Il Missionario > Recensione
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Il Missionario - Recensione

Inviato il da Francesco Lomuscio
"Philippe Giangreco, un amico di Ticky Holgado, gli parlò di quest'idea che gli era venuta in mente dopo aver fatto visita ad un convento; l'idea era quella di un delinquente che prende il posto di un parroco. Perciò disse a Ticky: ‘Bigard sarebbe perfetto'. Ticky me lo ha presentato, e poi gli avvenimenti si sono susseguiti fin quando io ho presentato il progetto a Luc Besson. Il caso ha voluto che quando incontrai Luc Besson per la prima volta (in occasione delle riprese di Restos du Cœur), lui mi disse: ‘Ti vedrei bene nel ruolo di un parroco'! Ce ne siamo ricordati quando ci siamo ritrovati assieme per parlare de Il mi$$ionario".
Così l'attore francese Jean-Marie Bigard, dal curriculum prevalentemente teatrale, racconta il modo in cui lo Steven Spielberg d'oltralpe Luc Besson, tra una fantastica avventura di Arthur e l'altra, lo ha coinvolto nel secondo lungometraggio a firma di Roger Delattre, regista nel 1997 di L'amour a l'arrache.
Un lungometraggio sceneggiato proprio da Delattre e Bigard e in cui quest'ultimo interpreta il personaggio di Mario Diccara, il quale, tornato libero dopo sette anni trascorsi in prigione ma non avendo regolato tutti i suoi conti con la malavita, chiede al fratello Patrick, prete con il volto del televisivo Doudi Strajmayster, un consiglio per andare a nascondersi. Va a finire che Mario, indossata una tunica e comunque facile alla parolaccia, si mette in viaggio per raggiungere in un paesino dell'Ardèche Padre Etienne, ma, trovatolo da poco deceduto, si vede costretto ad improvvisarsi nuovo parroco del posto.
L'abito (non) fa il monaco
Il mi$$ionario - recensione - Cinema Ed è da un'inversione dei ruoli che vede Mario sempre più lodato dai paesani mentre Patrick si dà alla pazza gioia tra donne, soldi e cocaina che si basa principalmente la forza comica dell'operazione, simile nell'idea di partenza a Non siamo angeli (1989) di Neil Jordan e di cui il regista dice: "Ho letto la sceneggiatura senza sapere veramente di cosa si trattasse, e ho riso moltissimo, ci ho ritrovato anche un po' della verve di Audiard. Quando mi è stato detto che Jean-Marie Bigard aveva preso parte al progetto, sul momento, ho temuto un eccesso di truculenza: secondo me era necessario che la sua recitazione si avvicinasse a quella di Lino Ventura. La fortuna ha voluto che i produttori del film la pensassero allo stesso modo, perciò sono stato molto felice che mi abbiano affidato la regia del film".
Quindi, all'insegna del vecchio ma sempreverde detto "L'abito non fa il monaco", si parte con titoli di testa accompagnati da un'ironica colonna sonora che cita in maniera evidente il mitico tema de La pantera rosa, per poi tirare immediatamente in ballo il violento protagonista, una delle cui manie risiede nel tramortire il prossimo attraverso l'utilizzo contundente della propria testa.
Però, se nel corso dei primi minuti di visione risulta piuttosto facile storcere il naso, ben presto lo script presenta non poche occasioni per spingere lo spettatore a sfoggiare il proprio sorriso.
Infatti, tra poliziotti patiti per l'alcool e un'immancabile citazione da La febbre del sabato sera (1977) di John Badham, si passa dalla divertente messa per la morte di Padre Etienne, celebrata da Mario con tanto di suggerimenti tramite auricolare, alla lunga trattativa per la vendita di preziosi gioielli tra Patrick e il boss Giancarlo, cui concede anima e corpo François Siener.
Per una veloce commedia che, tra una risata e l'altra, trova anche il tempo di affrontare - con la dovuta leggerezza - un delicato e sempre attuale tema come quello del contrasto tra ebrei e musulmani.
Interpretato da Jean-Marie Bigard, che ne firma anche la sceneggiatura insieme al regista Roger Delattre, questo prodotto comico d’oltralpe targato Luc Besson gioca in maniera principale sull’inversione dei ruoli dei due protagonisti, per poi tirare progressivamente in ballo una galleria di esilaranti personaggi coinvolti di volta in volta in situazioni degne della barzelletta.
E si va dal divertente soccorso di un anziano ferito ad una serie di assurde confessioni in chiesa.
Per circa un’ora e mezza di pellicola che, seppur non priva di pecche dal punto di vista tecnico, scorre via senza annoiare, lasciando sufficientemente soddisfatto lo spettatore. Con evidente messaggio antirazzista annesso.
VOTOGLOBALE6.5

Il mi$$ionario

Uscita nelle sale Italiane: 19/02/2010
Distributore: Eagle Pictures
Genere: Commedia
Regia: Roger Delattre
Interpreti: David Strajmayster, Francois Siener, Jean Dell, Jean-Gilles Barbier, Jean-Marie Bigard, Michel Chesneau
Sceneggiatura: Jean-Marie Bigard, Roger Delattre
Nazione: Francia
Durata: 91 min
Produttore: Luc Besson
Sito Ufficiale: Link
Il mi$$ionario
42 voti
6,5
ND.
INCASSO ITALIA: 401.702 €
Aggiornato al 21/02/2010
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