2061: un Anno Eccezionale > Recensione
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2061: un Anno Eccezionale - Recensione

Inviato il da Stefano "Rosebud" Atlov
Il nome Vanzina nel cinema italiano evoca stima e rispetto. Il capostipite della dinastia, con lo pseudonimo di Steno, ha firmato dei lavori importanti della storia del nostro cinema, alcuni veri e propri film di culto, come Un Americano a Roma, Un Giorno in Pretura, I Due Colonnelli, Febbre da Cavallo, il capostipite dei film giustizialisti all’italiana, La Polizia Ringrazia, ed ha diretto il grande Totò in numerose occasioni. Gli eredi, Enrico e Carlo, ne hanno seguito le orme, alternando commedie brillanti a film di denuncia, con digressioni nel thriller, con risultati altalenanti. La loro fatica precedente, Olè, aveva segnato probabilmente il punto più basso della loro parabola artistica. L’intento di 2061 è quello di trasformare la parabola quanto meno in sinusoideÂ....
Trama
2061: un Anno Eccezionale - recensione - Cinema In questo scenario il professor Maroncelli (Diego Abatantuono), nome che è tutto un programma, si mette a capo di una spedizione alla ricerca di un tesoro che consentirà di riunificare lo stivale, percorrendolo da sud a nord . A lui si aggregano lungo il cammino diversi personaggi (interpretati tra gli altri da Dino Abbrescia, Emilio Solfrizzi, Sabrina Impacciatore, Jonathan Kashanian, Andrea Osvart). Gli incontri con vari esponenti delle realtà locali, dal Cardinale Bonifacio (Michele Placido), a Cosimello delli Cecchi (Massimo Ceccherini), a Nunzia La Moratta (Anna Maria Barbera), nel collaudato stile dei road movies, accompagnano la ricerca della sopravvivenza di un’identità nazionale comune, seppur con toni da satira, fino all'agrodolce finale.
Un volgare cinema colto
2061: un Anno Eccezionale - recensione - Cinema Il cinema dei fratelli Vanzina ha la singolare caratteristica di essere, pur nella apparente rozzezza e pacchianeria dei contenuti, un cinema colto o, quantomeno, cinefilo. Basta considerare il titolo del film: in un colpo solo, rimanda a Kubrick (anno:definizione), a Ridley Scott (A Good Year, tradotto da noi in Un’Ottima Annata), ed il qualificativo cita lo slogan su cui il protagonista Abatantuono ha costruito la prima parte della sua lunga carriera. Se poi ci addentriamo nei primi minuti del film, troviamo la citazione de Il Padrino nella canzone intonata dall’agricoltore arabo, figghia mia t’ha maritari, la stessa cantata nella lunga prima scena del film di Coppola, nel corso della festa per il matrimonio della figlia del boss, ancora Kubrick nell’uso del tema dalla Gazza Ladra di Rossini a sottolineare un atto di scempio (qui il piccione che deposita un semisolido “ricordino” sulla statua dedicata al protagonista, in Arancia Meccanica le gesta della gang capitanata da Malcolm McDowell), ed ancora Puccini nell’esplicito rimando a Tosca, Tarantino, citato nei dialoghi, e così via, dagli inseguimenti con auto e moto del cinema d’azione “made in USA”, che qui diventano buffi tricicli a motore, alla affettuosa citazione per il cinema di Luigi Magni nella parte riguardante il Regno Pontificio. C’è veramente di che sbizzarrirsi. L’ambientazione si rifà alle suggestioni post-atomiche a’ la Mad Max, la compagnia di straccioni a l’Armata Brancaleone di Monicelli, la caratterizzazione degli esercitucoli incontrati per strada ai briganti de Il Marchese del Grillo, ancora di Monicelli. Certi dialoghi, di forte stampo avanspettacolistico fanno venire in mente Non ci Resta che Piangere, di Roberto Benigni e Massimo Troisi.
Pregi e difetti
