agli alti principi di cui si fanno portatori gli esponenti del ricco sottobosco criminale nipponico ci pensano poi le nefandezze compiute affinché tali principi siano "rispettati" appieno. Arriviamo persino a comprenderne le ragioni, l'istinto di sopravvivenza nella giungla urbana e la peculiare morale soggettiva che giustifica le azioni di ogni attore sulla scena. Tutto questo è merito sì di una caratterizzazione profonda, nonché di una sceneggiatura matura e dai tratti decisi, ma non solo. Esiste, infatti, un altro indiscusso protagonista della saga, che molto spesso riesce a troneggiare su tutto il resto: l'ambientazione.

Kamurocho, centro del mondo

Ne abbiamo parlato anche nel nostro precedente speciale dedicato ai cinque personaggi indimenticabili della serie: un posto d'onore è stato, giustamente, riservato al quartiere a luci rosse Kamurocho, presente in tutti i capitoli della saga e punto focale in cui si sublima l'ingarbugliato intrico di storie e umanità senza speranza. Fittizio simulacro di Kabukicho, reale quartiere del vizio ad est di Shinjuku a Tokyo, Kamurocho è un luogo a suo modo "magico", in cui storie, vizi e virtù si intersecano nello stretto budello di vicoli, sino a diventare un tutt'uno inscindibile e indistinguibile. Tra le strette strade di Kamurocho, bagnate da un'esplosione di fredde luci al neon che ammiccano ai potenziali avventori, la vacuità viene artificiosamente riempita da attività come sale da gioco assordanti e affollate, bettole in cui stordirsi con alcool scadente, scommesse clandestine, negozietti microscopici nella zona Golden Gai, e amori in svendita nei numerosi Love Hotel che animano la vita notturna del quartiere. Il burattinaio tentatore dietro a tutto questo è, ovviamente, la criminalità organizzata che fiorisce e prospera incontrastata. Yakuza, bande di teppisti e papponi rappresentano solo una piccola parte del patchwork umano che decide chi è degno di vivere e chi, invece, non può dirsi così fortunato. Sotto la fluida luce artificiale delle insegne, insomma, si compie il fato di molti. Così è stato per la maggior parte degli episodi della saga e così - speriamo - sarà in futuro. Kamurocho, per Yakuza, è come il caldo e accogliente abbraccio di una mamma premurosa in cui si torna sempre volentieri per essere coccolati e rassicurati. Abbiamo potuto ammirare il quartiere sotto molteplici punti di vista e attraverso diverse epoche storiche. L'ultima, in ordine di tempo, proprio con Yakuza 0. Lo zero, unico numero reale senza positivo o negativo, non è messo lì a caso. Rappresenta il simbolo delle origini e, proprio grazie ad esso, abbiamo potuto conoscere il passato di alcune icone della serie come Kiryu Kazuma, Goro Majima oltre, ovviamente, all'esagerato Kamurocho dei magnifici anni '80. Il team di sviluppo deve conoscere a menadito il distretto, perché sovrapponendo l'opera digitale alle immagini dei luoghi realmente esistenti, ci rendiamo conto che Kamurocho è plasmata esattamente a immagine e somiglianza di Kabukicho. Kiryu, Goro e soci, però, nel corso della loro decennale esperienza criminale non si sono limitati a bazzicare il fittizio quartiere di Tokyo, ma hanno toccato altre località del Sol Levante con incursioni che hanno lasciato il segno nella memoria di ogni appassionato.

Le meraviglie di Osaka

Dal bagliore accecante e vizioso di Kamurocho, con la seconda installazione del franchise si cambia aria per approdare, brevemente, a Osaka. Il cambio di ambientazione coincide con alcune innovazioni nella struttura di gioco e nel gameplay che verranno ulteriormente riprese e affinate negli episodi successivi. Osaka, inoltre, è un luogo ricorrente nella serie, presente persino all'interno di Yakuza 5. La capitale dell'omonima Prefettura, città tra le più popolose del Giappone e centro nevralgico della regione del Kansai, in Yakuza viene condensata principalmente in due distretti: Sotenbori and Shinseicho. Anche questi, proprio come accaduto per Kamurocho, non sono altro che le modellazioni poligonali - ovviamente rimaneggiate per esigenze di gameplay - dei reali distretti di Dotonbori e Shinsekai. Dotonbori è il cosiddetto quartiere turistico e cuore pulsante della vita notturna della piccola capitale del sud. In quanto tale, il distretto attraversato da un canale navigabile su cui si riflettono le luci delle insegne, rappresenta l'ambiente perfetto in cui sguazzare per un membro della mafia. L'umanità dedita al vizio che si incontra per strada e ogni singola attività commerciale (che di onesto ha ben poco) costruiscono un parallelismo interessante con Kamurocho. In effetti, percorrendo le stradine di Sotenbori, sembra di non aver mai reciso quel cordone ombelicale che ci tiene legati al distretto di Tokyo. Nella trasposizione digitale, alcuni luoghi attraversati da Kiryu sono rimasti esattamente uguali alla propria controparte reale. Shinseicho, invece, si adagia sulle vie di Shinsekai, altro luogo d'interesse della città, tanto per i turisti quanto per gli obiettivi della criminalità organizzata. Nel quartiere, un tempo il più povero della città, si trovano, infatti, molti ristoranti (alcuni dei quali microscopici) che cucinano il fugu, come la catena Zuboraya, e bancarelle dedicate alla cucina del tradizionale kushi-katsu. La zona è raffigurata, anche in Yakuza 2, come un agglomerato che si raccoglie attorno alla moderna Tsutenkaku Tower, ricostruita dopo che la precedente (realizzata sulla falsariga della torre Eiffel) venne distrutta da un incendio.

