Yakuza sfida l'Occidente con Yakuza 0 e Kiwami

La serie SEGA non hai mai riscosso grande successo al di fuori del Giappone ma con l'arrivo di Yakuza 0 e Kiwami, nel 2017 le cose potrebbero cambiare.

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  • Ps3
  • PS4
Francesco Serino Francesco Serino ha videogiocato tanto e a tutto, posseduto due diversi Tamagotchi e abbandonato un Furby in autostrada. Mentre cresceva i pixel rimpicciolivano, mentre leggeva ha iniziato a scrivere. E ora eccolo qua, dopo un salto nello spaziotempo atterra su Everyeye, ma già da tempo è su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Se c'è una cosa che ci ha sempre fatto male è il disinteresse del pubblico occidentale verso Yakuza, la saga ideata e diretta da Toshihiro Nagoshi. Con l'imminente uscita di Yakuza 0 su PlayStation 4, che sbarcherà in Italia il 24 gennaio, è finalmente arrivato il momento di rimediare, perché anche se la colpa dei suoi continui flop in terra straniera non è tutta nostra, non ci si può dimenticare di un capolavoro, specialmente se come lui non ce ne sono altri.

Giochi per adulti

Toshihiro Nagoshi... questo lungo nome giapponese potrebbe non dirvi nulla e non è un grande problema, ma se siete amanti dei videogiochi da più di un ventennio vi sarà capitato sicuramente, e inconsapevolmente, non solo di imbattervi in un suo progetto, ma anche di perderci la testa dietro. Nella sua lunghissima carriera, il buon Nagoshi ha contribuito alla creazione di uno straordinario numero di classici, prima in forze al team AM2 di Yu Suzuki, e successivamente al comando della sua personalissima divisione, denominata Amusent Vision, che debuttò con niente di meno che Daytona USA, uno dei più famosi coin-op di sempre. Successivamente, Nagoshi si occupò anche del meno famoso SpikeOut e poi del divertentissimo Super Monkey Ball che ancora oggi, tra tutti i suoi porting, continua a generare preziosi profitti. Ma il meglio lo diede ancora con i giochi di corsa, sviluppando l'ultimo grande racing arcade di Sega per le sale giochi, Scud Race, e rilanciando la serie F-Zero per Nintendo, con quel capolavoro senza tempo intitolato F-Zero GX per GameCube.

Yakuza nasce a sorpresa, da questa lunga scia di successi, e da un'intuizione: creare un gioco espressamente dedicato al pubblico adulto, ovvero qualcosa che mancava non da troppo tempo, ma praticamente da sempre.Attenzione però, adulto non significa pornografico, e nemmeno ha a che vedere con l'ultraviolenza di certi famosissimi free roaming occidentali.
Il concetto di divertimento per adulti di Toshihiro Nagoshi nasce e cresce stilizzando leggermente la struttura di gioco di Shenmue, per incastonarla successivamente in una ricca trama scritta da Seishu Hase, uno dei novelist giapponesi più innovativi degli ultimi anni, il cui libro di debutto, Sleepless Town, divenne immediatamente un best seller. Sleepless Town era un thriller completamente ambientato nel distretto a luci rosse di Shinjuku, a Tokyo, chiamato Kabuki-cho, per un pretesto e un'ambientazione che Yakuza riprese totalmente per il suo debutto, anche se distorcendone un po' i nomi ed esacerbandone le note criminali per fare spazio al gameplay.
Quello di Yakuza è un unicum da preservare con amore, elaborato mix tra un JRPG e un beat'em up, o più semplicemente: tra un gioco di ruolo di stampo giapponese e un picchiaduro a scorrimento come quelli di una volta. Ottimo pedigree, setting originale, trama elaborata come quella di un libro, grafica di tutto rispetto: tutto sembrava perfetto, e infatti funzionò a meraviglia nei confini del Giappone, ma le cose non andarono altrettanto bene in Europa e negli Stati Uniti.

