Flying Swords of Dragon Gate > Recensione
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Flying Swords of Dragon Gate - Recensione

Inviato il da Andrea D'Addio
Tsui Hark rifà sé stesso e a distanza di vent’anni da New Dragon Gate Inn (che, a sua volta, era il remake del taiwanese Dragon Gate Inn del 1967) porta sul grande schermo una nuova versione della storia dello spadaccino Zhao Huai An e del suo tentativo di eliminare la corruzione dal governo Ming mentre, in parallelo, sia i suoi nemici che i suoi alleati sono alla ricerca della celebre Porta del Dragone e delle sue immense ricchezze. Facile pensare che ci sia la voglia di fare un po’ di soldi dietro la decisione di produrre questo film visto che la più grande innovazione apportata al progetto sono gli occhialetti 3D. Ma è anche vero che si tratta di un Wu Xia che per mantenere alta l’attenzione degli spettatori punta più sulle scene d’azione che su particolari concetti filosofici. E proprio le scene d'azione, come sempre accade con Tsui Hark sono spettacolari e affascinanti quanto basta.

Anche perchè la trama è così complicata che ben presto perde di interesse e la si subisce senza porsi troppe domande cercando giusto di capire chi è il bene e chi il male, e fare il tifo di conseguenza. Punto fermo dei vari intrighi di palazzo è il personaggio interpretato da Jet Li, un uomo che cerca di fare il bene della Patria e che mentre vaga per il Paese difendendo i più deboli dagli abusi del governo reincontra una sua vecchia fiamma, a lungo amata e poi abbandonata. La loro storia d’amore, solo evocata, non ha tempo di volgere ad un nuovo lieto fine visto che lei viene coinvolta da una gang di banditi nella ricerca della leggendaria Porta del Dragone. Dopo una serie di tradimenti, scambi di persona, sacrifici e prove d’onore, lo scontro finale arriverà solo in mezzo al deserto e con una tempesta in arrivo...
Un wuxia in bilico tra classico e moderno
Flying Swords of Dragon Gate - recensione - Cinema La scena iniziale del film, un combattimento di vere spade volanti poco prima dell’esecuzione di un gruppi di prigionieri ingiustamente condannati a morte, è senza dubbio la parte migliore del film. I colori del mare sullo sfondo sono eccezionali, le trovate visive divertenti e acrobatiche come solo la migliore immaginazione può consentire e così, purtroppo, tutto quel che viene dopo è piuttosto deludente. Non solo i personaggi si perdono dietro a lunghissime disquisizioni, accuse e controaccuse di cui, anche a volere capire il significato, se ne può lamentare l’incapacità di sintesi, ma sia la fattura degli effetti speciali che la cura per i dettagli lasciano molto a desiderare. Il montaggio sembra fatto in fretta e furia ed alcuni passaggi narrativi sono così sbrigativi che si ha spesso la sensazione che la pellicola abbia perso qualche fotogramma. Il risultato è che anche quei momenti di spettacolarità che dovrebbero appassionare finiscono con il risultare noiosi, sequenze orfane di un contesto che le sappia valorizzare come meriterebbero.
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In definitiva Flying Swords of Dragon Gate risulta un mezzo passo falso per il regista cinese che dopo il bel Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma (presentato a Venezia 2010) sembrava avere ripreso finalmente il percorso giusto dopo alcuni anni e progetti non proprio memorabili. È vero che a volte questi film vivono anche del carisma dei suoi attori e che Tsui Hark da anni lamenta un ricambio generazione che possa far mettere da parte i vari Jet Li, Jackie Chan e Donnie Yen (a cui era stata offerta la parte poi andata a Jet Li, ma che ha rifiutato visto che aveva già preso parte al Dragon Gate del 1992: “Non amo i remake”), ma è una giustificazione sufficiente per un prodotto da 35milioni di dollari di budget?
VOTOGLOBALE5.5

Flying Swords of Dragon Gate

Genere: Avventura
Regia: Tsui Hark
Interpreti: Jet Li, Zhou Xun, Chen Kun
Sceneggiatura: Tsui Hark
Nazione: Hong Kong, Cina
Durata: 125 min
Produttore: Tsui Hark
Flying Swords of Dragon Gate
12 voti
5,4
ND.
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