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Hawkeye - Do the evolution! (Part 2) - Speciale

Inviato il 28/09/2011 da Andrea Guglielmino
Un grande successo cinematografico porta sempre almeno a un sequel. In questo caso ne abbiamo quattro. Il primo, L’Altra faccia del Pianeta delle Scimmie, è datato 1970, diretto da Ted Post. A Heston non piace l’idea di riprendere il ruolo di Taylor, forse teme di restare per sempre legato al personaggio. Accetta di partecipare brevemente, dando il suo compenso in beneficienza, solo a patto di uccidere il suo personaggio nel finale. In effetti, compare solo all’inizio del film e viene poi sostituito da James Franciscus, che interpreta un altro personaggio, l’astronauta Brent, dal look però molto simile a quello che aveva Heston nel primo episodio. I due si riuniranno solo durante le ultime sequenze. L’attore sperava ingenuamente che questo potesse porre fine al franchise.
Anche Roddy McDowall, il Cornelius del primo episodio, non poté tornare, perché impegnato a girare Ram Lin in Scozia. A sostituirlo c’è David Watson, eppure McDowall compare ugualmente, in una sequenza che rimonta la parte finale del primo episodio e in cui c’è anche la sua voce. McDowall è l’unico attore presente in tutti i film della serie e in generale il più presente nel franchise, fatta eccezione per la serie a cartoni, di cui parleremo, e il remake di Burton. Riprendono invece i loro ruoli Kim Hunter (Zira), Linda Harrison (Nova) e Maurice Evans (Zaius).
Facce di scimmia su biglietti da un dollaro
L'Alba del Pianeta delle Scimmie - speciale - Cinema La trama non brilla per grande originalità, riprendendo la storia esattamente da dove l’avevamo lasciata nel primo episodio: dopo la scomparsa della navicella spaziale del capitano Taylor, gli USA mandano un'altra astronave sulle sue tracce. Dei due uomini a bordo uno muore nell'atterraggio di fortuna, l'altro (Brent) intraprende un viaggio alla ricerca dei tre astronauti che lo hanno preceduto. Incontra Nova che lo porta dagli scimpanzé Cornelius e Zira, e da questi apprende che Taylor è l'unico sopravvissuto e che si è incamminato con Nova nella zona proibita. Nova, che non parla, riesce tuttavia a fargli capire che sono accaduti fatti strani e che in seguito a questi Taylor è scomparso. Brent decide di andare a cercarlo insieme a Nova, ma i due amichevoli scimpanzé lo mettono in guardia, perché le scimmie stanno per invadere militarmente la zona proibita, dove sospettano viva una misteriosa popolazione. Si tratta di un gruppo di pericolosi mutanti, mostruosi discendenti degli umani sopravvissuti all'antica guerra nucleare, che li ha dotati di poteri mentali. Adorano una bomba atomica al cobalto dall'enorme potere distruttivo, eredità dell’antica civiltà umana. Catturato, Brent ritrova Taylor in una cella, ed è costretto a combatterlo a morte dai poteri telepatici dei mutanti. Nova, che li vede azzuffarsi, si agita e spiccica così la sua prima parola: “Taylor!”, facendo perdere la concentrazione al mutante che li stava controllando, così i due possono ucciderlo. Nel frattempo, le scimmie invadono la città, uccidendo anche Nova. La bomba, capace di devastare il pianeta, viene attivata. Taylor e Brent tentano di spegnerla, ma entrambi vengono feriti durante la battaglia. Il secondo muore, il primo si trascina davanti a Zaius, che tuttavia si rifiuta di aiutarlo, concludendo che “gli umani sono capaci solo di distruzione”. E’ lo stesso Taylor, rabbioso, ad attivare la bomba prima di morire. Un’idea dello stesso Heston, a dir la verità non proprio riuscita, dato che non appare chiarissimo il motivo per cui Taylor accetta di distruggere definitivamente la Terra. Ripicca nei confronti di Zaius? Disperazione esistenziale? Non lo sapremo mai. Un’idea alternativa della sceneggiatura, proposta dallo stesso Pierre Boulle, autore del romanzo originale, e intitolata Planet of the Men, era invece basata sulla fuga di Taylor, Nova e suo padre da un gruppo di umani malvagi e intelligenti. Nel ruolo del generale Ursus, capo delle milizie scimmiesche, andato a James Gregory, avrebbe dovuto recitare Orson Welles.

