I Diari del Vaporetto - Parte V > Speciale
0 Commenti
Aggiungi ai preferiti / Condividi
+1
Articolo utile? 11 voti
+0
     

I Diari del Vaporetto - Parte V - Speciale

Inviato il 31/08/2008 da Nicolò Carboni
Proteste. Polemiche. Fischi. Il cinema italiano è arrivato in laguna. Dopo l’ovazione tributata ad Ozpetek nella premiere di ieri sera in Sala Grande, stamattina il suo Un giorno perfetto ha dovuto passare al vaglio molto più severo degli spettatori del PalaBiennale. Ed i giudizi sono stati molto discordanti, tanto che in sala sono volate alcune risate nonché molti fischi durante lo scorrere dei titoli di coda. Il motivo è presto detto: il film non riesce mai a costruire la tensione necessaria per raccontare una vicenda oscura come un massacro in famiglia.
La regia di Ozpetek è televisiva e tutti i colpi di scena sono più che telefonati, senza poi parlare dei momenti mocciani come quelli del murales o le battute affidate ala povera Nicole Grimaudo che in questo lavoro firma una delle sue performance meno convincenti. A tenere a galla un prodotto tutto sommato non da festival e forse nemmeno da cinema, ci pensano il sempre ottimo Valerio Mastandrea e una direzione della fotografia attentissima ad ogni particolare, che riesce a ritrarre una Roma da incubo, oscura e piovosa. Inoltre, la discutibile scelta di introdurre, accanto alla vicenda principale, una sotto trama che vede protagonisti un deputato e suo figlio, anziché aggiungere dinamismo alla storia, finisce soltanto per complicarne l’intreccio senza però sortire alcun beneficio dal punto di vista del ritmo. Questa storia secondaria, fra l’altro, non viene neppure sviluppata adeguatamente e, più o meno a metà film (dopo la già citata e trashissima scena del Murales), Ozpetek la accantona, facendo sorgere il sospetto che la sceneggiatura sia stata tagliuzzata per motivi misteriosi. Un giorno perfetto, dunque, segna una volta i più l’inesorabile incapacità del regista turco di abbandonare le convenzioni televisive “facili” per dedicarsi ad un cinema forse più rischioso ma sicuramente anche più soddisfacente. Il cinema è diverso dalla fiction e non bastano un paio di invenzioni da mestierante per allontanare Un giorno perfetto da un qualsiasi episodio di Incantesimo.
Restando in Italia, segnaliamo poi la presentazione fuori concorso del corto di Mario Monicelli, Vicino al Colosseo c’è Monti, dedicato al quartiere dell’Urbe dove il grande regista vive e lavora. Il film, a tratti troppo folkloristico ma comunque affascinante, è un atto d’amore verso la città eterna attraverso i volti ed i luoghi cari a Monicelli ed a svariate generazioni di Romani. Girato con una camera a mano ed uno stile da reportage giornalistico, Vicino al colosseo c’è Monti, conferma la straordinaria abilità di Monicelli nel mettere a fuoco la realtà che lo circonda, cogliendone i tratti più divertenti e malinconici al tempo stesso. Prima della proiezione, il regista, ormai ultranovantenne si è anche lanciato in un’amichevole schermaglia con il suo coetaneo Manoel de Oliveira, sostenendo di desiderare quest’ultimo muoia presto perché, a detta di Monicelli, è impossibile non essere invidiosi di una persona più vecchia di te, più brava di te e che fa film molto più velocemente di te! A questo punto aspettiamo la replica di de Oliveira che, ci scommettiamo, sarà altrettanto piccante.
Poesia a disegni animati
Mostra del cinema di Venezia 2008 - speciale - Cinema Nonostante Ozpetek e Monicelli, l’evento veramente centrale della giornata di oggi è stata però la primissima di Gake no ue no Ponyo, l’ultimo lavoro del Disney d’oriente, il geniale ed eclettico Hayao Miyazaki. Accolto da una standing ovation da 10 minuti all’ingresso in sala e da altrettanti applausi a fine proiezione, il regista giapponese porta in laguna tutta la sua arte, con un film che mescolando le suggestioni divine di Princess Mononoke e l’ambientazione acquatica di Conan, racconta la tenera storia della pesciolina Ponyo, figlia dello Stregone del Mare e di una Dea che, dopo aver fatto amicizia con un bambino di cinque anni cerca in ogni modo di diventare umana. Per raggiungere il suo scopo però scatena, inavvertitamente la magia sopita del mare che, fuori da ogni controllo, si riverserà sugli esseri umani, rei di aver inquinato per secoli gli Oceani. Miyazaki sceglie coraggiosamente di spingere all’estremo l’animazione tradizionale, ogni singolo fotogramma di Ponyo è stato disegnato a mano, senza artifici informatici, e ci regala momenti di assoluto stupore visivo, come la bellissima sequenza sottomarina iniziale o le continue trasformazioni della protagonista e dei suoi amici. Ponyo è come un meccanismo perfettamente bilanciato, in cui la trama scivola senza intoppi o costrizioni, lasciando lo spettatore libero di vagare negli oceani, assieme alle creature più stravaganti alla scoperta di un mondo raccontato con una delicatezza ed una fantasia assolutamente fuori dal comune, degne di un grandissimo genio, quale Miyazaki è. A riprova dell’assoluta importanza che l’animazione riveste qui a Venezia, in Sala, oltre al regista ed ai produttori, erano presenti anche il direttore Marco Muller (da sempre otaku dichiarato dei lavori dello studio Gihbli) ed il presidente di giuria Wim Wenders, entrambi accorsi ad omaggiare l’ultimo vero artigiano in un cinema d’animazione dominato dalla Computer grafica.
Altri Articoli Venezia 2008

Mostra del cinema di Venezia 2008

Mostra del cinema di Venezia 2008 - Cinema