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Essential killing - Recensione

Inviato il da Francesco Lomuscio
"Inizialmente, volevo produrre un piccolo film polacco, effettuando le riprese nella foresta che circonda la mia casa, nel nord della Polonia. Ho già girato in passato vicino casa mia e devo ammettere che è stato molto comodo. Potevo non uscire praticamente mai e lavorare in un territorio, in un bosco che conosco molto bene, che mi consentiva di trovare sempre le location migliori per le mie scene. In verità, una parte del film mi è venuta in mente vicino casa mia, a circa venti chilometri di distanza, sempre nella foresta, vicino ad una zona militare". A parlare è il regista polacco Jerzy Skolimowski, autore, tra gli altri, di Acque di primavera (1989) e La nave faro (1985), il quale ricorda così la genesi di Essential killing, pellicola che gli ha permesso di aggiudicarsi il Premio speciale della giuria presso la sessantasettesima Mostra d'arte cinematografica di Venezia: "Lungo la strada che si percorre per arrivare in questo luogo passano infatti molti veicoli dell'esercito, e mi sono sempre chiesto cosa trasportassero nei loro mezzi. Un paio di inverni fa stavo guidando proprio su questa strada, il manto era molto scivoloso, e, arrivato in un curva a picco su di un precipizio, fui costretto a frenare bruscamente rischiando di slittare e cadere nel burrone. Fu in quel momento che mi venne in mente una scena. Cosa accadrebbe se uno di quei convogli, in una strada così sdrucciolevole, frenasse bruscamente, magari a causa di un gruppo di animali di passaggio? Se un cervo o una volpe tagliasse la strada ad un mezzo militare e questo, nell'incidente, cadesse giù per il dirupo? Potrebbe, in una situazione simile, fuggire un prigioniero? In quel momento un'immagine del film mi è balenata in mente. Mi sono detto, questo si che sarebbe un inizio realistico per la mia storia. Da lì ho iniziato a pensare ad una serie di situazioni che costituissero il racconto vero e proprio. Avevo l'incipit, ma a me serviva solo a dare le informazioni più strettamente necessarie, le coordinate per capire il del film, per chiedersi: come se la caverà quest'uomo nel bel mezzo del nulla?".
La grande fuga
Essential killing - recensione - Cinema Quindi, dopo l'incontro con Vincent Gallo al festival di Cannes, dove l'attore si trovava in occasione della presentazione di Segreti di famiglia (2009) di Francis Ford Coppola, ha preso vita la vicenda di Mohammed, incarnato, appunto, dal regista e protagonista di Buffalo '66 (1998), sceneggiata dallo stesso Skolimowski insieme a Eva Piaskowska, che già lo aveva affiancato nella sua precedente fatica registica: il thriller Cztery noce z Anna (2008).
La vicenda di un uomo catturato dai soldati americani in Afghanistan e trasferito in un centro di reclusione in Europa, la quale, però, è destinata a prendere un'altra piega dal momento in cui il mezzo che sta trasportando il prigioniero finisce coinvolto in un incidente, permettendogli di fuggire tra gli alberi di una foresta innevata che, tanto lontana dal deserto a lui familiare, sembra esservi, soprattutto in fatto di desolazione, piuttosto vicina.
Ed è qui che, braccato senza sosta, si trova ad attraversare acque, a mangiare qualsiasi cosa trovi sul suo cammino e perfino ad uccidere pur di sopravvivere, ricordando sotto certi aspetti il John Rambo che tanta notorietà cinematografica ha dato a Sylvester Stallone insieme al personaggio del pugile Rocky Balboa.
Una prova (av)Vincent(e)
Essential killing - recensione - Cinema Ma non c'è spazio per la spettacolarità ed il facile intrattenimento nel lungometraggio di Skolimowski, il quale, già a partire dalle primissime inquadrature, non lascia tregua allo spettatore, coinvolgendolo immediatamente nella faticosa, tortuosa e, soprattutto, realistica fuga intrapresa dal protagonista.
Un protagonista a cui non riusciamo in alcun modo ad affezionarci, ma insieme al quale finiamo inevitabilmente per soffrire, immersi nel naturale, freddo involucro scenografico illuminato dalla bellissima fotografia di Adam Sikora.
Mentre è il lodevolissimo montaggio di Réka Lemhényi a garantire un incalzante ritmo narrativo ai circa 83 minuti di visione, magistralmente girati sfruttando a dovere anche le soggettive, le quali, in maniera non meno efficace della crudezza imperante, conferiscono quasi l'impressione di trovarci dinanzi ad un racconto horror per immagini.
Un racconto horror costruito, però, sui veri orrori che, al di là di qualsiasi fede politica, continuano a tormentare nel XXI secolo l'essere umano, qui incarnato da un Gallo da antologia (non a caso, per la sua interpretazione la già citata Mostra d'arte cinematografica di Venezia gli ha attribuito la Coppa Volpi), il quale - tenendo in considerazione soprattutto le ultime prove registiche - ci permette ancora una volta di affermare che lo preferiamo davanti alla macchina da presa, non dietro.
Skolimoeski racconta così la sua professionalità: "Devo ammettere che Vincent ha un carattere speciale. E' completamente dedito al suo lavoro, quasi ossessionato. Per questa parte, per esser veramente in grado di sentirsi come il protagonsita, così totalmente alienato, si è volontariamente isolato da tutti, senza parlare con nessuno. Ricordo una cosa simile per il film Il mio piede sinistro. Daniel Day-Lewis non parlò letteralmente con nessuno. Arrivava sul set coperto da un grande lenzuolo nero, attraverso il quale nessuno poteva vederlo, durante le riprese se lo levava per rimetterlo subito dopo ogni stop".
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Il polacco Jerzy Skolimowski sfrutta un Vincent Gallo da antologia per raccontare la lunga e tortuosa fuga di un prigioniero dei soldati americani in Afghanistan. Ma lo fa senza concedere spazio al facile intrattenimento, coinvolgendo piuttosto lo spettatore in un realistico involucro di crudezza che, forte di una regia magistrale, non gli permette di chiudere occhio.
VOTOGLOBALE7

Essential killing

Essential killing - Cinema
Genere: Non disponibile
Regia: Jerzy Skolimowski
Interpreti: Vincent Gallo
Sceneggiatura: Jerzy Skolimowski
Essential killing
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