Il film, realizzato piuttosto in fretta con scopi soprattutto commerciali, non è certo all’altezza dell’originale, di cui fondamentalmente non fa che esaltare i temi principali, distaccandolo sempre più dalla versione primigenia di Boulle. Ne esiste anche una ‘novelization’ di Michael Avallone, con un finale leggermente diverso negli sviluppi - chi uccide chi - ma identico nella sostanza. Torna il tema della guerra, assente nel romanzo. Nel primo film vi si accennava soltanto, qui invece è direttamente mostrata. Così come è mostrata l’atomica, addirittura oggetto di adorazione da parte degli umani che proprio per colpa delle esplosioni radioattive sono diventati folli e mostruosi. Più che di evoluzione, parleremmo qui di devoluzione: tutto è volto al negativo. La natura ferina dei gorilla - soldati emerge più che mai, così come l’estrema ottusità dell’orangoutan Zaius. Ma anche gli uomini, o i loro discendenti, non sono da meno: si sono sì ‘evoluti’ sviluppando poteri mentali, ma adorano un devastante strumento di distruzione. Forse Taylor non ha tutti i torti a voler far piazza pulita e il finale, bisogna ammetterlo, è coerente con questo principio, riecheggiando i bagni di sangue delle tragedie greche: muoiono tutti. Ma proprio tutti, umani, scimmie, mutanti, l’intero pianeta. Heston voleva proprio farla finita. Ma siamo proprio sicuri che ci sia riuscito?
Riscrivendo il passato
L'Alba del Pianeta delle Scimmie - speciale - Cinema Ovviamente, la risposta è no. Il successo de L’Altra facciaÂ... fu comunque sufficiente a generare un erede. Nel 1971 arriva Fuga dal Pianeta delle Scimmie, per la regia di Don Taylor. L’altro Taylor, invece, ovvero il personaggio di Heston, compare solo in due fugaci flashback recuperati dalle pellicole precedenti. Ma come è possibile inventare una nuova storia, se la Terra, ovvero il Pianeta delle Scimmie stesso, è stata devastata alla fine del film precedente?

Nulla è impossibile quando si tratta di fantascienza. La carta giocata dagli sceneggiatori è quella del viaggio nel tempo. Tecnicamente, si tratta della prima volta che accade nella serie. Nei primi due film, come nel libro, i personaggi si ritrovavano sì nel futuro, ma il salto era dovuto semplicemente alla relatività dello spazio-tempo, alla diversa velocità di viaggio in relazione agli anni luce e allo stato di ibernazione che portava gli astronauti a dormire più del previsto. Viaggiavano verso il futuro, è vero, ma chi di noi non lo fa? Una serie di circostanze rendevano solo il percorso “un po’” (un bel po’) più veloce del solito.

