Il Treno per Darjeeling > Recensione
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Il Treno per Darjeeling - Recensione

Inviato il 10/05/2008 da Nicolò Carboni
I tre fratelli Whitman, Francis (Wilson), Peter (Brody) e Jack (Schwartzman), che non si parlano dalla morte del padre, decidono di compiere un viaggio spirituale in India, a bordo di un treno che dovrebbe portarli nella remota regione alle pendici dell'Himalaya dove la loro madre (Huston) si è ritirata. Tentando di recuperare l'armonia perduta, però, i tre si scontreranno con le reciproche paranoie ed idiosincrasie, finendo per radicalizzare ancora di più i conflitti che speravano di sanare. Ben presto, fra sbronze di sciroppo per la tosse, riti induisti e una quantità indefinita di antidolorifici, i tre si ritrovano a piedi, muniti solo di un set di valige Louis Vuitton e di un plastificatore per documenti. Comincerà solo qui il vero viaggio.
Cos'è l'Hotel Chevallier?
Gli spettatori più arguti avranno notato che il nome di questo albergo ritorna più volte nel film (sulla carta intestata, sulla vestaglia di Jack...) ma cosa c'entra un hotel francese con l'India? E' presto detto: in origine il film sarebbe dovuto essere preceduto da un corto (Hotel Chevallier, appunto) che funge da prologo e racconta i trascorsi di Jack con la sua ex fidanzata (interpretata da Natalie Portman). A Venezia il corso è stato proiettato ma, inspiegabilmente, all'uscita italiana del film è sparito. Ma non disperate, su YouTube riuscirete comunque a trovarlo piuttosto facilmente.
Il Treno per Darjeeling - recensione - Cinema Wes Anderson non è mai stato un cineasta facile: i suoi film, sotto la patina di un sarcasmo irriverente, nascondono sempre una complessità ed una ricerca artistica non comuni nel cinema contemporaneo. E con questo Il Treno per il Darjeeling, presentato alla rassegna lagunare di quest'anno, non fa eccezione, confezionando un'opera enigmatica ed affascinante. Il tema di base pare infatti abbastanza semplice, il più classico dei road - movie con un'ambientazione esotica e tre protagonisti carismatici; ma saremmo davvero superficiali a fermarci qui. La storia, infatti, è sottile come la lama di un rasoio ed è quasi un pretesto per permettere al regista di esplorare per l'ennesima volta gli intrecci che si formano nelle famiglie e, soprattutto, il difficile rapporto che si instaura fra i fratelli. Come ne I Tenenbaum, anche in questo film i tre protagonisti rappresentano ognuno l'antitesi degli altri due, Francis è il comunicatore del gruppo, Peter il ribelle solitario e Jack l'intellettuale frustrato; tutti e tre hanno problemi simili (donne, lavoro, amicizie...) ma ognuno li qualifica e li risolve in modo diverso ed Anderson si diverte a mostrarcelo intrecciando più e più volte dialoghi e vicende, in un continuo ping pong di rivelazioni, segreti e malintesi. Inoltre la scelta dell'ambientazione indiana, volutamente kitsch e policroma, contribuisce ancora di più a rendere il senso di straniamento dei protagonisti, catapultati in un mondo non loro e senza punti di riferimento.
La messa in scena di Anderson è pressoché perfetta ed il regista dimostra una volta di più di essere perfettamente padrone dei tempi cinematografici, scandendo come un maestro d'orchestra ogni singola inquadratura, senza tempi morti né lungaggini inutili; anche la sceneggiatura (curata dallo stesso Anderson e da Roman Coppola) si dimostra ottima regalando al pubblico scambi di battute al fulmicotone che non deluderanno chi sarà in grado di apprezzarne il fine umorismo. Stesso discorso per la colonna sonora, tutta giocata sul contrasto fra le sonorità occidentali che la fanno da padrone (simbolicamente rappresentate dall'iPod che Jack si porta dietro per tutto il viaggio) e le immagini degli sconfinati paesaggi indiani.

Certo, ill Treno per Darjeeling non è un film per tutti, lo spettatore meno avvezzo alla cinematografia elegante e posata si troverà spaesato e in pochi minuti la noia lo soverchierà; ma chi sarà in grado di cogliere ed assimilare tutte le suggestioni visive e sonore che Anderson lancia sarà ben presto ammaliato dal fascino speziato di un film che fa della sua complessità il suo maggior pregio. Gli spunti sono tantissimi, troppi dirà qualcuno, ed alcuni riferimenti saranno forse oscuri per chi non ha già avuto a che fare con l'eclettico regista texano (come il feticismo per le valigie, od il cammeo finale di Natalie Portman), ma il cinefilo di lungo corso non rimarrà sicuramente deluso da un'opera così corale e così ben riuscita.
Il Treno per Darjeeling - recensione - Cinema Il cast appare per tutta la durata della pellicola in un vero stato di grazia, a partire dai tre protagonisti (Wilson, Brody e Schwartzman) che offrono una prova d'attore davvero magistrale, calandosi perfettamente nei rispettivi personaggi. Il migliore di tutti forse è Brody che, dopo i grandi successi drammatici de Il Pianista, dimostra la sua incredibile poliedricità con un ruolo sempre in bilico fra farsa e tragedia. Anche i comprimari sono ottimi e fra essi troviamo alcuni degli attori - feticcio di Anderson, a partire da Anjelica Huston che, pur apparendo per pochi minuti, riesce ad essere molto convincente nel ruolo della madre - suora, fino alla fulminea apparizione di Bill Murray. E' però doveroso sottolineare come il film si regga fondamentalmente sul lavoro dei tre protagonisti che reggono sulle proprie spalle tre quarti del film in maniera tanto lieve quanto gradevole.
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Il Treno per Darjeeling è un film da non perdere per tutti i cinefili e conferma l’enorme talento visivo e artistico di Wes Anderson. Supportato da un cast affiatato e coeso, il regista è riuscito a comporre un’opera tanto divertente quanto ponderosa. Di certo non siamo davanti ad una pellicola mainstream, e forse è meglio così. Sul treno che porta nel Darjeeling ci sono ancora pochi posti liberi, cosa aspettate a salire?
VOTOGLOBALE8.5

Il Treno per Darjeeling

Il Treno per Darjeeling - Cinema
Genere: Non disponibile
Il Treno per Darjeeling
15 voti
7,6
ND.
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