Intervista a Enrico Casarosa di Pixar > Speciale
25 Commenti
Aggiungi ai preferiti / Condividi
+24
Articolo utile? 24 voti
+0
     

Intervista a Enrico Casarosa di Pixar - Speciale

Inviato il 19/01/2010 da Andrea Bedeschi
Nota informativa: nessun beccaccino è stato maltrattato nella realizzazione della seguente intervista!

La casa volante di Carl e Russell oggi ha fatto idealmente tappa a Milano. Forse alla ricerca di uno sfuggente beccaccino. O forse come punto di passaggio per chissà quale altra mirabolante avventura.
Walt Disney Home Entertainment Italia ha presentato oggi alla stampa web e cartacea, il Blu Ray di Up, l'ultimo capolavoro Pixar, premiato su Everyeye con un sonoro 9, in uscita nelle videoteche e nei centri della grande distribuzione a partire dal prossimo 27 gennaio.
Fra gli ospiti intervenuti alla conferenza c'era anche il talento Pixar all italian Enrico Casarosa, arrivato nella metropoli meneghina direttamente da San Francisco. Casarosa, illustratore e storyboard artist, ha già lavorato a due lungometraggi dello studio di Emeryville, Ratatouille ed Up, e, nel corso della mattinata, ha avuto il compito di illustrare agli ospiti il corto inedito presente nell'edizione Home Video del film, dal titolo "La Missione di Dug", nonché di raccontare alcuni simpatici aneddoti sulla lavorazione del cartoon di Pete Docter.
Anche se non siamo riusciti a sapere se per effettuare la trasferta oceanica abbia o meno legato migliaia di palloncini alla sua abitazione, abbiamo comunque avuto il privilegio d'intervistarlo e di sottoporgli qualche domanda.
Abbiamo parlato di Up, della differente concezione dello storyboard del suo precedente lavoro, Ratatouille, e della sua ultima fatica, Up, di cinema in 3D e di trenini a vapore.
E, prima di salutarlo, non potevamo non finire a discutere di sgargianti camicie. Se volete sapere come e perché siamo finiti a parlare di questo, non vi resta che seguirci nella chiacchierata.

Scarica il flash player per vedere questo video.
Intervista a Enrico Casarosa, storyboard artist di Up.
Up - speciale - Cinema Andrea Bedeschi: Sapere che un italiano ha avuto un ruolo così rilevante nella creazione di due capolavori del cinema, mi rende più orgoglioso della vittoria di 10 coppe del mondo di calcio. L'ammirazione nei confronti dei vostri lavori è qualcosa di genuino che trascende il mio ambito professionale. Quello che volevo sapere è questo: sei un italiano, cresciuto a pane e cartoni animati giapponesi, so che sei un estimatore dello Studio Ghibli, che lavora in California per il più importante e acclamato studio d'animazione che esista. Quant'è fondamentale per lo filosofia creativa Pixar poter fare affidamento su personalità come la tua, così eclettiche nel background artistico, culturale e geografico?

Enrico Casarosa: (Risate) In linea di massima apprezzano i differenti sapori che uno può portare alla tavola. Credono anche nel concedere della libertà ai registi per cui quando viene proposta una storia c'è sempre un aroma specifico, un qualcosa di personale in tutte le idee che Pixar va poi a sviluppare, quindi diciamo che è un valore aggiunto. E' un po' quello che accade coi libri e gli scrittori: parli di quello che conosci meglio, per cui l'apporto personale è fondamentale. Un personale che poi diventa universale. La cosa bella è che in Pixar hanno la consapevolezza di questo, del riuscire a conferire questa libertà e di apprezzare questi fattori più intimi e questi tagli che, ovviamente, sono sempre un po' più diversi. Si va ad evitare la standardizzazione, di suonare solo una nota. Speriamo di riuscire a restare ancora inconsueti, di riuscire a prendere ancora qualche rischio.