Qui, invece, si ha a che fare con un autentico viaggio temporale - a ritroso, per la precisione - e con un possibile paradosso. Si immagina infatti che Cornelius e Zira (di nuovo Kim Hunter e il rientrante Roddy McDowall), le scimmie-scienziato che aiutarono Taylor nel primo film, assieme al collega dottor Milo, siano riusciti a riparare l’astronave che aveva portato l’umano nel loro tempo, e a fuggire dal pianeta prima dell’esplosione. Le tre scimmie si ritrovano così nella Terra del passato. La rivelazione di questo evento, taciuto nel corso dell’episodio precedente, è una delle applicazioni della regola - vigente nelle opere di fiction - che oggi viene chiamata ‘retcon’. Il termine, per chi non lo sapesse, è la contrazione di ‘retroactive continuity’ e sta a indicare tutte le occasioni in cui, nei film, nei fumetti, nei libri, nei videogiochi e in tutte le altre immaginabili opere di finzione narrativa, alcuni eventi del passato vengono modificati per adattarli a nuovi sviluppi narrativi. Il che può avvenire in vari modi: ad esempio, come in questo caso, rivelando dettagli che prima erano passati inosservati. Oppure, semplicemente stabilendo che alcune cose che sono state narrate non sono avvenute, o sono avvenute in maniera diversa rispetto a come ce le hanno raccontate. Una sorta di ‘revisionismo storico’, insomma, ma applicato alle opere di fiction. Lo tiriamo in ballo perché, in generale, nell’economia della serie Fuga dal Pianeta delle Scimmie può essere considerato il film dei retcon per eccellenza. Quando poi si ha a che fare con i paradossi temporali, la modifica della continuità spazio-temporale è più che mai dietro l’angoloÂ...

Ma partiamo dal principio: ammarati sulla Terra degli anni ’70, i tre scimpanzé vengono tratti in salvo dall'esercito americano, celando, per cautela, la facoltà di saper parlare la loro natura di scimmie evolute. Vengono così scambiate per animali comuni - l’esercito ipotizza che facciano parte di qualche progetto dell’URSS per l’esplorazione spaziale - e portate nell’infermeria di uno zoo, dove vengono alloggiate in gabbie. Si ribalta, insomma, la situazione del primo episodio e del libro di Boulle: là erano gli umani a essere trattati da animali, qui le scimmie che però, essendo evolute, suscitano nello spettatore altrettanta empatia. Qui una coppia di veterinari gentili - che in fondo assomigliano nel carattere e nel modo di fare a Cornelius e Zira - li sottopongono a qualche test constatando che sono più intelligenti della media. Ma mai si aspetterebbero la sorpresa che Zira riserva loro quando un giorno, stufa del trattamento, si mette a parlare. Superato lo shock, umani e scimmie entrano in contatto, e i primati spiegano qual è la loro origine. Evitano però di rivelare che nel futuro la Terra esploderà durante la guerra tra gli umani e i gorilla. A Cornelius viene chiesto come le scimmie avrebbero preso il sopravvento. La risposta ha a che fare con una grande epidemia che avrebbe ucciso cani e gatti, portando gli umani a utilizzare sempre più spesso le scimmie come animali da compagnia e poi, gradualmente, come schiavi e cavie da laboratorio. Le scimmie si sarebbero poi ribellate e avrebbero preso il controllo.

Eccoci di fronte a un altro elemento di retcon, ancor più forte del precedente. Nei precedenti due film le scimmie non erano minimamente consapevoli di quale fosse il loro passato e la loro origine come specie senziente, tanto che gran parte dell’azione drammatica ruotava proprio attorno alla volontà degli ottusi ‘anziani’, come Zaius, di tenerle nascoste, celando l’esistenza di un passato in cui gli umani non erano schiavi, ma padroni. Cornelius dice di aver avuto accesso a delle pergamene segrete, le cosiddette ‘Sacre Scritture’, ma non spiega perché nei primi due episodi non ne sapeva nulla.