Divario culturale

Ai tempi del primo Yakuza avevo la fortuna di dirigere una delle riviste multiformato più popolari in Italia, e da grande appassionato di Sega e di Shenmue, dopo la fine del Dreamcast vedevo in Yakuza una sorta di certificato di rinascita per quella che un tempo veniva chiamata "la grande S", caduta proprio all'apice della sua creatività, proprio quando avrebbe fatto più male ai fan. Per questo mi interessai subito al progetto, tanto che riuscimmo anche a strappare un'intervista a Nagoshi quando il gioco ancora non era uscito in Giappone, e non si sapeva nulla di un eventuale arrivo in Europa. Ricordo però bene anche la riluttanza con cui il game designer parlava di Yakuza con noi italiani, quasi se ne vergognasse, come se non ci ritenesse capaci di capire del tutto questo strano videogioco che un po' scandaloso all'epoca lo era anche. Questo avvenne non per colpa di chissà quale forma di razzismo, o di superiorità, ma perché, e lo capimmo davvero solo con una copia tra le mani, Yakuza era e continua ad essere un gioco giapponese dedicato al pubblico giapponese, le cui missioni si annodano spesso tra modi di dire e di fare preclusi ai non esperti, e non solo.

Un "linguaggio" diretto, senza filtri, che nei chiaroscuri dell'eccezionale cast di Yakuza riesce a mostrare con vivida sincerità vizi e manie, a volte inconcepibili agli occhi di un "gaijin", del Giappone dei grandi agglomerati urbani.
Non fraintendete, i ciliegi in fiore non mancano in Yakuza, ma nemmeno le dita mozzate, l'onore prima di tutto, o luoghi come gli hostess bar, dove gli uomini pagano per la compagnia di una o più ragazze, in un gioco delle parti che non ha nulla a che vedere con la prostituzione, ma ha a molto a che fare con delle esigenze che semplicemente non ci appartengono. Ed ecco spiegato il perché non è mai stato sufficiente tradurlo: Yakuza ha sempre avuto bisogno di un adattamento più profondo, anche con il supporto del team di sviluppo originale che nel corso degli anni è stato chiamato a tagliare e a rimaneggiare intere sezioni, a volte con intelligenza, a volte con la delicatezza di un serial killer.
Un divario tra culture diverse che si fa perfetto esempio anche nel titolo che Sega ha voluto dare alla serie qui da noi: in Giappone Yakuza non si chiama affatto Yakuza, e sulla sua copertina non c'è nessun riferimento alla famigerata e temuta mafia giapponese. In patria, Yakuza è Ryu Ga Gotoku, ovvero "Come un Drago", e la differenza è più pesante di quanto crediate. Inutile dire che il marketing nostrano si preoccupò di lanciare Yakuza, e non Come un Drago, esaltandone solo l'aspetto più coatto, comunque presente in gran misura, lasciando però completamente nascosto l'animo gentile, umano e "weird" che poi, di fatto, ne decretò immediatamente lo stato di cult.

Rapporti travagliati

Con Yakuza 2 le cose andarono ancora meglio, in Giappone naturalmente, e ancora peggio, come sempre in Occidente. Le scarse vendite del secondo gioco non fermarono fortunatamente Sega che, dopo un anno dall'uscita in Giappone, portò in Europa e in Nord America anche Yakuza 3, o almeno parte di esso.
Per contenere le spese, Sega infatti decise di tagliare buona parte delle attività secondarie del gioco, limitandosi a tradurre senza localizzare, giusto per permettere ai pochi appassionati al di fuori del Giappone di continuare a seguirne la sempre più complessa trama. Il mea culpa arrivò in occasione del lancio di Yakuza 4, ovvero l'ultima possibilità che Sega diede a Ryu Ga Gotoku per diventare un successo anche fuori dal Giappone. Il gioco arrivò, completo tranne qualche piccolo angolo di codice decisamente sacrificabile, nel marzo 2011, in USA e in Europa, ma le copie vendute furono pochissime.