A.B. :Quello che dici si ricollega a una domanda che volevo farti dopo, ma dato che hai toccato tu stesso l'argomento, mi allaccio subito alla questione: il bello dei vostri film, te lo dico per profonda convinzione personale, e d'altronde sono solo una piccola voce che si aggiunge al coro, è che sono delle vere opere d'arte, ognuna delle quali è diversa dalle altre: Toy Story è profondamente differente da Up, Monsters Inc è un'altra cosa rispetto a Wall*E. Eppure la matrice creativa comune riesce comunque ad essere profondamente palpabile. Il discorso che stavi facendo poco fa, circa il voler continuare ad essere diversi e ad assumersi dei rischi, si può correlare a questa mia impressione? Il mantenimento di una linea che unisce i vostri film, pur nella loro oggettiva differenza?

E.C. :Si, e in questo hanno ovviamente un ruolo molto importante i vari capi creativi come John Lasseter, Andrew Stanton che vanno poi ad aiutare nello sviluppo degli specifici progetti. Ma non solo perché il bello della Pixar è che dai registi che vanno a presentare il proprio lavoro attraverso gli storyboard, quidi il nostro lavoro, non va avanti per degli anni a sviluppare un'idea per farla poi vedere solo alla fine. Si mostrano sempre agli altri registi i frutti del proprio ingegno per ottenere suggerimenti, confronti, ed è quello il nostro segreto, beh, segreto che ormai non è neanche più tale. Le storie vengono discusse, confrontate, migliorate e si prova a farle funzionare bene. Tutto questo cercando sempre di mantenere l'individualità della specifica storia e dello specifico regista.


A.B. : Trattando il settore di tua più diretta competenza, come è stato passare dallo storyboard di Ratatouille a quello di Up, dal mondo a dimensione di topo agli spazi sterminati del cielo attraversato dalla casa volante di Carl?


E.C.
: E' stato bello per prima istanza dal punto di vista proprio del disegno. Cambiare fa sempre piacere. Mi sono subito trovato bene, è stata una boccata d'aria fresca. Sai, ho lavorato a Ratatouille per quattro anni, sono tempistiche abbastanza lunghe, mentre ho lavorato ad Up per circa tre. Quando è ora di cambiare c'è appagamento, perché ti misuri con qualcosa di nuovo. Poi le differenze sono date più che altro dallo stile del regista, dalle persone con le quali ti trovi a lavorare. Brad Bird (regista di Ratatouille e Gli Incredibili ndr.) e Pete Docter (regista di Monsters & Co e Up ndr.) sono registi differenti. Con Pete Docter sono andato molto d'accordo: beninteso, non che non mi sia trovato bene con Brad Bird, ma ho avuto un po' più di tempo per poter collaborare con Pete, e lui è una persona che va molto a cercare il teamwok dei suoi storyboard artist ed è anche un regista che va un po' più a trovare la sua storia in corso d'opera.
.

A.B. : Per ciò per Per Docter è più un progetto che può evolversi nel mentre.

E.C. : Si. Talvolta questi lavori hanno più una forma certa, più definita e devi seguire solo le idee ben chiare del regista. Alle volte si trovano tante soluzioni mentre si è già in viaggio.

A.B. : E' un po' la metafora del film Up, no? La vita è una continua scoperta, un continuo viaggio.
.

E.C.: Esatto.

Trenini e camicie
Up - speciale - Cinema A.B. : Molto spesso, anche fra i lettori del nostro sito che, essendo una delle maggiori realtà editoriali del web italiano può quindi essere abbastanza esemplificativo, si sente dire che Up o gli ultimi film Pixar non siano un propriamente per bambini. Non pensi che sia ipocrita tenere nascosto ai più piccoli un concetto importante come il lutto e l'elaborazione della perdita di una persona cara? Da parte mia ritengo che oltre ad assolvere in maniera oltremodo egregia alle necessità d'entertainment svolgiate un ruolo pedagogico molto importante dato che oggi molto spesso i bambini vengono posti davanti a prodotti mediali potenzialmente nocivi. Cosa pensi a riguardo?

