Kill me please > Recensione
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Kill me please - Recensione

Inviato il da Stefano Camaioni
Certi film arrivano proprio per ricordarti come fare cinema. Quando i più decantavano lode, a ragione, ai vari Godard, Bava, Carpenter e mille altri ancora, tutti concordavano, come ammaliati dall'idea, che i veri gioielli si nascondevano tra le piccole produzioni, quel cinema che aveva come fine ultimo quello di raccontare agli altri il proprio sogno.
Sebbene già da diversi anni la Francia si sia fatta tempio del cinema indipendente mancava una vera e propria consacrazione di questa meravigliosa realtà, consacrazione che inevitabilmente sarebbe arrivata molto a breve.
Se già Eldorado Road, Luise Michel, L'odio ma anche Calvaire o Dead man's shoes, avevano preso a schiaffi gli spettatori troppo educati di tutto il mondo, il belga Olias Barco arriva oggi con una prepotenza mai vista prima, stravince il Roma film festival e ci prepara a un cinema che finalmente ha la possibilità di godere di una nuova visibilità.
Dottore, ho una gran voglia di morire
Kill me please - recensione - Cinema Tra le splendide montagne del Belgio, lontana da ogni centro abitato, il dottor Kruger gestisce una particolarissima clinica privata, assai poco ben vista e centro di strane visite.
Il centro del dottor Kruger è una clinica per suicidi, perfettamente operativa e, seppur eticamente discutibile, rispettosa dei propri principi morali quanto dei pazienti durante il loro (decisamente breve) periodo di permamenza. Lo scopo della clinica è innanzitutto quella di dissuadere i pazienti dal suicidarsi e, in caso di consapevole presa di posizione, di dare una dignità al suicidio.
Come nel più classico degli aneddoti, i pazienti hanno diritto ad una serena pausa di riflessione prima dell'estremo atto che li porterà, eventualmente, ad una chiara consapevolezza.
Va da se che la clinica viene frequentata perlopiù da personaggi rocamboleschi, troppo tristi o troppo viziati per continuare la loro turbolenta esistenza.
Non essendo ben vista dalla bigotta comunità locale, la clinica viene presa di mira da un gruppo di facinorosi pronti a far valere alla vecchia maniera le proprie opinioni.
Quando una delle aule della struttura prende improvvisamente fuoco dilaniando le provviste iniziano i problemi..
E credo proprio che lo farò
Kill me please - recensione - Cinema Forse è il caso di rivalutare il nostro concetto di capolavoro.
Il cinema negli ultimi anni si è riavvicinato sempre di più ad una forma confusa di genuinità, ha cercato, nel più intelligente dei casi, di distaccarsi dalle dinamiche delle megaproduzioni per provare a ragionare di nuovo con la propria testa e non con quella degli spettatori. Il cinema deve educare i suoi appassionati, non il contrario. Tutto quello che i cinefili, i filmakers o i più semplici appassionati possono fare è contribuire a migliorarne il linguaggio, l'infinito potenziale che la macchina da presa mette a disposizione fin dai suoi albori.
Ora, fatta la premessa critica parliamo chiaro, in fin dei conti è quello di cui stiamo discutendo, no? Bene, Kill me please è un capolavoro, non sa di esserlo e magari non lo sanno neppure i suoi fruitori ma di sicuro non è niente di meno, anzi.
La fruibilità del messaggio del film è così aperta a tutti che non ha bisogno di una stesura critica per essere compreso: è profondissimo ed intelligentissimo ad ogni livello, per ogni piano di lettura.
Fondamentalmente, la pellicola potrebbe rientrare nel cinema di genere se ne parlassimo come di un semplice pulp movie, brillante, con i tocchi di classe che ci piace tanto definire tarantiniani, tanto che siamo in tema di postmoderno. Bè, Kill me please ha un ritmo indefinibile, sa dare ampio respiro alle sequenze autoriali e dei rapidi allunghi alle battute più, per l'appunto, pulp. E' un film dadaista, sprezzante del buon senso ma non del buon gusto, così lontano dall'essere politicamente corretto da non sembrare neppure scorretto. Il bianco e nero della pellicola dai toni fin troppo contrastati, la regia curatissima ma apparentemente abbandonata a se stessa regalano ad una sceneggiatura a dire poco geniale un vestito punk dai toni innovativi. Kill me please abbraccia qualunque spettatore, lo stringe a se e gli dice tutto quello che vuole sentirsi dire, aspetta che prenda la propria decisione e lo rimanda a casa, solo soletto con la voglia di vederlo ancora.
La recitazione eccellente, curata in ogni minimo particolare, i dialoghi brillanti e la perfetta caratterizzazione di ogni personaggio ne fanno un film che va ben oltre gli standard a cui siamo abituati e purtroppo eccessivamente legati. Una pellicola così bella che ottiene un riconoscimento importante come quello del festival di Roma non può che far ben sperare e noi, che di certo suicidi non siamo, abbiamo una gran voglia di farlo.
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Resta poco altro da dire, Kill me please è una bomba, assolutamente imperdibile e destinato a diventare un cult
VOTOGLOBALE9

Kill me please

Uscita nelle sale Italiane: 14/01/2011
Distributore: Lucky Red
Genere: Commedia
Regia: Olias Barco
Interpreti: Aurélien Recoing, Benoît Poelvoorde, Saul Rubinek, Virginie Efira, Bouli Lanners, Virgile Bramly, Daniel Cohen, Zazie De Paris
Sceneggiatura: Olias Barco
Nazione: Belgio
Durata: 95 min
Kill me please
36 voti
7,7
ND.
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