Per Yakuza fu la fine, o quasi. Mentre venivano completamente snobbati gli ottimi spin-off Kenzan ambientati nel Giappone feudale, con una mossa assolutamente senza senso nel 2012 arriva, questa volta anche da noi, Yakuza: Dead Souls. Dovete sapere che Dead Souls era una sorta di scherzo, uno spin-off da non prendere sul serio, sviluppato per divertire i fan in attesa dello Yakuza più grande di sempre, e che senza un pubblico di appassionati non avrebbe, anzi non ha, nessun motivo di esistere.
Ma... in Dead Souls ci sono gli zombie! Ed eccoci qua, di nuovo al punto di inizio, con Sega che trasforma "Come un Drago" in "Yakuza", con Sega che ci crede incapaci di capire gli aspetti più complessi del suo gioco, e pensa che la soluzione allo scarso interesse degli occidentali nei confronti della sua serie di punta siano degli stupidissimi non morti. Dopo il rumorosissimo flop di Dead Souls, per Yakuza non c'è più posto in Occidente. Una situazione molto dolorosa perché nel frattempo la serie continua a crescere, migliorando esponenzialmente ad ogni uscita, e questo si riflette anche nei dati di vendita che in Patria continuano ad essere ottimi, giustificando budget sempre più importanti. Una nuova occasione si ripropone nel 2013, e in modo del tutto inaspettato. In quell'anno nasce infatti una nuova divisione all'interno di Sony Computer Entertainment America chiamata Third Party Production, capitanata da tale Giò Corsi.

Questa nuova entità è chiamata a fare un lavoro tanto semplice quanto difficile: trasformare i sogni degli appassionati in realtà. Il primo passo della Third Party Production è chiedere al pubblico, utilizzando su Twitter l'hashtag #BuildingTheList, quali giochi avrebbe voluto vedere su PlayStation 4. Come era prevedibile, la risposta è subito straordinaria, e in poco tempo viene assemblata un'immane lista di giochi su cui svettano tre titoli in particolare: Final Fantasy Type-0, Yakuza 5 e Shenmue. Incredibile ma vero (e qui è proprio il caso di dire: "4thePlayers!"), tutte e tre le richieste si trasformano in realtà: ci vorrà un po' di tempo, ma nel 2015 viene annunciato Shenmue III (lo stanno sviluppando proprio in questo momento sei vecchi in una stanza... ed è una cosa estremamente positiva!), esce Type-0 su PlayStation 4 in un idioma finalmente comprensibile e anche Yakuza 5, a distanza di tre lunghi anni dall'uscita in Giappone, debutta in USA e in Europa l'otto dicembre dello stesso anno. L'arrivo di Yakuza 5 genera un certo clamore (diventa persino hot trend su Twitter), convincendo Sega a un ulteriore tentativo. Anche perché nel frattempo in Giappone sono usciti Yakuza Kiwami, il remake per Ps4 del primissimo gioco (e annunciato in Europa per l'estate del 2017) e l'imminente (da noi) Yakuza 0, un vero e proprio prequel, ovvero due giochi che non richiedono nessuna conoscenza della serie, e che permetteranno a tutti gli interessati, che fino a oggi per un motivo o per l'altro se ne sono tenuti a distanza, di "provarci" la prima volta.

Yakuza per tutti

E ne vale davvero la pena, volete sapere il perché? Yakuza è un gioco speciale perché ti permette di prendere a pugni una tigre. Yakuza è un gioco speciale perché non ne esistono altri che ti fanno combattere a petto nudo duecento scagnozzi contemporaneamente. Yakuza è un gioco speciale perché quando Kazuma Kiryu, l'unico protagonista di quasi tutti i giochi, mostra strappando la camicia il tatuaggio rituale che troneggia lungo la sua schiena, sai che nei prossimi minuti si spezzeranno un bel po' di ossa.