E.C.
: Sono d'accordo con te. E' importante non andare a semplificare troppo i messaggi o le storie rivolte ai bambini. Secondo me il nostro film è un buon esempio di ciò. Ci sono elementi di un certo spessore, che, magari, non sono immediatamente accessibili o facili, ma si spera che un bambino di oggi possa ancora sentire certe tematiche che fanno effettivamente parte del loro mondo. Chi non ha avuto da bambino domande sulla mortalità, sul quanto i nonni sarebbero rimasti con noi. C'è qualcosa che può andare a toccare i più piccoli e magari invogliarli a parlarne con i propri genitori alla fine del film. Se succede questo al termine di un nostro film è proprio una circostanza felice: si può dare il via ad un discorso fra genitori e figli, a delle riflessioni. Secondo me bisogna parlare ai bambini senza ipocrisia, ponendoli ad uno stesso livello, e non da una posizione di superiorità eludendo certi temi. Sono fiero del fatto che un film come Up sia stato fatto senza paura di dover andare a smussare gli spigoli e funzioni proprio in virtù di questo.


A.B.: Questo, a mio modo di vedere, è un modo di ragionare che attualmente state portando avanti solo voi di Pixar e lo Studio Ghibli, a parte qualche eccezione.


E.C. : Si non c'è dubbio, però ci sono anche bei film che riescono ancora a distinguersi in tal senso. Lo scorso anno è uscito un film come Coraline che è profondamente differente dal resto e mi fa piacere constatare che ci siano ancora delle voci che possono avere e trovare un loro posto nell'industria. Anche Fantastic Mr Fox di Wes Anderson, che non è ancora arrivato in Italia, è bellissimo da vedere e sono film che si stanno ancora facendo. Il fatto che ci siano voci differenti da quelle della Pixar è una buona cosa. Ci sono effettivamente altri studios che puntano tutto sul "mettiamo qui qualcosa di buffo!" per far ridere il bambino o buttano lì un riferimento estemporaneo per strizzare l'occhio all'adulto. Quelle sono cose di cui non sono patito

A.B. : Condivido pienamente e, anzi, ho apprezzato appieno il cambio di rotta all'interno delle politiche Disney. Ora, parlando da Mac Evangelist, non so se e quanto la cosa sia imputabile all'avvento di Steve Jobs nell'asset dirigenziale Disney, ma ho trovato quasi sconvolgente A Christmas Carol di Zemeckis. Un film in mocap a tinte marcatamente horror made in Disney. Un cambio di rotta epocale, specie se ripenso a tutti i problemi avuti da Tim Burton all'epoca di Nightmare Before Christmas.
A proposito di 3D, cosa pensi di questa tecnologia? Ti faccio questa domanda perché oltre ad essere particolarmente sentita dal sottoscritto, è argomento di grande discussione da diverso tempo fra i nostri lettori e considerato che finalmente, con un mese di ritardo rispetto al resto del mondo, è uscito anche in Italia Avatar, è un tema terribilmente hot.


E.C. : E' diventata una nuova freccia al nostro arco. Non è una cosa che va a cambiare il mio lavoro, quello di storyboard artist, è una questione che si affronta più mentre facciamo questi film. Non cambia le nostre preoccupazioni. E' un'aggiunta che puoi conferire una volta terminata la cinematografia (da intendere con la sfumatura anglossassone di "ripresa" ndr.) del film, puoi andare ad aggiungere un nuovo livello, un po' come il suono in surround che ti avvolge maggiormente. Qua il concetto è analogo: cercare di far si che si sia ancora più immersi in questi mondi che si vanno a creare. Non deve secondo me diventare uno strumento da adoperare in maniera sensazionalistica, da parco giochi. Diverrebbe una distrazione che ti fa perdere il filo narrativo, che ti fa uscire dal mondo del film. Fortunatamente i registi Pixar hanno l'occhio sulla palla, non vogliono andare a realizzare chissà quali stranezze col 3D. E' un'altra arma da usare in maniera creativa. I livelli di profondità visiva possono cambiare: puoi fare una scena dimensionalmente piatta per conferire una nota più claustrofobica e magari adoperare più profondità per dare un maggiore senso di libertà. Diciamo che l'utilizzo del 3d può essere subliminale, leggero per cosi dire.