Si tratta in effetti di un errore di sceneggiatura, a cui lo spettatore deve mettere una ‘pezza’ immaginando che le abbia lette “fuori scena”, tra un film e l’altro, oppure mentre viaggiava verso la Terra con la sua compagna Zira. Al di là di ciò, è proprio il racconto di Cornelius sul futuro a non coincidere con gli eventi descritti nei primi due episodi (e anche, a quanto pare, nei due successivi), dove sembrava che la civiltà umana fosse decaduta nel XX secolo. Secondo Cornelius, invece, i tempi sono molto più lunghi: le scimmie impiegano due secoli per passare dalla condizione di animali da compagnia a quella di schiavi e cavie. Zira aggiunge che altri tre ce ne vogliono perché le scimmie inizino la rivolta contro gli umani, e infine Cornelius conclude che dopo la rivolta una scimmia di nome Aldo per la prima volta pronunciò la parola “No” nei confronti di un umano, un evento ancora celebrato annualmente nella società scimmiesca. Per la precisione: “Un giorno - spiega Cornelius - che è commemorato dalla mia specie e documentato interamente dai testi sacri, arrivò una scimmia chiamata Aldo. Non grugniva e non ringhiava, ma era in grado di articolare le parole. E ne disse una che gli umani gli avevano ripetuto un’infinità di volte: disse ‘No!’”.

Proprio il personagio di Aldo (o, come a volte è chiamato, Aldus) è al centro di una serie di interrogativi: per la prima volta viene nominato da Cornelius nel contesto che abbiamo visto. Nel film successivo, 1999 - Conquista della Terra, comparirà brevemente uno scimpanzè di nome Aldo, che cercando di fuggire incassa un bel po’ di botte da parte di umani poco ben disposti. E’ lo stesso personaggio? Verrebbe da pensare di sì, dato che abbiamo a che fare con un bel paradosso temporale, per cui Cornelius potrebbe aver letto nelle sue scritture di eventi che devono ancora succedere. Nel film ancora successivo, Anno 2670: Ultimo Atto, compare un Aldus che però sembra essere tutt’altro personaggio, con caratteristiche, come vedremo, per lo più negative. Ci torneremo su a tempo debito.

Non solo: in tutto questo - e anche nei film successivi - si perde un elemento cardine del complesso simbolico-concettuale del primo episodio, che contribuiva a sottolinearne l’afflato pacifista e ambientalista: le esplosioni atomiche che, si intuiva, avrebbero azzerato la scala dell’evoluzione facendo sviluppare l’intelletto nelle scimmie. Qui non se ne fa il minimo cenno, e anche il film successivo tralascia questo elemento, avvicinandosi parzialmente alla visione paradossal-darwiniana di Boulle. Ovvero, gli uomini e la guerra nulla c’entrano con il rovesciamento della scala evolutiva, e dunque non sono artefici del loro destino. Le scimmie si evolvono per conto loro, in seguito a un’epidemia che avrebbe sterminato cani e gatti e avrebbe portato i primati a socializzare tra loro, riuscendo infine a sopraffare l’essere umano. L’ultima pellicola della serie, Anno 2670 - Ultimo Atto, colmerà poi parzialmente questa lacuna.

Si tratta di errori o di cambiamenti voluti? Difficile dirlo. Oggi parleremmo di ‘reboot’: similmente a ciò che accade nel recente Star Trek di J.J. Abrams, il paradosso temporale stesso - la presenza degli scimpanzé evoluti nel passato - giustificherebbe il fatto che gli eventi possano essere andati in maniera diversa di come li ricordavamo.

Torniamo alla trama. Mentre tutti aspettano che le autorità decidano il da farsi, Milo viene strangolato dal gorilla che si trova nella gabbia adiacente. Il governo americano istituisce una commissione per valutare la questione; Cornelius e Zira vengono portati davanti alla commissione e tra lo stupore di tutti, mass media compresi, iniziano a parlare, in una sequenza che ricorda molto la presentazione di Ulysse al mondo scimmiesco com’era raccontata da Boulle. Anche in questo caso, il destino della razza umana, per evitare di inimicarsela, viene taciuto, così come gli esperimenti di Zira su esseri umani. Le scimmie vengono accolte in società e diventano un’attrazione, partecipando a feste ed eventi di gala.