Yakuza è un gioco speciale perché ti fa vivere una quotidianità in un posto totalmente diverso da quello in cui vivi ogni giorno, e che per esempio ti permette di andare alle terme con una ragazza per poi convincerla a giocare in accappatoio a ping pong, attraverso un minigioco di una certa complessità, e che prevede anche lo zoom tattico sulla scollatura che si farà più o meno ampia a seconda della difficoltà dei colpi che gli rifileremo. Yakuza è un gioco speciale perché in una delle missioni secondarie si va in giro per ristoranti con una sorta di Gordon Ramsey giapponese, che ci spiegherà nel dettaglio i pregi di ogni piatto ordinato. Yakuza è un gioco speciale perché scattando foto col cellulare durante certi eventi, tipo il cameriere che scivola ma riprende al volo vassoio, permette di sbloccare nuove mosse. Yakuza è un gioco speciale perché fa della sua semi annualità un punto di forza, e non di debolezza, sfruttando là dove possibile anche eventi reali di una certa rilevanza, come la costruzione di una base militare ad Okinawa che ha portato davvero a una sorta di tangentopoli in salsa di soia, e su cui si basa parte della trama di Yakuza 3. Yakuza è un gioco eccezionale perché se vuoi, ti permette di gestire un orfanotrofio sulla spiaggia e i suoi piccoli ospiti anche per venti ore consecutive, visto che ogni capitolo della serie può essere portato avanti allo stremo, ma anche affrontato con una certa fame di storia, senza troppi tempi morti. Yakuza è un gioco eccezionale perché dal quarto capitolo in poi ti permette di lanciare moto di piccola cilindrata sulla schiena dei cattivi. Yakuza è un gioco eccezionale perché il suo cast invecchia realisticamente ad ogni uscita, e così ti ritrovi la piccola Haruka del primo gioco diventare lentamente teenager, per poi guadagnarsi il suo capitolo personale all'interno di Yakuza 5, completamente dedicato alla sua nuova carriera di idol. Yakuza è un gioco speciale perché a un certo punto, per la precisione in Yakuza 4, ti fa fare la conoscenza di uno come Shun Akiyama, quello che probabilmente è il personaggio più umano e sfaccettato di tutta la storia dei videogiochi, e che potrebbe reggere alla grandissima anche in un film d'autore. Yakuza è un gioco speciale perché in Yakuza 3 c'è una lunga quest sulla musica neomelodica giapponese che fa troppo ridere. Yakuza è un gioco eccezionale perché permette di mangiare piatti reali, di scegliere wiskey reali e di cui è possibile apprendere la storia e i dettagli attraverso le gentili parole del barista. Yakuza è un gioco speciale perché ti fa entrare in una sala giochi Sega per passare dieci ore giocando a Virtua Fighter 5... il gioco completo!

Yakuza è un gioco speciale perché il dramma alla base delle sue trame è un irresistibile casino di politica criminale, e perché a volte succedono cose che non ti aspetteresti, tipo che un dojo che si trasforma in un lanciamissili... avete letto bene, proprio un lanciamissili! Yakuza è un gioco speciale perché è serio e poetico quasi come un film di Kitano (che non a caso avrà un ruolo nel sesto capitolo della serie), e rude, tecnico e dinamico come dovrebbe essere uno Streets of Rage del nuovo Millennio. Yakuza è un gioco speciale perché permette, a patto di avere i soldi necessari, di frequentare hostess bar fino a guadagnarsi un appuntamento speciale, come anche di rilassarsi in un centro massaggi con tanto di happy ending (ma dovremo meritarcelo). Yakuza è un gioco speciale perché in Yakuza 2 l'hostess nell'hostess bar lo fai tu. Yakuza è un gioco speciale perché in Yakuza 4 il proprietario dell'hostess bar questa volta sei proprio tu, e puoi decidere come truccare e vestire le ragazze, come anche l'arredamento del locale, proprio come in un vero gestionale. Yakuza è un gioco speciale perché nell'area sotterranea di Kamurocho c'è un fantastico casinò e un'arena dove si svolgono dei combattimenti clandestini di ogni genere, a cui partecipare in prima persona o limitandosi a gestire altri lottatori, per un'attività secondaria che nel corso degli anni ha guadagnato tanta dignità da poter essere quasi un gioco a parte.

Ma la cosa più importante di tutte è un'altra... Yakuza è un gioco speciale perché con questa storia del gioco speciale potremmo andare avanti ancora per altri cinquantamila caratteri almeno, dimenticandoci sicuramente qualcosa che non avremmo mai dovuto e voluto dimenticarci, come la bellezza irregolare e la forza di certe sue coprotagoniste, come la forza interiore, spesso tragica, di certi suoi eroi modello.

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