A.B. : Non una baracconata, non l'effetto pop up fine a se stesso, ma un utilizzo effettivamente integrato alla narrazione.


E.C. : No, niente che ti vada a "ficcare" un dito nell'occhio. In Coraline, ad esempio, all'inizio c'hanno giocato un pochino con questo ago che passa attraverso il bottone. Ecco, li il pop up funziona perché sei ancora nei crediti iniziali, poi dopo nel corso del film sono stati molti attenti a non distrarre lo spettatore col 3D.



A.B. : Ora perdonami, ma sarò un po' meno serio dato che ho la possibilità di farti una domanda che mi frulla in testa da molto tempo, da da ben prima che cominciassi ad occuparmi professionalmente di cinema: c'è qualcuno in Pixar che riesce a competere con Mr. Lasseter in quanto a camicie estrose e collezione di gadget e memorabilia vari oppure è un baluardo insuperabile?


E.C. : (risata) Con le camicie nessuno. E' la sua passione, è un po' come per i maglioncini di Steve (Jobs, co-fondatore di Apple, ex proprietario di Pixar ora singolo azionista di maggioranza di Walt Disney Company ndr.). Sono la sua uniforme. A livello di memorabilia....se vai nel suo ufficio trovi giocattoli, gadget.... di tutto! Anzi sicuramente più giocattoli che memorabilia. La sua collezione non è da poco, non c'è dubbio. Più che altro lui ha la stessa passione che aveva Walt Disney per i trenini. Porta avanti la storica passione degli animatori Disney nei confronti di quei mezzi di locomozione. Intorno a casa sua ha addirittura un piccolo trenino a vapore sul quale puoi proprio salire sopra e fare un giretto intorno a casa sua. A dire la verità ancora ne ho solo sentito parlare e non l'ho ancora visto, ma sai, ti puoi immaginare qualcosa di simile a quelle foto degli anni'40 e '50 con Disney sul suo trenino.

A.B. : Bene Enrico, un grazie a nome mio e a nome dei nostri lettori per la tua disponibilità, è stato davvero un piacere parlare con te!

E.C. : E di che! Il piacere è stato mio! Alla prossima!

L'articolo continua a pagina due!

Up

Uscita nelle sale Italiane: 16/10/09
Uscita nelle sale USA: 29/05/09
Distributore: Walt Disney Studios Motion Pictures International
Genere: Animazione CG
Regia: Pete Docter
Interpreti: Voci italiane di: Giancarlo Giannini, Artuto Valli, Arnoldo Foà, Neri Marcorè
Sceneggiatura: Pete Docter, Bob Peterson
Nazione: USA
Durata: 96 min
Produttore: Jonas Rivera
Anno di uscita su supporto: 2010
Numero dischi: 2
Tipo Supporto: Blu-Ray
Tracce Audio: Dolby Digital 5.1 Italiano, Inglese, Inglese per non udenti
Sottotitoli: Italiano, Inglese, Inglese per non udenti
Extra: Presenti (cfr. articolo)
INCASSO ITALIA: 15.386.530 €
Aggiornato al 22/11/2009
INCASSO USA: 279.559.000 $
Aggiornato al 19/07/2009
Registrati - Login per iscriverti al Mail Alert.
Registrati - Login per scrivere una rece utente.
alecs_araujo
Disney Pixar, dopo i fasti di Nemo, Ratatouille e Wall-E, dimostra di avere l'innata capacità di ammantare di poesia ogni argomento che sfiora. Impres...[Continua a Leggere]
8