Anche questo ricorda molto l’ascesa sociale di Ulysse nel romanzo di Boulle. I produttori, attenti, si sono tolti lo sfizio di poter finalmente girare un film in qualche modo simile al libro originale, ambientato non tra le tende ma in una società tecnologicamente avanzata. Solo che, per farlo, hanno dovuto ribaltare le regole e sostituire le scimmie agli uomini, e gli uomini alle scimmie.

Zira rimane incinta ma, incautamente, sotto gli effetti dell’alcool a cui non è abituata - nel mondo da cui proviene, evidentemente, non c’è - confessa la verità sul futuro al consulente scientifico della Casa Bianca Otto Hasslein. Il governo, a questo punto, teorizza che la Terra verrà conquistata dalla progenie di Cornelius e Zira e pertanto decreta che vengano sterilizzati entrambi. Aiutate dai veterinari dello zoo le scimmie fuggono, trovando rifugio in un circo di proprietà di un gentile signore di nome Armando. E’ qui che Zira dà alla luce suo figlio. Ma le autorità iniziano a perquisire zoo e circhi costrigendo Cornelius e Zira a un’ennesima fuga. Si nascondono in un porto, ma vengono rintracciati rapidamente da Otto Hasslein e dalla polizia. A bordo di una nave ormeggiata Zira viene uccisa, come pure suo figlio, da Hasslein. Cornelius viene preso dalla furia e uccide a sua volta Hasslein rimanendo però a sua volta vittima di una raffica di mitra sparata dalla polizia. Il film si chiude nel circo con Armando che si accinge a trasferire il circo per una tournè, e in una gabbia un piccolo di scimmia - evidentemente scambiato prima della fuga con un altro cucciolo di scimpanzé del circo - pronuncia a sorpresa la parola “mamma”.

Migliore della precedente e, al di là delle imprecisioni di continuità, generalmente più curata, la pellicola mantiene alcuni elementi cardine della serie, come il finale tragico e il “colpo di scena” che in questo caso, al contrario de L’Altra facciaÂ..., lascia le porte esplicitamente aperte per un sequel. L’eccidio conclusivo delle scimmie è reso ancor più traumatico per lo spettatore, che nel corso del film si affeziona ai personaggi, da un tono generalmente più leggero nella prima parte, che in alcuni casi vira anche alla commedia, come nell’exploit di Zira che inizia a chiacchierare inaspettatamente di fronte agli attoniti scienziati. Tra le altre “stranezze” e curiosità, qualcuno ha notato che l’astronave con cui le scimmie sbarcano sulla Terra, riconosciuta da un personaggio come ‘quella di Taylor’, è invece visibilmente diversa. Ad ogni modo, sembra che le navi spaziali americane nei film siano molto più sviluppate di quelle che effettivamente erano costruite dagli USA negli anni ’70 e perfino di quelle odierne, dato che sono in grado di assumere velocità talmente elevate da porre problemi di relativismo temporale. E’ una rimanenza di Boulle, che collocava il viaggio di Ulysse già nel futuro, e precisamente nell’anno 2.500. Una scena d’apertura, in cui Cornelius, Zira e Milo assistevano alla distruzione della Terra, era inclusa nella sceneggiatura, mentre nel film è solo raccontata. E’ probabile che sia stata girata, ma mai inserita, ed è inoltre presente nell’adattamento a fumetti della Marvel, di cui parleremo più avanti. Anche di Fuga dal Pianeta delle Scimmie esiste una traduzione in romanzo, firmata da Jerry Pournelle, che ha il merito di aggiungere dettagli di background e perfino personaggi che sono stati tagliati fuori nel passaggio dallo script allo schermo.
Conquista della Terra tra Mito e Storia
L'Alba del Pianeta delle Scimmie - speciale - Cinema Ormai la produzione procede a pieno ritmo, e il film successivo, già progettato durante la lavorazione di Fuga..., arriva appena un anno dopo. Conquest of the Planet of the Apes esce nel 1972, con la regia di J. Lee Thompson. In Italia arriva con il titolo 1999 - Conquista della Terra. Traduzione curiosa, dato che l’intera vicenda si ambienta nel 1991. Un 1991 distopico, naturalmente, che per il regista e gli sceneggiatori degli anni ’70 rappresenta il futuro. Ma il distributore nostrano deve aver pensato che una data vicina al 2000, che da Kubrick in poi - anche oggi che l’abbiamo pienamente superato - basta da sé a indicare simbolicamente il “domani”, avrebbe contribuito a rendere il film più appetibile per il pubblico appassionato di fantascienza.
Roddy McDowall torna nel cast ma, essendo Cornelius stato assassinato insieme alla compagna Zira alla fine di FugaÂ..., assume un ruolo diverso: quello di Cesare, figlio dei due scimpanzé intelligenti provenuti dal futuro nel film precedente, a cui le vicende di questo si collegano più o meno direttamente. Facciamo particolare attenzione a questa pellicola. Assieme al capostipite, si tratta probabilmente del capitolo tematicamente più ricco e interessante, tanto che il reboot L’Alba del pianeta delle Scimmie, uscito il 23 settembre di quest'anno, vi si ispira notevolmente, costituendone di fatto una versione riveduta e molto corretta. Ne riparleremo. Per ora, stiamo al film del ’72.