2061: un Anno Eccezionale - recensione - Cinema La struttura scelta dai Vanzina mostra di far tesoro delle critiche ricevute per l’imbarazzante Olè: qui è il ritmo serrato a farla da padrone e, in omaggio alla scuola del padre, i nostri si servono di attori dalla solida base teatrale o cabarettistica (ne è riprova il “recupero” di una battuta persa da parte di Michele Placido, nell’ultima scena a lui affidata, che sa di buon teatro e di consumato mestiere). L’impressione è che, in diversi momenti, ci si affidi alla recita a soggetto, all’improvvisazione, come nella tradizione del nostro miglior cinema brillante del dopoguerra. Non mancano gustosi siparietti, come la apulica litigata tra marito e moglie sull’opportunità di dare rifugio a dei carbonari, od il buffo tentativo, al posto di blocco papalino, della sgangherata ciurma di farsi passare per una carovana di ultras della Roma, con tanto di esilarante tentativo di imitazione della “calata romanesca”. Si riesce persino ad arginare, con la coralità degli interventi, il pericoloso gigionismo di un nostalgico ed autoreferente Abatantuono. Si ride a tratti, spesso si sorride, talvolta si pensa. Intendiamoci: 2061 non è un capolavoro e nemmeno un ottimo film, ma si percepisce una intelligente mano sartoriale nella confezione, una cura old fashioned nella preparazione dell’abito, anche se collocato nei reparti abbigliamento di un discount. Naturalmente, a bilanciare i motivi di interesse derivanti dalla impostazione, emergono i difetti che il nostro cinema artigianale si porta dietro, aggravati da altre specifiche carenze tipicamente “vanziniane”: un uso troppo grossolano, ad esempio, ostentato e fastidioso del product placement (tecnica di magnificazione di un articolo di produzione dello sponsor del film), che non raggiunge gli orrori di Olè ma del quale, bisogna dire, non era esente nemmeno Amici Miei, ed un indulgere nel dialogo greve, nell’allusione volgare, nella demenzialità delle soluzioni ai dialoghi.
Il "sugo" di tutta la storia
2061: un Anno Eccezionale - recensione - Cinema Il senso di 2061 è nella richiamata serie di citazioni del titolo: un’odissea, e cioè un viaggio irto di pericoli, come nel film di Kubrick, alla ricerca di una soluzione che privilegi l’idealità ed i valori autentici, che qui sono l’aspirazione alla riunificazione dell’Italia, rispetto ad un quotidiano insoddisfacente (che era poi il tema del film di Scott). L’aspetto satirico e caricaturale ci presenta un’Italia divisa, nel linguaggio come nel territorio, della quale emergono i molti difetti: dai politici, qui definiti i “signori della torta”, al razzismo, simboleggiato dal muro respingi-terroni dei nuovi longobardi, alla doppiezza del clero, che col cardinale Bonifacio, che da inflessibile strumento dell’oppressione si rivela poi essere un capo dei carbonari, mostra tutta la sua inaffidabilità. Il caso Cecchi Gori, con il richiamo alle vicissitudini legate alla proprietà del Cinema Adriano di Roma, si colloca come altra denuncia di malcostume italico. Resta comunque un po’ il rammarico per il fatto che da tante felici intuizioni si poteva ricavare qualcosa di meglio, forse evitando di accentuare il lato trash per privilegiare un discorso più equilibrato, pur restando in ambito satirico.
Un film con buone idee di base, confezionato con attenzione, a tratti divertente, colto a dispetto delle apparenze, ma penalizzato da alcuni difetti evidenti che gli impediscono l'eccellenza, pur segnando un deciso rialzo rispetto alla produzione precedente degli autori.
VOTOGLOBALE6.5

2061: un Anno Eccezionale

2061: un Anno Eccezionale - Cinema
Uscita nelle sale Italiane: 2007
Genere: Satirico
Regia: Carlo Vanzina
Interpreti: Diego Abatantuono, Dino Abbrescia, Anna Maria Barbera, Carlo Ceccherini, Michele Placido, Sabrina Impacciatore
Nazione: Italia
2061: un Anno Eccezionale
31 voti
5,5
ND.
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