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I Diari del Vaporetto - Tutti i premi - Speciale

Inviato il 07/09/2008 da Nicolò Carboni
Mostra del cinema di Venezia 2008 - speciale - Cinema Il sipario cala sulla mostra del cinema di Venezia e l'ultima serata vede il trionfo di Mickey Rourke che, con la sua interpretazione in The Wrestler riporta dopo anni il Leone d'oro in America e pone la prima pietra per una rinascita artistica ed umana di quelle che solo il cinema sa regalarci. Grande soddisfazione anche per l'Italia che conquista sia la coppa Volpi, andata a Silvio Orlando per Il papà di Giovanna, ed il premio Luigi de Laurentiis per la migliore opera prima assegnato all'acclamatissimo Il pranzo di Ferragosto di Gianni di Gregorio.
L'attrice francese Dominique Blanc invece ha vinto la coppa Volpi femminile, strappandola di mano alla favorita Anne Hataway che invece rimane a bocca asciutta insieme al resto del cast di Rachel getting Married. Ma non è la sola ad essere rimasta delusa. Anche Miyazaki non ha ricevuto premi per il suo Gare no ue no Ponyo, neppure il Leone d'argento per la miglior regia, consegnato al regista russo Alexey German per lo splendido e struggente Bumaznyj Soldat. Ma la giuria di Wim Wenders non ha perso l'occasione per premiare un altro grandissimo del cinema mondiale, il regista tedesco Werner Schroeter che ritirando il Leone speciale per l'insieme dell'opera purtroppo s'è mostrato molto malato ed ha fatto capire che Nuit de Chien potrebbe anche essere il suo ultimo film.
Per quanto riguarda i film in concorso, segnaliamo infine l'attesa vittoria di Jennifer Lawrence del premio Marcello Mastroianni per la parte della figlia di Charlize Theron in The burning Plain di Gulliermo Arriaga.

Passando alle sezioni collaterali, la giuria di Orizzonti ha premiato Melanchonia di Lav Diaz, un film fiume filippino da quasi 250 minuti, sicuramente molto ostico ma altrettanto affascinante, ed il documentario Below sea level di Gianfranco Rosi, un'interessantissima coproduzione Italo statunitense assolutamente originale ed intrigante. Segnaliamo anche i due premi speciali andati ai lavori di Philippe Grandrieux con Un Lac e al cinese Huang Wenhai per il suo Wo Men. Tra i cortometraggi invece, a sorpresa non vince Natalie Portman, ma Tierra y Pan di Carlos Armella mentre Vacsora di Karchi Perlmann si porta a casa la Menzione speciale della giuria.
Tanta italia e meno italianità
Mostra del cinema di Venezia 2008 - speciale - Cinema La sessantacinquesima edizione della mostra di Venezia si chiude, per una volta, senza polemiche; la giuria presieduta da Wenders ha elaborato un verdetto che, pur con le ovvie esclusioni accontenta più o meno tutti. Il leone a The wrestler è da considerarsi più che altro un premio alla straordinaria interpretazione di Rourke ed infatti lo stesso presidente di giuria l'ha più volte sottolineato ricordando che se fosse stato possibile avrebbe dato all'attore americano anche la coppa Volpi (prassi vietata dallo statuto della mostra che impedisce di premiare lo stesso film con più di uno dei premi principali). L'Italia dal canto suo forse vede ridimensionati i sogni di gloria che Cannes aveva contribuito a creare ma, in ogni caso il premio ad Orlando è fondamentale per il nostro cinema, e la pioggia di consensi per i tre outsider di Gregorio, Bechis e Pontecorvo lascia ben sperare per il cinema italiano di domani e conferma la capacità della nostra industria di produrre film capaci sia sfondare anche sul proscenio internazionale quando gli sforzi produttivi ed artistici sono indirizzati nella maniera corretta. Tramonta dunque, la maledizione arci-italiana del cinema "di parrocchietta" attento solo alle nostre problematiche provinciali ed incapace di comunicare con le platee mondiali. PA-RA-DA, Birdwatchers e, per certi versi anche il Pranzo di ferragosto, invece delineano un panorama cinematografico molto diverso, dove gli autori hanno la possibilità di prendere strade anche molto difficili ma finalmente smarcate dai fantasmi del passato. Certo, c'era chi si aspettava di più, soprattutto dai film in concorso tuttavia è interessante notare come il film italiani più apprezzati fossero quelli paradossalmente, meno italocentrici, come storia e come stile. Il papà di Giovanna, pur essendo ambientato a Bologna non fa dell'ambientazione emiliana il suo punto di forza ed evita abilmente riferimenti troppo sottili alla storia d'Italia (nonostante qualcuno ci abbia visto uno strisciante revisionismo di matrice fascista), Pontecorvo e Bechis fanno addirittura una scelta ancora più estrema andando a girare l'uno in Romania e l'altro nelle regioni più remote del Brasile Amazzonico. Analizzando questi fattori si capisce bene perché Ozpetek e Corsicato non hanno destato troppi entusiasmi, il primo, anche trascurando le enormi pecche del suo film, è troppo romanesco per piacere, mentre il secondo pur cercando alcune soluzioni originali non ha mai il coraggio di spingersi per davvero fuori dal seminato, relegando il suo film ad un ruolo tutto sommato di secondo piano.
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