Cesare - nome scelto da lui stesso, a indicare profeticamente il suo destino di leader - vive in un mondo in cui, come accennato da suo padre Cornelius nel film precedente durante il suo racconto sul futuro, le scimmie vengono usate dagli uomini come animali di compagnia, dopo che un’epidemia, nel 1983, ha sterminato cani e gatti. Come abbiamo avuto modo di rilevare, però, i tempi sembrano molto più “contratti” rispetto a quanto riportato da Cornelius, dato che già alcune scimmie sono state sottoposte a particolari trattamenti genetici che le hanno fatto crescere in grandezza e in numero, per servire gli umani come schiavi. Nel racconto di Cornelius passavano invece ben due secoli tra l’uso delle scimmie come animali da compagnia alla vera e propria schiavitù.

Come spiegare questa contraddizione? Il film non lo fa. Ci vuole, come spesso avviene, un po’ di buona volontà da parte dello spettatore. Un modo intrigante d’interpretare la questione ci viene dal campo delle scienze umane. Secondo lo storico delle religioni Angelo Brelich, e precisamente in Introduzione alla Storia delle Religioni, la funzione principale di un mito, presso le culture che miticamente si orientano, è quella di fondare, ordinare e conferire valore agli aspetti della realtà che quella determinata cultura ritiene importanti per la sua costituzione. Ma per far questo il mito deve poter operare in due modi: a) deve poter variare e modificare i fatti storici, in misura che può andare dalla totale invenzione a piccoli ritocchi, aggiustamenti, ellissi, rielaborazioni b) variare esso stesso, perché la realtà storica cambia in continuazione, e dunque ciò che per una cultura è importante oggi potrebbe non esserlo tra cinque, dieci o vent’anni. Figuriamoci nel corso di secoli di evoluzione umana (e scimmiesca). Non a caso, il mito trovava la sua massima espressione nelle culture a tradizione orale, dove la variazione, di racconto in racconto, di generazione in generazione, risultava un processo più che mai spontaneo e naturale. Con l’introduzione della scrittura, il mito non svanisce, ma si modifica. Ciò che è scritto resta, e non può variare se non con una riscrittura. E’ il testo scritto stesso, più che il suo contenuto, ad assumere valore sacrale. E se scritto deve restare, tanto vale che sia storicamente plausibile. Ora, le ‘Sacre Scritture’ a cui Zaius tiene tanto e a cui Cornelius accede non si sa come, ma comunque con tanta difficoltà, sono certo più simili a un mito che a un resoconto storico, sebbene, esattamente come le ‘nostre’ Sacre Scritture (Bibbia e Vangelo), si presentino come racconti di fatti storicamente avvenuti, con datazioni precise (“morì sotto Ponzio Pilato”), precise indicazioni geografiche e quant’altro possa servire a farle apparire più storicamente credibili possibile. Probabile dunque che esse non riportino la cronologia in maniera esatta, operando magari cambiamenti ‘ad hoc’ per sottolineare un percorso evolutivo lungo e complesso nella razza scimmiesca, che la nobiliti come specie eletta e al massimo grado di sviluppo intellettuale e morale mentre l’Uomo - lo abbiamo visto - è una bestia cruda e selvaggia, capace solo di distruzione e autodistruzione. Insomma, le fonti di Cornelius non sarebbero puramente storiche, ma conterrebbero ancora tracce di mitologia “fondante”.