Okinawa e camicie Hawaiane

Anche Okinawa ha guadagnato un posto speciale all'interno del crime drama targato SEGA. Il terzo episodio rappresenta quasi un elemento alieno rispetto alle precedenti installazioni. All'inizio, difatti, non ritroviamo il familiare skyline di Kamurocho, bensì le più compassate atmosfere delle isole Ryukyu. Il clima caldo-umido di queste isole giapponesi hanno accompagnato buona parte del viaggio di Kyriu (e delle sue discutibili camicie hawaiane) verso il Sunshine Orphanage (o Asagao Orphanage) . La mappa riprodotta dagli sviluppatori si adagia, come al solito, su luoghi realmente esistenti di Naha, centro portuale fondamentale per l'intero arcipelago delle isole Ryukyu. È proprio così che, nel gioco, viene chiamato il distretto esplorabile. I maggiori luoghi di interesse sono stati riprodotti nei minimi dettagli: è questo il caso, ad esempio, della caratteristica Ichiba Hondori Street, un viale coperto, colorato e vivace, pieno di negozi e pasticcerie che vendono dolci fatti con il riso. Ancora, passeggiando assieme a Kyriu, è impossibile non notare la famosa Monorotaia sopraelevata, che attraversa la cittadina, e non percorrere la via verso il Makishi Public Market, in cui il pesce fresco scaricato dai battelli viene messo in vendita dai commercianti, i quali non perdono mai l'occasione di attirare clienti a forza di urla e assaggini take away

Cinque personaggi per cinque location

Yakuza 5 costituisce un unicum con i suoi cinque protagonisti, le loro storie e la loro intrinseca fragilità. Rappresenta un episodio atipico anche per ciò che concerne l'ambientazione. In tutto sono cinque le location che fanno la loro comparsa, accompagnando le vicende che vedono coinvolti i diversi protagonisti. Due città le abbiamo già viste, seppur con qualche piccolo cambiamento: Kamurocho - dai, lo sapevate - e Osaka. Tre, invece, sono le novità: Nagasugai, Tsukimino e Kin'eicho. Questi distretti sono il riadattamento di tre zone appartenenti, rispettivamente, a Nakasu (Fukuoka), Susukino (Sapporo), e Sakae (Nagoya). I primi due sono i quartieri a luci rosse più grandi e importanti dell'intero Giappone, ovviamente assieme a Kabukicho. Un triangolo del vizio in cui molti vorrebbero perdersi. Nagasugai e Tsukimino, tralasciando qualche particolarità legata alla differente regione di appartenenza, non si distanziano molto dallo stereotipo di "quartiere a luci rosse" a cui siamo abituati: stretti vicoli che risplendono delle accecanti bagliori delle insegne al neon, e ricolmi di ogni genere di umanità, affamata di vizio ed effimero piacere. Sakae, invece, rappresenta la zona commerciale di Nagoya: luogo in cui shopping e criminalità vanno a braccetto.

Hanami, ovvero la fioritura dei ciliegi

Col sesto capitolo del franchise, la cui uscita dai confini nipponici è prevista per chissà quando, SEGA ha raggiunto nuove vette qualitative riguardo la cura riposta nella realizzazione del setting. Tutto merito di un engine finalmente svecchiato e maggiormente profilato verso le meraviglie tecniche offerte dalla corrente generazione di console. Eppure, quando arriverà nei nostri lidi (ossia - probabilmente - in un indefinito periodo del prossimo anno), siamo pronti a scommettere che buona parte dei giocatori si lamenterà del comparto grafico oramai troppo datato.

Linea ferroviaria Sanyo reale

Trasposizione digitale dello stesso tratto

Ad ogni buon conto, e per quanto abbiamo avuto modo di vedere, l'aspetto visivo di Yakuza 6 a noi non sembra soffrire di alcuna mancanza. Oltre al consueto tour per l'immutabile Kamurocho, e a qualche altra location ancora avvolta nel mistero, il sesto episodio ci consentirà di percorrere le strade dell'evocativo distretto di Onomichi, sito nella Prefettura di Hiroshima. La cittadina portuale è un fondamentale punto di collegamento per le isole Shikoku e Honshuo ed è rinomata per ospitare un numero di templi molto elevato, alcuni dei quali risalenti addirittura al 600 d.C..

Quartiere in collina

...e sua - splendida - digitalizzazione

Come potere vedere dalle immagini allegate all'articolo, la fedeltà digitale quasi impedisce di distinguere gli scatti originali dalla controparte finzionale. L'imbarcadero per Seto Inland Sea, la cabinovia, tesa sopra una fitta vegetazione, che collega la città portuale alla cima del Monte Senkoji, la salita verso i quartieri storici incastonati nella collina e la linea ferroviaria Sanyo, sono infatti tutti luoghi realmente esistenti, digitalizzati, ovviamente, in modo perfetto dal team di sviluppo. Per questo non vediamo l'ora di rimetterci in cammino e accompagnare il Dragone di Dojima nel suo prossimo viaggio. Magari potremo ammirare assieme a lui la spettacolare fioritura dei ciliegi, albero simbolo non solo della regione ma anche del misterioso ed affascinante Giappone.

Cabinovia per il Monte Senkoji

...utilizzata dal buon Kiryu

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