Cesare è in compagnia di Armando, proprietario del circo dove nacque e fu scambiato da Zira con un piccolo di scimmia primitiva abbattuta poi dalle autorità. Durante una sua visita in città con Armando, vedendo maltrattare violentemente una scimmia, Cesare attacca gli umani. Il circense, che gli è affezionato, cerca di prendersi la colpa, ma la scimmia è comunque costretta a scappare e a nascondersi tra un carico di primati non evoluti giunto dal Borneo, così anche lui finisce a servire gli umani. Nel frattempo, Armando viene arrestato ed interrogato: le autorità sospettano che nasconda proprio il figlio di Cornelius e Zira, a cui avevano dato la caccia nell’episodio precedente.
Cesare, con la sua particolare intelligenza, supera brillantemente l'addestramento e viene vinto all'asta dal governatore Breck, e poi messo a lavoro presso un ente chiamato Centro Controllo Scimmie. Qui scopre che Armando è morto: sottoposto a una macchina della verità, ha preferito gettarsi da una finestra piuttosto che tradire la fiducia del suo amico peloso. Spinto dal dolore, Cesare organizza allora la sua ribellione con le scimmie, addestrandole all’attacco.
Le autorità, nel frattempo, scoprono un'anomalia nella documentazione del carico di scimmie in cui si era infiltrato Cesare. Indagando, risalgono a lui: costretto sotto tortura elettrica, rivela la sua natura di scimmia evoluta, e parla. Breck decide di farlo ‘sopprimere’, usando l'elettricità. Verrà però salvato in extremis da MacDonald, assistente del governatore, contrario allo sfruttamento dei primati, che, interrompendo il flusso di corrente, permette a Cesare di simulare la propria morte.
Cesare, a questo punto, guida le scimmie in una violenta rivolta contro gli umani. Riescono ad occupare la sede di controllo, catturando il governatore. Stanno per giustiziarlo, ma Lisa, una scimmia con cui Cesare ha instaurato una relazione, li fa desistere, pronunciando un deciso “No!”. E’ l’unica scimmia a saper parlare, oltre a Cesare. Invece di giustiziarlo, lo salvano, promettendo che questa prova è solo l'inizio di ciò che diventerà la Terra: il pianeta delle scimmie.
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L'Alba del Pianeta delle Scimmie

Uscita nelle sale Italiane: 23/09/2011
Uscita nelle sale USA: 05/08/2011
Distributore: Fox Italia
Genere: Fantascienza
Regia: Rupert Wyatt
Interpreti: James Franco, John Lithgow, Freida Pinto
Sceneggiatura: Amanda Silver, Rick Jaffa
Nazione: Usa
Durata: 105 min
Produttore: Amanda Silver, Rick Jaffa, Peter Chernin, Dylan Clark, Chernin Entertainment
Sito Ufficiale: Link
INCASSO ITALIA: 3.000.032 €
Aggiornato al 09/10/2011
INCASSO USA: 172.000.000 $
Aggiornato al 18/09/2011
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